Rachel Hawkins.
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Prodigium 1. INCANTESIMO.
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2017. Newton Compton Editori, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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La sedicenne Sophie Mercer ha appena scoperto di essere una strega.
Il suo primo incantesimo, per, finisce in un disastro. Sua madre decide allora di spedirla alla Hecate Hall, una scuola speciale dove ragazzi particolarmente dotati, i Prodigium, imparano a usare i loro poteri con discrezione e soprattutto lontano dagli occhi dei normali. Da un giorno all'altro Sophie viene catapultata tra streghe, mutaforma, maghi, licantropi, fate e vampiri. Come se non bastasse, una minaccia incombe sulla scuola: un'organizzazione segreta e potentissima, L'Occhio di Dio, vuole eliminare dalla faccia della terra tutti i Prodigium.
E quando Sophie si rende conto di essere la prima della lista, le domande si affollano nella sua mente. Perch  finita nel mirino dell'Occhio? Quali sono i suoi reali poteri? E soprattutto, che genere di oscuri segreti nasconde la sua famiglia?
Incantesimo, Maleficio e Sortilegio sono i tre capitoli di una serie che ha conquistato i lettori e che prosegue nello spin-off Magico, in cui seguiamo le vicende della quindicenne Izzy Brannick, cacciatrice di mostri che all'improvviso si ritrova a vestire i panni di un'adolescente comune. A volte lasciarsi alle spalle il passato  molto pi difficile di quel che sembra... Benvenuti nella scuola dove  normale essere speciali.
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L'AUTRICE.
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Rachel Hawkins  nata in Virginia e cresciuta in Alabama, e ha insegnato inglese in una scuola superiore.
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Prodigium 1. INCANTESIMO.
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Per mamma e pap. Per John e Will. Per tutto quanto...
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Mia madre dice di non passare troppo vicino allo specchio.
Ha paura che possa vedere
Una streghetta che mi assomiglia
Sussurrare con la sua bocca vermiglia
Quel segreto che non devo sapere.
Sarah Morgan Bryan Platt.
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Prologo.
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Felicia Miller stava piangendo in bagno. Di nuovo.
Sapevo che era lei, perch nei miei primi tre mesi alla Green Mountain
High l'avevo gi vista piangere in bagno altre due volte. I suoi
singhiozzi erano inconfondibili, acuti e concitati come quelli di un
bambino piccolo, anche se Felicia aveva diciott'anni, due pi di me.
Le altre volte l'avevo lasciata in pace. Immaginavo che piangere da
sole di tanto in tanto fosse un diritto per tutte le ragazze.
Ma quella era la notte del ballo e versare lacrime in abito da sera
era davvero una cosa triste. E poi avevo un po' un debole per Felicia.
In tutte le scuole in cui ero stata (diciannove per il momento)
c'era sempre una ragazza come lei. Io magari ero quella un po' strana,
ma di solito nessuno era cattivo con me: per lo pi mi ignoravano.
Felicia invece era lo zimbello della classe. Per lei la scuola era
sempre stata un continuo susseguirsi di furti dei soldi per il pranzo
e di commenti antipatici.
Sbirciai da sotto la porta e vidi un paio di appariscenti sandali
gialli. Felicia?, chiamai, bussando lievemente sulla porta. Che succede?.
Lei apr e mi fiss dall'alto in basso con gli occhi arrabbiati e iniettati
di sangue. Che succede? Be', vediamo, Sophie.  la sera del
ballo dell'ultimo anno, per caso vedi qualche accompagnatore qui insieme a me?
Ehm... no. Ma sei nel bagno delle ragazze, perci....
Perci cosa?, chiese mentre si alzava per asciugarsi il naso con
un gigantesco mucchio di carta igienica. Perci il mio accompagnatore
 fuori ad aspettarmi?. Sbuff. Ma per favore. Ho mentito
ai miei genitori, ho detto che andavo insieme a qualcuno. E loro
mi hanno comprato questo vestito. Schiaffeggi il taffet giallo
come se stesse tentando di schiacciare un insetto. Ho detto che
avrei incontrato il mio accompagnatore qui, quindi mi hanno portata
loro in macchina.  solo che... non potevo dirgli che non avevo
ricevuto neanche un invito per il ballo dell'ultimo anno. Gli avrei
spezzato il cuore. Alz gli occhi al cielo. Quanto sono patetica?.
Mi fiss. E tu, ce l'hai un accompagnatore?.
S, ce l'avevo. Davvero, era Ryan Hellerman, forse l'unica persona
meno popolare di me in tutta la Green Mountain High, ma comunque
meglio di niente. E mia madre era andata su di giri alla notizia
che qualcuno mi aveva invitata. Lo interpretava come un tentativo
di integrazione da parte mia, finalmente.
L'integrazione era una cosa molto importante per mia madre.
Osservai Felicia, che se ne stava l ad asciugarsi il naso con indosso
il suo abito giallo, e prima di riuscire a trattenermi dissi una cosa
davvero stupida: Posso aiutarti.
Felicia mi guard con gli occhi gonfi di pianto. E come?.
Le tesi le braccia e la tirai in piedi. Dobbiamo uscire.
Riuscimmo finalmente a emergere dal bagno e poi ad attraversare
la palestra affollata. Felicia pareva esausta mentre io la conducevo
oltre le grandi porte doppie, fino al parcheggio.
Se  qualche scherzo del cavolo, sappi che ho lo spray al peperoncino
nella borsa, disse stringendosi al petto la borsetta gialla.
Tranquilla. Mi guardai intorno per assicurarmi che il parcheggio
fosse deserto.
Era la fine di aprile, ma l'aria era ancora piuttosto fredda ed entrambe
rabbrividimmo nei nostri abiti leggeri. Okay, dissi voltandomi
di nuovo verso di lei. Se potessi scegliere il tuo accompagnatore
per il ballo, chi sarebbe?Perch vuoi torturarmi?,
chiese Felicia.
Rispondi e basta.
Fissando le sue scarpe gialle, Felicia mormor: Kevin Bridges?.
Non ne fui sorpresa. Presidente del comitato studentesco, capitano
della squadra di football, figo da paura... Kevin Bridges era il
ragazzo con cui tutte sognavano di andare al ballo.
Okay. E Kevin sia, borbottai, scrocchiando le nocche delle mani.
Alzai le dita verso il cielo, chiusi gli occhi e visualizzai Felicia tra le
braccia di Kevin. Lei con il suo vivace abito giallo, lui in smoking.
Mi concentrai su quell'immagine e dopo pochi secondi cominciai a
percepire un leggero tremolio sotto i piedi e una sensazione di acqua
che fluiva dentro di me fino a raggiungere la punta delle dita. I miei
capelli accennarono a sollevarsi in aria e sentii Felicia boccheggiare.
Quando riaprii gli occhi, davanti a me vidi esattamente quello che
mi aspettavo. Sopra di noi c'era un'enorme nuvola nera roteante,
con scintille violacee che lampeggiavano al suo interno. Continuai
a concentrarmi, e mentre lo facevo la nuvola prese a roteare sempre
pi veloce, finch non divenne un cerchio perfetto, con un foro
al centro.
La Ciambella Magica, come l'avevo soprannominata la prima volta
che ne avevo creata una, il giorno del mio dodicesimo compleanno.
Felicia si rannicchi tra due macchine con le braccia intorno alla
testa. Ma ormai non potevo pi fermarmi.
Il foro al centro della nuvola si riemp di una splendente luce
verde. Concentrata su quella luce e sull'immagine di Kevin e Felicia,
impressi alle dita una leggera flessione e osservai un lampo
verde uscire dalla nuvola e innalzarsi verso il cielo. Spar dietro
un paio di alberi.
Anche la nuvola scomparve, e Felicia si rialz sulle gambe malferme.
Che... che cos'era?. Si volt verso di me con gli occhi spalancati.
Sei una strega, o qualcosa del genere?.
Scrollai le spalle: ero ancora piacevolmente elettrizzata dal potere
che avevo appena scatenato. Ubriaca di magia, come diceva sempre
la mamma. Non era nulla, dissi. Torniamo dentro.
Ryan stava gironzolando intorno al tavolo del punch quando rientrammo.
Ma cosa  successo?, chiese indicando Felicia con un cenno del
capo. Lei sembrava ancora stordita e se ne stava ferma, in punta di
piedi, a scrutare la pista da ballo.
Oh, aveva solo bisogno di un po' d'aria, dissi versandomi un
bicchiere di punch. Il mio cuore batteva ancora forte e mi tremavano
le mani.
Okay, disse Ryan, dondolando la testa a tempo con la musica.
Vuoi ballare?.
Prima che potessi rispondere, Felicia si avvicin e mi afferr per un
braccio. Non  neanche qui, disse. Quella... quella cosa che hai
fatto non doveva farlo diventare il mio accompagnatore al ballo?
Ssshhh! S, ma devi avere pazienza. Kevin verr a cercarti appena
arriver, fidati.
Non dovemmo aspettare a lungo.
Ryan e io non eravamo neanche a met del nostro primo ballo,
quando nella palestra risuon un enorme schianto.
Poi seguirono alcuni colpi secchi in rapida successione, simili a
spari, e i ragazzi cominciarono a urlare e a lanciarsi sotto i tavoli del
rinfresco. Vidi la coppa del punch rovesciarsi a terra, schizzando
liquido rosso da tutte le parti.
Ma l'origine di quei suoni non era una pistola, erano palloncini.
Centinaia di palloncini. Qualsiasi cosa avesse provocato lo schianto
iniziale, aveva fatto crollare a terra l'enorme arco di palloncini.
Ne scorsi uno bianco sfuggire al massacro e innalzarsi verso le travi
del tetto.
Guardai oltre e vidi diversi insegnanti correre alla porta.
Che non c'era pi.
Perch una Land Rover argentata ci si era schiantata contro.
Kevin Bridges usc barcollando dalla portiera anteriore. Si era ferito
la fronte e le mani, e sanguinava sul parquet di legno lucido
mentre gridava: Felicia! Felicia!.
Santo cielo, mormor Ryan.
La ragazza di Kevin, Caroline Reed, scese di corsa dal lato del passeggero.
Singhiozzava.  impazzito, url. Stava bene, poi c'
stata quella luce e... e.... Si lasci prendere dall'isteria e io sentii
una spiacevole stretta allo stomaco.
Felicia!, continuava a urlare Kevin, cercandola freneticamente
per tutta la palestra. Mi guardai intorno e la vidi che si nascondeva
sotto uno dei tavoli, con gli occhi sbarrati.
Stavolta ci ero anche stata attenta, pensai. Sono diventata pi
potente!.
Kevin trov Felicia e la trascin fuori dal tavolo. Felicia!. Aveva
un ampio sorriso stampato sul viso illuminato di gioia, che combinato
con il sangue e tutto il resto creava un effetto terrificante. Felicia
inizi a urlare. Come darle torto, del resto.
Uno degli chaperon, il coach Henry, accorse in suo aiuto e afferr
il braccio di Kevin.
Ma lui si volt e, continuando a stringere Felicia con una mano,
affibbi un manrovescio al coach Henry con l'altra. Il coach era alto
pi di un metro e ottanta e pesava oltre novanta chili, ma vol
letteralmente all'indietro.
Fu allora che si scaten l'inferno.
Tutti quanti si scaraventarono verso le porte, mentre altri insegnanti
si avvicinavano a Kevin e le urla di Felicia si facevano sempre pi
acute e disperate. Solo Ryan sembrava imperturbabile.
Fantastico!, comment entusiasta guardando due ragazze arrampicarsi
sulla Land Rover e precipitarsi fuori dalla palestra.
Sembra il ballo di Carrie - Lo sguardo di Satana!.
Kevin stringeva ancora la mano di Felicia e adesso era in ginocchio.
Non ne ero sicura per via del baccano, ma credo che le stesse
cantando qualcosa.
Felicia aveva smesso di strillare e stava frugando nella sua borsa.
Oh, no, mugolai. Cominciai a correre verso di loro, ma scivolai
e finii a terra in mezzo al punch.
Felicia tir fuori una piccola bomboletta rossa e spruzz il contenuto
in faccia a Kevin.
La canzone del ragazzo si trasform in un grido di dolore. Kevin
le lasci la mano per artigliarsi gli occhi, e Felicia corse via.
Non fa niente, piccola!, le grid dietro lui. Non ho bisogno
degli occhi per vederti! Ti vedo con gli occhi del cuore, Felicia. Il
mio cUore!.
Splendido. Non solo il mio incantesimo era troppo potente. Era
anche patetico.
Rimasi seduta nella pozza di punch mentre il caos che avevo creato
infuriava tutto intorno a me. Un solitario palloncino bianco pass
ballonzolando vicino al mio gomito, seguito dalla mia insegnante di
algebra, Mrs Davison, che correva gridando al cellulare: Ho detto
Green Mountain High! Un... Non lo so, un'ambulanza? Le forze
speciali? Basta che mandiate qualcuno!.
Poi sentii un urlo.  stata lei! Sophie Mercer!.
Felicia mi punt il dito contro, mentre tremava dalla testa ai
piedi.
Nonostante il baccano, le sue parole riecheggiarono per tutta la
palestra. Lei...  una strega!.
Sospirai. Oh no, non di nuovo.


CAPITOLO 1

Allora?.
Uscii dalla macchina e mi ritrovai immersa nell'opprimente calura di August, Georgia.
Fantastico, mormorai facendo scivolare gli occhiali da sole sopra
la fronte. Grazie a tutta quell'umidit il volume dei miei capelli si
era praticamente triplicato. Riuscivo quasi a percepirli mentre cercavano
di divorarmi gli occhiali da sole, come una specie di giungla
di piante carnivore. Mi sono sempre chiesta come sarebbe stato
vivere dentro la bocca di qualcuno.
Di fronte a me si ergeva Hecate Hall. Secondo la brochure che
stringevo tra le dita sudate, era la migliore istituzione per adolescenti
Prodigium.
Prodigium. Un elaborato termine latino che voleva dire mostro.
Ecco cos'erano quelli che andavano alla Hecate.
Ecco cos'ero io.
Avevo letto la brochure quattro volte sull'aereo dal Vermont alla
Georgia, due volte sul traghetto che ci aveva portate a Graymalkin
Island, al largo della costa della Georgia (la Hecate era stata fondata
qui nel 1854, avevo appreso), e un'ultima volta mentre la nostra
macchina presa a noleggio percorreva il viale che portava dalla
spiaggia al parcheggio della scuola, scricchiolando sulle conchiglie e
la ghiaia. Ormai avrei dovuto conoscerla a memoria, ma continuavo
a tenerla in mano e a rileggerla ossessivamente, come se fosse la mia
coperta di Linus: Hecate Hall si prefigge di proteggere e istruire
mutaforma, streghe e fate che hanno rischiato di rivelare le proprie
abilit, mettendo cos in pericolo l'intera societ dei Prodigium.
Non vedo come aiutare una ragazza a trovare un accompagnatore
per il ballo abbia messo in pericolo le altre streghe, dissi
guardando di traverso mia mamma mentre prendevamo il baule
con la mia roba. Quel pensiero mi infastidiva da quando avevo letto
la brochure per la prima volta, ma non avevo ancora avuto occasione
di parlarne. Mamma aveva passato la maggior parte del volo
a far finta di dormire, probabilmente per evitare di vedere la mia
espressione accigliata.
Non  solo per quella ragazza, Soph, e tu lo sai.  per il ragazzo
del Delaware con il braccio rotto, e per l'insegnante in Arizona a
cui hai tentato di far dimenticare un compito in classe....
Alla fine ha riavuto indietro i suoi ricordi, dissi. Be', quasi tutti.
La mamma sospir e tir fuori il baule malridotto che avevamo
comprato dall'Esercito della Salvezza. Tuo padre e io ti abbiamo
sempre avvisata che usare i tuoi poteri avrebbe avuto delle conseguenze.
Neanche a me piace questa faccenda, ma almeno qui starai
con... con altri ragazzi come te.
Vuoi dire con altri disastri totali. Mi gettai la sacca in spalla.
Mamma sollev gli occhiali da sole e mi guard. Aveva l'aria stanca
e intorno alla sua bocca c'erano delle rughe profonde che non
avevo mai visto prima. Aveva quasi quarant'anni, ma in genere tutti
gliene davano circa dieci di meno.
Non sei un disastro, Sophie. Sollevammo insieme il baule. Hai
solo commesso qualche errore.
Be', non potevo negarlo. Essere una strega si era rivelato decisamente
meno fantastico di quanto avessi sperato. Per prima cosa,
non avevo mai volato su una scopa (l'avevo chiesto a mamma non
appena mi ero accorta dei miei poteri, e lei mi aveva risposto che
no, purtroppo avrei dovuto continuare a prendere l'autobus come
tutti). In secondo luogo, niente libri di magia, n gatti parlanti (sono
allergica) e infine, difficilmente avrei avuto a che fare con occhi
di tritone o roba del genere.
Ma potevo fare incantesimi. Ci riuscivo da quando avevo dodici
anni, che secondo la brochure ormai umida di sudore era l'et in
cui tutti i Prodigium acquistano i propri poteri. In qualche modo
deve essere legato all'adolescenza, immagino.
Comunque  una buona scuola, disse la mamma mentre ci avvicinavamo
all'edificio.
Per non sembrava una scuola. Era una specie di incrocio tra il set
di un vecchio film horror e la casa stregata di Disneyworld. Tanto
per cominciare, quel posto aveva quasi duecento anni. L'edificio
aveva tre piani, l'ultimo era appoggiato sui primi due come lo strato
finale di una torta. Una volta i muri dovevano essere stati bianchi,
ma adesso erano di un grigio sbiadito, pi o meno lo stesso colore
del vialetto di conchiglie e ghiaia, cosa che faceva assomigliare tutto
il complesso non tanto a una casa, quanto a una specie di formazione
rocciosa naturale dell'isola.
Ehi, disse la mamma. Posammo a terra il baule e lei gir l'angolo
dell'edificio. Da' un po' un'occhiata qui!.
La seguii e immediatamente capii a cosa si riferiva. La brochure
diceva che la Hecate nel corso degli anni aveva subito massicci ampliamenti
della struttura originaria. A quanto pareva, voleva dire
che la parete di fondo dell'edificio era stata buttata gi, e che alla
prima casa ne era stata appiccicata un'altra. Le mura grigiastre terminavano
dopo una ventina di metri, lasciando il posto a uno stucco
rosaceo che proseguiva fino al limitare della foresta.
Per essere opera di un incantesimo - e lo era di sicuro: non c'era
traccia di linee di giunzione dove i due edifici si incontravano, e
nemmeno una striscia di calce - ci si sarebbe aspettati un risultato
un po' pi elegante. Invece sembrava che le due case fossero state
incollate insieme da un pazzo.
Un pazzo dai gusti davvero pessimi.
Nel cortile anteriore, enormi alberi di quercia, punteggiati di muschio
spagnolo, facevano ombra all'edificio. In effetti parevano esserci
piante dappertutto. Due felci dentro vasi polverosi incorniciavano
il portone d'ingresso, simili a grossi ragni verdi, e una specie
di rampicante dai fiori violetti aveva occupato un intero muro. Era
come se la foresta alle spalle dell'edificio lo stesse lentamente inglobando.
Lisciai l'orlo della mia gonna blu a quadri nuova di zecca, la divisa
della Hecate Hall (forse era un kilt? O una specie di bizzarro incrocio
tra una gonna e un kilt?), chiedendomi perch mai una scuola
nel bel mezzo del profondo Sud avesse divise di lana. Mentre continuavo
a fissare l'edificio, cacciai indietro un brivido. Mi pareva
improbabile che qualcuno, guardando quel posto, non sospettasse
che gli allievi dell'istituto fossero una banda di spostati.
 carina, disse la mamma con il suo miglior tono da allegri, e
guardiamo al lato positivo.
Ma io non ci trovavo niente di allegro.
S, bella. Per essere una prigione.
La mamma scosse la testa. Piantala con questa storia dell'adolescente
insolente, Soph. Non  affatto una prigione.
A me sembrava di s.
Sul serio,  il posto migliore per te, disse mentre sollevavamo
di nuovo il baule.
Immagino di s, borbottai.
L'espressione  per il tuo bene era diventata una specie di
mantra per tutto quello che riguardava me e la Hecate. Due giorni
dopo il ballo avevamo ricevuto una mail da mio padre, che in
sostanza diceva che avevo passato il limite e che il Consiglio aveva
decretato che dovessi restare alla Hecate fino al mio diciottesimo
compleanno.
Il Consiglio era un gruppo di tizi vecchissimi che dettavano le regole
ai Prodigium.
Lo so, un consiglio che si fa chiamare il Consiglio non  esattamente
il massimo dell'originalit.
Comunque, pap lavorava per loro, perci lasciarono che fosse lui
a comunicarmi la brutta notizia. Speriamo, diceva nella mail, che
imparerai a usare i tuoi poteri con maggiore discrezione.
Le mail e ogni tanto qualche telefonata erano praticamente gli unici
contatti che avevo con mio padre. Lui e mamma si erano lasciati
prima che io nascessi. A quanto pareva, lui aveva detto a mia madre
di essere uno stregone (le streghe maschio preferiscono questo termine)
solo dopo circa un anno che stavano insieme. Mamma non
l'aveva presa bene. Lo aveva liquidato, pensando che fosse pazzo,
ed era tornata dalla sua famiglia. Poi per si era accorta di essere
incinta di me, e insieme ai libri sull'infanzia aveva comprato anche
un' Enciclopedia della Stregoneria, nel caso si rivelasse utile. Quando
nacqui, mamma ormai era diventata praticamente un'esperta di
misteriosi rumori notturni. Ma fu solo quando acquistai i miei poteri,
il giorno del mio dodicesimo compleanno, che con grande riluttanza
riprese i contatti con mio padre. Ma era ancora piuttosto
fredda nei suoi confronti.
Per tutto il mese successivo alla notizia che sarei andata alla Heca-
te, tentai di venire a patti con quella realt. Mi dissi che finalmente
sarei stata insieme a persone come me, persone alle quali non avrei
dovuto nascondere la mia vera natura. E magari avrei imparato
qualche bell'incantesimo. Erano tutti dei grandi pro.
Ma appena io e mamma salimmo a bordo del traghetto che ci
avrebbe portato su quell'isola sperduta, sentii lo stomaco che si rivoltava.
E credetemi, non era mal di mare.
Secondo la brochure, Graymalkin Island era stata scelta per ospitare
la Hecate a causa della sua posizione isolata, perfetta per custodire
un segreto. La gente del posto pensava che l ci fosse una
scuola superesclusiva.
Quando il traghetto approd su quello sputo di terra ricoperto
di foresta che sarebbe stato la mia casa per i prossimi due anni, ero
gi piena di ripensamenti.
Il prato brulicava di studenti, ma solo pochi tra loro avevano l'aria
di essere nuovi, come me. Erano tutti impegnati a scaricare bauli e
trasportare valigie. Alcuni avevano bagagli malridotti come il mio,
ma intravidi anche un paio di borse Louis Vuitton. C'era una ragazza
con i capelli scuri e il naso leggermente storto che pareva avere
la mia et, gli altri ragazzi sembravano tutti pi piccoli.
Della maggior parte di loro non avrei saputo dire se fossero streghe
e stregoni, oppure mutaforma. Avevamo tutti l'aspetto di persone
normali, perci non c'era modo di appurarlo.
Gli esseri fatati, invece, erano facili da individuare.
Erano pi alti del normale e avevano un'aria molto distinta. I loro
capelli erano lisci e splendenti, di tutte le possibili sfumature di
colore, dal dorato pallido al viola acceso.
E avevano le ali.
Stando a quello che mi aveva detto la mamma, le fate in genere
ricorrevano alle male per mescolarsi agli umani. Si trattava di incantesimi
molto complicati, che alteravano la mente degli uomini
in modo che vedessero le fate come persone normali, invece che
come vivaci creature alate e multicolori. Immaginai che gli esseri
fatati spediti alla Hecate si fossero sentiti in qualche modo sollevati.
Doveva essere dura mantenere un incantesimo cos pesante per tutto
il tempo. Mi fermai un attimo per aggiustarmi la sacca in spalla.
Almeno qui sei al sicuro, disse mamma.  gi qualcosa, no?
Tanto per cominciare, potr smettere di preoccuparmi sempre
per te.
Sapevo che mia madre era angosciata all'idea che sarei stata cos
lontana da lei, ma era anche contenta che fossi in un posto in cui
non rischiavo di essere scoperta. Aveva letto cos tanti libri sui diversi
modi in cui la gente aveva ucciso le streghe nel corso dei secoli,
che era inevitabile che diventasse un po' paranoica.
Mentre ci avvicinavamo alla scuola, sentivo il sudore colare copioso
da parti del mio corpo che ero sicura non avessero mai sudato
prima. Era davvero possibile sudare dalle orecchie? La mamma,
come al solito, sembrava essere immune all'umidit. Dev'esserci
una specie di legge naturale per la quale  impossibile che mia
madre non sembri sempre bellissima in qualsiasi circostanza. Anche
se indossava solo dei semplici jeans e una maglietta, tutti si
voltavano a guardarla.
O forse stavano guardando me, impegnata ad asciugarmi con la
maggiore discrezione possibile il sudore che mi colava tra i seni,
tentando di non sembrare una che si stava molestando da sola. Difficile
dirlo.
Tutto intorno a me vedevo cose di cui avevo solo letto nei libri.
Alla mia sinistra una fata dai capelli blu e dalle ali color indaco singhiozzava
tenendosi stretta ai suoi genitori alati, che fluttuavano a
diversi centimetri da terra. Mentre la guardavo, vidi le sue lacrime
cristalline scendere non dai suoi occhi, ma dalle ali, cos che i suoi
piedi ondeggiavano sopra una pozza blu scuro.
Adesso camminavamo all'ombra degli enormi e antichi alberi, e la
temperatura si era abbassata forse di mezzo grado. Proprio mentre
ci avvicinavamo alla scalinata principale, nell'aria risuon un ululato
disumano.
Io e mamma ci voltammo e vedemmo un... una specie di cosa che
ringhiava rivolta verso due adulti dall'espressione frustrata. Non
sembravano spaventati, solo un po' infastiditi.
Un licantropo.
Non importa quante cose tu abbia letto sui licantropi, vederne uno
dal vivo, di fronte a te,  tutta un'altra storia. Tanto per cominciare,
quello non sembrava affatto un lupo. N una persona. Era pi una
specie di enorme cane selvaggio che se ne stava in piedi sulle zampe
posteriori. Aveva una corta pelliccia marrone chiaro, e persino da
quella distanza riuscivo a scorgere i suoi occhi gialli. Era pi piccolo
di quanto pensassi. In effetti, l'adulto a cui stava ringhiando era
parecchio pi alto di lui.
Smettila, Justin, sibil l'uomo. La donna, i cui capelli, notai,
erano dello stesso marrone chiaro della pelliccia del licantropo, gli
pos una mano sul braccio.
Tesoro, disse con voce dolce e un vago accento del Sud, ubbidisci
a tuo padre. Non essere sciocco.
Per un attimo il licantropo, cio, Justin, si ferm e inclin la testa
di lato. In quella posa assomigliava pi a un cocker spaniel che a
una belva assetata di sangue.
Ridacchiai a quel pensiero.
E all'improvviso quegli occhi gialli si fissarono su di me.
Il licantropo lanci un altro ululato, e senza lasciarmi il tempo di
pensare, caric.


CAPITOLO 2

Sentii l'uomo e la donna lanciare grida di avvertimento, mentre
frugavo freneticamente nel mio cervello in cerca di un incantesimo
utile in caso di gola squarciata. Ero piuttosto certa che ne avrei
avuto bisogno. Ma ovviamente l'unica cosa che riuscii a urlare al
licantropo che si stava avventando su di me fu: CAGNACCIO!.
Poi, con la coda dell'occhio, percepii un lampo di luce azzurrina
alla mia sinistra. All'improvviso il licantropo sembr andare a sbattere
contro un muro invisibile, a pochi centimetri da me. Si accasci
a terra con un latrato penoso. La pelliccia e la pelle cominciarono a
incresparsi e a scivolare via, finch il mostro non torn a essere un
normalissimo ragazzo, con i pantaloni color cachi e una giacca blu,
che singhiozzava in maniera patetica. I suoi genitori si precipitarono
da lui nello stesso istante in cui anche mia mamma mi raggiungeva,
trascinando il baule dietro di s.
Oh, mio Dio!, sussurr. Tesoro, stai bene?
Benissimo, risposi mentre ripulivo dall'erba il mio strano incrocio
tra una gonna e un kilt.
Sai, disse una voce alla mia sinistra, ho sempre pensato che
contro un licantropo un incantesimo bloccante fosse pi efficace
che urlare Cagnaccio, ma  solo la mia opinione.
Mi voltai. Appoggiato a un albero, con il colletto della camicia
slacciato e la cravatta allentata, c'era un ragazzo che sogghignava.
La giacca della Hecate penzolava appesa al suo braccio.
Tu sei una strega, giusto?, continu. Si scost dall'albero e si
pass una mano tra i capelli neri e ricci. Mentre si avvicinava notai
la sua corporatura snella, era quasi troppo magro a dir la verit, e
diversi centimetri pi alto di me. Magari in futuro, disse, potresti
provare a non fare cos schifo con la magia.
Dopodich si allontan con noncuranza.
Tra l'attacco di Justin Faccia-da-Mastino e quel tipo strano e nemmeno
tanto figo come credeva di essere che mi diceva che facevo
schifo con la magia, adesso ero decisamente incazzata.
Controllai se mamma mi stesse guardando, ma stava chiedendo
ai genitori di Justin qualcosa del tipo: Cio, quindi stava per azzannarla?!.
E cos faccio schifo come strega, eh?, sussurrai concentrandomi
sul ragazzo che si allontanava.
Sollevai in alto le mani e pensai all'incantesimo pi orrendo possibile,
qualcosa che includesse pus, alito cattivo e gravi disfunzioni
ai genitali.
Ma non accadde nulla.
Non sentii la solita sensazione di acqua che fluiva dalle mie dita,
niente battito accelerato, niente capelli ritti in testa.
Me ne stavo l come un'idiota, con le dita puntate contro di lui.
Che diavolo succedeva? Non avevo mai avuto problemi a lanciare
incantesimi prima. Poi sentii una voce che sapeva di zucchero intinto
nella melassa: Basta cos, cara.
Mi voltai verso il portico, dove una signora con un abito blu scuro
se ne stava in piedi accanto alle felci dall'aria inquietante. Sorrideva,
ma era uno di quei sorrisi spaventosi da bambola assassina. Mi
punt addosso il suo dito adunco.
Non usiamo i nostri poteri sugli altri Prodigium, qui, neanche se
ci hanno provocato, disse con voce dolce, un po' roca, ma musicale.
In effetti se quel posto avesse potuto parlare, avrebbe avuto
esattamente quella voce.
Tuttavia, Archer, se posso aggiungere, continu la donna, adesso
rivolta al ragazzo dai capelli scuri, lei  nuova qui alla Hecate, tu
invece sai bene che non si aggrediscono gli altri studenti.
Lui sbuff: Avrei dovuto lasciare che la divorasse?
La magia non  la soluzione per tutto, rispose lei.
Archer?, chiesi inarcando le sopracciglia. Be', non potevo usare
i miei poteri magici, ma mi era rimasto il potere del sarcasmo. Di
cognome fai Newport, o Vanderbilt? Magari seguito da un numero?
Ooh!, dissi spalancando gli occhi. O forse sei addirittura un
avvocato!.
Speravo di umiliarlo, o almeno di farlo arrabbiare, ma lui continu
a sorridermi. Veramente  Archer Cross, e sono il primo. E tu
invece?. Mi lanci una rapida occhiata. Vediamo... capelli castani,
lentiggini, atteggiamento da ragazza della porta accanto... Allie?
Lacie? Di sicuro un bel nome grazioso che finisce in ie.
Avete presente quando la tua bocca si muove, ma non produce
alcun suono? Be',  pi o meno quello che successe a me. E ovviamente
mia madre scelse proprio quel momento per concludere
la sua conversazione con i genitori di Justin e gridarmi: Sophie!
Aspettami!.
Lo sapevo!, rise Archer. Ci vediamo, Soph ie, mi disse mentre
si voltava e spariva dentro l'edificio.
Spostai di nuovo l'attenzione sulla donna. Era sulla cinquantina e
aveva i capelli cotonati e intrecciati in un complicatissimo chignon.
Probabilmente aveva dovuto minacciarli per farli restare su. A giudicare
dal suo atteggiamento regale e dal colore dell'abito che indossava,
il blu scuro d'ordinanza di Hecate Hall, doveva essere la
preside, Mrs Anastasia Casnoff. Non ebbi bisogno di controllare
sulla brochure. Un nome come quello, Anastasia Casnoff, non te
lo scordi.
La signora bionda dal nome affascinante era effettivamente il capo
supremo di Hecate Hall. Mia mamma le strinse la mano. Grace
Mercer. E lei  Sophie.
So-fiii, disse Mrs Casnoff con la sua strascicata cadenza del Sud,
trasformando il mio nome, tutto sommato piuttosto semplice, in
qualcosa che sembrava l'antipasto esotico di un ristorante cinese.
Di solito mi chiamano Soph, dissi subito, sperando di evitare di
diventare per sempre So-fiii.
Dunque, voi non siete originarie di queste parti, vero?, prosegu
Mrs Casnoff mentre ci incamminavamo verso la scuola.
No, rispose mamma, spostando la mia sacca da viaggio da una
spalla all'altra. Il baule invece era tra me e lei. Mia madre  del
Tennessee, ma la Georgia  uno dei pochi stati in cui non abbiamo
ancora vissuto. Ci trasferiamo piuttosto spesso.
Piuttosto spesso era l'eufemismo del secolo.
Avevo sedici anni e avevo vissuto gi in diciannove stati. Quello
in cui eravamo rimasti pi a lungo era stato l'Indiana, quando ne
avevo otto. Ci restammo quattro anni. Invece il soggiorno pi breve
era stato in Montana, tre anni prima. Due settimane.
Capisco, disse Mrs Casnoff. E lei che lavoro fa, signora Mercer?
Signorina, precis mamma automaticamente, e a voce un po'
troppo alta. Si morse il labbro inferiore e spost un'immaginaria
ciocca di capelli dietro l'orecchio. Sono un'insegnante. Scienze
religiose. Soprattutto mitologia e folclore.
Le seguii mentre salivamo l'imponente scalinata principale, e finalmente
facemmo il nostro ingresso a Hecate Hall.
Faceva un bel fresco, probabilmente avevano lanciato un incantesimo
per l'aria condizionata. L'odore era quello tipico delle case
antiche, una strana combinazione di lucido per mobili, legno vecchio
e carta ammuffita, lo stesso che si sentiva nelle biblioteche.
Mi chiesi se il punto in cui le due case erano state unite sarebbe
saltato all'occhio anche all'interno, ma le pareti erano interamente
coperte da un'orrenda carta da parati bordeaux, che impediva di
vedere dove il legno lasciava il posto allo stucco.
Appena passato il portone si apriva l'enorme atrio, dominato da
una scala a chiocciola che saliva per tre piani, senza nulla a sostenerla,
a quanto sembrava. Dietro la scalinata c'era una vetrata che
partiva dal secondo piano e arrivava fino al soffitto. Il sole del tardo
pomeriggio vi passava attraverso, riempiendo l'atrio di disegni
geometrici vivaci e multicolori.
Notevole, vero?, disse sorridendo Mrs Casnoff. Rappresenta
l'origine dei Prodigium.
Sulla vetrata si stagliava l'immagine di un angelo dalla faccia arrabbiata,
in piedi sulla soglia di un portone con due battenti dorati.
In una mano brandiva una spada nera. Con l'altra invece stava
chiaramente indicando alle tre figure di fronte alla porta di levarsi
dai piedi. Ovviamente tutto in maniera molto angelica. Anche quei
tre erano angeli. Avevano un'aria parecchio depressa. L'angelo sulla
destra, una donna dai lunghi capelli rossi, si teneva il viso tra le
mani. Intorno al collo portava una grossa catena d'oro, e a un certo
punto realizzai che era fatta di piccole figurine che si tenevano
per mano. L'angelo sulla sinistra aveva in testa una corona di foglie
e guardava indietro da sopra una spalla. Invece l'angelo pi alto,
al centro, aveva lo sguardo fisso davanti a s, con la testa alta e il
petto in fuori.
... interessante, dissi infine.
Conosci la storia, Sophie?, mi chiese Mrs Casnoff.
Quando scossi la testa, sorrise e indic il temibile angelo tra i battenti
dorati. Alla fine della grande guerra tra Dio e Lucifero, gli
angeli che si erano rifiutati di schierarsi furono cacciati dal paradiso.
Indic l'angelo pi alto al centro. Alcuni di loro decisero di
nascondersi sotto le colline e nel profondo delle foreste. Divennero
le fate. Un altro gruppo scelse di vivere insieme agli animali, dando
origine ai mutaforma. I restanti infine preferirono mescolarsi agli
umani, e cos nacquero le streghe.
Oddio, sentii esclamare mia madre. Mi voltai verso di lei sorridendo.
Tanti auguri per quando dovrai spiegare a Dio che anni fa hai
sculacciato una delle sue creature angeliche.
La mamma fece una risatina allarmata. Sophie!.
Be', l'hai fatto. Che dire, mamma, spero che il caldo ti piaccia.
Mia madre rise di nuovo, anche se mi accorsi che tentava di trattenersi.
Mrs Casnoff si accigli, poi si schiar la gola e prosegu il tour. Gli
studenti della Hecate hanno dai dodici ai diciassette anni. Chi viene
mandato qui per decreto non pu lasciare la scuola prima del suo
diciottesimo compleanno.
Quindi alcuni ragazzi magari restano solo sei mesi, invece altri
anche sei anni?, chiesi.
Esattamente. Quasi tutti i nostri studenti vengono mandati qui
non appena acquisiscono i loro poteri. Ma c' sempre qualche eccezione,
come te, per esempio.
Fortunata me, borbottai.
Come sono organizzati i corsi?, chiese la mamma lanciandomi
un'occhiataccia.
I corsi della Hecate seguono il modello della Prentiss, della
Mayfair e della Gervaudan.
Sia io che mamma annuimmo come se conoscessimo il significato
di quelle parole. Immagino che non dovessimo essere troppo convincenti,
perch Mrs Casnoff aggiunse: Sono le migliori scuole
rispettivamente per streghe, fate e mutaforma. I corsi vengono assegnati
in base sia all'et dello studente, sia alle sue specifiche difficolt
nell'integrarsi nel mondo degli umani.
Sorrise nervosamente.  richiesto un impegno notevole, ma
Sophie non avr problemi, ne sono sicura.
Non avevo mai sentito un incoraggiamento che suonasse cos tanto
come una minaccia.
I dormitori delle ragazze sono al terzo piano, disse Mrs Casnoff
indicando le scale. Quelli dei ragazzi al secondo. Le lezioni si tengono
al primo piano e negli edifici esterni. Indic i corridoi lunghi
e stretti che si dipartivano dall'atrio a sinistra e a destra delle
scale. Tutto quell'indicare, combinato con il suo abito blu scuro, la
facevano somigliare a un'assistente di volo. Quasi mi aspettavo che
mi dicesse che, in caso di emergenza, la mia nuova giacca blu della
Hecate si sarebbe trasformata in un giubbotto salvagente.
E quindi gli studenti sono divisi per... ehm.... Mia mamma fece
un gesto vago con la mano.
Mrs Casnoff sorrise, e io non potei fare a meno di notare che il suo
sorriso era tirato quanto il suo chignon.
A seconda delle loro abilit, intende? No, certo che no. Uno dei
princpi su cui si fonda la Hecate  quello di insegnare agli studenti
a convivere con tutte le specie di Prodigium.
Mrs Casnoff si volt e ci condusse all'altro capo dell'atrio. Qui
tre enormi finestre si innalzavano fino a raggiungere il terzo piano.
Dietro di esse c'era il cortile, dove i ragazzi stavano gi cominciando
a riunirsi a gruppetti sulle panchine di pietra o sotto gli alberi
di quercia. I ragazzi. In realt, immagino che fossero tutti delle cose
come me, ma non c'era modo di capirlo. Sembravano un gruppo di
studenti qualunque. A eccezione delle fate, ovviamente.
Vidi una ragazza che rideva mentre porgeva il lucidalabbra a un'amica
e sentii una stretta al petto.
Poi percepii qualcosa di freddo che mi sfiorava il braccio e feci un
salto indietro, spaventata, mentre una donna pallida, vestita di blu,
mi oltrepassava fluttuando.
Ah, s, disse Mrs Casnoff con un leggero sorriso. Isabelle
Fortenay, uno degli spiriti che abitano qui. Come avrai di sicuro letto, la
Hecate ospita un gran numero di spiriti, sono tutti quanti fantasmi
di Prodigium defunti. Sono innocui, totalmente incorporei. Quindi
non possono toccarti, n farti nulla. Al massimo possono farti prendere
qualche spavento ogni tanto, ma niente di pi.
Fantastico, dissi mentre osservavo Isabelle svanire dentro una
parete rivestita di pannelli.
Contemporaneamente percepii un movimento con la coda dell'occhio
e mi voltai. Ai piedi della scala c'era un altro spirito. Era una
ragazza all'incirca della mia et, che indossava un vivace cardigan
verde sopra un abito corto a fiori. Al contrario di Isabelle, che non
pareva essersi accorta di me, la ragazza mi fissava. Aprii la bocca
per chiedere a Mrs Casnoff chi fosse, ma la preside era concentrata
su una figura che stava attraversando l'atrio.
Signorina Talbot!, la chiam. Era stupefacente come la sua voce
riuscisse a raggiungere l'altro capo di quell'enorme sala senza dare
minimamente l'impressione di un urlo sguaiato.
Una ragazza minuta, alta appena un metro e mezzo, si affianc a
Mrs Casnoff. Aveva la pelle candida quasi come neve, e anche i capelli,
fatta eccezione per una striscia rosa acceso che le correva lungo
la frangetta. Portava degli occhiali con una massiccia montatura
nera, e sorrideva, anche se si vedeva a un chilometro di distanza che
lo faceva solo per compiacere Mrs Casnoff.
Lei  Jennifer Talbot, mi pare che tu sia in camera con lei questo
semestre, signorina Mercer. Jennifer, questa  So-fiii.
Va bene Soph, rimediai, mentre Jennifer si presentava a sua
volta: Jenna.
Il sorriso di Mrs Casnoff si irrigid, come se qualcuno avesse girato
delle viti a entrambi gli angoli della sua bocca. Splendido.
Davvero non capisco cosa passi per la mente dei ragazzi al giorno
d'oggi, signora Mercer. Hanno bellissimi nomi e si ostinano a mutilarli
e a storpiarli alla prima occasione. Ma comunque, signorina
Mercer, la signorina Talbot  relativamente nuova, come te.  qui
solo dall'anno scorso.
La mamma sorrise raggiante e strinse la mano di Jenna. Felice di
conoscerti. Ehm... anche tu sei una strega, come Sophie?
Mamma, sibilai, ma Jenna strinse la mano di mia madre e scosse
la testa. No, signora. Sono un vampiro.
Percepii mia madre irrigidirsi accanto a me, e sapevo che se n'era
accorta anche Jenna. Ero un po' in imbarazzo, ma condividevo
i timori di mia mamma. Streghe, mutaforma e fate erano una cosa.
I vampiri invece erano mostri, punto e basta. Quella storia dei leggiadri
figli della notte era una gran cavolata.
Oh, okay, disse mamma, tentando di riprendersi. Io... be', non
sapevo che anche i vampiri frequentassero la Hecate.
 un nuovo programma, disse Mrs Casnoff allungando una mano
per scompigliare i capelli di Jenna. Lei mantenne un'espressione
cortese, anche se un po' vacua, ma notai la sua tensione. Ogni anno,
continu Mrs Casnoff, la Hecate accoglie un giovane vampiro
e offre a lui o a lei l'opportunit di studiare insieme ai Prodigium,
nella speranza che prima o poi sia possibile redimere queste sfortunate
creature. Lanciai un'occhiata a Jenna. Perch... sfortunate? Ehi!
Purtroppo la signorina Talbot al momento  la nostra unica studentessa-vampiro.
Ma c' un vampiro nel corpo insegnanti, concluse
Mrs Casnoff. Jenna sorrise. Di nuovo quello strano sorriso
finto. Restammo tutte in silenzio, imbarazzate, finch mia mamma
disse: Tesoro, perch non chiedi a.... Fiss interdetta la mia nuova
compagna di stanza.
Jenna.
Giusto, giusto. Perch non chiedi a Jenna di farti vedere la vostra
camera? Io ho ancora un paio di cose da chiedere a Mrs Casnoff,
poi salgo a salutarti, d'accordo?.
Guardai Jenna, che stava ancora sorridendo, ma il suo sguardo
sembrava quasi attraversarci.
Mi rimisi in spalla la sacca e feci per prendere il mio baule, ma
Jenna mi anticip.
Non c' bisogno, davvero..., cominciai a dire, ma lei agit la
mano libera.
Non c' problema. L'unico vantaggio di essere un mostro succhiasangue
 la forza fisica soprannaturale.
Non sapevo cosa rispondere, perci mi limitai a commentare con
un: Oh!. Jenna prese il baule da un lato e io dall'altro.
Immagino che non ci sia un ascensore, vero?. In realt un po'
ci speravo.
Jenna sbuff. Naaa, sarebbe stato troppo facile.
Ma non c' una specie di, che ne so, un incantesimo sposta bagagli,
o qualcosa del genere?
Mrs Casnoff  molto rigida sul fatto di non usare la magia per alimentare
la propria pigrizia. A quanto pare trascinare valigie pesanti
su per le scale  una cosa che tempra il carattere.
Giusto, dissi mentre ci affannavamo sul pianerottolo della seconda
rampa di scale.
Be', che ne pensi di lei?, chiese Jenna.
Di Mrs Casnoff?
S.
I capelli sono notevoli. Il sorrisetto di Jenna mi fece capire di
aver detto la cosa giusta.
Vero? Lo giuro su Dio, quell'acconciatura  qualcosa di epico.
C'era solo una lieve traccia della cadenza del Sud nella sua voce.
Era simpatica.
Parlando di acconciature, azzardai, come te la cavi con quella
striscia colorata?.
Jenna accarezz la striscia rosa con la mano libera. Oh, a nessuno
importa poi molto della povera vampira con la borsa di studio.
Immagino che, finch evito di mordere qualcuno, io sia libera di
scegliere il colore di capelli che preferisco.
Quando raggiungemmo il terzo piano, Jenna prese a squadrarmi.
Posso tingere anche i tuoi, se ti va. Per non rosa. Quello  il mio
colore. Rossi, magari?
Uhm... forse.
Ci fermammo davanti alla stanza numero 312. Jenna pos a terra
l'estremit del baule e tir fuori le chiavi. Il portachiavi era di un
giallo acceso, con il suo nome scritto in lettere rosa brillanti.
Eccoci qui!, disse. Gir la chiave e spalanc la porta. Benvenuta
ai confini della realt!.


CAPITOLO 3

E se non lo sapevi, i confini della realt sono rosa, avrebbe anche
potuto aggiungere.
Non saprei dire come mi aspettavo che fosse la stanza di un vampiro.
Probabilmente molto scura, con una pila di libri di Camus...
Oh, e con un intenso ritratto dell'unico umano che avesse mai amato
e che era sicuramente morto in qualche maniera bellissima e tragica,
condannando il vampiro a un'eternit di depressione e di romantici
sospiri.
Che posso dire? Leggo un sacco di libri.
Quella stanza invece sembrava arredata dalla figlia segreta di Barbie
e Fragolina Dolcecuore. Era pi grande di quanto mi aspettassi,
ma comunque abbastanza angusta. C'era spazio sufficiente per
due letti gemelli, due scrivanie, due armadi e un malconcio futon.
Le tende erano di tela beige, ma Jenna aveva appeso al bastone uno
scialle rosa acceso. Tra le due scrivanie c'era uno di quei paraventi
cinesi, ma anche qui Jenna aveva lasciato il suo marchio dipingendo
il legno, pensate un po', di rosa. La parte superiore del paravento
era decorata con lucine di Natale rosa. Il letto di Jenna era rivestito
da un affare rosa scuro che assomigliava alla pelliccia di uno dei
Muppet. Jenna si accorse che la fissavo.  fantastica, vero?
Io... non avevo mai visto quella particolare sfumatura di rosa.
Jenna si sfil i mocassini e si lanci sul letto, facendo volare via un
paio di cuscini ricoperti di paillettes e un leone di pezza. Si chiama
lampone elettrico.
 un nome perfetto. Sorrisi mentre trascinavo il baule vicino al
mio letto, che era sobrio tanto quanto... be', tanto quanto me paragonata a Jenna.
Anche alla tua vecchia compagna di stanza piaceva il rosa?.
Per una frazione di secondo il volto di Jenna si irrigid. Poi
quella strana espressione svan e lei si chin oltre il bordo del
letto per raccogliere i cuscini e il leone. Naaa, Holly usava la
roba blu che ti danno qui se non ti porti la tua. Tu hai portato
le tue cose, vero?.
Aprii il baule e tirai fuori un angolo del mio copriletto verde. Jenna
mi lanci uno sguardo un po' deluso, poi sospir: Be',  comunque
meglio del blu d'ordinanza. Allora.... Si lasci cadere di
nuovo sul letto e prese a frugare nel suo comodino. Cosa ti porta
qui alla Hex Hall, Sophie Mercer?.
Hex Hall?, ripetei.
Hecate  troppo lungo, spieg Jenna. Quasi tutti lo abbreviano
in Hex. E poi, suona bene1.
Oh.
Allora, che cosa hai combinato?, chiese di nuovo. Una pioggia
di rane? Hai trasformato un ragazzo in un tritone?.
Mi stesi sul letto e tentai di imitare la posa noncurante di Jenna,
ma presto realizzai che era piuttosto difficile farlo su un semplice
materasso, perci mi rialzai e cominciai a svuotare il mio baule.
Ho fatto un incantesimo d'amore per aiutare una ragazza a scuola.
 andato male.
Non ha funzionato?
Ha funzionato troppo. Le raccontai la versione ridotta dell'episodio
di Kevin e Felicia.
Accidenti, disse scuotendo la testa. Roba forte.
Cos pare, dissi. Perci tu... be', sei un vampiro. E come 
successo?.
Rispose con un tono tranquillo, ma senza incrociare il mio sguardo.
Come succede a tutti: incontri un vampiro, quello ti morde.
Niente di particolarmente interessante.
Non la biasimai se non aveva voglia di condividere quella storia
con qualcuno che conosceva da meno di un quarto d'ora.
Tua mamma  normale, vero?, mi chiese.
Mmm. Non era esattamente il genere di conversazione che volevo
fare il primo giorno, ma questa era la famosa integrazione,
giusto? Condividere con la tua compagna di stanza trucchi, vestiti
e oscuri segreti.
Mi schiarii la gola. S, mio padre  uno stregone, ma non stanno
pi insieme, n niente, adesso.
Oh, disse Jenna con aria comprensiva. Ho capito. Un sacco di
ragazzi qui ha i genitori separati. Persino la magia non garantisce
un matrimonio felice, a quanto pare.
I tuoi sono divorziati?.
Finalmente Jenna trov lo smalto che stava cercando. No, sono
ancora disgustosamente felici. O almeno... credo che lo siano.
Non li ho pi visti da quando, be', da quando sono cambiata,
insomma.
Oh, be', risposi. Che schifo.
Finii di fare il letto. Quindi, visto che sei un vampiro, devo stare
attenta a non aprire le tende la mattina.
No, no. Lo vedi questo?. Tir su la catenina d'argento che portava
al collo, alla quale era appeso un piccolo pendente. Era pi o
meno delle dimensioni di una caramella, ed era color rosso scuro.
Chiunque altro avrebbe potuto prenderlo per un rubino, ma io avevo
visto disegni di pietre simili in uno dei libri di mamma.
Una pietra di sangue?. Le pietre di sangue erano gemme cave
e trasparenti, che potevano essere riempite con il sangue di qualche
strega o stregone molto potente. In quel modo la pietra ti proteggeva
da un sacco di cose come, nel caso di Jenna, da quelle che
danneggiavano i vampiri, il che era un sollievo. Almeno adesso ero
sicura di poter mangiare aglio davanti a lei.
Jenna cominci a mettersi lo smalto sulla mano sinistra. E come
fai con il sangue?, chiesi.
Lei emise un profondo sospiro.  una cosa imbarazzante. Devo
andare in infermeria. L hanno un minifrigo con delle sacche di
sangue, tipo la Croce rossa, o roba del genere.
Mi trattenni dal rabbrividire immaginando quella scena. Il sangue
mi fa impressione. Se mi taglio con la carta vado in iperventilazione.
Fui molto felice di sapere che Jenna non avrebbe fatto spuntini in
camera. Non potrei mai avere un ragazzo vampiro. Solo il pensiero
del suo alito all'odore di sangue... bleah.
Notai che Jenna mi stava fissando. Cavolo. Il disgusto mi si leggeva
in faccia? Nel dubbio abbozzai un sorriso finto e dissi: Fantastico.
Come i succhi di frutta con la cannuccia. Solo al sangue.
Jenna scoppi a ridere. Carina questa.
Restammo sedute in amichevole silenzio per qualche istante, poi
Jenna mi chiese: La separazione dei tuoi  stata brutta?
Pare di s, risposi. Ma  accaduto tutto prima che io nascessi.
Lei alz lo sguardo dalle sue unghie. Accidenti.
Andai alla scrivania. Qualcuno, immagino Mrs Casnoff, aveva lasciato
l il mio orario. Aveva l'aspetto di un orario normale, ma
c'erano scritte cose come: Lun-Ven, 9,15-10,00, Evoluzione della
magia, Aula gialla.
Gi. Mamma non ne parla molto, ma qualsiasi cosa sia successa,
deve essere stata abbastanza brutta, perch lei gli ha imposto il divieto
di vedermi.
Quindi non hai mai visto tuo padre?
Ho una sua foto. E ci ho parlato al telefono. E per e-mail.
Cavolo, chiss cos'ha fatto. L'ha picchiata, forse, o roba cos?
Non lo so!, esclamai, con pi violenza di quanta intendessi.
Scusa, mormor lei.
Mi voltai verso il mio letto e presi a sistemare la trapunta. Dopo
aver lisciato almeno cinque grinze immaginarie (nel frattempo Jenna
si era messa tre volte lo smalto sulla stessa unghia), mi girai di
nuovo e dissi: Non volevo risponderti male....
Non fa niente. Non erano affari miei.
Il confortevole clima di cameratismo era sparito del tutto.
 solo che... ho sempre vissuto solo con mia mamma, non sono
abituata a tutta questa faccenda del raccontare di me. Siamo sempre
state molto riservate l'una con l'altra.
Jenna annu, ma continuava a non guardarmi.
Immagino che con la tua vecchia compagna di stanza vi confidaste
sempre tutto, vero?.
Sul suo viso riapparve quello sguardo cupo. Tapp bruscamente
la boccetta di smalto. No, disse a bassa voce. Non tutto.
Ripose la boccetta nel cassetto e salt gi dal letto. Ci vediamo
a cena.
Mentre usciva ci manc poco che andasse a sbattere contro mia
madre, e se ne and mormorando delle scuse.
Soph, disse mamma sedendosi sul mio letto. Non dirmi che
hai gi litigato con la tua compagna di stanza.
Era fastidiosamente brava a leggermi in faccia le cose. Non lo
so. Mi sa che faccio schifo in queste cose da ragazze. Cio, l'ultima
amica che ho avuto  stata in prima media. Non  cos facile trovare
una migliore amica, se in qualsiasi posto ti fermi al massimo sei
mesi, e... Oh, mamma non volevo ferirti.
Lei scosse la testa e si asciug le lacrime. No, no, tesoro,  tutto a
posto.  solo...  solo che avrei voluto darti un'infanzia normale.
Mi sedetti accanto a lei e l'abbracciai. Non dire cos. Ho avuto
un'infanzia fantastica. Insomma, quanta gente pu dire di aver vissuto
in diciannove stati? E pensa a tutte le cose che ho visto.
Non era la cosa giusta da dire. Mamma sembrava ancora pi triste.
E questo posto  stupendo! Ho una stanza fichissima, rosa
estremo direi, e Jenna e io abbiamo gi legato a sufficienza per
litigare, che  una cosa molto importante nelle amicizie tra ragazze,
giusto?.
Missione compiuta. Mamma stava sorridendo. Sei sicura, tesoro?
Non sei costretta a restare, se non ti piace. Sono certa che possiamo
evitarlo, in qualche modo.
Per un attimo pensai di rispondere: S, ti prego, prendiamo il
prossimo traghetto e andiamocene via da questa specie di circo
ambulante.
Invece dissi: Ehi, non  mica per sempre, no? Solo due anni. E
poi ci sono le vacanze estive, e quelle di Natale. Come in una scuola
normale. Star benone. Ora vai, prima che mi metta a piangere,
o far la figura della sfigata.
Gli occhi di mamma si riempirono di nuovo di lacrime mentre mi
stringeva in un fortissimo abbraccio. Ti voglio bene, Soph.
Anch'io, dissi con la gola serrata.
Poi, dopo avermi fatto giurare di telefonarle almeno tre volte a
settimana, la mamma se ne and.
E io mi sdraiai sul mio letto che non era rosa e piansi come una
sfigata.

Note.
1 Hex in inglese vuol dire malocchio, stregoneria. (n.d.t.)


CAPITOLO 4

Quando mi fui sfogata, mancava ancora un'ora alla cena. Decisi
di impiegarla facendo qualche esplorazione. Aprii le due piccole
porte dentro la nostra stanza, sperando invano che conducessero a
bagni privati, e invece no. Erano armadi a muro.
L'unico bagno in tutto il piano era all'estremit opposta del corridoio
e aveva un aspetto sinistro come il resto dell'edificio. La sola
fonte di illuminazione erano alcune lampadine a basso consumo
appese intorno al grande specchio che sovrastava la fila di lavandini.
I cubicoli doccia in fondo alla stanza erano immersi nell'oscurit.
Avvicinandomi alle docce per guardare meglio, mi resi conto di
aver sempre usato a sproposito l'aggettivo umido.
Sapevo che avrei dovuto mettere in valigia un paio di infradito.
Oltre alla sagra della muffa in corso nelle docce, lungo la parete
erano allineate anche alcune vasche da bagno con le zampe di leone,
separate l'una dall'altra da divisori che arrivavano all'altezza della
vita. Mi chiesi a chi mai sarebbe venuto in mente di fare un bagno
di fronte a una folla di gente.
Rischiando di contrarre un'infinit di malattie trasmissibili per
contatto, mi avvicinai a uno dei lavandini e mi spruzzai dell'acqua
in viso. Quando mi guardai allo specchio mi resi conto che non era
servito a molto. La mia faccia era ancora paonazza per il pianto di
prima, e la splendida conseguenza era che le mie lentiggini spiccavano
ancora di pi.
Scossi la testa, come se questo potesse migliorare l'immagine che
avevo di fronte. Non fu cos. Perci sospirai e mi preparai a ispezionare
il resto di Hecate Hall.
Sul mio piano non stava accadendo nulla di particolare, soltanto
il tipico caos che si genera quando si radunano nello stesso posto
una cinquantina di ragazze. Al terzo piano c'erano quattro corridoi,
due a sinistra e due a destra delle scale. Il pianerottolo era enorme,
quindi era stato trasformato in una sala comune. C'erano due divani
e diverse sedie, ma erano tutti pezzi d'arredamento scompagnati
e logori. I posti a sedere erano tutti occupati, perci rimasi a
gironzolare nei pressi delle scale.
La fata che avevo visto prima, quella con le lacrime blu, a quanto
pareva si era ripresa. Se ne stava semisdraiata su un divano color
verde pallido e ridacchiava insieme a un'altra creatura fatata dalle
ali verde chiaro che sbattevano leggiadre sullo schienale del divano.
Avevo sempre immaginato che le ali delle fate fossero come quelle
delle farfalle, invece erano pi sottili e traslucide. Si vedevano le
vene all'interno.
Quelle due erano le uniche fate nella sala. L'altro divano era occupato
da un gruppo di ragazze sui dodici anni. Bisbigliavano nervosamente
tra loro e io mi chiesi se fossero streghe o mutaforma.
La ragazza dai capelli scuri che avevo visto sul prato era seduta su
una poltrona dalle finiture in avorio, e scorreva pigramente i canali
del microscopico televisore sistemato in cima a una piccola libreria.
Puoi abbassare, per favore?, disse la fata dalle ali verdi, voltandosi
per squadrare la ragazza sulla poltrona. Qui qualcuno sta tentando
di chiacchierare, ragazza-cane.
Nessuna delle dodicenni ebbe la minima reazione a quelle parole,
perci immaginai che fossero tutte streghe. Un mutaforma si sarebbe
sicuramente mostrato offeso.
La fata blu scoppi a ridere mentre la ragazza dai capelli scuri
si alzava e spegneva la televisione. Mi chiamo Taylor, disse
lanciando il telecomando alla fata verde. Taylor. E mi trasformo
in un puma, non in un cane. Visto che dovremo condividere
la stanza nei prossimi anni, magari pu esserti utile ricordarlo,
Nausicaa.
Nausicaa alz gli occhi al cielo e sbatt lievemente le ali verdi. Oh,
non resteremo insieme ancora a lungo, te l'assicuro. Mio zio  il re
di Seelie Court, il regno delle fate buone, e appena gli dir che sono
in stanza con una mutaforma... be', diciamo che presto ci sar
qualche cambio di alloggio.
Gi, certo. A quanto pare per tuo zio non  riuscito a evitare
di farti finire qui, replic Taylor. Il volto di Nausicaa rimase inespressivo,
ma le sue ali presero a sbattere pi forte.
Non ho intenzione di condividere la stanza con una mutaforma,
disse a Taylor. E di certo non intendo avere nulla a che fare con la
tua lettiera per gatti.
La fata blu rise di nuovo e Taylor si fece rossa in viso. Anche
a diversi metri di distanza riuscii a vedere i suoi occhi cambiare
colore dal marrone al dorato. Poi disse, ansimando: Sta' zitta!
Perch non vai ad abbracciare qualche albero o roba del genere?
Stupida fata!.
Si mangi le parole come se avesse la bocca piena di sassolini. Poi
realizzai che in effetti aveva la bocca piena, ma di zanne.
Nausicaa ebbe il buon senso di mostrarsi un po' spaventata. Si
volt verso la fata blu e disse: Andiamo, Siobhan. Prima che la
bestia perda il controllo.
Le due si alzarono. Mi scivolarono davanti e scesero gi per le
scale.
Tornai a guardare Taylor, che respirava ancora affannosamente,
con gli occhi chiusi. Poi fu scossa da un brivido e quando riapr le
palpebre le sue iridi erano tornate marroni. Alz lo sguardo e mi
not.
Fate, disse con una risatina nervosa.
Gi, replicai. Come se ne avessi viste chiss quante prima d'ora.
Primo giorno anche per te?, chiese.
Quando annuii, lei aggiunse: Sono Taylor. Mutaforma, ovviamente.
Sophie. Strega.
Fico. Si mise in ginocchio sul divano lasciato vuoto dalle fate,
incroci le braccia sullo schienale e mi fiss con i suoi occhi scuri.
Be', che hai combinato per finire qui?.
Mi guardai intorno. Nessuno faceva caso a noi, ma parlai comunque
a bassa voce. Incantesimo d'amore andato male.
Taylor annu. Un sacco di streghe sono qui per roba del genere.
E tu?, azzardai.
Si scost i capelli dagli occhi e rispose: Pi o meno quello che
hai visto. Ho perso la pazienza con delle ragazze, e durante le prove
della banda scolastica ho lasciato uscire fuori il puma. Ma non 
nulla a confronto con quello che hanno fatto altri di noi. Si protese
in avanti e la sua voce si ridusse a un bisbiglio. Hai presente Beth?
Il licantropo? Gira voce che abbia divorato una ragazza. Sospir,
volgendo lo sguardo verso le scale alle mie spalle. Comunque preferirei
avere lei come compagna di stanza invece di una fata con la
puzza sotto il naso.
Torn a guardarmi. Tu con che cosa sei in stanza?.
Non mi piacque il modo in cui disse che cosa, perci risposi in
tono un po' brusco: Jenna Talbot.
Taylor spalanc gli occhi. Cavolo. Il vampiro?. Poi sghignazz.
Dimentica quello che ho detto. Meglio una fata stronza.
Lei non  cos male, replicai istintivamente.
Taylor scroll le spalle e recuper il telecomando che aveva lanciato
a Nausicaa. Se lo dici tu, mormor, riaccendendo il televisore.
A quanto pareva la nostra chiacchierata era finita, perci mi diressi
verso il secondo piano. Era territorio dei ragazzi, quindi non
potevo esplorare pi di tanto. Gli spazi erano identici a quelli del
terzo piano, ma la loro sala comune aveva un aspetto ancora pi
malandato della nostra. Da uno dei divani usciva l'imbottitura e
in un angolo era appoggiato un tavolinetto sbilenco. La sala era
vuota, perci lanciai un'occhiata in uno dei corridoi. Riconobbi
Justin, che stava cercando di far entrare un enorme baule in quella
che immaginai essere la sua stanza. Si ferm e chin le spalle con
aria sconfitta. Mi dispiacque un po' per lui. Osservandolo mentre
spostava di qua e di l il baule, grande quasi quanto lui, mi resi
conto che era pur sempre un ragazzino, oltre che un terrificante
licantropo. Si volt, mi vide, e - oh mio Dio, una ragazza! - mi
ringhi contro.
Mi affrettai gi per le scale fino al primo piano. Da quelle parti
era tutto tranquillo. Vidi solo un paio di persone gironzolare,
compreso un ragazzo alto con l'aria da sportivo, in jeans e camicia
di flanella. Mi domandai se non fosse per caso il fratello maggiore
di qualcuno, perch pareva un po' troppo grande per essere
uno studente della Hecate e indossava i jeans invece dei pantaloni
color cachi.
Il rumore dei miei passi era attutito da un folto tappeto in stile
orientale, con ghirigori rossi e dorati, e io svoltai in uno dei corridoi
che si dipartivano dall'atrio.
Curiosai nella prima stanza nella quale mi imbattei. A quanto pareva
una volta l c'era la mensa, oppure un enorme salotto. La parete
opposta alla porta era costituita da un'unica vetrata, dalla quale finalmente
potei osservare bene la tenuta. La stanza dava su un piccolo
laghetto, con un pontile e una rimessa malridotta. Ma a colpirmi
maggiormente fu tutto quel verde. L'erba, gli alberi, le alghe che
ricoprivano la superficie del lago, dove speravo davvero che non ci
avrebbero costretto a partecipare a regate o altro... Ogni cosa era
di un verde cos vivace da far male agli occhi. Non avevo mai visto
niente del genere. Persino le grosse nubi che cominciavano ad addensarsi,
minacciando una tempesta pomeridiana, parevano avere
una sfumatura verde lime.
Anche il tappeto dentro la stanza era verde, molto soffice e cedevole.
Mi faceva pensare al muschio, o alla muffa. Le altre tre pareti
erano coperte di fotografie. Rappresentavano tutte la stessa scena:
un gruppo di Prodigium radunato davanti al portico. Non sapevo
se fossero streghe o mutaforma, ma di sicuro non c'erano esseri
fatati. Una piccola targa dorata alla base di ogni cornice riportava
l'anno della foto, a partire dal 1903 fino alla fotografia dell'anno
precedente, subito a destra della porta.
Nella foto pi vecchia c'erano solo sei adulti, tutti con un'espressione
molto severa. Avevano l'aria di gente che prende a calci i gattini
per divertimento. Fino al 1967 non si vedevano Prodigium pi
giovani. Forse quello era l'anno in cui Hecate Hall era diventata una
scuola. Ma se avevo ragione, allora che cos'era prima?
L'anno precedente gli studenti erano circa un centinaio, e parevano
tutti molto pi rilassati. In prima fila notai Jenna, accanto a una
ragazza pi alta. Avevano l'una il braccio sulle spalle dell'altra e mi
chiesi se fosse lei la misteriosa Holly.
A dir la verit, ero un po' gelosa. Non riuscivo a immaginare di
essere cos amica di una persona al punto da abbracciarla in una
foto. In tutte le mie foto di classe ero sempre quella che se ne stava
dietro, da sola, con i capelli davanti alla faccia.
Era per questo che Jenna aveva avuto quella reazione cos strana
quando avevo menzionato la sua vecchia compagna di stanza?
Erano state migliori amiche e adesso io ero l'intrusa che cercava di
prendere il posto di Holly? Fantastico.
Sophie?.
Mi voltai, confusa.
In piedi dietro di me c'erano le tre ragazze pi belle che avessi mai
visto in vita mia.
Sbattei le palpebre.
No, guardando meglio, non erano tutte e tre splendide. Solo quella
al centro. Aveva i capelli castano ramato che le ricadevano in morbidi
riccioli fino alla vita. Probabilmente non aveva neanche bisogno
di asciugarli con il diffusore. Avrei scommesso che la mattina
si alzava con dei capelli da pubblicit Pantene e con piccoli uccellini
azzurri che le volavano intorno alla testa, mentre gli scoiattoli
le portavano la colazione. O roba del genere.
Non potei fare a meno di notare che non aveva l'ombra di una singola
lentiggine, il che era un motivo sufficiente per farmela odiare
all'istante.
La ragazza alla sua destra era bionda, e nonostante il suo aspetto
da Barbie California - capelli perfettamente lisci, abbronzatura,
iridi blu - aveva gli occhi un po' troppo vicini, e quando mi sorrise
notai che aveva anche dei bruttissimi denti.
A completare il trio c'era una ragazza afroamericana, pi bassa persino
di me. Era pi carina della bionda, ma neanche lontanamente
paragonabile alla dea dai capelli ramati al centro. Tuttavia, anche
quando guardavo la pi ordinaria del trio, era come se il mio cervello
volesse vederle tutte e tre bellissime. I miei occhi tendevano a
sorvolare sulle imperfezioni.
Una mala. Era l'unica spiegazione, ma non avevo mai sentito di
streghe che ne facessero uso. Era magia piuttosto complicata.
Probabilmente le stavo fissando come una specie di ritardata, perch
la bionda ridacchi e disse: Sophie Mercer, giusto?.
Solo a quel punto mi resi conto di essere rimasta letteralmente a
bocca aperta. La richiusi subito, con uno schiocco che risuon in
tutta la sala.
S, sono Sophie.
Splendido!, disse la ragazza bassetta. Ti stavamo cercando. Io
sono Anna Gilroy. Lei  Chaston Burnett. Fece un cenno in direzione
della bionda. E questa  Elodie Parris.
Oh, dissi, sorridendo alla ragazza dai capelli color rame. Molto
carino. Come Melody, ma senza la M.
Lei fece una smorfia. No, come Elodie.
Sii gentile, la rimprover Anna prima di voltarsi di nuovo verso
di me. Chaston, Elodie e io siamo una specie di comitato di benvenuto
per le nuove streghe. Perci... benvenuta!.
Mi porse la mano e io riflettei per un istante se dovessi baciarla,
prima di tornare in me e stringerla.
Voi tre siete streghe?
L'ha appena detto, replic Elodie, guadagnandosi un'altra occhiataccia
da parte di Anna.
Scusate, dissi.  solo che non ho mai incontrato altre streghe
prima d'ora.
Davvero?, chiese Chaston. Cio, non hai mai incontrato altre
streghe in assoluto, o soltanto altre streghe oscure?
Come, scusa?
Streghe oscure, ripet Elodie, superando nettamente Nausicaa
nella gara per il Tono Pi Snob dell'Universo.
Io... be'... non sapevo nemmeno che ci fossero diversi tipi di
streghe.
A quel punto tutte e tre mi guardarono come se avessi appena
parlato in arabo. Okay, ma tu sei una strega oscura?, chiese Anna
tirando fuori un foglio dalla tasca della giacca. Era una specie di
lista e lei prese a scorrerla con sguardo concentrato.
Vediamo, Lassiter, Mendelson... ecco qui, Mercer, Sophie. Strega
oscura. Sei tu.
Mi porse la lista, il cui titolo era nUoVi stUDenti. C'erano circa
trenta nomi, tutti classificati tra parentesi come mutaforma, fata
o strega bianca. Il mio nome era l'unico con la dicitura strega
oscura.
Streghe bianche e streghe oscure. Cos', siamo come il pepe bianco
e il pepe nero?.
Elodie mi lanci un'occhiata sprezzante.
Davvero non lo sai?, mi chiese Anna con gentilezza.
No, davvero, dissi con tono indifferente, anche se ero piuttosto
infastidita. Insomma, che senso aveva che mia mamma avesse
studiato tanto per diventare una specie di esperta di stregoneria, se
poi ignorava le cose fondamentali?
Sapevo che in realt non era colpa sua, e che la maggior parte delle
informazioni sulle streghe viene tenuta segreta per via del loro terrore
di essere scoperte... ma porca miseria, la mia situazione stava
diventando imbarazzante.
Le streghe bianche..., cominci a dire Anna, ma Elodie la interruppe.
Le streghe bianche fanno incantesimi da idioti. Tipo quelli d'amore,
gli incantesimi di localizzazione, leggono il futuro e... boh,
non saprei, forse fanno anche apparire conigli, gattini e arcobaleni,
disse agitando la mano con fare sprezzante.
Oh, dissi ripensando a Felicia e Kevin. Gi. Incantesimi da
idioti.
Noi streghe oscure invece facciamo roba importante, prosegu
Chaston. E abbiamo poteri molto pi forti. Possiamo creare barriere,
e anche controllare il tempo, se siamo abbastanza brave. Possiamo
anche praticare la necromanzia, se....
Ehi!, alzai una mano. Necromanzia? Cio, tipo controllare le
creature morte?.
Tutte e tre annuirono vigorosamente, come se avessi appena proposto
di andare al centro commerciale e non di risvegliare degli
zombie.
Bleah!, esclamai senza riflettere.
Errore. I loro sorrisi sparirono di colpo e nella stanza cal il gelo.
Bleah?, sogghign Elodie. Dio, ma quanti anni hai? Controllare
i morti  il potere pi ambito di tutti, e a te fa schifo? Sentite,
disse voltandosi verso le altre due, siete proprio sicure di volerla
nella nostra congrega?.
Avevo sentito parlare delle congreghe di streghe, ma mamma mi
aveva detto che erano passate di moda da una cinquantina di anni.
Al giorno d'oggi si tendeva pi a fare ogni strega per s.
Aspettate, cominciai a dire, ma Anna prese la parola, come se
io non avessi proferito verbo.
 l'unica altra strega oscura, e lo sai che dobbiamo essere quattro.
E a quanto pare ho anche il potere dell'invisibilit, borbottai,
ma loro mi ignorarono.
 anche peggio di Holly, disse Elodie. E Holly era la strega
oscura pi patetica che si fosse mai vista.
Elodie!, sibil Chaston.
Holly?, chiesi. La Holly che era in camera con Jenna Talbot?.
Anna, Chaston ed Elodie mi lanciarono un'occhiata perfettamente
coordinata, e non  un'impresa da tutti.
S, disse Anna cautamente. Come sai di lei?
Sono in stanza con Jenna,  stata lei a nominarla. Anche lei  una
strega oscura? Si  diplomata o ha lasciato la scuola?.
Adesso tutte e tre sembravano parecchio a disagio. Persino la
smorfia di disprezzo incollata sul viso di Elodie era stata sostituita
da un'espressione un po' scioccata.
Sei in camera con Jenna Talbot?, chiese.
L'ho appena detto?, risposi ironica, ma Elodie parve non essere
minimamente turbata dal mio tentativo di sarcasmo.
Stammi a sentire, disse afferrandomi un braccio. Holly non si
 diplomata e non ha lasciato la scuola.  morta.
Anna mi si affianc dall'altro lato, gli occhi spalancati e terrorizzati.
Ed  stata Jenna Talbot a ucciderla.


CAPITOLO 5

Quando qualcuno ti dice che qualcun altro  stato assassinato,
probabilmente ridere non  la reazione pi appropriata. Tanto perch
lo sappiate.
Tuttavia, ridere fu esattamente quello che feci io.
Jenna? Jenna Talbot l'ha uccisa? E come ha fatto? L'ha affogata
nel lucidalabbra rosa?
Lo trovi divertente?, chiese Anna accigliandosi appena.
Chaston ed Elodie mi stavano squadrando e io immaginai che la
mia momentanea ammissione nel loro club fosse stata appena revocata.
Be', s, pi o meno. Voglio dire..., mi affrettai a correggermi,
prima di vedere il fumo uscire dalle orecchie di Elodie, ...non il
fatto che una persona sia morta. Quello  terribile, perch... be',
lo sapete no, la morte....
Certo, lo sappiamo: bleah, disse Elodie alzando gli occhi al
cielo.
Ma l'idea che Jenna possa uccidere qualcuno effettivamente ...
divertente, conclusi malissimo.
Di nuovo l'occhiataccia coordinata. Ma si allenavano davanti allo
specchio?
Jenna  un vampiro, insist Chaston. Riesci a immaginare un
qualsiasi altro motivo per cui Holly avesse due fori sul collo quando
 morta?.
Adesso erano tutte e tre intorno a me, sembrava stessimo facendo
una riunione segreta. Fuori il sole del tardo pomeriggio
era sparito dietro le nuvole dense, e la stanza sembrava ancora
pi tetra e claustrofobica. Si sentiva gi il rumoreggiare dei tuoni
e percepivo quell'odore quasi metallico che c' sempre prima
di una tempesta.
Quando  arrivata Holly, due anni fa, abbiamo formato una congrega,
cominci Anna. Noi quattro eravamo le uniche streghe
oscure qui, e per fare una congrega abbastanza forte servono almeno
quattro persone, perci era ovvio che diventassimo amiche.
Poi l'anno scorso  spuntata fuori Jenna Talbot, e lei e Holly sono
diventate compagne di stanza.
E dopo un po', si inser Chaston, Holly non voleva pi uscire
con noi. Passava tutto il tempo con Jenna, ci escludeva. Quando le
abbiamo chiesto perch, ci ha risposto che Jenna era simpaticissima.
Cio, pi simpatica di noi.
Mi lanci uno sguardo con cui sottintendeva chiaramente che era
impossibile che esistesse qualcuno pi simpatico di loro tre.
Ma di, mormorai io.
Poi un giorno, a marzo, ho trovato Holly che piangeva in biblioteca,
disse Elodie. Non mi spieg il motivo, mi disse soltanto che
si trattava di Jenna.
E due giorni dopo, Holly era morta, concluse Chaston con voce
cupa e triste. Mi aspettavo di sentire il boato di un tuono, che immaginavo
dovesse assolutamente seguire un'affermazione del genere.
Ma l'unico suono era lo scrosciare leggero della pioggia.
L'hanno trovata nel bagno di sopra. La voce di Elodie era quasi
un sussurro. Era nella vasca, con due fori nel collo e praticamente
neanche una goccia di sangue in corpo.
A quel punto lo stomaco si spost da qualche parte sotto le mie
ginocchia, e riuscii letteralmente a sentire il cuore che mi pulsava
nelle orecchie. Non c'era da stupirsi che Jenna avesse reagito in maniera
strana quando avevo nominato la sua ex compagna di stanza.
Ma  orribile.
Gi. Lo , annu Chaston.
Ma....
Ma cosa?. Elodie ridusse gli occhi a una fessura.
Se sono tutti cos sicuri che sia stata Jenna, perch  ancora qui?
Il Consiglio non avrebbe dovuto impalettarla, o roba del genere?
Hanno mandato una persona, disse Chaston portandosi una
ciocca di capelli dietro l'orecchio. Ma il tizio ha detto che le ferite
di Holly non potevano essere state inferte dalle sue zanne. Erano
troppo... pulite.
Deglutii. Pulite?
I vampiri fanno un casino quando si nutrono, rispose Anna.
Tentai con tutte le mie forze di mantenere un'espressione impassibile
mentre dicevo: Be', ma se il Consiglio ha detto che non 
stata Jenna, allora non  stata lei. Sono certa che non permetterebbero
mai a un vampiro selvaggio di frequentare una scuola piena
di ragazzi Prodigium.
Elodie fu l'unica delle tre a incrociare il mio sguardo. Il Consiglio
si  sbagliato, disse in tono piatto. Holly viveva con un vampiro
ed  stata uccisa da qualcuno che le ha succhiato il sangue dal collo.
Chi altri potrebbe essere stato?.
Chaston e Anna continuavano a non guardarmi negli occhi. Qualcosa
non mi tornava. Non ero sicura del perch quelle ragazze fossero
cos decise a farmi credere che Jenna fosse un'assassina, ma io
non me la bevevo. Inoltre, l'ultima cosa che volevo fare il mio primo
giorno alla Hecate era rimanere invischiata in una guerra tra
streghe e vampiri.
Sentite, devo finire di disfare la valigia..., cominciai a dire, ma
Anna decise di cambiare tattica.
Lascia perdere la faccenda del vampiro per un attimo, Sophie.
Ascoltaci. La sua voce si trasform in una specie di piagnucolio.
Ci serve assolutamente una quarta strega per la nostra congrega.
Davvero, aggiunse Chaston. E possiamo insegnarti un sacco
di cose su cosa significa essere una strega oscura. Senza offesa, ma
credo che tu ne abbia bisogno.
Io, be', ci penser, okay?.
Mi voltai per andarmene, ma la porta si richiuse sbattendo a pochi
centimetri dal mio viso. Di colpo nella stanza prese a soffiare
un gran vento, che fece sbatacchiare le cornici appese alle pareti.
Quando mi girai verso le ragazze, tutte e tre mi sorridevano, con i
capelli sollevati intorno al viso, come se fossero sott'acqua.
L'unica lampada nella stanza ebbe un fremito e si spense. Notai
delle strisce di luce argentea che scorrevano sotto la pelle delle ragazze,
simili a linee di mercurio. Persino i loro occhi rilucevano.
Cominciarono a levitare, le punte dei loro mocassini d'ordinanza
della Hecate sfioravano appena il tappeto muschioso. Non sembravano
pi reginette del ballo o top model, erano streghe, e di quelle
pericolose.
Mentre tentavo di reprimere l'istinto di buttarmi in ginocchio
con le mani sopra la testa, mi chiesi se non fosse questo ci di cui
anche io ero realmente capace. Se non avessi perso tempo con
incantesimi da idioti, come quello per Felicia, avrei avuto anche
io quell'aspetto, con la pelle illuminata di luce argentea e le
pupille in fiamme? Il potere che sentivo emanare da loro mi trasmetteva
la sensazione di essere chiusa in quella stanza insieme a
un tornado, che da un momento all'altro mi avrebbe sparata fuori
attraverso la vetrata fino a quell'abominevole stagno. L'energia
in circolo era gi tale da frantumare il vetro di tre delle fotografie
incorniciate. Una piccola scheggia mi fer l'avambraccio, ma io
neanche me ne accorsi.
Poi, bruscamente come si era levato, il vento cess e le fotografie
tornarono ferme. Le tre ragazze davanti a me non avevano pi le
sembianze di divinit primordiali. Erano tornate a essere delle semplici
adolescenti, bench dall'aspetto favoloso.
Visto?, disse Anna con entusiasmo. Questo  ci che siamo
in grado di fare in tre. Pensa a cosa potremmo realizzare in
quattro.
Le fissai. In pratica avevo assistito al loro spot pubblicitario? Guarda!
Non siamo terrificanti? Diventa anche tu terrificante come noi!
Wow, dissi infine.  stato... be'. Impressionante.
Quindi, ci stai?, chiese Chaston.
Lei e Anna mi stavano ancora sorridendo, invece Elodie aveva distolto
lo sguardo e aveva l'aria annoiata.
Posso farvelo sapere pi in l?, domandai.
I sorrisi di Chaston e di Anna svanirono. Ve l'avevo detto, disse
Elodie.
Poi, come se di colpo io avessi smesso di esistere, se ne andarono.
Mi accasciai su una delle poltrone e tirai su le ginocchia fino al
mento, mentre guardavo la pioggia che si placava.
Fu l che Jenna mi trov, poco dopo la campanella che annunciava
la cena.
Sophie?, mi chiam infilando la testa nella porta.
Ehi. Abbozzai un sorriso.
Che dovette risultare piuttosto patetico, perch Jenna aggrott
subito le sopracciglia. Che succede?. Ma prima che potessi raccontarle
delle streghe testimonial della Clinique, Jenna attacc a
parlare. Parlava cos velocemente che potevo quasi vedere le parole
che si affastellavano davanti alla sua bocca. Senti, mi dispiace
davvero per prima. Non erano affari miei.
No, no, dissi alzandomi in piedi. No, Jenna, tu non c'entri
niente. Sul serio. Tra di noi  tutto a posto.
Vidi il sollievo dipingersi sul suo volto. Poi rivolse lo sguardo a
terra. Accadde cos in fretta che non potei esserne sicura, ma mi
sembr di vedere i suoi occhi scurirsi per una frazione di secondo.
Mi guardai il braccio e vidi il taglio che mi aveva procurato la
scheggia di vetro volante.
Giusto. Me l'ero dimenticato. Era pi profondo di quanto pensassi.
E adesso, guardando a terra, scorsi diverse gocce del mio sangue
che macchiavano il tappeto.
Alzai lo sguardo su Jenna, che stava chiaramente tentando di non
fissare il mio braccio.
Uno sgradevole pizzicore mi si diffuse alla base del collo.
Oh, questo, dissi coprendo la ferita. S, stavo guardando le
foto e un paio sono cadute. Il vetro si  rotto e io mi sono tagliata.
Sono proprio imbranata.
Ma Jenna si era gi voltata verso il muro e si era accorta che nessuna
cornice era caduta, ce n'erano solo tre con il vetro frantumato.
Fammi indovinare, disse in tono gentile, hai giocato il tuo
primo round con la Trinit.
Con chi?, dissi penosamente, sforzandomi di ridere. Non so
neanche....
Elodie, Anna e Chaston. E il fatto che tu non voglia raccontarmelo
significa che devono averti detto di Holly.
Fantastico. La mia unica opportunit di stringere amicizia era destinata
a fallire qualsiasi cosa facessi?
Jenna, cominciai a dire, ma adesso era il suo turno di interrompermi.
Ti hanno detto che ho ucciso io Holly?.
Non risposi e lei emise un suono che credo volesse essere una risata
sarcastica, ma si capiva benissimo che stava tentando di frenare
le lacrime.
Certo, perch io sono un mostro che non sa controllarsi e che
 capace di divorare persino... la sua migliore amica. Gli angoli
della sua bocca presero a tremare leggermente. Loro hanno a che
fare con roba davvero oscura, il mostro per sono io, continu.
Che vuoi dire?.
Torn a fissarmi per un istante, prima di distogliere di nuovo lo
sguardo. Non lo so, mormor. Holly ha accennato a qualcosa.
Qualche incantesimo che stavano tentando di fare per acquisire pi
potere, o roba del genere.
Ripensai a quelle tre che fluttuavano sopra il tappeto, con la pelle
in fiamme. Qualsiasi roba stessero tentando di fare, evidentemente
funzionava.
Jenna tir su col naso. Mi dispiaceva per lei, ma non riuscivo a
smettere di pensare all'espressione che le avevo visto in faccia poco
prima.
Quella era fame.
Allontanai quel pensiero e mi avvicinai a lei. Che vadano al diavolo.
Okay, non dissi esattamente andare al diavolo, ma certe volte
le parolacce ci vogliono, e questa era una di quelle volte. Jenna
spalanc gli occhi e apparve attraversata da un'ondata di sollievo.
Puoi dirlo forte. Annu in maniera cos decisa che scoppiammo
entrambe a ridere.
Mentre ci dirigevamo verso la sala mensa le lanciai un'occhiata:
stava blaterando qualcosa sulla torta alle noci pecan, che era squisita.
Riflettei su quelle tre ragazze e su quanto si sbagliavano. Era
impossibile che Jenna fosse capace di fare del male a qualcuno.
Ma mentre ridevo alla sua estatica descrizione della torta, sentii
un piccolo brivido alla base della spina dorsale, ripensando ai suoi
occhi che fissavano il mio sangue mentre colava sul tappeto.


CAPITOLO 6

La sala mensa era un luogo piuttosto bizzarro. Avevo sentito dire
che prima era una sala da ballo, perci mi aspettavo qualcosa di
lussuoso: lampadari di cristallo, parquet di legno scuro, pareti fatte
di specchi... la sala da ballo delle favole, insomma.
Invece aveva lo stesso aspetto decadente del resto dell'edificio.
Certo, c'erano i lampadari, ma erano coperti da quelli che sembravano
enormi sacchi della spazzatura. E c'era anche una parete di
specchi, ma era nascosta da ampi drappi che si alzavano dal pavimento
al soffitto.
La mensa in s era un guazzabuglio di tavoli di ogni forma e grandezza
ammassati nell'enorme stanza. C'era un gigantesco tavolo
ovale di legno di quercia, e subito accanto uno di formica e acciaio
che pareva rubato da una tavola calda. C'era persino un tavolo da
picnic. Ma i capi della scuola non erano streghe? Davvero non esisteva
una specie di incantesimo crea-mobili, o qualcosa di simile?
Poi per individuai il lungo tavolo basso su cui era disposto il cibo:
enormi scodelle ricolme di gamberi, padelle fumanti piene di
pollo arrosto, giganteschi recipienti che contenevano maccheroni
con formaggio filante.
Lanciai uno sguardo all'imponente torta al cioccolato, alta almeno
un metro, ricoperta di glassa alla crema e di succose fragole
rosse.
Il banchetto c' solo perch  il primo giorno, la avvis Jenna.
Quando ebbi riempito per bene il mio piatto, Jenna e io ci guardammo
intorno alla ricerca di un posto dove sederci. Vidi Elodie,
Chaston e Anna sedute a un tavolo di vetro a un'estremit della
stanza, e immediatamente cercai un posto il pi lontano possibile
da loro. Ce n'erano un paio liberi quasi a ogni tavolo, e io sentivo
la voce di mia madre dire: Forza, Sophie, per favore. Fai almeno
un tentativo di conoscere gente nuova.
Ma mamma non era davvero l e neanche Jenna mi sembrava
dell'umore giusto per socializzare. Alla fine scovai un piccolo tavolino
bianco vicino alla porta e lo indicai a Jenna.
Sembrava di quelli che usano le bambine per giocare alle signore
che prendono il t, ma era l'unico da due e a caval donato...
Mi sedetti su una delle minuscole sedie bianche. Urtai il bordo del
tavolo con le ginocchia e Jenna scoppi a ridere.
Mentre divoravo il cibo delizioso che avevo nel piatto, chiesi a Jenna
informazioni sulle persone presenti in sala. Cominciai dall'enorme
tavolo d'ebano che si trovava a un capo della stanza sopra una
piattaforma rialzata. Era chiaramente quello degli insegnanti, il pi
bello e anche il pi grande. Accanto a Mrs Casnoff, che piluccava
la sua insalata seduta a capotavola, c'erano altri cinque adulti, due
uomini e tre donne. L'insegnante fata fu facile da individuare grazie
alle ali, e Jenna mi disse che l'omone seduto accanto a lei era Mr
Ferguson, mutaforma.
Alla sua destra c'era una donna giovane, con i capelli di un colore
acceso vicino al rosso e occhiali spessi come quelli di Jenna. Aveva
la pelle cos chiara che immaginai si trattasse dell'insegnante vampiro
che Mrs Casnoff aveva nominato prima, poi per Jenna mi disse
che era la signora East, strega bianca.
Il vampiro  quello accanto a lei, disse Jenna con la bocca piena
di torta. Indic un tizio molto carino, sui trent'anni, con i capelli
neri e ricci. Lord Byron.
Sbuffai. Di, ma devi essere fuori di brutto per farti chiamare come
un poeta morto!.
Jenna si limit a fissarmi. No,  il vero Lord Byron.
Fu il mio turno di fissarla. Ma di! Cio, quello di She Walks in
Beauty... eccetera eccetera?  un vampiro?
Gi, conferm Jenna. Fu trasformato mentre stava morendo
in Grecia. In realt il Consiglio l'ha tenuto prigioniero per un
sacco di tempo, perch  un tipo un po' strano. Continuava a dire
che voleva tornare in Inghilterra e trasformare tutti quanti in
vampiri. Quando l'hanno liberato gli hanno imposto di fare l'insegnante
qui.
Wow. Emisi un leggero sospiro, mentre osservavo il tipo su cui
avevo scritto una relazione l'anno prima guardare la sala con occhi
sprezzanti. Quanto pu fare schifo essere immortali e dover passare
l'eternit qui?.
Mi ricordai con chi stavo parlando. Scusa, dissi abbassando gli
occhi sul cibo.
Non preoccuparti, disse Jenna infilandosi in bocca un'altra forchettata
di torta. Non ho in programma di passare il resto della
mia lunghissima vita qui alla Hecate, credimi.
Volevo chiedere a Jenna qualcosa di pi su come ci si sentisse sapendo
di poter vivere per sempre. Cio, i vampiri sono gli unici
Prodigium ad avere questa prerogativa. Anche le fate si spengono
prima o poi, e le streghe e i mutaforma hanno una vita lunga quanto
quella delle persone normali.
Invece indicai la donna alta con i capelli castani e ondulati seduta
all'altro capo del tavolo rispetto a Mrs Casnoff.
Quella chi ?.
Jenna alz gli occhi al cielo e gemette. Uff. La signora Vanderlyden.
O Vandy, come la chiamano tutti. Non davanti a lei, si
affrett ad aggiungere. Fallo e la tua punizione sar eterna.  una
strega oscura, o almeno lo era. Il Consiglio le ha tolto i poteri anni
fa. Adesso  una specie di supervisore del nostro dormitorio e insegna
educazione fisica, o meglio, l'equivalente di educazione fisica
qui alla Hex.  incaricata di vigilare sul rispetto delle regole e tutto
il resto. Ed  assolutamente perfida.
Porta il cerchietto, dissi. Anche io avevo indossato dei cerchietti
in passato, ma era stato quando avevo pi o meno sette anni. Il
pensiero di metterne uno da adulta era semplicemente desolante.
Lo so. Jenna scosse la testa. Abbiamo sviluppato una teoria
per cui quello  il suo portale portatile per l'inferno. Sai, lo allarga
e ci passa attraverso ogni volta che ha bisogno di ricaricare la sua
perfidia.
Scoppiai a ridere, pur chiedendomi se Jenna non stesse dicendo
sul serio.
C' anche un custode, aggiunse lei. Callahan, ma lo chiamiamo
tutti Cal. Non mi pare che ci sia stasera.
Passammo agli studenti. Scorsi Archer seduto a un tavolo con un
gruppo di altri ragazzi. Ridevano tutti per qualcosa che stava raccontando.
Sperai che non fosse la storia del Cagnaccio!.
E quel ragazzo?, chiesi con ostentata noncuranza.
Archer Cross, bad boy e rubacuori della scuola. Stregone. Tutte
le ragazze qui sono un po' innamorate di lui. Gestione della cotta
per Archer Cross dovrebbe diventare un nuovo corso.
E tu?, le chiesi. Anche tu hai una cotta per lui?.
Jenna mi scrut per un istante prima di rispondere. Non  esattamente
il mio tipo.
Cio, non ti piacciono i ragazzi alti, scuri e carini?
No, disse piano. Non mi piacciono i ragazzi.
Oh, fu il massimo che riuscii a dire. Non avevo mai avuto amici
gay. In realt il punto era sempre che non avevo mai avuto molti
amici in generale.
Continuando a guardare Archer dissi: Be', prima ho tentato di
ucciderlo.
Quando Jenna si fu ripresa dal t che le era andato di traverso fino
a uscirle quasi dal naso, le raccontai tutta la storia.
Mrs Casnoff non mi  parsa molto entusiasta di lui, dissi.
No, non credo lo sia. Archer era sempre nei guai l'anno scorso.
Poi ha mollato la scuola a met anno per quasi un mese e hanno
cominciato a girare delle voci. La gente pensava che fosse andato
a Londra.
E perch? Per farsi un giro sugli autobus rossi a due piani?.
Jenna mi rivolse uno sguardo divertito. No, a Londra c' la sede
del Consiglio. Tutti pensavano che ci fosse andato per la Rimozione.
Avevo letto qualcosa in proposito in uno dei libri di mamma. Si
trattava di un potente rituale che toglieva i poteri magici. Ma solo
uno su cento sopravviveva. Nessuno vi si era mai sottoposto volontariamente.
E perch l'avrebbe fatto?, chiesi.
Lui e Holly erano... molto intimi, e lui era distrutto dopo la sua
morte. Un paio di persone hanno riferito di averlo sentito dire alla
Casnoff che odiava ci che era, che voleva essere normale e roba
cos.
Oh, dissi. Quindi lui e Holly stavano insieme?
S, si pu dire cos.
Era chiaro che non avrei tirato fuori altro da Jenna sull'argomento,
perci osservai: Be', a quanto pare non ha subito la Rimozione.
Ha ancora i suoi poteri.
S, il potere di farti cadere ai suoi piedi, disse Jenna sghignazzando.
Le lanciai un panino, ma prima che potesse rispondere al fuoco
Mrs Casnoff si alz in piedi. Sollev le mani sopra la testa e la stanza
si fece immediatamente tranquilla e silenziosa, come se avesse
lanciato un incantesimo.
Studenti, biascic. La cena  terminata. A meno che questa
non sia la vostra prima notte alla Hecate, vi prego di uscire dalla
sala. Gli altri restino pure seduti.
Jenna mi rivolse uno sguardo solidale e port via i nostri piatti vuoti.
Mi dispiace in anticipo per ci che stai per vedere.
Cosa?, le chiesi mentre la mensa cominciava a svuotarsi. Cosa
sta per succedere?.
Jenna scosse la testa. Diciamo che forse ti pentirai di aver mangiato
quella seconda fetta di torta.
Oh mio Dio. Pentirsi di aver mangiato una torta? Qualsiasi cosa
stesse per accadere doveva essere di una malvagit inaudita.
Gli studenti erano in fila per uscire, quando la voce di Mrs Casnoff
risuon nella sala. Cross? Dove stai andando?.
Archer era a pochi passi da me, diretto verso la porta. Notai che
teneva per mano Elodie. Interessante. Ovviamente era del tutto
sensato che le due persone che mi avevano gi manifestato il loro
odio stessero anche insieme.
Archer fiss Mrs Casnoff da un capo all'altro della sala. Questo
non  il mio primo anno, disse. La fila fuori dalla porta si era
bloccata e le facce curiose di tutti quanti erano puntate su Archer.
Elodie gli mise una mano sulla spalla, con l'altra continuava a stringerlo
come se fosse un premio vinto a carnevale.
L'ho gi vista quella robaccia, insist.
L'insegnante mutaforma, Mr Ferguson, si alz in piedi. Modera
il linguaggio!, ringhi.
Ma gli occhi di Archer erano fissi su Mrs Casnoff, che sembrava
tranquilla e serena.
Tuttavia non credo che il messaggio sia penetrato a sufficienza,
rispose ad Archer. Gli indic la sedia lasciata vuota da Jenna. Prego,
siediti.
Fui certa che avesse borbottato tutta una serie di parole irripetibili
prima di afferrare la sedia di fronte a me. Ehi, ciao, Sophie.
Serrai i denti. Ciao. Cos' questa storia?.
Archer si accomod sulla sedia con un'espressione tetra in volto.
Oh, lo vedrai.
Poi si fece buio.


CAPITOLO 7

Nel momento in cui le luci si spensero, mi aspettai la solita reazione
di quando un insegnante oscurava la classe a scuola: risate, ooooh,
fruscio di vestiti e cigolio di sedie a indicare che i ragazzi si stringevano
l'uno all'altra, probabilmente per pomiciare. Invece la sala rimase
silenziosa. D'altra parte, eravamo rimasti giusto una ventina.
Sentii Archer sospirare accanto a me. Fa sempre una strana sensazione
stare seduta accanto a un ragazzo al buio, anche se  uno che
non ti piace. Non potevo vederlo, ma percepivo chiaramente il suo
respiro, i suoi movimenti sulla sedia e persino il suo odore (devo
ammettere che sapeva di pulito e sapone).
Stavo per chiedergli di nuovo cosa stesse per accadere, quando
un piccolo riquadro di luce si accese a un capo della sala, accanto
a Mrs Casnoff. Il riquadro si ingrand sempre di pi, fino a raggiungere
pi o meno le dimensioni di uno schermo del cinema.
Rimase sospeso in aria, vuoto e luminoso, finch piano piano non
cominci a delinearsi un'immagine, come una fotografia in fase
di sviluppo. Era un ritratto in bianco e nero di un gruppo di uomini
dallo sguardo serio che indossavano gli abiti neri e i cappelloni
dei puritani.
Nel 1692 due streghe di Salem, nel Massachusetts, dopo aver
acquisito i poteri, scatenarono il panico uccidendo diciotto esseri
umani innocenti, cominci a spiegare Mrs Casnoff. Un gruppo
di stregoni che abitava dalle parti di Boston scrisse agli stregoni e
alle streghe di Londra, creando cos il Consiglio. Si sperava che,
grazie alle sue strutture e alle sue risorse, il Consiglio fosse in grado
di controllare meglio le attivit magiche e prevenire altre tragedie
come quella.
L'immagine sbiad e si trasform nel ritratto di una donna dai
capelli rossi che indossava un abito di satin verde con un'enorme
gonna a crinolina.
Questa  Jessica Prentiss, prosegu Mrs Casnoff. La sua voce
sembrava riempire l'enorme sala. Era una strega bianca di New
Orleans, incredibilmente potente. Nel 1876 sua sorella minore,
Margaret, mor mentre il Consiglio la privava dei suoi poteri, perci
Miss Prentiss propose l'idea di una specie di casa di sicurezza,
un posto in cui le streghe dai poteri potenzialmente pericolosi potessero
vivere in pace.
Il ritratto svan, lasciando il posto alla vecchia fotografia che avevo
visto prima, quella della scuola nel 1903.
Ci vollero quasi trent'anni, ma il suo sogno si realizz finalmente
nel 1903, continu Mrs Casnoff. Nel 1923 il Consiglio estese
il diritto di frequentare la Hecate anche ai mutaforma e alle fate.
Non una parola sui vampiri, ovviamente.
Non  poi cos male, bisbigliai ad Archer.  solo una lezione
di storia.
Lui scosse leggermente la testa. Aspetta e vedrai.
Nel 1867 il Consiglio realizz di aver bisogno di un posto dove
istruire e forgiare i giovani Prodigium che usavano i loro poteri senza
rispettare il livello appropriato di discrezione. Una scuola in cui
avrebbero imparato di pi sulla storia dei Prodigium e sulle terribili
conseguenze dell'esibire le proprie abilit di fronte agli umani.
E fu cos che nacque Hecate Hall.
Riformatorio per mostri, borbottai a bassa voce, guadagnandomi
una risata sorda da parte di Archer.
Signorina Mercer, disse Mrs Casnoff facendomi sobbalzare. Temevo
che volesse sgridarmi per aver parlato, invece mi chiese: Sa
dirci chi  Hecate?
Ehm, s. La dea greca della stregoneria.
Mrs Casnoff annu. Esatto. Ma  anche la divinit dei crocevia.
Ed  precisamente qui che vi trovate in questo momento, ragazzi.
Ora, Mrs Casnoff abbass la voce, una piccola dimostrazione.
Eccoci qua, mormor Archer.
Una piccola luce comparve di nuovo sulla parete di fondo, ma
questa volta non si tramut in uno schermo. Assunse invece la forma
di un uomo anziano, forse sulla settantina. Lo si sarebbe potuto
scambiare per una persona in carne e ossa, se non fosse stato
per il lieve scintillio che emanava e che lo faceva risplendere nella
stanza buia. Indossava una salopette e una camicia a quadri, e aveva
un cappello marrone calcato davanti agli occhi. Nella mano destra
teneva una falce. Per un istante rimase immobile, poi si volt e
cominci a roteare la falce vicino al pavimento, come se stesse tagliando
dell'erba, che per non c'era. Era... inquietante. Era come
se stessimo guardando un film, solo in versione live.
Questo  Charles Walton, annunci Mrs Casnoff. Era uno stregone
bianco di un villaggio inglese di nome Lower Quinton. Un
tipo solitario, che guadagnava un misero scellino all'ora tagliando
le siepi di un contadino del posto. Oltre a questo, praticava semplici
incantesimi per la gente di Lower Quinton: pozioni contro la
gotta, occasionalmente un incantesimo d'amore... sciocchezzuole
innocue. Poi per, nel 1945, al villaggio un raccolto and male.
Mentre parlava, altre figure cominciarono a materializzarsi accanto
all'uomo. Erano quattro in tutto: avevano l'aria di persone normali,
con indosso cardigan e scarpe robuste. Due mi davano le spalle, ma
riuscivo a vedere bene una donna bassa e tarchiata, con le guance
rosee e i capelli grigio ferro, e anche un tizio magrolino con in testa
un copricapo bordeaux completo di paraorecchie. Sembravano le
figurine disegnate sulle confezioni dei biscotti. Entrambi avevano
in volto un'espressione cupa e paurosa, e il tizio magro aveva in
mano un forcone.
La gente di Lower Quinton decise di incolpare Charles per il raccolto
perduto e... be', potete vedere da soli come and a finire.
L'uomo con il forcone si lanci in avanti e afferr il vecchio per
un gomito, facendolo voltare. L'uomo anziano era terrorizzato e io,
pur sapendo cosa stava per accadere, non riuscivo a distogliere lo
sguardo. Avrei visto benissimo quelle persone in una cucina a preparare
una torta o a sorseggiare del t, invece le osservai buttare a
terra il vecchio, poi il tizio magro gli affond il forcone nel collo.
Pensai che qualcuno si sarebbe di sicuro messo a strillare, o avrebbe
cominciato a piangere o magari sarebbe svenuto. Invece parevano
tutti impietriti, come lo ero io. Persino Archer aveva smesso di
agitarsi sulla sedia. Adesso era appoggiato all'indietro, con i gomiti
sulle ginocchia e le mani strette a pugno.
La donna con l'aspetto da nonnina si chin accanto al corpo e raccolse
la falce, e proprio quando stavo effettivamente per pentirmi
della seconda fetta di torta, la scena di fronte a noi scintill e spar.
Mrs Casnoff ci raccont la parte che non avremmo visto. Dopo
averlo ucciso, gli abitanti del villaggio incisero dei simboli sul cadavere
di Mr Walton, sperando in quel modo di scacciare la sua magia
cattiva. Per cinquant'anni Charles Walton aveva aiutato la gente
del suo villaggio, e questa fu la sua ricompensa.
Di colpo la sala si riemp di immagini e suoni. Alle spalle di Mrs
Casnoff una famiglia di vampiri veniva impalettata da un gruppo
di uomini vestiti di nero. Riuscii persino a sentire l'orribile suono,
simile a un bacio con lo schiocco, del paletto che perforava i
loro petti.
Alla mia sinistra sentii invece il crepitare di una pistola e istintivamente
mi abbassai, mentre un licantropo crollava a terra crivellato
dai proiettili d'argento sparati da una vecchia signora che indossava,
tra tutti i capi d'abbigliamento possibili, una vestaglia rosa.
Era come essere catapultati dentro un film dell'orrore, e quelle
scene erano ovunque. Al centro della stanza vidi due fate, entrambe
con le ali grigie e traslucide, costrette a inginocchiarsi davanti a tre
uomini con delle vesti marroni. Mentre le fate urlavano, intorno ai
loro polsi furono strette delle catene di ferro che immediatamente
ustionarono loro la pelle, riempiendo la stanza di un odore che ricordava
in maniera inquietante quello di un barbecue.
Mi si secc la bocca, al punto che sentivo la lingua incollata ai
denti. Per questo non riuscii a emettere alcun suono quando una
forca piena di streghe impiccate prese a innalzarsi da terra proprio
accanto a me.
Invece di materializzarsi lentamente nell'aria come le altre immagini,
questa era spuntata fuori dal pavimento come un pupazzo a
molla. I corpi delle streghe sobbalzarono e cominciarono a dondolare
dai cappi, i loro volti erano viola, le lingue sporgevano dalle
labbra gonfie. Sentivo delle urla, ma non sapevo se si trattasse dei
miei compagni o delle immagini. Volevo coprirmi gli occhi, ma sentivo
le mani pesanti e sudate, e avevo il cuore in gola.
Poi percepii qualcosa di caldo posarsi sul dorso della mia mano.
Distolsi lo sguardo dai corpi ballonzolanti e vidi che Archer
mi aveva coperto le mani con le sue. Fissava le streghe a testa alta
e a quel punto mi resi conto che non c'erano solo donne. Tra gli
impiccati c'erano anche degli stregoni. Senza riflettere, intrecciai
le dita alle sue.
Poi, quando ormai ero certa di non poter pi trattenere la nausea,
le immagini svanirono e le luci in sala si riaccesero.
Mrs Casnoff era in piedi in fondo alla stanza e sorrideva serena,
ma quando parl, la sua voce era fredda e dura. Ecco perch tutti
voi siete qui. Questo  ci che ciascuno di voi ha rischiato ogni
volta che ha usato i suoi poteri in presenza degli umani. E per cosa,
poi?. Si guard intorno. Per essere accettati da loro? Per vantarvi?.
I suoi occhi si fermarono su di me un istante prima di proseguire.
Siamo stati perseguitati fino alla morte dagli umani, che
sarebbero pi che felici di usare i nostri poteri se solo ne fossero
in grado. E quello che avete appena visto.... Fece un ampio gesto
con la mano, e mi sembr quasi di vedere di nuovo le streghe impiccate,
con gli occhi velati e le labbra blu. ... solo quello che ci
hanno fatto le persone normali. Niente in confronto alle azioni di
coloro che si prefiggono come scopo della propria esistenza l'eliminazione
della nostra specie.
Il mio cuore continuava a martellare, ma il mio stomaco almeno
era tornato nei ranghi. Accanto a me, Archer aveva ripreso a dimenarsi,
perci immaginai che si sentisse meglio anche lui.
Mrs Casnoff agit di nuovo la mano e, come prima, altre immagini
spuntarono dietro di lei, solo che questa volta erano fotografie e
non scene di un film infernale. Esiste un gruppo che si fa chiamare
l'Alleanza, disse con aria piuttosto annoiata indicando con un
cenno un gruppo di uomini e donne dall'aspetto anonimo, che indossavano
dei completi. Pensai che il suo tono fosse un po' troppo
sprezzante, considerando che lei lavorava per un consiglio che si
faceva chiamare il Consiglio, per dovevo ammettere che l'Alleanza
come nome faceva davvero pena.
L'Alleanza  formata da membri di diverse agenzie governative,
dipendenti da vari governi. Fortunatamente, di solito sono cos
impelagati nelle faccende burocratiche da non costituire quasi mai
una seria minaccia.
La fotografia svan, sostituita da quella di un trio di donne con
i capelli del rosso pi acceso che avessi mai visto. Poi, naturalmente,
ci sono le Brannick. Un'antica famiglia irlandese che combatte
i mostri - cos ci chiamano - dai tempi di san Patrizio. Attualmente
a portare avanti la tradizione di famiglia sono Aislinn
Brannick e le sue due figlie, Finley e Isolde. Loro sono un po' pi
pericolose: una loro antenata era Maeve Brannick, una strega bianca
incredibilmente potente che rinneg la sua razza per unirsi alla
Chiesa. Perci loro sono dotate di un potere maggiore rispetto
agli umani normali.
Agit di nuovo la mano e le tre donne scomparvero.
Infine c' il nostro nemico pi potente, prosegu Mrs Casnoff.
Mentre parlava, sopra la sua testa si deline un'immagine. Mi ci
volle un minuto per realizzare che si trattava di un occhio. Ma non
un occhio normale, era pi una specie di tatuaggio stilizzato, completamente
nero a eccezione dell'iride, che era dorata.
L'Occhio di Dio, disse. Sentii un sospiro collettivo levarsi dalla
sala.
Che cos'?, sussurrai ad Archer.
Lui si volt. Sulle sue labbra aleggiava di nuovo il sorriso sarcastico
di quel pomeriggio, perci immaginai che il nostro momento
di solidariet fosse finito. Archer conferm la mia impressione
dicendo: Non sei capace di fare un incantesimo bloccante e non
hai mai sentito parlare dell'Occhio? Ma che razza di strega sei?.
Avevo pronta una risposta incredibilmente acida che chiamava in
causa sua madre e la marina americana, ma prima che potessi sputarla
fuori Mrs Casnoff disse: L'Occhio di Dio  la principale minaccia
per ogni Prodigium. Il gruppo ha sede a Roma e il loro scopo
dichiarato  eliminare la nostra razza dalla faccia della Terra. Si
considerano una sorta di santi cavalieri, mentre noi siamo il male
che bisogna sradicare. Soltanto l'anno scorso questo gruppo  stato
responsabile della morte di pi di un migliaio di Prodigium.
Fissai l'Occhio e sentii i capelli che mi si rizzavano alla base del
collo. Adesso ricordavo perch mi sembrava cos familiare. L'avevo
visto una volta in uno dei libri di mamma. Avevo circa tredici anni e
lo stavo sfogliando annoiata, ammirando i ritratti patinati delle streghe
famose. Poi avevo voltato una pagina e avevo visto l'immagine
dell'esecuzione di una strega in Scozia, intorno al 1600. Il disegno
era cos truculento che non riuscivo a smettere di guardarlo. Ricordavo
ancora la figura della strega distesa di schiena su una tavola
di legno. I suoi capelli biondi ricadevano fino a terra, e sul suo volto
era dipinta un'espressione di terrore. In piedi accanto a lei c'era
un uomo dai capelli scuri con in mano un coltello d'argento. Era a
petto nudo e proprio sopra il cuore aveva un tatuaggio, un occhio
nero con l'iride dorata.
In passato siamo riusciti a far fronte a questi gruppi, anche perch
erano separati e in lotta gli uni con gli altri. Adesso ci  giunta
voce che stiano per stringere una sorta di pace. Se questo accade....
Sospir. Be', diciamo solo che non possiamo permettere
che succeda.
L'Occhio svan e Mrs Casnoff batt le mani. Bene. Basta cos.
Domani  una giornata importante per tutti, perci potete andare.
Le luci si spengono tra mezz'ora.
Il suo tono era cos allegro e sbrigativo che mi domandai se per
caso non avessi solo immaginato la parte in cui praticamente ci aveva
detto che stavamo tutti per morire. Ma dopo essermi guardata
intorno, notai che i miei compagni erano in stato di choc e confusi
quanto me.
Bene, disse Archer battendosi le mani sulle cosce. Questa s
che  stata una sorpresa.
Prima che potessi chiedergli di che cosa stesse parlando, si alz e
spar tra gli altri studenti.


CAPITOLO 8

Dovetti praticamente mettermi a correre per raggiungere Archer,
che procedeva a grandi passi grazie alle sue gambe lunghe.
Quando lo raggiunsi, era ormai a met della scala.
Cross!, lo chiamai. Non me la sentivo di dire ad alta voce Archer.
Mi dava l'idea di un'opera teatrale, atto primo, scena terza:
Archer! Vecchio mio, troviamo un posticino tranquillo per un
buon t.
Lui si ferm sulle scale e si volt verso di me. Strano ma vero, non
stava sogghignando.
Mercer, rispose mentre io alzavo gli occhi al cielo.
Be', cosa intendevi quando hai detto che  stata una sorpresa?
Pensavo avessi gi visto lo spettacolo.
Archer scese un paio di scalini. S, rispose quando era ormai
a pochi passi da me. Tre anni fa, quando ne avevo quattordici. Il
mio primo anno qui. Ma era diverso.
In che senso diverso?.
Scroll le spalle, come se la giacca fosse diventata improvvisamente
troppo pesante. La parte di Charles Walton c'era, a quanto pare
 la loro preferita. E c'era il licantropo colpito dai proiettili e forse
anche un paio di fate in fiamme. Ma non c'erano tutte quelle immagini.
E non tutte insieme in quel modo.
Mi guard come se mi stesse valutando. Niente streghe e stregoni
impiccati. Devo ammettere che sono rimasto impressionato.
Impressionato da cosa?
Quando ho visto quello spettacolo tre anni fa sono dovuto correre
nel bagno l in fondo. Indic una piccola porta dall'altra parte
dell'atrio. A vomitare l'anima. Quello che abbiamo visto stasera
era molto peggio, e tu non sei nemmeno impallidita. Sei pi dura
di quanto pensassi.
Lottai contro l'istinto di scoppiare a ridere. Il mio viso magari gli
era apparso calmo, ma il mio stomaco era ancora sottosopra. Mi
trastullai per un attimo al pensiero dei miei organi appesi al contrario
e rivolsi ad Archer quello che speravo sembrasse uno sguardo
di fredda indifferenza.  che non credo a tutta quella roba.
Lui inarc un sopracciglio, suscitando la mia invidia. Io non c'ero
mai riuscita. Alla fine alzavo sempre tutte e due le sopracciglia e
sembravo sorpresa o spaventata, invece di assumere un'aria ironica.
Non credi a che cosa?
A tutta quella storia degli uomini che non vedono l'ora di ucciderci
nei peggiori modi possibili.
Mi pare che la storia sostenga questa ipotesi in maniera piuttosto
convincente, Mercer. Cavolo, gli umani hanno fatto fuori migliaia
di persone della loro specie nel tentativo di arrivare a noi.
S, ma  accaduto nel passato, ribattei. Ai tempi in cui si pensava
che trivellarsi la testa o farsi succhiare il sangue curasse le malattie.
Gli umani sono pi illuminati, adesso.
Ne sei sicura?. Ecco, sogghignava di nuovo. Forse doveva
sogghignare almeno ogni mezz'ora, altrimenti gli faceva male la
faccia.
Senti, dissi. Mia mamma  umana, okay? E adora i Prodigium.
Non farebbe mai del male a nessuno di loro. Ha persino....
A nessuno degli amici di sua figlia.
Cosa?.
Fece un sospiro e si gett la giacca sopra la spalla, tenendola appesa
alla punta dell'indice. Pensavo che lo facessero solo i modelli
di GQ. Tua mamma sar anche una persona fantastica, ma credi
davvero che nutrirebbe tutti quei buoni sentimenti verso le streghe
se non ne avesse cresciuta una?.
Volevo rispondere di s. Davvero. Ma non aveva tutti i torti. Mia
mamma era diventata un'esperta di mostri per il mio bene, ma non
aveva forse lasciato mio padre un istante dopo che lui le aveva rivelato
cos'era veramente?
Hai ragione, disse Archer in tono pi gentile. Gli umani non
sono pi come una volta. Ma quelle immagini erano reali, Mercer.
Gli umani avranno sempre paura di noi. Ci invidieranno sempre i
nostri poteri e sospetteranno delle nostre intenzioni.
Non tutti, dissi, ma la mia voce suon fiacca mentre ripensavo
a Felicia che urlava isterica:  stata lei!  una strega!.
Archer scroll di nuovo le spalle. Forse no. Ma tu hai sempre
vissuto con un piede in un mondo e uno nell'altro, e non puoi pi
farlo. Adesso sei alla Hecate.
Le sue parole mi colpirono. Non mi ero resa conto di essere diversa.
Quasi tutti i Prodigium vivevano in casa con due genitori simili
a loro. E alcuni dei ragazzi che erano l avevano avuto a malapena
qualche contatto con gli umani da quando avevano acquisito i poteri.
Nonostante i dubbi che mi attanagliavano, cominciai a dire:
S, ma....
Arch!.
Elodie era in piedi sul pianerottolo sopra di noi, con una mano sul
fianco praticamente inesistente. Di solito, quando scene di questo
genere accadono nei film, la fidanzata guarda male l'altra ragazza,
verde d'invidia, ma dal momento che Elodie era una dea e io... be',
no, non mi pareva affatto che si sentisse minacciata. Annoiata, pi
che altro.
Ti raggiungo, El, le grid Archer. Lei esegu la combinazione
alzata d'occhi-capello svolazzante-mano per aria che solo le ragazze
carine riescono a fare quando si arrabbiano con il loro fidanzato,
e se ne torn al terzo piano. Ebbi l'impressione che facesse
ondeggiare un po' troppo i fianchi mentre camminava, ma ehi, 
solo la mia opinione!
Arch?, domandai quando se ne fu andata, tentando di fare
quella cosa del sopracciglio. Come al solito non funzion e probabilmente
assunsi una specie di espressione sbigottita.
Ci vediamo, Mercer, fu la sua unica risposta. Ma mentre si voltava
per andarsene non riuscii a trattenermi e sbottai: Credi che a
volte possano avere ragione?.
Lui si gir di nuovo verso di me. Chi?
Quella gente. L'Alleanza e quelle ragazze irlandesi. E l'Occhio,
risposi. Voglio dire, quello che abbiamo visto era terribile, ma non
ci sono anche Prodigium pericolosi?.
Ci fissammo negli occhi per qualche istante. All'inizio pensai
che si fosse arrabbiato, poi capii che nel suo sguardo non c'era
rabbia. Era pi... non so... come se mi stesse studiando o qualcosa
del genere.
Sentii uno strano calore partire dallo stomaco e salire fino alle
guance. Non so se lui lo not, ma mi sorrise. Questa volta era un
vero sorriso, e il respiro mi rest intrappolato nel petto. Era la
stessa sensazione che avevo provato in quarta elementare, quando
Suzie Strelzyck mi aveva sfidata ad arrivare a toccare il fondo nella
piscina dell'Associazione dei giovani cristiani. Ce l'avevo fatta,
ma mentre tornavo in superficie mi era sembrato di avere il petto
schiacciato in un compressore, e quando finalmente ero riemersa
mi girava la testa.
Ed era cos che mi sentivo mentre fissavo Archer Cross negli
occhi.
Lui scese i due scalini che ancora ci dividevano e si ferm su quello
dove mi trovavo io. Dovevo sempre tenere su la testa per guardarlo,
ma almeno il collo aveva smesso di farmi male. Si chin in avanti e
sentii di nuovo il suo odore di sapone e di pulito.
Non me ne andrei in giro a dire certe cose se fossi in te, Mercer,
sussurr. Sentivo il suo respiro caldo sulla guancia e, anche se non
potrei giurarlo, credo di aver sbattuto le palpebre.
Ma solo un pochino.
Mentre lo guardavo risalire le scale, strinsi i denti e cominciai a
ripetere mentalmente, come un mantra: Non mi far venire una
cotta per Archer Cross, non mi far venire una cotta per Archer
Cross, non mi....
Quando tornai in camera trovai Jenna seduta a gambe incrociate
sul letto a leggere un libro.
Feci un sospiro e mi appoggiai alla porta, richiudendola con un
leggero clic.
Che succede? Lo spettacolo in 3D ti ha turbata?, mi chiese Jenna
senza alzare lo sguardo.
No. Cio, s, ovviamente s. Quella roba  assurda.
Mmm, annu Jenna. Nient'altro?
Ho una cotta per Archer Cross.
Jenna scoppi a ridere. Che cosa originale.
Mi lasciai cadere sul letto. Ma perch?, gemetti con la faccia sepolta
nel cuscino. Poi mi voltai e fissai il soffitto. Okay,  carino.
Molto carino. Ma ci sono un sacco di ragazzi carini.
Con le mie lagne sul ragazzo che mi piaceva avevo chiaramente disturbato
la lettura di Jenna, che si alz e si appollai sul bordo della
sua scrivania. Archer non  carino, mi corresse. I cuccioli sono
carini. I neonati sono carini. Io sono carina. Archer Cross  un figo
pazzesco. E a me neanche piacciono i ragazzi.
Okay, Jenna non mi sarebbe stata molto d'aiuto nel mio tentativo
di sopprimere la cotta.  un idiota, puntualizzai. Ricordi tutta
la faccenda del licantropo questa mattina?
S, disse Jenna con una punta di sarcasmo. Ti ha salvata da un
licantropo. Che imbecille.
Cos non mi aiuti, brontolai.
Scusa.
Restammo sedute in silenzio per un po', io a fissare una macchia
di muffa molto sospetta sul soffitto, lei appoggiata all'indietro sui
gomiti a tamburellare con i piedi sui cassetti della scrivania. Sentii
un ululato provenire dall'esterno. C'era la luna piena e i muta-
forma avevano il permesso di aggirarsi nella tenuta. Mi chiesi se ci
fosse anche Taylor.
Ooh!, disse all'improvviso Jenna, rimettendosi a sedere in modo
cos brusco da rovesciare il portapenne. La sua fidanzata  una
stronza totale!.
S, dissi mettendomi anche io a sedere e puntando il dito verso
di lei. Grazie! Una fidanzata perfida che in pi gi mi odia. E
qualsiasi ragazzo che passi volontariamente del tempo con Elodie
non  degno di piacermi.
Molto vero, disse Jenna annuendo in mio sostegno.
Mi sentii decisamente meglio e mi voltai sulla pancia per prendere
un libro posato accanto al letto. Per  una faccenda strana,
disse Jenna.
Che cosa?
Archer ed Elodie. Lei gli ha sbavato dietro per tutto l'anno scorso,
ma lui non ha mai voluto avere nulla a che fare con lei. Davvero,
mai. Poi  tornato da dovunque sia stato e bam! All'improvviso
stanno insieme.  strano.
Non cos strano, obiettai. Voglio dire, lei  bellissima. Forse gli
ormoni alla fine hanno preso il sopravvento su di lui.
Forse, disse Jenna appoggiando il mento sulla mano. Ma comunque
qualcosa non torna. Archer  intelligente e divertente, oltre
a essere un gran figo. Elodie  stupida e noiosa.
E stupenda, aggiunsi. E anche i ragazzi intelligenti diventano
degli idioti di fronte a ragazze cos.
Vero, mi diede ragione Jenna.
Stavo per riportare il discorso su Holly quando la voce di Mrs
Casnoff riecheggi nella stanza, come se arrivasse da un altoparlante.
Immaginai si trattasse di un qualche incantesimo di amplificazione.
Signori e signore, poich domani sar una giornata impegnativa,
siete pregati di andare a dormire presto. Le luci si spengono tra
dieci minuti.
Guardai l'orologio. Sono le otto, dissi incredula. Vuole che
andiamo a letto alle otto?.
Sospirando, Jenna and all'armadio e tir fuori il suo pigiama.
Benvenuta alla Hecate, Sophie.
Si scaten una corsa frenetica verso i bagni per andare a lavarsi i
denti, ma c'erano solo streghe e mutaforma. Immaginai che le fate
avessero i denti puliti per natura. Quando tornai in camera mi erano
rimasti solo tre minuti per infilare il pigiama e tuffarmi nel letto.
Alle otto e dieci in punto le luci si spensero.
La mia mente continuava a turbinare e non avevo idea di come
avrei fatto ad addormentarmi. Non  strano per te, chiesi a Jenna,
andare a dormire di sera? Cio, i vampiri di solito non dormono
di giorno?
S, rispose, ma finch sono qui devo seguire le regole della
Hecate. Una volta che avr ottenuto il permesso di andarmene sar
un bel casino.
Non chiesi a Jenna quando le avrebbero dato il permesso di andare
via. Tutti quanti lasciavano la Hecate a diciott'anni, ma noi invecchiavamo
come gli umani. Jenna invece avrebbe avuto quindici
anni per sempre.
Mi sistemai meglio nel letto e tentai di pensare a qualcosa che mi
facesse venire sonno. Mi pareva di aver appena chiuso gli occhi,
quando sentii la porta aprirsi scricchiolando.
Balzai a sedere in preda al panico, con il cuore che mi martellava
nel petto. L'orologio accanto al mio letto indicava qualche minuto
dopo la mezzanotte.
Una sagoma scura scivol nella stanza.
Emisi un gemito. Rilassati, mormor Jenna dal suo letto. Probabilmente
 solo uno dei fantasmi. A volte lo fanno.
Si sent il lieve sfrigolio di un fiammifero che veniva acceso e un
minuscolo alone di luce illumin una figura.
Elodie.
Indossava un pigiama viola di seta e stringeva una candela nera tra
le mani. Si accesero altre due candele e vidi Chaston e Anna, anche
loro in pigiama, in piedi dietro Elodie.
Sophie Mercer, inton Elodie, siamo venute per introdurti
nella nostra sorellanza. Pronuncia le cinque parole per cominciare
il rituale.
Sbattei le palpebre. Ma state scherzando?.
Anna emise un sospiro esasperato. No, le cinque parole sono:
Accetto la vostra offerta, sorelle.
Mi scostai i capelli dalla faccia e dissi. Ve l'ho gi detto, non sono
sicura di volermi unire alla vostra congrega. E non ho intenzione di
dire alcuna parola per cominciare qualsivoglia rituale.
Pronunciare le cinque parole non significa automaticamente
unirti a noi, disse Chaston facendo un passo avanti. Vuole solo
dire che il rituale dell'accettazione pu cominciare. Puoi sempre
tirarti indietro quando vuoi.
Oh, accontentale, disse Jenna. Riuscivo a vederla alla luce delle
candele. Era seduta sul letto e i suoi occhi scuri avevano un'aria
stanca. Non ti lasceranno in pace finch non le avrai ascoltate.
Elodie serr le labbra, ma non disse nulla.
E va bene, dissi scostando le coperte e alzandomi in piedi. Io...
accetto la vostra offerta, sorelle.


CAPITOLO 9

Quelle tre mi portarono nella stanza di Elodie e Anna.
Come avete fatto ad avere la stessa camera?, sussurrai. Pensavo
che alla Hecate la storia di imparare a vivere con gli altri Prodigium
fosse una faccenda importante.
Elodie stava cercando qualcosa sulla scrivania e non diede alcun
segno di avermi sentita, perci fu Chaston a rispondere. A volte
capita che le streghe finiscano in coppia, perch siamo sempre molte
di pi delle fate e dei mutaforma.
E perch?, chiesi.
Mi rispose Anna mentre accendeva qualche altra candela, immergendo
la stanza in una luce soffusa. Le fate e i mutaforma hanno
molti meno contatti di noi con il mondo degli umani. Per questo
motivo capita meno spesso che finiscano qui.
Elodie aveva trovato un gessetto sulla sua scrivania ed era occupata
a disegnare un grande pentacolo sul parquet. Una volta finito
ci disegn intorno un cerchio.
Di solito questo rituale si svolge fuori, preferibilmente dentro
un cerchio di alberi, disse sedendosi sulla sommit del pentacolo.
Chaston e Anna le si sedettero di fianco su entrambi i lati, perci
non mi rest che il posto di fronte a lei. Ma non abbiamo il permesso
di andare nel bosco. Mrs Casnoff  assurdamente severa su
questo.
Eravamo tutte e quattro sedute intorno al pentacolo e ci tenevamo
per mano. Mi domandai se per caso non stessimo per intonare
Kumbaya.
Sophie, qual  stata la prima magia che hai introdotto nell'universo?,
chiese Elodie.
Eh?
Il primo incantesimo che hai lanciato, disse Chaston appoggiandosi
all'indietro, con i capelli biondi che le ricadevano sulle spalle.
Il primo incantesimo  qualcosa di sacro per una strega. A dodici
anni evocai una tempesta che dur tre giorni. E Anna ferm il tempo...
per quanto?
Dieci ore, rispose lei.
Guardai Elodie sul lato opposto del cerchio. La luce delle candele
si rifletteva tremolante nei suoi occhi.
E tu?, le chiesi.
Ho scambiato il giorno e la notte.
Oh.
Qual  stato il tuo, Sophie?, domand Chaston, impaziente.
Valutai se mentire. Avrei potuto dire di aver tramutato qualcuno
in pietra, o roba del genere. Ma poi riflettei che magari se avessero
capito che razza di strega penosa ero, avrebbero lasciato perdere
quella faccenda della congrega.
Ho fatto diventare viola i miei capelli.
Mi ritrovai di fronte tre sguardi identici che mi fissavano.
Viola?, chiese Anna.
Non l'ho fatto apposta, dissi. Volevo renderli lisci per sempre,
ma immagino di aver sbagliato qualcosa perch a un certo punto
sono diventati viola. Ma solo per tre settimane. Be'... gi, la mia
prima magia  questa.
Cal il silenzio. Anna e Chaston si scambiavano eloquenti sguardi
da un lato all'altro del cerchio.
Forse  meglio che vada, dissi.
No!, disse Chaston stringendomi la mano.
S, non andare, aggiunse Anna. Quindi il tuo primo incantesimo
 stato... be', un po' una cretinata. Ma hai fatto magie pi potenti
dopo, giusto?. Annu rivolta verso di me con aria incoraggiante.
L'incantesimo per cui ti hanno spedita qui?, chiese Elodie. Sedeva
perfettamente immobile, con gli occhi che le scintillavano. Di
sicuro era roba grossa.
La guardai da un capo all'altro del pentacolo. Un incantesimo
d'amore.
Anna e Chaston emisero due sospiri assolutamente identici e mollarono
le mie mani.
Un incantesimo d'amore?, disse Elodie con tono sprezzante.
E voi?. Feci il giro del cerchio guardandole una per una. Voi
che avete fatto per farvi mandare alla Hecate?.
La prima a parlare fu Anna. Io ho trasformato un mio compagno
di classe in un topo.
Chaston scroll le spalle. Te l'ho detto. Una tempesta di tre giorni.
Elodie fiss il pavimento per qualche secondo. Non ne ero sicura,
ma mi parve che stesse prendendo un bel respiro. Quando alz
la testa aveva un'aria tranquilla. Persino rilassata. Ho fatto sparire
una ragazza.
Deglutii. Per quanto tempo?
Per sempre.
A quel punto fui io a dover prendere un bel respiro. Quindi tutte
e tre avete fatto del male alla gente con i vostri incantesimi.
No, replic Anna. Abbiamo lanciato incantesimi potenti, come
si addice a quelli della nostra razza. Gli umani... si sono messi
tra i piedi.
Era tutto ci che avevo bisogno di sentire. Mi alzai. Okay, be',
grazie dell'offerta ma... ecco... non credo che possa funzionare.
Chaston alz un braccio e mi afferr di nuovo la mano. No, non
andare, disse. Alla luce delle candele i suoi occhi erano enormi e
scintillanti.
Oh, lasciala, disse Elodie con voce sprezzante.  ovvio che
pensa di essere migliore di noi.
Ehi, non ho detto questo....
Ma ci serve una quarta strega, mi interruppe Chaston.
S, ma non un peso morto, replic Elodie.
 l'unica altra strega oscura che c' qui. Abbiamo bisogno di lei,
disse Anna a bassa voce. In meno di quattro non saremo in grado
di contenerlo.
Contenere cosa?, chiesi io, ma in quello stesso istante Elodie
sibil: Sta' zitta, Anna.
E comunque non ha funzionato, disse Chaston cupa.
Ma state parlando in codice?, chiesi.
No, disse Elodie alzandosi in piedi. Stanno parlando di faccende
della congrega. Cose che non ti riguardano.
Credo che nessuno mi avesse mai guardato con tanta rabbia prima.
Mi lasci sconcertata. Insomma, va bene, avevo rifiutato l'invito
a unirmi alla loro congrega, ma non le avevo mica sputato in
faccia o roba simile.
Mi dispiace se ho urtato la vostra sensibilit ma..., dissi, ...
non siete voi, sono io.
Che originalit, Sophie.
Anche Anna e Chaston si erano alzate. Anna mi guardava imbronciata,
ma lo sguardo di Chaston continuava a essere preoccupato.
Anche tu hai bisogno di noi, Sophie, disse. Non avrai vita facile
senza le tue sorelle a proteggerti.
Proteggermi da cosa?
Credi davvero che gli altri qui ti accoglieranno a braccia aperte?,
chiese Elodie. Tra la sanguisuga con cui dividi la camera e il padre
che ti ritrovi, senza di noi sarai un'emarginata totale.
Sentii una fitta all'altezza dello stomaco. Che c'entra mio padre?.
Tutte e tre si guardarono.
Non lo sa, mormor Elodie.
Non so cosa?.
Chaston apr la bocca per rispondere, ma Elodie la ferm. Lasciamo
che lo scopra da sola. Apr la porta. Buona fortuna per la
tua sopravvivenza alla Hecate, Sophie. Ne avrai bisogno.
Mi avevano decisamente liquidata, non c'erano dubbi.
Ero cos distratta dal pensiero di mio padre che attraversai il cerchio
proprio nel mezzo, calpestando le candele. Sibilai di dolore
quando la cera bollente mi cadde sul piede nudo. Potrei giurare di
aver sentito Anna ridacchiare.
Zoppicai fino alla porta. Prima di andarmene mi voltai verso Elodie.
Mi stava guardando con espressione impassibile.
Mi dispiace, dissi di nuovo. Non avevo capito che rifiutare
l'offerta di entrare in una congrega fosse una faccenda cos grave.
Per un attimo mi sembr che fosse sul punto di replicare qualcosa.
Poi a voce bassa disse solo: Ho passato anni nel mondo degli
umani a farmi guardare come se fossi un mostro. Nessuno deve pi
permettersi di guardarmi cos. Socchiuse i duri occhi verdi. Di
certo non una strega perdente come te.
Dopodich mi sbatt la porta in faccia.
Rimasi in piedi in corridoio ad ascoltare il suono del mio respiro.
L'avevo guardata come se fosse un mostro? Ripensai a come mi ero
sentita quando aveva detto di aver fatto sparire una povera ragazza.
S, forse l'avevo guardata in quel modo.
Okay, ne ho abbastanza!, url qualcuno.
Si apr una porta e vidi Taylor uscire a grandi passi dalla sua stanza.
Indossava una camicia da notte enorme e aveva i capelli tutti arruffati
intorno alla testa. E la sua bocca era di nuovo piena di zanne.
Uscite, subito!, grid indicando il corridoio con un dito. Dalla
porta aperta riuscivo a vedere Nausicaa e Siobhan, insieme a un
paio di altre fate, che sedevano a gambe incrociate sul pavimento.
Al centro del cerchio risplendeva una luce verde, ma non avevo
idea di cosa fosse.
Il gruppetto si alz in piedi. Non puoi impedirmi di celebrare i
rituali della mia gente, disse Nausicaa.
Taylor si scost i capelli dal viso. No, ma posso dire alla Casnoff
che stavate tentando di contattare Seelie Court con quella sottospecie
di specchio.
Nausicaa si accigli e si chin a raccogliere lo scintillante disco
di vetro verde. Non  una sottospecie di specchio.  una pozza
di rugiada raccolta dai fiori che sbocciano di notte sulle colline
pi alte di....
Quello che !, url Taylor. Alle otto ho Classificazione dei
mutaforma e non riesco a dormire con quella stupida sottospecie di
specchio che mi brilla davanti alla faccia.
Siobhan si avvicin e sussurr qualcosa all'orecchio di Nausicaa,
con i capelli blu che le coprivano la faccia.
Nausicaa annu e fece un cenno alle altre fate Venite. Continueremo
dove l'ambiente  meno... rozzo.
Taylor alz gli occhi al cielo.
Le fate mi scivolarono davanti. Siobhan mi lanci un'occhiata
sprezzante, poi tutte quante si trasformarono in piccole sfere di luce,
grandi all'incirca quanto una palla da tennis, e sfrecciarono via
lungo il corridoio.
Finalmente! Che liberazione!, disse Taylor sottovoce, prima di
voltarsi verso di me con un gran sorriso. Le zanne erano quasi scomparse,
ma i suoi occhi erano ancora dorati. Ciao di nuovo.
Ciao, dissi a mezza voce, con un vago cenno della mano.
Che ci fai sveglia e in giro?.
Indicai con la testa la porta di Elodie. Mah, socializzavo, sai
com'. Tu non dovresti essere fuori a correre per la foresta o... roba
del genere?.
Taylor rimase perplessa. No, quello lo fanno solo i lican.
Ah, c' qualche differenza?.
L'espressione amichevole le scomparve dal viso. S, rispose secca.
Io sono una mutaforma. Vuol dire che divento in tutto e per
tutto un animale. I lican sono a met tra un animale e una persona.
Rabbrivid. Degli scherzi della natura.
Non la stare a sentire, brontol una voce dietro di me.
La ragazza licantropo era pi grande di Justin e aveva il pelo rossiccio
invece che dorato. Era in piedi all'estremit opposta del corridoio,
accanto alle scale.
I mutaforma sono gelosi perch noi siamo molto pi potenti di
loro, continu, appoggiandosi al muro. Era una postura molto
umana, che la faceva sembrare ancora pi spaventosa.
Rimasi senza fiato e mi rannicchiai contro la porta di Elodie. Taylor
invece non pareva affatto spaventata, solo infastidita. S, continua
pure a ripetertelo, Beth. Poi, rivolgendosi a me: Ci vediamo domani,
Sophie.
Ciao.
Il licantropo rimase immobile alla fine del corridoio, con la lingua
penzoloni e gli occhi splendenti. Dovevo passarle davanti per
tornare in camera mia.
Tentai di mantenere un'espressione impassibile mentre mi avvicinavo.
Il piede mi bruciava ancora per la cera, ma non zoppicavo pi.
Quando raggiunsi il licantropo, lei mi sorprese porgendomi la sua
enorme mano dotata di artigli dall'aria letale. Per un attimo credetti
che stesse per sventrarmi. Poi invece disse: Mi chiamo Beth, e io
capii che dovevo stringerle la zampa.
Lo feci con una certa circospezione. Sophie.
Lei sorrise. Fu terrificante, ma non era colpa sua.
Piacere di conoscerti, disse con voce profonda.
Okay, pensavo peggio. Potevo farcela. Lei aveva divorato qualcuno.
Ma non mi pareva che volesse...
Affond il muso nei miei capelli e prese un profondo respiro che
mi fece rabbrividire.
Un filo di bava calda gocciol dalle sue fauci aperte sulla mia spalla
nuda.
Mi sforzai di restare molto calma e dopo un istante lei si scost.
Scroll le spalle un po' imbarazzata e disse: Scusami. Cose da licantropi.
Ehi, non preoccuparti, dissi, anche se non riuscivo a smettere
di pensare: Bava! Bava di licantropo! Sulla mia pelle!.
Ci vediamo in giro!, mi grid mentre mi allontanavo di corsa.
S, contaci!, risposi da sopra la spalla.
Quando raggiunsi la mia camera mi precipitai alla scrivania e tirai
fuori un mucchio di fazzoletti di carta. Bleah! Bleah! Bleah!, gemetti
mentre mi strofinavo la pelle. Una volta eliminata la bava accesi
la lampada in cerca di un detergente igienizzante per le mani.
Mi ricordai di Jenna e mi voltai verso il suo letto. Oh, mi disp....
Jenna era seduta sul letto con una sacca di sangue premuta sulla
bocca. I suoi occhi erano di un color rosso acceso.
Mi dispiace, conclusi con voce flebile, per la lampada.
Jenna abbass la sacca, aveva il mento impiastrato di sangue.
Spuntino di mezzanotte. Io... non pensavo che saresti tornata cos
presto, disse in tono gentile. Il rosso dei suoi occhi inizi a sbiadire
lentamente.
Tutto okay, dissi afflosciandomi sulla sedia della scrivania. Il mio
stomaco si stava rivoltando, ma non volevo che Jenna lo notasse.
Ricordai le parole di Archer.
Sei alla Hecate, adesso.
Be', quella nottata aveva decisamente ribadito il concetto.
Che tu ci creda o no, non  la cosa pi strana che io abbia visto
stasera.
Jenna si ripul il mento con il dorso della mano, ma ancora non
osava incrociare il mio sguardo.
Quindi, ti sei unita alla congrega?
Cavolo, no!, risposi.
Lei mi guard, chiaramente sorpresa. E perch no?.
Mi strofinai gli occhi. All'improvviso mi sentivo stanchissima.
Non  roba per me.
Probabilmente perch non sei una Barbie malvagia.
S, credo che l'assenza di malvagit in stile Barbie abbia segnato
la mia condanna. Poi ho visto un mutaforma litigare con delle fate.
A proposito, che cos' Seelie?
Seelie Court?  un gruppo di fate buone che usano la magia
bianca.
Spero di non incontrare mai quelle cattive, allora, borbottai.
Jenna indic con la testa i fazzoletti che avevo in mano. E quelli?
Eh? Ah, gi. Dopo la rissa con le fate, un licantropo mi ha annusato
i capelli e mi ha sbavato addosso.  stata una nottata decisamente
particolare.
E poi sei tornata nella tua stanza e ci hai trovato un vampiro intento
a pasteggiare, disse Jenna. Il suo tono era scherzoso, ma
continuava a torcere tra le mani la sua coperta lampone elettrico.
Non preoccuparti, dissi. Insomma, i licantropi devono sbavare
e i vampiri devono mangiare....
Jenna scoppi a ridere, poi riprese la sacca di sangue e mi chiese
timidamente: Ti dispiace se....
Il mio stomaco si contrasse di nuovo, ma mi sforzai di sorridere e
dissi: Dacci dentro.
Mi lasciai cadere sul letto. Si sono arrabbiate parecchio.
Jenna smise di trangugiare. Chi?
Per la congrega. Hanno detto che mi serviva la loro protezione
contro la rovina sociale perch, be'....
Perch io sono la tua compagna di stanza?.
Mi misi a sedere. S, in parte era quello. Ma hanno anche detto
qualcosa su mio padre.
Ah, disse Jenna pensierosa. Chi  tuo padre?.
Tornai a sdraiarmi e mi infilai il cuscino sotto la testa. Un normale
stregone, per quello che ne so. James Atherton.
Mai sentito, disse Jenna. Ma io sono un po' fuori dal giro.
Quindi credi che Elodie e le altre ce l'abbiano con te?.
Ripensai agli occhi duri di Elodie. Oh, s, dissi a bassa voce.
All'improvviso Jenna scoppi a ridere.
Che c'?.
Scosse la testa e la ciocca di capelli rosa le ricadde davanti a un
occhio. Stavo solo riflettendo. Cavolo, Sophie,  soltanto il tuo
primo giorno e sei gi diventata amica dell'emarginata della scuola,
hai fatto arrabbiare le ragazze pi popolari della Hecate e ti
sei presa una cotta niente male per il ragazzo pi carino. Se riesci
a farti mettere in punizione entro domani diventerai una specie
di leggenda.


CAPITOLO 10

Mi ci volle circa una settimana e mezza per diventare leggendaria,
almeno secondo i parametri di Jenna. La prima settimana
tutto sommato era andata abbastanza liscia. Tanto per cominciare,
le lezioni erano quasi ridicole per quanto erano facili. La
maggior parte degli argomenti trattati pareva essere solo una scusa
per permettere all'insegnante di parlarci fino allo sfinimento.
Persino la lezione di Lord Byron, che avevo aspettato con grande
eccitazione, si rivel una specie di festival della noia. Quando
non passava il tempo a declamare con parole poetiche quanto
lui stesso fosse fantastico, in genere se ne stava imbronciato
dietro la cattedra a ripeterci di stare zitti, anche se devo dire che
un paio di volte ci port a fare lunghe passeggiate intorno al laghetto
per essere una cosa sola con la natura. Quello era stato
abbastanza divertente.
Avevo sperato che in qualche lezione ci insegnassero come fare gli
incantesimi, ma a quanto mi diceva Jenna cose del genere venivano
insegnate nelle vere scuole per Prodigium, posti di lusso dove
i Prodigium pi influenti mandavano i propri figli. Visto che la
Hecate tecnicamente era un riformatorio, noi non facevamo altro
che studiare la caccia alle streghe del XVI secolo e roba del genere.
Che pena.
L'unico lato positivo era che Jenna seguiva quasi tutte le lezioni
insieme a me. Non ci sono lezioni specifiche per i vampiri,
spieg, perci l'anno scorso mi hanno semplicemente dato lo
stesso orario di Holly. E quest'anno mi pare che abbiano fatto
lo stesso.
L'unica materia che Jenna non aveva in comune con me era Educazione
fisica o, come la chiamavano alla Hecate, Difesa. Ce l'avevo
una settimana s e una no, perci ero alla Hecate gi da una
settimana e mezza quando ci andai per la prima volta.
Perch si fa a settimane alterne?, chiesi a Jenna quella mattina.
Tutte le altre lezioni ci sono ogni giorno.
Nel frattempo stavo indossando la divisa di Educazione fisica color
blu Hecate, davvero orribile e composta di calzoncini di cotone
blu acceso e di una maglietta blu un po' troppo stretta per essere
comoda, con le lettere HH stampate in caratteri bianchi svolazzanti
proprio sopra la mia tetta sinistra.
Perch, rispose Jenna, se Difesa fosse tutti i giorni, o anche
tutte le settimane, passeresti la vita in ospedale.
Diciamo che non avevo esattamente un atteggiamento fiducioso
mentre scendevo verso la serra riadattata a palestra.
Era a circa quattrocento metri dall'edificio principale, ma gi dopo
una decina ero fradicia di sudore. Non ero una stupida, sapevo
che in Georgia faceva caldo e avevo gi vissuto in posti dove le temperature
erano elevate. Ma in quei posti, come l'Arizona o il Texas
per esempio, il caldo era diverso. Questo era umido, ti faceva sentire
come se ti crescesse addosso la muffa.
Sophie!.
Mi voltai e vidi Chaston, Anna ed Elodie camminare verso di me.
Erano stupende persino con quell'orrenda divisa da ginnastica. Pazzesco.
Quando si avvicinarono, per, notai che anche loro stavano sudando,
il che mi fece sentire meglio. Tutte e tre frequentavano diverse
lezioni insieme a me, ma non mi avevano pi rivolto la parola dopo
la prima notte. Mi domandai cosa fosse successo.
Ehi, dissi in tono vago mentre mi raggiungevano. Che succede?
I coniglietti pelosi stanno per uccidermi e volete avvisarmi? O
forse siete qui per lanciarmi fulmini?.
Chaston scoppi a ridere e con mia assoluta sorpresa mi prese sottobraccio.
Senti, Sophie, ne abbiamo parlato e ci sentiamo davvero
in colpa per l'altra sera. Non vuoi unirti alla congrega, va bene.
Non  grave!.
S, aggiunse Anna affiancandomi sull'altro lato. Abbiamo reagito
in modo esagerato.
Tu credi?, dissi.
Stiamo cercando di chiederti scusa, si intromise Elodie camminando
all'indietro di fronte a noi. Sperai con tutto il cuore che andasse
a sbattere contro un albero. Ne ho parlato con Archer e lui
dice che sei una tipa in gamba.
Davvero?, chiesi senza riuscire a trattenermi.
Grandioso, Sophie, pensai. Proprio una cosa figa da dire.
S, ha anche detto che non sapevi nulla dei Prodigium. E che era
un po' patetico.
Tentai di sorridere, ma qualcosa di scuro e affilato che si dimenava
nel mio stomaco me lo rendeva un po' difficile. Ah.
Gi, disse Chaston. Allora abbiamo capito che probabilmente
ti avevamo spaventata a morte.
Puoi dirlo forte. Adesso riuscivo a vedere la serra. Era un enorme
edificio bianco di legno e vetro, le finestre attiravano la luce brillante
del primo sole della mattina e la riflettevano in maniera cos
vivida da farmi male agli occhi. A differenza del resto della Hecate,
era un posto abbastanza allegro. Un gruppo di studenti si aggirava
l nei pressi; sembravano tanti mirtilli.
Insomma, ci dispiace, concluse Anna. Mi chiesi se avessero fatto
delle prove per perfezionare quello strano modo di parlare a tre
voci. Le immaginai sedute in cerchio nella loro stanza a pettinarsi
i capelli e a dire: Okay, allora tu dirai che ci sentiamo in colpa, tu
invece che il tuo ragazzo fichissimo la trova patetica.
Possiamo ricominciare da capo?, chiese Chaston. Amiche?.
Mi sorridevano tutte, persino Elodie. Avrei dovuto capire in quel
momento che non poteva andare a finire bene, invece feci un sorriso
cretino e dissi: Certo, amiche.
Fantastico!, squittirono Chaston e Anna all'unisono. Elodie si
un a loro una frazione di secondo pi tardi con una specie di borbottio.
Okay, disse Chaston mentre raggiungevamo la serra. In quanto
tue amiche, pensavamo di darti qualche dritta su Difesa.
L'insegnante  la Vandy ed  terribile, disse Elodie. Quella con
il cerchietto.
Rotearono gli occhi simultaneamente. Ma quelle tre facevano nuoto
sincronizzato nel tempo libero?
Gi, sospir Anna. Quello stupido cerchietto.
Jen... ehm, ho sentito qualcuno chiamarlo portale portatile per
l'inferno.
Scoppiarono a ridere tutte e tre. Le piacerebbe, sbuff Anna.
La Vandy era una strega oscura di tutto rispetto, spieg Elodie,
poi per ha cominciato ad alzare un po' troppo la cresta, come si
dice da queste parti. Lavorava per il Consiglio. Prov a tirare qualche
filo per diventare direttrice della Hecate e... be',  una lunga
storia. Fin che fu spedita dritta al Consiglio per la Rimozione.
Inoltre, aggiunse Anna con un sussurro da cospiratrice, parte
della sua punizione fu restare qui alla Hecate, ma non come direttrice.
 solo una normale insegnante. Dovrebbe essere un esempio
per gli altri. Ecco perch  cos stronza.
E di sicuro se la prender con te perch sei nuova, disse Chaston.
Per, si intromise Elodie,  supervanitosa. Quindi se finisci nei
guai falle i complimenti per i suoi tatuaggi.
Tatuaggi?, chiesi. Da vicino la serra era pi grande di quanto
pensassi. Che cavolo ci facevano crescere prima, l dentro? Sequoie?
Sulle braccia ha dei piccoli tatuaggi violetti. Sono una specie di
simboli magici, delle rune o che so io, prosegu Elodie. Lei ne va
molto fiera. Di' che ti piacciono e hai svoltato con la Vandy.
Entrammo nella serra dall'ingresso principale; Chaston mi teneva
ancora sottobraccio. Il locale era enorme e lo sembrava ancora
di pi perch dentro c'erano solo una cinquantina di persone. Per
qualche motivo le lezioni di Difesa non erano divise per et, perci
notai un paio di dodicenni dall'aria spaventatissima. Ovviamente
c'era luce, ma non faceva caldo. Intorno a me sentivo un soffio
di aria fresca: immaginai che fosse lo stesso incantesimo che c'era
nell'edificio principale.
Per molti versi l'ambiente era simile a quello della palestra di una
scuola normale: parquet, tappetini blu, pesi. Ma non potei fare a
meno di notare alcune cose niente affatto normali.
Come una serie di manette di ferro incastonate nella parete. E un
patibolo a grandezza naturale in fondo alla sala.
Elodie corse subito a cercare Archer, che a quanto pareva non era
magrolino come avevo creduto. Le divise dei maschi erano praticamente
uguali a quelle femminili e la maglietta blu aderiva contro il
suo petto, ben pi definito di quanto mi aspettassi. Mi sforzai di non
guardare e di soffocare la scintilla gelida di gelosia che mi attravers
quando lo vidi abbassare le labbra per dare un rapido bacio a Elodie.
Una ragazza alta con i capelli rossi mi salut con la mano. Ciao,
Sophie!.
Ricambiai il saluto, chiedendomi chi diavolo... ah, ma certo. Capelli
rossi. Beth, il licantropo. La trovai molto pi simpatica adesso
che non mi sbavava addosso. Mi fece cenno di andare vicino a lei,
ma prima che potessi farlo una penetrante voce nasale interruppe
le chiacchiere.
Bene, ragazzi!.
La Vandy fendette la folla. Indossava la nostra stessa divisa. Notai
subito i tatuaggi: erano di un viola profondo e acceso, che risultava
ancora pi vivace in contrasto con la sua pelle pallida e
cadente. I capelli castani erano tenuti indietro dall'onnipresente
cerchietto. Pass in rassegna gli studenti con i suoi scuri occhi porcini,
e anche da lontano potei notare il suo sguardo curiosamente
impaziente. Sembrava sperare con tutta se stessa che qualcuno
le si opponesse, in modo da poterlo schiacciare come un insetto.
Per farla breve, mi faceva venire la pelle d'oca.
Ascoltate bene!, ringhi con la sua vocina sottile. Aveva un
accento del Sud, come Mrs Casnoff, ma il suo suonava duro invece
che lieve e melodico. Sono certa che gli altri insegnanti vi diranno
che Storia magica, Classificazione dei vampiri o, che so io,
Igiene personale dei licantropi, notai alcuni ragazzi irrigidirsi, tra
cui Justin, sono materie pi importanti di questa. Ma ditemi una
cosa: quanto vi sarebbero utili le loro lezioni se veniste attaccati
da un umano? Da una delle Brannick? O peggio, dall'Occhio?
Credete davvero che i libri vi salveranno quando L'Occhio di Dio
verr a cercarvi?.
Probabilmente non avevamo un'aria sufficientemente impressionata,
perch lei parve esplodere di rabbia. Quasi perfor con le dita
la cartellina che teneva in mano mentre indicava qualcosa.
Mercer! Sophie!, grid.
Sibilai una bella parolaccia sottovoce, poi alzai la mano. Ehm...
eccomi. Sono io.
Venga avanti!.
Lo feci. Lei mi tir per un braccio finch non fui in piedi al suo
fianco. Dunque, signorina Mercer, qui leggo che  il suo primo
anno alla Hecate,  esatto?
S.
S, e poi?
Uh... sissignora.
A quanto risulta  stata mandata qui alla Hecate a causa di un incantesimo
d'amore. Era per lei o stava provando a farsi amico qualche
umano, signorina Mercer?.
Sentii sghignazzare tra la folla e mi accorsi di avere il viso in fiamme.
Stupida pelle chiara.
A quanto pareva, si trattava di una domanda retorica, visto che
la Vandy non attese la mia risposta. Si volt e si chin accanto a
un'enorme borsa di tela. Quando si rialz aveva in mano un paletto
di legno.
Come si difenderebbe da questo, signorina Mercer?.
Sono una strega, dissi senza riflettere e di nuovo sentii sussurri
e risolini provenire dalla folla. Mi chiesi se anche Archer stesse ridendo,
poi decisi che non volevo saperlo.
Lei  una strega?, ripet la Vandy. E allora? Pensa che un
grosso pezzo di legno appuntito piantato nel cuore non la ucciderebbe?.
Stupida, stupida, stupida. Be', s, penso che lo farebbe, s.
La Vandy sorrise, uno dei sorrisi pi inquietanti che avessi mai visto.
Era chiaro a tutti che io ero l'insetto del giorno.
Si volt e scrut la folla, finch non vide qualcuno che le fece socchiudere
gli occhi. Signor Cross!.
Oddio, fu il mio flebile pensiero. Per favore, per favore, no....
Archer si fece largo fino alla prima fila e si ferm in piedi davanti
alla Vandy, le braccia incrociate sul petto. La luce del sole che penetrava
dalle finestre gli scintillava tra i capelli, che dopotutto non
erano neri, ma dello stesso castano scuro dei suoi occhi.
Poi la Vandy si volt verso di me e mi ficc in mano il paletto.
Non ho idea di come siano i paletti che i cacciatori di vampiri usano
normalmente, ma questo faceva abbastanza schifo. Era fatto di
uno scadente legno giallognolo che mi pungeva il palmo della mano.
Non sapevo neanche come tenerlo, perci praticamente lo lasciai
penzoloni lungo il fianco. Poi per la Vandy mi afferr il gomito
e posizion il mio braccio in modo che lo brandissi come se stessi
per affondarlo nel petto di Archer.
Alzai lo sguardo verso di lui e notai che si stava sforzando di non
ridere. Aveva gli occhi lucidi e arricciava le labbra.
Strinsi la mano intorno al paletto. Forse piantarglielo nel cuore
non era un'idea poi cos malvagia.
Signor Cross, disse la Vandy continuando a sorridere, prego,
disarmi la signorina Mercer usando l'Abilit numero Nove.
Di colpo l'espressione scherzosa spar dal viso di Archer. Sta
scherzando?
Se non lo fa lei, lo far io.


CAPITOLO 11

Per un attimo pensai che si sarebbe comunque rifiutato, poi invece
mi guard e borbott: E va bene.
Eccellente!, trill la Vandy. E adesso, signorina Mercer, attacchi
il signor Cross.
La fissai. In tutta la mia vita non avevo mai brandito neanche uno
schiacciamosche, e quella donna voleva che attaccassi un ragazzo
con un paletto di legno appuntito?
Il sorriso della Vandy si indur. Entro oggi, se possibile.
Vorrei poter dire che di colpo scoprii la principessa guerriera che
era in me e balzai addosso ad Archer con la mia arma alta sopra la
testa e digrignando i denti. Sarebbe stato fico.
Invece tirai su il paletto pi o meno all'altezza della spalla e feci
un paio di timidi passi in avanti, forse tre.
Poi sentii delle dita stringermi la gola come una morsa, il paletto
mi fu strappato di mano e provai un dolore acuto e penetrante alla
coscia destra quando atterrai sul pavimento con un tonfo sordo
che mi mozz il fiato.
Poi, come se non fosse gi abbastanza, una volta a terra qualcosa
di duro e pesante, credo il suo ginocchio, mi colp dritta allo sterno.
Cos, giusto nel caso mi fosse rimasta un po' d'aria nei polmoni. La
punta del paletto mi graffi la pelle delicata sotto il mento. Alzai lo
sguardo ansimando verso il viso di Archer.
In un attimo lui si scost, ma tutto quello che riuscii a fare fu rotolare
di lato, portare le ginocchia al petto e aspettare che l'ossigeno
tornasse a circolare nel mio corpo.
Molto bene!, sentii dire alla Vandy da qualche parte in lontananza.
Stavo letteralmente vedendo le stelle e a ogni affannoso respiro
mi sembrava di inspirare aria attraverso un muro di vetri in
frantumi.
Il lato positivo era che la mia cotta per Archer era definitivamente
sparita. Svanita del tutto. Quando un ragazzo ti sbatte il ginocchio
sulle costole i pensieri romantici tendono a volatilizzarsi.
Poi sentii delle mani afferrarmi sotto le braccia e sollevarmi in piedi.
Mi dispiace, mormor Archer. Io mi limitai a guardarlo male.
Mi sentivo ancora la gola gonfia e pesante e non volevo sforzarla
tentando di pronunciare delle parole.
Meno che mai le parole che avrei voluto dirgli.
Ora, stava dicendo la Vandy in tono allegro. Il signor Cross
ha fatto sfoggio di una tecnica eccellente, anche se io sarei rimasta
sicuramente pi a lungo sul petto del mio avversario.
Archer annu appena, rivolto verso di me, mentre lei pronunciava
quelle parole, e io mi domandai se lui non stesse cercando di dirmi
che era per quello che l'aveva fatto. Mi sarebbe andata molto peggio
se al suo posto ci fosse stata la Vandy. Ma in realt non mi importava.
Ero ancora arrabbiata.
E adesso, signor Cross, l'Abilit numero Quattro, cinguett la
Vandy. Questa volta per Archer scosse la testa. No.
Signor Cross, disse la Vandy in tono secco, ma Archer lanci il
paletto ai suoi piedi. Rimasi in attesa dello sventramento o della fustigazione,
o almeno di una punizione scritta, ma di nuovo la Vandy
si limit al suo sorriso tirato. Raccolse il paletto e me lo porse.
Ero sicura di essere sul punto di vomitare. Ma non c'era nessun
altro studente nuovo da torturare? Mi guardai intorno e registrai
qualche sguardo di solidariet, ma quasi tutti parevano per lo pi
sollevati di non essere loro l'insetto da schiacciare.
Molto bene. Guardate e imparate, ragazzi. Abilit numero Quattro.
Venga verso di me, signorina Mercer.
Rimasi immobile a fissarla.
Lei arricci le labbra per l'irritazione, poi, senza alcun preavviso,
la sua mano scatt per afferrarmi. Ma questa volta ero pronta, e
anche arrabbiata e ferita. Senza pensare alzai la gamba e sferrai un
calcio in avanti.
Forte.
Osservai la mia scarpa da ginnastica colpire il petto della Vandy
come se quello fosse stato il piede di qualcun altro. Non poteva essere
il mio. Non avevo mai preso a calci nessuno in vita mia e certo
non avrei preso a calci un'insegnante.
Ma l'avevo appena fatto. Avevo dato un calcio alla Vandy in pieno
petto e lei fin sul tappeto blu, non lontano da dove ero atterrata
io poco prima.
Sentii gli altri studenti trattenere il respiro. Sul serio. Tutti e cinquanta
rimasero senza fiato nello stesso istante.
E proprio in quel momento mi resi conto della gravit di quello
che avevo appena fatto.
Mi chinai e le porsi una mano. Oh, mio Dio, non... non volevo....
La Vandy scost la mia mano e si alz in piedi, con le narici tremanti.
Ero fregata, davvero fregata.
Signorina Mercer, disse ansimando. Mi ricordava un toro. Riesce
a pensare anche a un solo buon motivo per cui non dovrei metterla
in punizione per tutto il prossimo mese?.
A quel punto, come un dono del cielo, mi torn in mente il consiglio
di Elodie. Mi piacciono i suoi tatuaggi, sbottai.
Probabilmente prima avevo solo immaginato che a tutti si fosse
mozzato il fiato. Il suono che emisero adesso era esattamente quello
dell'aria che esce da un palloncino.
La Vandy scosse il capo rivolta verso di me e socchiuse i suoi minuscoli
occhi. Le piace cosa?
Mi... mi piacciono i suoi tatuaggi. Quelli con l'inchiostro. I tatuaggi,
ecco. Sono fighissimi.
Non avevo mai visto nessuno avere un aneurisma, ma ebbi paura
che stesse per accadere alla Vandy. Passai freneticamente in rassegna
il gruppo degli studenti con lo sguardo, finch non incontrai
gli occhi di Elodie. Stava sogghignando e a quel punto capii di aver
appena commesso un terribile errore.
Spero che non abbia programmato di avere del tempo libero qui
alla Hecate, signorina Mercer, disse sprezzante la Vandy. Punizione.
In cantina. Per il resto del semestre.
Tutto il semestre? Scossi la testa. Non si era mai vista una punizione
che durasse diciotto settimane! Era una follia! E poi in cantina?
Che voleva dire?
Oh, avanti, sentii dire a qualcuno e quando alzai lo sguardo vidi
Archer fissare la Vandy. Non lo sa, okay? Lei non  stata cresciuta
come una di noi.
La Vandy si scost una ciocca di capelli dalla fronte. Ah,  cos,
signor Cross? Lei pensa che la punizione della signorina Mercer
sia ingiusta?.
Lui non rispose, ma la Vandy annu come se l'avesse fatto. Bene,
allora potete condividerla.
Elodie si lasci sfuggire un gridolino e io provai una certa soddisfazione.
E adesso tutti e due fuori dalla mia palestra, nell'ufficio di Mrs
Casnoff, disse la Vandy massaggiandosi il petto.
Non fece quasi in tempo a dirlo che Archer era gi uscito, io invece
mi sentivo un po' stordita, per non parlare del dolore. Zoppicai
fino all'uscita, ignorando gli sguardi di Elodie e di Chaston.
Archer era gi parecchio avanti e camminava cos veloce che riuscii
a malapena a raggiungerlo.
Ti piacciono i suoi tatuaggi?, ringhi lui quando finalmente
gli fui accanto. Come se non avesse gi motivi sufficienti per
odiarti.
Scusami, per caso sei arrabbiato con me? Con me? Io sono quella
a cui hai praticamente polverizzato la spina dorsale con il ginocchio,
amico, perci vedi di darti una regolata.
Si blocc cos di colpo che lo oltrepassai di almeno tre passi e dovetti
voltarmi.
Se l'avesse fatto la Vandy adesso saresti in infermeria. Scusa se
ho tentato di salvarti il culo. Di nuovo.
Non ho bisogno che qualcuno mi salvi il culo, replicai con il viso
in fiamme.
Certo, biascic lui prima di riprendere a camminare verso l'edificio.
Ma qualcosa che aveva detto continuava a frullarmi per la
testa.
Che significa che ha gi abbastanza motivi per odiarmi?.
Era chiaro che non aveva alcuna intenzione di fermarsi, perci dovetti
correre per raggiungerlo.
Tuo padre  uno di quelli che le hanno fatto quei tatuaggi.
Lo afferrai per un gomito e le mie dita scivolarono sulla sua pelle
sudata. Aspetta. Cosa?
Quei segni indicano che ha subito la Rimozione. Sono il simbolo
della sua rovina, certo non un motivo di orgoglio. Perch
diavolo....
Si interruppe, probabilmente perch lo stavo guardando malissimo.
Elodie, mormor.
Gi, replicai. La tua ragazza e le sue amiche sono state cos
gentili da darmi qualche consiglio sulla Vandy, stamani.
Lui sospir e si massaggi la base del collo, con il risultato che la
maglietta gli ader ancora di pi al petto. Non che mi importasse.
Senti, riguardo Elodie... Lei ....
Non me ne frega niente, dissi alzando una mano. Cosa intendevi
quando hai detto che  stato mio padre a farle quei tatuaggi?.
Archer mi guard con un'espressione incredula. Per la miseria.
Che c'?
Davvero non lo sai?.
Non sono mai stata capace di percepire la pressione del sangue in
aumento, ma di sicuro era quello che mi stava accadendo in quel
momento. Era simile alla sensazione che mi provocava la magia, solo
con un pizzico di istinto omicida in pi.
Non. Lo. So. Ma che cosa?, fu tutto ci che riuscii a dire.
Tuo padre  il capo del Consiglio. Ovvero il tizio che ci ha fatti
finire qui tutti quanti.


CAPITOLO 12

Dopo aver registrato quella sconcertante informazione feci qualcosa
che non avevo mai fatto in vita mia.
Ebbi un vero e proprio collasso da regina della tragedia.
In parole povere, scoppiai a piangere. E non erano neanche lacrime
da tragedia greca, belle ed eleganti. No, le mie erano quei goccioloni
grossi e abbinati a viso arrossato e muco.
Di solito mi sforzo di non piangere di fronte ad altra gente, e soprattutto
di fronte a ragazzi da urlo per i quali avevo una cotta prima
che tentassero di strangolarmi.
Ma per qualche motivo rendermi conto che quella era l'ennesima
cosa che non sapevo fu la goccia che fece traboccare il vaso.
Archer, devo rendergli i suoi meriti, non rimase del tutto inorridito
dai miei singhiozzi, e anzi, tese una mano come per afferrarmi
una spalla. O darmi un pugno.
Ma prima che mi fosse chiaro se volesse consolarmi o darsi a nuovi
atti di violenza contro di me, mi allontanai da lui e raggiunsi l'apice
del mio momento da reginetta tragica correndo via.
Non fu molto gentile nei suoi confronti.
Ma a quel punto non mi importava pi di nulla. Scappai e basta,
con il petto che mi bruciava e la gola in fiamme per la combinazione
della stretta di Archer e delle lacrime.
I miei piedi facevano un rumore sordo battendo sull'erba spessa,
mentre riuscivo a pensare soltanto all'idiota che ero.
Non sapevo fare un incantesimo bloccante.
Non sapevo nulla dei tatuaggi.
Non sapevo nulla di quello stupido gigantesco e malvagio occhio
italiano.
Non sapevo nulla su pap.
Non sapevo nulla su cosa volesse dire essere una strega.
Non lo so, non lo so, non lo so.
Non ero sicura di quanto mi fossi effettivamente allontanata, ma
quando arrivai al laghetto sul lato posteriore della scuola, le gambe
mi tremavano e mi faceva male il fianco.
Fui costretta a sedermi. Per fortuna c'era una piccola panchina di
pietra proprio accanto alla riva. Ero talmente senza fiato tra il pianto
e la corsa, che non feci caso al muschio che ricopriva la panca
e mi accasciai l. Si era riscaldato al sole e io trasalii per un istante.
Rimasi l seduta, i gomiti sulle ginocchia e la testa tra le mani, ad
ascoltare il mio respiro entrare e uscire dai polmoni. Ero ricoperta
di sudore dalla testa ai piedi e cominciavo a sentirmi un po' frastornata.
Ero solo cos... arrabbiata. Okay, mia mamma si era spaventata
quando aveva saputo che mio padre era uno stregone. E va bene.
Ma perch non mi aveva mai permesso di fare almeno una chiacchierata
con lui? Sarebbe stato carino avere qualche consiglio da
lui sulla Vandy. Insomma, qualcosa tipo: Ah, e poi c' la tua insegnante
di ginnastica che mi odia da morire, quindi per estensione
odier anche te. Buona fortuna!.
Brontolai e mi sdraiai sulla panchina, solo per schizzare di nuovo
a sedere quando la pietra bollente venne a contatto con la pelle
del mio braccio.
Senza riflettere posai la mano sulla panchina e pensai: Qualcosa
di comodo.
Dal mio dito indice part una piccola scintilla argentata, e in un
batter d'occhio la panca cominci a deformarsi e a ondeggiare sotto
di me, finch non si trasform in una graziosa ed elegantissima
chaise-longue di velluto, rivestita di strisce zebrate rosa acceso. Era
chiaro che Jenna mi stava contagiando.
Mi accomodai sulla mia nuova poltrona relax godendomi il piacevole
formicolio che sentivo dentro. Non avevo fatto nessuna magia
da quando ero alla Hecate e avevo dimenticato quanto gli incantesimi,
persino quelli cos piccoli, mi facessero sentire bene. Non ero
in grado di creare oggetti dal nulla, solo pochissime streghe sapevano
farlo, e comunque si trattava di magia oscura avanzata, per
sapevo trasformare le cose in versioni differenti di se stesse.
Perci poggiai una mano sul petto e sorrisi mentre la mia divisa
da ginnastica si arricciava e si restringeva finch non ebbi indosso
una canottiera bianca e dei calzoncini color kaki. Poi puntai il
dito verso l'acqua vicino alla riva e osservai un rivoletto levarsi in
aria roteando sulla superficie del lago e assumere la forma di un
cilindro. Alla fine vidi fluttuare di fronte a me un bicchiere di t
freddo ghiacciato.
Ero piuttosto soddisfatta di me stessa e un po' ubriaca di magia,
perci mi sdraiai di nuovo sulla chaise-longue e bevvi una sorsata
di t. Magari ero davvero una sfigata, ma ehi, almeno ero una sfigata
che sapeva fare le magie, giusto?
Rimasi l per diversi minuti, con il braccio sudato che mi copriva
gli occhi, ad ascoltare gli uccelli e il lieve fruscio dell'acqua sulla riva,
e per qualche istante riuscii a dimenticare che sarei stata in guai
grossi una volta tornata alla scuola.
Riabbassai il braccio e voltai la testa per osservare il laghetto.
Al di l dell'acqua, sulla sponda opposta, c'era una ragazza. Il lago
era piuttosto stretto, perci potevo vederla bene. Era il fantasma
vestito di verde che avevo visto il mio primo giorno alla Hecate. E
proprio come quel primo giorno, mi fissava dritta negli occhi.
Era parecchio inquietante, per usare un eufemismo. Non sapevo
bene cosa fare, perci sollevai una mano e la salutai goffamente.
La ragazza ricambi il saluto. Poi spar. Non svan poco a poco,
come avevo visto fare al fantasma di Isabelle. Semplicemente un
minuto era l, e quello dopo non c'era pi.
Sempre pi curioso, dissi, e la mia voce risuon quasi troppo
alta in quel silenzio, aumentando la sensazione di inquietudine.
Il mio buon umore aveva cominciato a spegnersi man mano che
il formicolio degli incantesimi si affievoliva, e quando abbassai lo
sguardo mi accorsi che il mio look decisamente pi figo e gradevole
si era dissolto lasciando di nuovo il posto alla divisa da ginnastica.
Era strano. I miei incantesimi di solito duravano molto pi di cos.
Anche la poltrona sotto di me cominciava a farsi pi dura e immaginai
che nel giro di cinque minuti mi sarei ritrovata di nuovo seduta
sulla pietra ricoperta di muschio.
I miei pensieri tornarono a fissarsi sui miei genitori e sulla loro evidente
propensione a essere dei gran bugiardi. Ma sebbene tentassi
di mettere insieme un po' di giustificatissima rabbia nei loro confronti
per avermi lasciata in quel casino, sapevo che non era questo
a turbarmi davvero.
Era che la mia peggiore paura pareva essersi realizzata. Una cosa
era essere diversi in mezzo a persone che be', erano diverse. Essere
emarginata in un gruppo di emarginati era tutta un'altra questione.
Sospirai e mi sdraiai sulla poltrona, che adesso aveva del muschio
su un lato. Chiusi gli occhi. Sophie Alice Mercer, un mostro tra i
mostri, mormorai.
Prego?.
Aprii gli occhi e vidi una figura torreggiare su di me. Aveva il sole
alle spalle che la rendeva un'unica sagoma scura, ma grazie alla
forma dei suoi capelli fu facile riconoscere Mrs Casnoff.
Sono nei guai?, chiesi senza nemmeno alzarmi.
Probabilmente si tratt di un'allucinazione dovuta al caldo, ma
fui piuttosto sicura di aver visto la preside sorridere mentre si chinava
per mettermi una mano sotto la spalla e sollevarmi in posizione
seduta.
Stando a quello che dice il signor Cross, sei in punizione in cantina
per il resto del semestre, perci s, direi che sei in guai davvero
grossi. Ma questo riguarda la signora Vanderlyden, non me.
Abbass lo sguardo sulla poltrona rosa acceso e arricci le labbra
in una smorfia di disgusto. Pos la mano sulla spalliera e il mio incantesimo
si dissolse in una pioggia di scintille rosa, mentre la poltrona
diventava un rispettabilissimo divanetto blu coperto di rose.
Meglio, disse la Casnoff in tono deciso, sedendosi accanto a
me.Ora, Sophie, ti dispiacerebbe dirmi perch sei qui al lago invece
che alla tua prossima lezione?
Sto attraversando alcuni drammi adolescenziali, Mrs Casnoff,
risposi. Credo di aver bisogno di scrivere qualcosa sul mio diario,
o roba del genere.
Lei sbuff appena. Il sarcasmo non  una qualit che suscita molta
attrazione tra le giovani donne, Sophie. Non ho intenzione di assecondare
qualsivoglia festival del patetico tu abbia messo in scena
qui, perci preferirei che mi dicessi la verit.
La fissai. Era completamente fasciata dal suo vestito di lana color
avorio (lana con quel caldo? Quella gente aveva qualcosa che non
andava). Sospirai. Persino mia madre, che era fantastica, riusciva
a malapena a capirmi. In che modo avrebbe potuto mai aiutarmi
quella signora del Sud dai capelli incastonati nella lacca?
Alla fine per scrollai le spalle e vuotai il sacco. Non so nulla di
cosa significhi essere una strega. Qui sono tutti cresciuti in questo
mondo, e io invece no, ed  uno schifo.
La sua bocca si arricci di nuovo e pensai che stesse per sgridarmi
per aver detto che era tutto uno schifo, invece disse: Il signor
Cross mi ha detto che non sapevi che tuo padre fosse l'attuale capo
del Consiglio.
Gi.
La Casnoff scost un filo di lanugine dal vestito e disse: Sono
certa che tuo padre abbia avuto le sue ragioni per tenerti nascosta
la sua posizione, anche se non saprei dirti quali. Inoltre, la tua presenza
qui  molto... sentita, Sophie.
Che intende dire?.
Lei fiss il lago senza rispondere per un bel pezzo. Alla fine si
volt verso di me e mi copr la mano con la sua. Nonostante il caldo,
la sua pelle era fresca e asciutta, giusto un po' incartapecorita, e
quando la guardai in faccia realizzai che era pi anziana di quanto
pensassi. Aveva miriadi di rughe sottili intorno agli occhi.
Seguimi nel mio ufficio, Sophie. Ci sono alcune cose di cui dobbiamo
parlare.


CAPITOLO 13

L'ufficio della Casnoff era al primo piano, vicino al salottino con
le sedie malandate. Mentre passavamo di l, notai che erano state
sostituite da poltrone pi carine e robuste e che i divani dall'aria
polverosa erano stati rifoderati con una stoffa allegra a righe bianche
e gialle.
Quando avete cambiato i mobili?, chiesi.
Lei si volt a guardarmi da sopra la spalla. Non li abbiamo cambiati.
 un incantesimo di percezione.
Come scusi?
Un'idea di Jessica Prentiss. L'arredamento dell'edificio rispecchia
la mente di chi guarda. In questo modo possiamo valutare il livello
di benessere a scuola a seconda di cosa vede ognuno.
Perci sono stata io a immaginare quei mobili orrendi?
In un certo senso, s.
E l'esterno? Senza offesa, ma fa ancora abbastanza pena.
Mrs Casnoff fece una risata sommessa. No, l'incantesimo  attivo
solo negli spazi pubblici dell'edificio: le sale comuni, le classi
e cos via. La Hecate deve pur mantenere un po' della sua aria minacciosa,
non trovi?.
Sulla soglia dell'ufficio di Mrs Casnoff mi voltai a guardare di
nuovo il salottino. Notai che i divani, le poltrone e persino le tende
scintillavano e fremevano leggermente, come il calore che si alza
dalla strada.
Strano.
Pensavo che Mrs Casnoff avesse la stanza pi grande e sfarzosa di
tutta la casa. Uno di quei posti stipati di libri antichi, con pesanti
mobili di quercia e finestroni che andavano dal pavimento al soffitto.
Invece lei mi introdusse in una piccola stanza priva di finestre.
L'odore del suo profumo alla lavanda era fortissimo, mischiato a
un altro odore pi robusto e amaro. Dopo qualche istante realizzai
che era t. C'era un piccolo bollitore elettrico che borbottava in un
angolo della scrivania, che non era il pesante mostro di legno che
avevo immaginato, ma un piccolo e semplice tavolo.
I libri c'erano, ma erano impilati in file verticali su tre delle quattro
pareti. Tentai di decifrare i titoli sulla costa, ma quelli che non
erano troppo sbiaditi erano in lingue che non conoscevo.
L'unica cosa dell'ufficio di Mrs Casnoff a essere almeno da lontano
simile a come l'avevo immaginata era la sua poltrona. Sembrava pi
un trono, a dir la verit: alto, massiccio e rivestito di velluto viola.
La sedia all'altro capo della scrivania era pi bassa di almeno dieci
centimetri e non appena mi sedetti mi sentii subito come una bambina
di sei anni.
Immagino che il punto fosse proprio quello.
T?, mi chiese la Casnoff dopo essersi cerimoniosamente accomodata
sul suo trono viola.
S, grazie.
Trascorremmo alcuni istanti in silenzio mentre lei mi versava una
tazza di robusto t rosso. Aggiunse latte e zucchero senza chiedere.
Bevvi un sorso. Aveva esattamente lo stesso sapore del t che mia
mamma mi preparava nelle giornate piovose d'inverno. Giornate
cos le passavamo accoccolate sul divano a leggere o a chiacchierare.
Quel sapore cos familiare era confortante e mi aiut a rilassarmi
un po'.
E di nuovo, credo che il punto fosse quello.
Alzai lo sguardo. Come....
Mrs Casnoff agit una mano. Sono una strega, Sophie.
Mi accigliai. Essere manipolata era in cima alla lista delle cose che
odiavo. Insieme ai serpenti. E a Britney Spears.
Quindi lei conosce un incantesimo che fa assumere al t il sapore
di... t?.
Mrs Casnoff bevve un sorso dalla sua tazza e io ebbi l'impressione
che stesse trattenendo una risata. In realt  un po' pi complesso
di cos. Indic il bollitore con un cenno. Aprilo.
Mi chinai in avanti e lo feci.
Era vuoto.
La tua bevanda preferita  il t irlandese di tua madre. Se fosse
stata la limonata avresti trovato quella nella tazza. E lo stesso se
fosse stata la cioccolata calda.  un incantesimo base di conforto,
molto utile per mettere a proprio agio le persone. E tu lo eri, prima
che la tua natura sospettosa si facesse viva.
Wow. Era davvero brava. Io non avevo mai provato a fare un incantesimo
buono per tutti.
Ma non avevo alcuna intenzione di farle capire che mi aveva impressionata.
E se la mia bevanda preferita fosse stata la birra? Me ne avrebbe
dato un boccale ghiacciato?.
Lei fece un gesto quasi troppo elegante per definirlo una semplice
alzata di spalle. Effettivamente in quel caso sarei stata un po'
in difficolt.
Tir fuori una cartellina di cuoio da una pila di documenti sulla
scrivania e torn ad accomodarsi sul suo trono.
Dimmi, Sophie, fece Mrs Casnoff, cosa sai esattamente della
tua famiglia?.
Si era appoggiata allo schienale della poltrona e aveva incrociato
le caviglie, tentando di apparire pi informale possibile.
Non molto, risposi cauta. Mia madre  del Tennessee e i suoi
genitori sono morti in un incidente d'auto quando aveva vent'anni....
Intendevo l'altro ramo della tua famiglia, disse Mrs Casnoff.
Cosa sai del tuo lato paterno?.
Adesso non stava neanche pi tentando di dissimulare la sua curiosit.
All'improvviso ebbi la sensazione che dalla mia risposta dipendessero
molte cose importanti.
Tutto quello che so  che mio padre  uno stregone di nome James
Atherton. Mamma l'ha conosciuto in Inghilterra e lui ha detto
di essere cresciuto l, ma lei non era sicura che fosse vero.
Mrs Casnoff pos la tazza con un sospiro e cominci a rovistare
nella cartella di cuoio. Abbass gli occhiali dalla loro usuale postazione
in cima alla testa mentre mormorava: Dunque, avevo visto...
Ah, eccolo qui.
Prese qualcosa dalla cartella, poi si blocc di colpo e mi guard.
Sophie,  assolutamente necessario che ci di cui parleremo in
questa stanza rimanga in questa stanza. Tuo padre mi ha chiesto di
rivelarti queste cose quando fosse giunto il momento, e credo che
sia arrivato.
Mi limitai ad annuire. Insomma, cosa potevo dire di fronte a un
discorso come quello?
A quanto pare a lei and bene cos, perci mi porse una fotografia
in bianco e nero. Una giovane donna mi guardava. Aveva qualche
anno pi di me, e dai suoi abiti giudicai che la foto fosse stata
scattata pi o meno negli anni Sessanta. Indossava un vestito scuro,
increspato intorno alle caviglie, come se venisse spostato da una
leggera brezza. Aveva i capelli chiari, probabilmente biondi o rossi.
Subito dietro di lei riconobbi il portico di Hecate Hall. Le persiane
all'epoca erano bianche.
La ragazza sorrideva, ma era un sorriso severo e forzato.
E molto familiare.
Gli unici occhi simili che avessi mai visto erano quelli di mio padre
nella sola fotografia che avevo di lui.
Chi.... La mia voce venne fuori un po' rotta. Chi ?.
Alzai lo sguardo verso Mrs Casnoff e vidi che mi stava osservando
attentamente. Quella, disse versandosi un'altra tazza di t,  tua
nonna. Lucy Barrow Atherton.
Mia nonna. Per un lunghissimo istante non riuscii quasi a respirare.
Mi limitai a fissare quel viso, tentando disperatamente di riconoscervi
qualcosa di mio.
Ma non vidi nulla. Gli zigomi della ragazza erano alti e pronunciati,
mentre il mio viso era pi tondeggiante. Il naso era troppo lungo
per assomigliare al mio e le labbra troppo sottili.
Il suo volto pareva triste, nonostante il sorriso.
 stata qui?, chiesi.
Mrs Casnoff riport gli occhiali in cima alla testa e annu. Lucy
 cresciuta qui alla Hecate, prima che diventasse la Hecate, naturalmente.
Credo che quella foto sia stata scattata poco dopo la nascita
di tuo padre.
Lei... lei la conosceva?.
Mrs Casnoff scosse la testa. Temo che fosse prima che arrivassi
qui. Ma quasi tutti i Prodigium la conoscono. La sua  una storia
unica nel suo genere.
Per sedici anni mi ero chiesta chi fossi veramente, da dove venissi.
Adesso la risposta era proprio di fronte a me. Perch?
Ti ho raccontato la storia dell'origine dei Prodigium il tuo primo
giorno qui, ricordi?.
Era accaduto un paio di settimane prima. Certo che me lo ricordavo.
Ma decisi di mettere da parte il sarcasmo e dissi: Certo. Angeli.
Guerra con Dio.
Esatto. In ogni caso, la tua famiglia non venne in possesso dei
suoi poteri fino al 1939, quando la tua bisnonna Alice comp sedici
anni.
Pensavo che si nascesse streghe. Mia mamma diceva che gli unici
a essere prima umani sono i vampiri.
Mrs Casnoff annu. Di solito  cos. Ma arriva sempre qualche
strano essere umano che tenta di cambiare il proprio destino. Trova
un libro di magia, o qualche incantesimo speciale, o un altro modo
per introdurre dentro di s l'elemento divino e mistico. Pochissimi
sopravvivono a un procedimento del genere. La tua bisnonna Alice
fu una di quei pochi.
Non sapendo cosa dire bevvi una lunga sorsata del mio t. Si era
raffreddato e lo zucchero si era depositato sul fondo, rendendolo
sciropposo.
Come ha fatto?, chiesi infine.
Mrs Casnoff sospir. Purtroppo devo ammettere che non lo so.
Se Alice ha mai spiegato nel dettaglio a qualcuno il suo esperimento,
delle sue parole non  rimasta traccia. Ho solo qualche informazione
frammentaria. A quanto pare Alice conosceva una strega particolarmente
malvagia che stava tentando di aumentare il proprio
potere grazie alla magia nera, magia che il Consiglio aveva messo
fuori legge nel XVII secolo. Nessuno sa bene in che modo Alice fosse
entrata in contatto con quella donna, mi pare che si chiamasse Mrs
Thorne, e neanche se sapesse cos'era in realt. Ma in qualche modo
l'incantesimo invece di agire su Mrs Thorne, trasform Alice.
Un momento, lei ha detto che Mrs Thorne voleva usare la magia
nera per il suo incantesimo?.
Mrs Casnoff annu. S. Una cosa davvero terribile. Alice fu molto
fortunata a non morire durante la trasformazione. Mrs Thorne
non lo fu altrettanto.
Di colpo mi sentii come se avessi appena inghiottito un vassoio
di cubetti di ghiaccio, e mentre il mio stomaco si congelava, la mia
fronte si imperl di sudore.
Quindi... la mia bisnonna fu trasformata in una strega grazie alla
magia nera? Nel senso della peggiore e pi pericolosa magia del
mondo?.
Mrs Casnoff annu di nuovo. Mi stava ancora osservando con attenzione.
La tua bisnonna era un abominio, Sophie. Mi dispiace. So che 
una brutta definizione, ma  inutile girarci intorno.
Come.... La mia voce usc dalle labbra simile a un gracchiare,
perci mi schiarii la gola. Che ne fu di lei?.
Mrs Casnoff sospir. Alla fine un membro del Consiglio di Londra
la trov. Era stata rinchiusa in un manicomio perch blaterava
e farneticava di streghe e demoni. Il membro del consiglio port lei
e tua nonna Lucy alla Hecate.
Mia nonna?. Guardai la foto che tenevo tra le mani.
S. Alice era incinta quando la trovarono. Aspettarono la nascita
di tua nonna prima di portarle entrambe qui.
Si vers un'altra tazza di t. Ebbi la sensazione che non volesse
raccontarmi altro, ma io dovevo sapere. E poi cosa successe?.
Mrs Casnoff mescol il suo t con un'espressione concentrata che
si addiceva di pi a un'operazione chirurgica al cervello. Alice
non si adattava bene alla trasformazione, rispose senza guardarmi.
Dopo tre mesi qui alla Hecate riusc in qualche modo a scappare.
E anche in questo caso nessuno sa come, ma bisogna considerare
che possedeva una magia molto potente. E poi.... Mrs Casnoff si
interruppe per bere un sorso di t.
E poi?, ripetei.
Alla fine alz gli occhi verso di me. Fu assassinata. L'Occhio di
Dio.
Come sappiamo che sono stati....
Il loro modo per liberarsi di noi  molto caratteristico, replic
secca la Casnoff. Comunque aveva lasciato qui Lucy, che rimase
alla Hecate in modo che il Consiglio potesse tenerla d'occhio.
Come una specie di esperimento scientifico?. Non volevo sembrare
arrabbiata, ma ero davvero sconvolta.
Il potere di Alice era qualcosa di straordinario. Era letteralmente
il Prodigium pi potente che si fosse mai visto. Era vitale che il
Consiglio sapesse se quello stesso livello di potere era stato trasmesso
a sua figlia, che dopotutto era per met umana.
Ed era cos?
S. E quello stesso potere fu poi trasmesso a tuo padre. I suoi
occhi incrociarono i miei. E a te.


CAPITOLO 14

Dopo il nostro incontro, Mrs Casnoff mi diede il resto del pomeriggio
libero perch potessi riflettere su ci che avevo appreso.
Ma non mi sentivo dell'umore giusto per riflettere. Mi diressi subito
al terzo piano. In una piccola nicchia vicino al corridoio c'erano
alcuni vivaci telefoni rossi a disposizione degli studenti. Erano parecchio
impolverati perch la maggior parte dei Prodigium non ne
aveva bisogno per comunicare con la famiglia. I vampiri avevano
la telepatia, anche se non mi pareva che Jenna la usasse per sentire
come andavano le cose a casa. I mutaforma avevano una specie di
mente comune del branco e le fate usavano il vento o qualche insetto
volante per consegnare i loro messaggi. Proprio quella mattina
avevo visto Nausicaa mormorare qualcosa a una libellula.
Per quanto riguardava streghe e stregoni, c'erano un sacco di incantesimi
che si potevano usare per comunicare: dal materializzare
le proprie parole su un muro al servirsi di un gatto come portavoce.
Io per non ne conoscevo neanche uno, e anche se non fosse
stato cos, quegli incantesimi erano utili solo per comunicare con
altre streghe. Visto che mamma era umana, dovevo contattarla con
mezzi umani.
Presi un telefono e feci una smorfia nel sentire quella superficie
polverosa a contatto con la mia mano sudata.
Nel giro di pochi secondi, mamma rispose.
Mio padre  il capo del Consiglio, dissi ancora prima che lei finisse
di dire ciao.
La sentii sospirare. Oh, Sophie, volevo dirtelo.
Ma non l'hai fatto, dissi mentre con mia grande sorpresa sentivo
la gola chiudersi.
Soph....
Non mi hai detto niente. Mi bruciavano gli occhi e avevo la voce
impastata. Non mi hai detto chi era mio padre, non mi hai detto
che a quanto pare potrei essere praticamente la strega pi potente
del mondo. Non mi hai detto che  stato pap a... a obbligarmi
a stare qui.
Non ha avuto scelta, disse mamma con voce stanca. Se sua figlia
fosse stata esentata dalla punizione, cosa avrebbero pensato di
lui gli altri Prodigium?.
Mi asciugai le guance con il dorso della mano. Be', di certo non
volevo fargli fare una brutta figura, dissi.
Tesoro, fammi chiamare tuo padre e risolv....
Perch non mi hai mai detto che c' della gente che vuole uccidermi?.
La mamma boccheggi per un istante. Chi te l'ha detto?, mi
chiese. Adesso il suo tono suonava quasi pi furioso del mio.
Mrs Casnoff, risposi. Subito dopo avermi lanciato addosso quella
rivelazione-bomba sui miei poteri, Mrs Casnoff mi aveva detto
che una delle ragioni per cui mio padre mi aveva mandata alla Hecate
era tenermi al sicuro.
Non puoi biasimarlo, aveva detto. L'Occhio di Dio uccise anche
Lucy, nel 1974, e tuo padre ha subito diversi attentati alla sua
vita. Per quindici anni  riuscito a tenere nascosta la tua esistenza.
Ma adesso...  solo questione di tempo prima che l'Occhio di Dio
lo scopra, e tu saresti stata assolutamente indifesa nel mondo normale.
E... e quelle altre tizie irlandesi?, avevo chiesto con voce roca.
Mrs Casnoff aveva distolto lo sguardo. Le Brannick non sono un
problema in questo momento, si era limitata a dire. Sapevo che
stava mentendo, ma ero ancora sconcertata da troppe cose per farle
notare anche questo.
 vero?, chiesi ora alla mamma. Pap mi ha mandata qui perch
sono in pericolo?.
Voglio che mi passi subito Mrs Casnoff, disse mamma senza rispondere.
C'era parecchia rabbia nella sua voce, ma anche paura.
 vero?, ripetei.
Continuava a non rispondere, perci gridai:  vero?.
Da qualche parte nel corridoio si apr una porta, lanciai un'occhiata
alle mie spalle e vidi la testa di Taylor spuntare fuori dalla stanza.
Quando mi vide scosse leggermente la testa e richiuse la porta.
Soph, stava dicendo mamma, senti... ne parliamo quando tornerai
a casa per le vacanze di Natale, okay? Non voglio discuterne
al telefono.
Quindi  vero, dissi piangendo.
Segu un lungo silenzio dall'altra parte della linea, al punto che mi
domandai se mamma non avesse riattaccato. Poi emise un lungo
sospiro e disse: Ne parliamo in un altro momento.
Sbattei gi la cornetta. Il telefono fece un suono metallico di protesta.
Mi addossai alla parete, scivolai sul pavimento e tirai su le ginocchia
per poterci poggiare la testa.
Rimasi cos per parecchio tempo, inspirando ed espirando lentamente
e tentando di fermare il fiume di lacrime che mi scendeva
dagli occhi. Una piccola parte di me si sentiva stranamente colpevole,
come se in realt dovessi essere superentusiasta di essere una
strega fichissima o roba del genere. Ma non lo ero. Sarei stata pi
che felice di cedere a Elodie e alle altre due tutta la faccenda della
pelle che si illumina e dei capelli che fluttuano. Mi sarei accontentata
di gestire una piccola sala da t, o qualcosa di simile, in cui
vendere libri sull'astrologia e sul chakra.
Sarebbe stato divertente. Avrei potuto vestirmi con un'ampia tunica
viola...
Tirai su la testa e diedi un taglio alle mie fantasie. Avevo di nuovo
quella strana sensazione di pelle d'oca.
Alzai lo sguardo e vidi la ragazza del lago in piedi alla fine del corridoio.
Guardandola meglio mi resi conto che aveva pi o meno la
mia et. Mi fissava accigliata e notai che il suo abito verde le sbatteva
sui polpacci come se fosse agitato dal vento.
Prima che potessi aprire bocca per chiederle chi fosse, lei si volt
di colpo e se ne and. Tesi l'orecchio per sentire il rumore delle sue
scarpe sui gradini di legno, ma non ci fu alcun suono.
Ora non avevo la pelle d'oca solo sul collo, ma un po' ovunque.
Probabilmente sembra un po' strano che la studentessa di una scuola
popolata da mostri abbia paura dei fantasmi, comunque il tutto
stava effettivamente diventando ridicolo. Era la terza volta che vedevo
quella ragazza, e sembrava sempre che mi stesse studiando.
Perch?
Mi alzai in piedi lentamente e mi incamminai lungo il corridoio.
Mi fermai prima di girare l'angolo, per paura di ritrovarmela davanti
ad aspettarmi.
E cosa potrebbe mai fare, Sophie?, pensai. Gridare boo? Passarti
attraverso?  un fantasma, per l'amor del cielo.
Comunque svoltai l'angolo di corsa trattenendo il respiro.
E andai a sbattere contro qualcosa di molto solido.
Provai a gridare, ma mi venne fuori una specie di urrrgh!.
Vidi delle mani allungarsi per sorreggermi. Ehi, disse Jenna con
una risatina.
Oh. Ciao, feci io, senza fiato dopo l'impatto e sopraffatta dalla
sensazione di sollievo.
Tutto bene?. Mi scrut in viso con un'espressione preoccupata.
 stata una lunga giornata.
Lei sorrise. Ci credo. Ho sentito cosa  successo con la Vandy.
Brontolai. Con tutti quei segreti familiari e gli assassini e i fantasmi
avevo dimenticato quale fosse il pericolo pi imminente.
 colpa mia. Non avrei dovuto dare ascolto a Elodie.
No, non avresti dovuto, disse Jenna arricciandosi le ciocche
rosa. Ma  vero che sei in punizione in cantina per il resto del
semestre?
S. A proposito, di che si tratta?
 una cosa terribile, rispose lei in tono distaccato. Il Consiglio
conserva qui tutti gli oggetti magici di scarto e sono tutti ammucchiati
in cantina. Chi  in punizione deve tentare di catalogare tutta
quella robaccia.
Tentare?
Be', sono rottami, ma sono rottami magici, perci si muovono in
continuazione. Catalogarli non ha senso, perch tanto non restano
mai al loro posto.
Fantastico, mormorai.
Stai attenta, Sophie. La sanguisuga ha l'aria affamata.
Guardai alle spalle di Jenna e vidi Chaston all'inizio del corridoio.
Non l'avevo mai vista senza Elodie e Anna, e l'effetto era un
po' strano.
Chaston ci rivolse uno sguardo sprezzante, ma sembrava pi un'imitazione
di Elodie che una sua espressione spontanea.
Chiudi il becco, Chaston, dissi irritata.
Stasera per cena: strega, disse con una risata cattiva prima di
sparire nella sua stanza.
Vicino a me Jenna sembrava ancora pi pallida del solito. Forse fu
un effetto delle luci, ma per un secondo mi parve di vedere i suoi
occhi arrossarsi.
La sanguisuga, mormor. Questa  nuova.
Ehi, dissi scuotendola leggermente. Non ha importanza. Specialmente
non ha importanza lei. Non vale la pena.
Jenna annu. Hai ragione, disse, ma continuava a fissare la porta
di Chaston. Allora, vieni a Classificazione dei mutaforma?.
Scossi la testa. La Casnoff mi ha dato il pomeriggio libero, risposi.
Per fortuna Jenna non mi chiese il motivo. Fico. Ci vediamo a
cena allora.
Quando Jenna se ne fu andata, pensai di tornare in camera a leggere
o a sdraiarmi, ma alla fine scesi in biblioteca. Come il resto
dell'edificio, anche quel locale aveva un aspetto molto meno deprimente
adesso. Le poltrone non sembravano pi funghi giganti
pronti a inghiottirmi, ed erano molto pi comode.
Fu sufficiente una breve occhiata agli scaffali per trovare ci che
stavo cercando.
Il libro era nero e aveva il dorso lacerato. Non c'era alcun titolo,
solo un grande occhio dorato sulla copertina.
Sprofondai in una poltrona, incrociai le gambe sotto di me e aprii
il libro a met. C'erano diverse pagine con illustrazioni patinate, la
maggior parte riproduzioni di dipinti, ma c'era anche qualche fotografia
sgranata di un castello abbandonato in Italia che a quanto
pareva era il quartier generale dell'Occhio di Dio. Sfogliai le pagine
e mi fermai quando trovai la stessa figura che avevo visto nel libro
di mamma. Era terrificante come la ricordavo: la strega sdraiata
sulla schiena, gli occhi colmi di terrore, l'uomo dai capelli scuri
chino su di lei con il coltello d'argento in mano. E l'Occhio tatuato
sopra il cuore.
Distolsi lo sguardo dalla figura e scorsi rapidamente il testo.
Fondata nel 1129, la societ nacque in Francia come ramo collaterale
dell'ordine dei cavalieri Templari. L'originario gruppo di cavalieri santi
incaricati di liberare il mondo dai demoni si trasfer ben presto in Italia, dove
prese il nome ufficiale di Occhio di Dio. Il gruppo divenne in breve tempo
noto per le sue azioni brutali rivolte contro tutte le specie di Prodigium, ma
anche per gli attacchi a qualsiasi umano li aiutasse. Con il passare del tempo,
da guerrieri santi si trasformarono in qualcosa di pi simile a un'organizzazione
terroristica. L'Occhio di Dio  un'lite di assassini che agisce in gran segreto
e con un unico obiettivo: la completa distruzione di tutti i Prodigium.
Be', carino, mormorai tra me e me.
Sfogliai altre pagine. Il resto del libro raccontava la storia dei leader
del gruppo e delle vittime pi illustri tra i Prodigium. Scorsi la
lista dei nomi, ma non lessi da nessuna parte quello di Alice Barrow.
Forse Mrs Casnoff si era sbagliata e lei non era una persona
cos importante, dopotutto.
Stavo per riporre il libro sullo scaffale quando l'occhio mi cadde
su un'illustrazione in bianco e nero che mi fece rabbrividire. Raffigurava
una strega sdraiata su un letto, con la testa piegata di lato e
gli occhi vuoti. In piedi accanto a lei c'erano due uomini dall'aspetto
tenebroso, con lo sguardo fisso sul corpo. Le loro camicie erano
aperte quanto bastava per mostrare il tatuaggio sopra il cuore. Uno
teneva in mano un bastone lungo e sottile, dall'estremit appuntita,
come una specie di punteruolo da ghiaccio. L'altro invece aveva
un barattolo pieno di un liquido nero dall'aria sospetta. Lessi la
didascalia sotto la figura.
Sebbene la rimozione del cuore sia il metodo di esecuzione pi conosciuto
impiegato dall'Occhio, il gruppo  noto anche per la pratica di dissanguare i
Prodigium. Non  chiaro se si tratti di un modo per compromettere i vampiri
o se ci sia un'altra ragione.
Rabbrividii mentre fissavo gli occhi spenti della strega. Non c'erano
fori sul suo collo, come quelli trovati su Holly, in qualche modo
per quegli uomini le avevano prosciugato tutto il sangue.
Ma era impossibile. Eravamo su un'isola e il posto era circondato
da un numero incalcolabile di incantesimi di protezione. Non era
possibile che un membro dell'Occhio fosse riuscito a penetrarvi
senza essere notato.
Sfogliai all'indietro le pagine, cercando qualche CAPITOLO che
riguardasse le capacit dell'Occhio di superare gli incantesimi protettivi,
ma ovunque si diceva che l'Occhio non usava alcun tipo di
magia, solo la forza bruta.
Pi tardi, dopo aver contrabbandato il libro in camera mia, mostrai
la figura a Jenna.
Avevo pensato che potesse trovarla interessante, invece la guard
appena, poi si volt e si infil a letto. L'Occhio di Dio non
uccide in quel modo, disse mentre spegneva la luce. Non tengono
segrete le loro attivit. Vogliono che la gente sappia che sono
stati loro.
E tu come lo sai?, le chiesi.
Lei rimase immobile e pensai che non mi avrebbe risposto.
Poi, nel buio, disse: Perch li ho visti.


CAPITOLO 15

Due giorni dopo cominci la mia punizione in cantina.
Prima di tutto devo specificare che non ero mai stata in una cantina
in vita mia. In effetti non riesco a pensare ad alcun motivo
per cui qualcuno debba andarci, a meno che non abbia a che fare
con il vino.
Questa cantina in particolare non era molto accogliente. Tanto
per cominciare, il pavimento era lercio da far schifo. Nonostante
la calura all'esterno, dentro l'aria era fredda e odorava di umido
e muffa. In aggiunta a tutto questo c'era un soffitto alto con delle
lampadine nude, un'unica piccola finestra che dava sul mucchio
di concime sul retro della scuola e lunghissime mensole ingombre
di robaccia polverosa. Di colpo capii perch un intero semestre di
punizione in quel posto fosse una cosa cos terribile. Come se non
bastasse, la Vandy aveva deciso di essere particolarmente malvagia
e ci aveva assegnato quel compito tre sere la settimana, subito dopo
cena. Cos, mentre tutti gli altri si rilassavano in camera o finivano
di scrivere uno dei corposi temi per Lord Byron, Archer e io
avremmo trascorso il tempo a catalogare un mucchio di robaccia
che il Consiglio riteneva troppo importante per essere semplicemente
gettata via, ma non abbastanza per conservarla al suo quartier
generale a Londra.
Quella mattina Jenna aveva provato a tirarmi su dicendo: Be', almeno
dovrai farlo insieme a un ragazzo superfico.
Archer non mi pare pi cos fico, le risposi bruscamente. Ha
tentato di uccidermi e la sua fidanzata  Satana.
Ma devo ammettere che mentre eravamo in piedi uno accanto all'altra
sui gradini della cantina ad ascoltare la Vandy che blaterava spiegazioni
sul lavoro che avremmo dovuto fare, non riuscivo a evitare di
lanciargli qualche occhiata di sfuggita, e fui costretta a notare che, al
di l delle tendenze omicide e della fidanzata malefica, continuava a
essere un fico. Come al solito portava la cravatta slacciata e le maniche
della camicia arrotolate. Guardava la Vandy con un'espressione
annoiata e vagamente divertita, le braccia incrociate sul petto.
Quella posa metteva in risalto sia i pettorali che i bicipiti. Era davvero
ingiusto che tra tutte quante la sua fidanzata fosse proprio Elodie!
Insomma, che razza di giustizia era se...
Signorina Mercer!, abbai la Vandy, e io mi raddrizzai di colpo,
al punto da perdere quasi l'equilibrio.
Mi sostenni al corrimano accanto a me, e Archer mi afferr il gomito
dell'altro braccio.
Poi ammicc e io tornai immediatamente a rivolgere l'attenzione
alla Vandy, come se fosse la persona pi affascinante che avessi mai
visto in vita mia.
Ha bisogno che le ripeta tutto di nuovo, signorina Mercer?,
sogghign.
N-no. Ho capito, balbettai.
Lei mi fiss per almeno un minuto. Credo che stesse cercando di
pensare a qualche battuta tagliente. Ma come la maggior parte delle
persone cattive, la Vandy era un po' ottusa, perci alla fine si limit
a emettere una specie di grugnito e si apr un varco tra me e
Archer, per poi risalire le scale a grandi passi.
Un'ora!, grid da sopra la spalla.
Quando la sbatt per richiuderla, la vecchia porta parve emettere
un urlo di terrore pi che uno scricchiolio.
E con mio sommo orrore, sentii risuonare un forte clic.
Ci ha chiusi dentro?, chiesi ad Archer con un tono di voce pi
acuto di quanto volessi.
Gi, rispose lui scendendo le scale per prendere una delle cartelline
che la Vandy aveva lasciato pericolosamente in bilico su una
pila di barattoli.
Ma non ... non  una cosa illegale?.
Lui sorrise senza alzare lo sguardo dalla cartellina. Per quanto
affascinanti, devi deciderti a non dare pi peso a categorie umane
come la legalit, Mercer.
Di colpo sollev la testa e spalanc gli occhi. Oh! Mi sono appena
ricordato di una cosa!.
Pos la cartellina e rovist in tasca per qualche secondo.
Ecco, disse avvicinandosi e lasciando sulla mia mano aperta
qualcosa di molto leggero.
Abbassai lo sguardo.
Era un mucchietto di fazzoletti di carta.
Sei un idiota. Gettai i fazzoletti ai suoi piedi e lo oltrepassai a
grandi passi. Avevo il viso in fiamme.
Non mi stupisce che tu sia fidanzato con Elodie, borbottai mentre
prendevo la cartellina. Sfogliai le pagine con ostentazione. Erano
venti in tutto, con elencati circa cinquanta oggetti su ognuna.
Ne lessi di sfuggita qualcuno, come: Cappio: Rebecca Nurse e
Mano tagliata: A. Voldari.
Strappai dieci pagine e le porsi ad Archer insieme a una penna.
Questa  la tua met, dissi evitando di incrociare il suo sguardo.
Poi mi incamminai verso lo scaffale pi lontano da lui, quello
subito sotto la finestrella.
Per un attimo lui non si mosse ed era chiaro che voleva dire qualcosa,
ma alla fine si limit a sospirare e si spost sul lato opposto
della stanza.
Per circa quindici minuti lavorammo nel silenzio pi totale. La
Vandy ci aveva messo un tempo infinito a spiegarci il lavoro, ma
in realt si trattava di un'operazione piuttosto semplice, anzi, ridicolmente
noiosa. Dovevamo guardare gli oggetti sugli scaffali, poi
trovarli nella lista e scrivere in che scaffale erano e su quale ripiano.
L'unica difficolt consisteva nel fatto che nessuno degli oggetti
aveva un'etichetta, perci a volte era un po' complicato capire cosa
fossero. Per esempio nello scaffale G, ripiano 5, c'era un brandello
di tessuto rosso che poteva essere sia Pezzo della copertina
di un grimorio: C. Catellan, sia Frammento di abito cerimoniale:
S. Cristakos.
O anche nessuno dei due. Magari era qualcosa che stava nella lista
di Archer. Avremmo fatto molto prima lavorando insieme, ma
io ero ancora arrabbiata per la faccenda dei fazzoletti.
Mi chinai a raccogliere un malconcio tamburo di cuoio. Scorsi la
lista, ma in realt non stavo leggendo nulla. Sapevo che non avrei
dovuto piangere davanti a lui, ma non potevo credere che fosse
cos idiota da prendermi in giro. Non che fossimo migliori amici o
altro, ma quella prima sera avevo creduto che avessimo legato almeno
un po'.
A quanto pareva, no.
Era solo uno scherzo, disse lui all'improvviso. Mi voltai. Era
dietro di me.
Come vuoi. Mi girai di nuovo verso lo scaffale.
Che intendevi dire su me ed Elodie?, chiese.
Alzai gli occhi al cielo mentre mi rialzavo per dirigermi verso lo scaffale
H.  cos difficile da immaginare? Lei si  fatta una gran bella
risata a mie spese l'altro giorno, perci mi pare appropriato che anche
tu, il suo ragazzo, abbia voglia di prendermi in giro.  davvero una
cosa tenera quando le coppie condividono gli stessi hobby.
Ehi, rispose lui seccato. Lo scherzetto di Elodie ha fatto finire
qui anche me, ricordi? Io stavo cercando di aiutarti.
Be', nessuno te l'aveva chiesto, risposi fingendo di essere concentrata
a osservare qualcosa che a una prima occhiata sembrava
un mucchietto di foglie galleggianti in un liquido ambrato.
Poi capii che non erano foglie, ma cadaveri di minuscole fate.
Repressi l'istinto di gettarlo il pi lontano possibile da me e feci
uno strano verso, una specie di Neeeeeuuuugggggghhh!. Sfogliai
in fretta e furia le pagine alla ricerca di qualcosa del tipo Piccole
fate morte.
Be', non preoccuparti, replic Archer sfogliando anche lui le
sue pagine. Non succeder di nuovo.
Restammo in silenzio per un po', ciascuno concentrato sulla propria
lista.
Hai visto niente che potrebbe essere il pezzo di una tovaglia d'altare?,
chiese lui alla fine.
Prova scaffale G, ripiano 5, risposi.
Poi cos, dal nulla, lui se ne usc con: Non  poi cos male, sai.
Elodie. Bisogna conoscerla.
E fra voi due  andata cos?
Come?.
Deglutii. All'improvviso mi sentivo nervosa. Non avevo molta voglia
di sentire da Archer l'elogio poetico di Elodie, ma ero anche
molto curiosa.
Jenna mi ha detto che prima eri una specie di portabandiera del
club Noi odiamo Elodie. E poi?.
Lui distolse lo sguardo e prese a raccogliere oggetti a caso senza
neanche guardarli. Lei  cambiata, disse a bassa voce. Dopo la
morte di Holly... Sai di Holly?.
Annuii. La compagna di stanza di Jenna. Elodie, Chaston e Anna
mi hanno raccontato.
Lui si pass una mano tra i capelli scuri. S. Loro continuano a
voler incolpare Jenna. Comunque, Elodie e Holly erano diventate
molto amiche, e io e Holly eravamo promessi....
Aspetta un momento, sollevai una mano. Promessi?.
Parve confuso. S. Il giorno del loro tredicesimo compleanno
tutte le streghe vengono promesse a uno stregone. Un anno esatto
dopo aver acquisito i poteri.
Si accigli. Tutto okay?, mi chiese poi. Di sicuro stavo facendo
una faccia strana. A tredici anni io stavo ancora riflettendo se fosse
una buona idea permettere a un ragazzo di infilarmi la lingua in
bocca. Credo che avrei trovato un po' eccessivo un fidanzamento
ufficiale.
Tutto okay, mormorai.  solo una cosa un po' strana. Fa molto...
Jane Austen.
Non  cos male.
Ottimo. Quindi i matrimoni combinati tra adolescenti sono una
cosa buona.
Lui scosse la testa. Non ci sposiamo da adolescenti, siamo solo
promessi. E la strega ha sempre il diritto di accettare o rifiutare il
fidanzamento e di cambiare idea quando vuole. Di solito per le
coppie sono ben assortite, in base alla complementariet dei poteri,
alle personalit. Roba cos.
Sar. Ma io non riesco proprio a immaginare di avere un fidanzato.
Be', probabilmente ce l'hai.
Lo fissai. Scusa?
Tuo padre  uno importante. Sono sicuro che ha combinato un
buon accordo per te quando hai compiuto tredici anni.
Non volevo neanche pensarci. L'idea che in giro ci fosse uno
stregone convinto che un giorno sarei diventata la sua signora era
un po' troppo per me. E se fosse stato anche lui l alla Hecate? E
se fosse stato qualcuno che conoscevo? Oddio, e se era quel ragazzo
con l'alito cattivo seduto dietro di me alla lezione di Evoluzione
magica?
Presi un appunto mentale di chiedere a mia madre di questa faccenda
non appena avessi deciso di rivolgerle di nuovo la parola.
Okay, dissi ad Archer. Ora... vai pure avanti con la tua storia.
Credo che nessuno abbia capito veramente quanto Elodie sia
stata male per la morte di Holly. Durante l'estate abbiamo cominciato
a parlare, della Hecate e di Holly, e piano piano le cose sono
cambiate e....
E puoi risparmiarmi i dettagli pi hard, dissi sorridendo, anche
se sentivo una punta di dolore attraversarmi il petto. Lei gli piaceva
davvero. Avevo coltivato una specie di fantasia segreta in cui lui
stava solo fingendo che lei gli piacesse, per poi poterla scaricare in
pubblico nella maniera pi imbarazzante possibile, preferibilmente
in diretta tV.
Senti, disse, dir a Elodie e alle sue amiche di lasciarti in pace,
d'accordo? Per, sul serio, prova a darle un'altra occasione. Ti
giuro che ha anche una certa profondit....
Senza riflettere replicai: Ti ho detto di risparmiarmi i dettagli
hard.
Per un attimo nemmeno io mi resi conto di cosa avessi detto. Poi
realizzai il tutto e maledissi il mio sarcasmo. Lanciai un'occhiata ad
Archer con il viso in fiamme.
Mi guardava con un'espressione sconcertata.
Poi scoppi a ridere
Cominciai a sghignazzare anche io, e in un attimo ci ritrovammo
entrambi seduti sul pavimento lercio ad asciugarci le lacrime dagli
occhi. Era una vita che non ridevo cos con qualcuno, o che non
facevo una battuta maliziosa, tanto per cambiare, e non riuscivo a
credere a quanto la cosa mi facesse sentire bene. Per qualche istante
dimenticai di essere praticamente un prodotto del male e di essere
perseguitata da un fantasma.
Fu bello.
Lo sapevo che eri simpatica, Mercer, disse quando finalmente
la smettemmo di ridacchiare, e io fui felice di poter imputare alle
risate il rossore che mi apparve sulle guance.
Aspetta un attimo per, dissi appoggiandomi a uno scaffale e
tentando di riprendere fiato. Se tutti quanti vengono promessi a
qualcuno a tredici anni, lei non dovrebbe sposare un altro?.
Lui annu. Te l'ho detto, si pu scegliere. Un fidanzamento pu
essere rinegoziato. Insomma, io sono considerato un ottimo partito.
E un tipo modesto, soprattutto, aggiunsi lanciandogli addosso
la mia penna.
Lui la prese al volo con facilit.
Sopra di noi la porta emise il suo lamento di morte ed entrambi
balzammo in piedi con aria colpevole, come se ci avessero beccati
a pomiciare o roba simile.
All'improvviso l'immagine di me e Archer che ci baciavamo appoggiati
a uno scaffale mi riemp la mente, e io sentii il calore nelle
guance diffondersi in tutto il corpo. Senza pensare, il mio sguardo
cadde sulle sue labbra. Quando alzai gli occhi, vidi che anche lui
mi stava guardando con un'espressione imperscrutabile. E proprio
come l'occhiata che mi aveva lanciato dalle scale quella prima sera,
anche questa mi lasci senza fiato. Alla fine fui quasi contenta
quando la Vandy grid: Mercer! Cross!.
La sua voce dura e gracchiante era l'equivalente auditivo di una
doccia fredda, e la tensione di quel momento svan. Quando emergemmo
dalla cantina, i miei pensieri lussuriosi erano pressoch svaniti.
Mercoled, stesso posto, stessa ora, disse la Vandy mentre noi
ci lanciavamo su per la scalinata principale.
Ovviamente Elodie stava aspettando Archer nella sala comune del
secondo piano. Era seduta sul divano blu consunto. La lampada l
accanto illuminava la sua pelle perfetta di una soffusa luce dorata,
che metteva in risalto i riflessi color rubino dei suoi capelli.
Mi voltai verso Archer, ma lui stava fissando Elodie come... be',
come io fissavo lui.
Non mi presi neanche il disturbo di augurargli la buonanotte. Mi
limitai a salire fino in camera mia.
Jenna non c'era, e dopo tutto il sudiciume della cantina avevo
decisamente bisogno di una doccia. Presi un asciugamano dal
mio baule, e una canottiera e i pantaloncini del pigiama dall'armadio.
Il nostro piano era completamente deserto. I ragazzi e le ragazze
potevano stare insieme fino alle nove, ed erano solo le sette, perci
immaginai che tutti fossero nelle sale relax ai piani inferiori.
Con i pensieri ancora fissi su Archer (e in generale sulla sfiga di
avere una cotta non ricambiata per un ragazzo fidanzato con una
dea) mi diressi verso il bagno e aprii la porta. Il locale era avvolto in
una nuvola densa di vapore, riuscivo a malapena a vedere a un palmo
dal mio naso. Mentre avanzavo, sentii dell'acqua sotto ai piedi
e uno scrosciare ininterrotto.
Ehi?, chiamai.
Non ci fu alcuna risposta, perci il mio primo pensiero fu che
qualcuno avesse lasciato un rubinetto aperto per fare uno scherzo.
Mrs Casnoff non l'avrebbe trovato divertente. L'acqua calda non 
il massimo per un pavimento vecchio di duecento anni.
Poi il vapore cominci a diradarsi, uscendo dalla porta aperta alle
mie spalle.
A quel punto vidi perch il rubinetto era rimasto aperto.
Mi ci volle un bel po' prima che i miei occhi accettassero ci che
avevano davanti. All'inizio pensai che Chaston si fosse addormentata
nella vasca e che il colore rosa dell'acqua fosse dovuto ai sali da
bagno o roba del genere. Poi mi accorsi che i suoi occhi non erano
chiusi, ma a mezz'asta, come se fosse ubriaca. E che a colorare l'acqua
di rosa era il suo sangue.


CAPITOLO 16

Notai subito le minuscole punture appena sotto la mascella, e
delle ferite pi lunghe e profonde su entrambi i polsi, dalle quali il
sangue colava sul pavimento.
Senza pensare, corsi al suo fianco mormorando un incantesimo di
guarigione. Non era granch, ne ero consapevole. Il meglio che fossi
mai riuscita a fare prima era stato guarire un ginocchio sbucciato,
ma pensai che valesse la pena tentare. Mentre li osservavo, i piccoli
fori sul collo parvero incresparsi leggermente, ma poi cedettero e
si riaprirono di nuovo. Emisi una specie di singhiozzo. Santo cielo,
perch la mia magia faceva cos schifo?
Gli occhi di Chaston fremettero per un secondo e lei apr la
bocca come se volesse dire qualcosa. Mrs Casnoff! C' nessuno?
Aiuto!.
Diverse teste fecero capolino nel corridoio.
Oh, mio Dio, sentii qualcuno gemere. Non di nuovo.
In cima alle scale comparve Mrs Casnoff con indosso una vestaglia
e i capelli legati in una lunga treccia che le scendeva sulla schiena.
Non appena vide dove mi trovavo impallid. E per qualche ragione
vederla cos spaventata mi fece crollare. Le mie ginocchia presero a
tremare, mentre la gola mi si riempiva di lacrime. ...  Chaston,
riuscii a dire. Lei... C' del sangue....
Mrs Casnoff mi afferr e gett uno sguardo all'interno del bagno.
Le sue mani strinsero le mie spalle. Si chin e mi guard in faccia.
Sophie, ho bisogno che tu vada a chiamare Cal pi in fretta che
puoi. Sai dov' il suo appartamento?.
Avevo il cervello ridotto in poltiglia, come in una di quelle vecchie
pubblicit progresso contro la droga. Il custode?, chiesi stupidamente.
Cosa poteva mai volere Mrs Casnoff da lui? Era una specie
di paramedico o qualcosa del genere?
Mrs Casnoff annu, le mani ancora saldamente strette sulle mie
spalle. S, Cal, ripet. Vive vicino al laghetto. Va' a chiamarlo e
digli cos' successo.
Mi voltai e corsi verso le scale. Mentre correvo, vidi Jenna uscire
dalla nostra stanza. Mi sembr che mi chiamasse, ma a quel punto
ero gi uscita dal portone principale, immergendomi nella notte.
Anche se era stata una giornata calda, adesso faceva abbastanza
freddo da farmi venire la pelle d'oca sulle braccia. L'unica luce proveniva
dalla scuola alle mie spalle, le enormi finestre proiettavano
sul prato rettangoli luminosi ancora pi grandi. Sapevo che il lago
era alla mia sinistra, perci mi mossi in quella direzione, continuando
a correre, con l'aria fredda che entrava e usciva dai miei polmoni
come la lama di un coltello. Riuscivo a distinguere solo una sagoma
scura e bitorzoluta, che sperai fosse la casa di Cal e non un capanno
degli attrezzi o roba simile. Sebbene tentassi di reprimere il panico,
davanti agli occhi vedevo soltanto l'immagine di Chaston che si
dissanguava sulle piastrelle bianche e nere del bagno.
Mentre mi avvicinavo, capii che si trattava proprio di una casa.
Sentivo della musica attutita provenire dall'interno, e dalle finestre
si intravedeva un po' di luce.
Quando arrivai ansimavo cos forte che non ero sicura di essere in
grado di spiccicare parola.
Dovetti bussare alla porta solo per circa tre secondi prima che
questa si spalancasse e Cal apparisse davanti a me.
Me l'ero immaginato vecchio, corpulento e un po' burbero, perci
rimasi un po' scioccata quando mi ritrovai di fronte il ragazzo
vestito in abiti sportivi che avevo visto il primo giorno, quello
che avevo preso per il fratello maggiore di qualcuno. Non poteva
avere pi di diciannove anni, e la sua unica concessione al vecchio
e burbero erano la camicia di flanella e l'espressione vagamente
infastidita.
Agli studenti non  permesso..., cominci a dire, ma io lo interruppi.
Mrs Casnoff mi ha mandata a chiamarti.  per Chaston.  ferita.
Non appena dissi Mrs Casnoff lui si richiuse la porta alle spalle.
Poi mi oltrepass per attraversare di corsa il prato diretto verso la
casa. Stanca per la mia corsa di poco prima, rimasi indietro.
Quando arrivammo da Chaston, lei era stata tirata fuori dalla vasca
e avvolta in un asciugamano. I fori sul suo collo erano coperti
da bende, e anche entrambi i polsi erano fasciati stretti. Ma era ancora
molto pallida e aveva gli occhi chiusi.
Elodie e Anna erano rannicchiate vicino al lavandino, in pigiama,
si stringevano l'una all'altra e singhiozzavano. Mrs Casnoff era china
vicino alla testa di Chaston e le mormorava qualcosa. Non capivo
se fossero parole magiche o di conforto.
Alz lo sguardo quando vide entrare Cal, e sul suo viso si fece
strada un'espressione di sollievo che la fece sembrare pi una nonna
preoccupata che una energica preside. Grazie al cielo, disse
piano. Mentre si alzava in piedi notai che la sua vestaglia di seta era
bagnata fino alle ginocchia e probabilmente rovinata per sempre.
Lei non parve farci caso.
Nel mio ufficio, disse a Cal mentre lui si piegava per prendere
Chaston tra le braccia.
Mrs Casnoff usc nel corridoio e apr le braccia per farsi largo tra
la folla degli studenti che si era raccolta fuori dal bagno. Indietro,
ragazzi, fateci passare. Vi garantisco che la signorina Burnett star
bene.  stato solo un piccolo incidente.
Tutti indietreggiarono e il custode emerse dal bagno con Chaston
in braccio. La guancia di lei era poggiata contro il suo petto, e notai
che aveva le labbra violacee.
Quando i tre sparirono gi per le scale, sentii qualcuno alle mie
spalle sospirare: Wow. Mi voltai e vidi Siobhan in piedi, appoggiata
allo stipite della porta del bagno.
Be'?, disse. Non dirmi che non saresti disposta a perdere un
po' di sangue per farti portare via da quello l?.
Siobhan sussult quando Elodie e Anna uscirono dal bagno, i volti
pallidi e tremanti. Poi gli occhi di Elodie si posarono su qualcuno
alle mie spalle e si ridussero a due fessure. Sei stata tu, sibil. Mi
voltai e vidi Jenna sulla soglia della nostra stanza.
Sei stata tu a farle questo, continu Elodie, avanzando lentamente
verso Jenna, la quale, mostrando tutto il suo coraggio, o forse
tutta la sua follia, mantenne la propria posizione e non distolse
lo sguardo da Elodie.
L'umore dell'intero corridoio mut. Ebbi l'impressione che, nonostante
fossimo tutti preoccupati per Chaston, non vedessimo
l'ora di diventare spettatori di un duello fra Elodie e Jenna, magari
per dimenticare per un attimo la pozza di sangue che era ancora
sul pavimento del bagno, o magari perch le adolescenti sono
creature orribili a cui piace guardare due ragazze che si picchiano.
Chi lo sa?
Per un secondo Jenna perse la sua freddezza e abbass lo sguardo.
Ma quando rialz la testa, nei suoi occhi c'era di nuovo quell'espressione
annoiata e indifferente. Non so di che parli.
Bugiarda!, grid Elodie mentre le lacrime le rotolavano sulle
guance. Siete degli assassini, tutti voi vampiri. Non dovreste essere
qui.
Ha ragione, si intromise qualcuno. Vidi Nausicaa farsi largo tra
la folla. Sbatteva le ali con rabbia, frustando l'aria intorno a s. Dietro
di lei c'era Taylor, con gli occhi scuri spalancati.
Jenna scoppi a ridere, ma la sua risata appariva forzata. Mi guardai
in giro e notai che la folla intorno a lei si era diradata, facendola
sembrare molto piccola e sola.
E allora?, chiese con voce lievemente tremante. Nessuna di voi
ha mai ucciso? Nessuna di voi streghe, di voi mutaforma, o di voi
fate? I vampiri sono gli unici ad aver mai tolto una vita?.
Tutti gli occhi erano puntati su Elodie: credo che ci aspettassimo
di vederla saltare alla gola di Jenna, o qualcosa di simile.
Ma lei aveva il potere dalla sua parte, e lo sapeva. I suoi occhi verdi
scintillarono mentre diceva con disprezzo: E tu cosa ne sai? Non
sei nemmeno un vero Prodigium.
Sembr che tutti quanti avessimo deciso di rilasciare nello stesso
istante il respiro che stavamo trattenendo. L'aveva detto. Quello
che tutti pensavano ma che nessuno si era mai azzardato a pronunciare
ad alta voce.
Il potere delle nostre famiglie  antico, prosegu Elodie con
il volto ancora pallido, fatta eccezione per due macchie rosse
sulle guance. Noi discendiamo dagli angeli. Tu invece cosa
sei? Una patetica piccola umana di cui un parassita si  nutrito.
Un mostro.
Adesso Jenna stava chiaramente tremando. Ah, sarei io il mostro?
E tu, Elodie? Holly mi ha raccontato cosa stavate cercando di fare
tu e le tue piccole amiche.
Attesi un'altra risposta velenosa di Elodie, invece lei si fece ancora
pi pallida. Anna aveva smesso di piangere e le aveva afferrato una
spalla. Andiamo, la implor ad alta voce.
Non so di cosa tu stia parlando, disse Elodie, ma il suo sguardo
era impaurito.
Col cavolo che non lo sai. La tua piccola congrega stava tentando
di evocare un demone.
Probabilmente penserete che la folla sia rimasta senza fiato. Io s,
rimasi senza fiato. Ma il resto del corridoio era tranquillo.
Elodie si limit a fissare Jenna, anche se mi parve di sentire Anna
piagnucolare.
Di fronte a quello sguardo, Jenna cominci a balbettare. Ha detto
che volevate pi potere e che volevate fare un rituale di evocazione,
e che vi serviva un sacrificio per farlo. Il demone doveva nutrirsi...
nutrirsi di qualcuno... perci....
Elodie recuper il suo solito contegno. Un demone? Credi davvero
che saremmo in grado di evocare un demone qui senza che
Mrs Casnoff e la Vandy e tutto il Consiglio ci saltino addosso? Ma
per favore!.
Qualcuno dei presenti ridacchi e la tensione cal. Bast che una
sola persona scoppiasse a ridere per dare il permesso a tutti gli altri,
e infatti fu esattamente quello che accadde.
Jenna rimase in piedi ad ascoltare quelle risate di scherno molto
pi a lungo di quanto avrei potuto resistere io. Poi mi pass accanto
e torn indietro lungo il corridoio, fino alla nostra camera,
e sbatt la porta dietro di s. Non appena se ne fu andata, si lev
un mormorio.
Nausicaa si rivolse a Siobhan: Chi di noi sar la prossima?.
Le ali blu di Siobhan vibrarono mentre rispondeva: Io ho solo
volato per non perdere l'autobus! Non merito di essere rinchiusa
qui insieme a degli assassini.
Jenna non  un'assassina, dissi, ma poi mi resi conto che non
potevo esserne certa. Era un vampiro. I vampiri si nutrono degli
umani.
E forse anche delle streghe.
No. Scacciai dalla mia mente quel pensiero, anche se ricordavo lo
sforzo che aveva fatto Jenna per non guardare il sangue che gocciolava
dal mio braccio il primo giorno in cui ero arrivata.
Con mia grande sorpresa, Taylor prese la parola e disse: Sophie
ha ragione. Non ci sono prove che Jenna abbia ucciso qualcuno.
Non so se lo disse perch ci credeva veramente o solo per far arrabbiare
Nausicaa, ma le fui comunque grata.
Grazie, dissi, poi per Beth si mise tra me e Taylor.
Io non crederei a nulla di ci che dice Sophie Mercer se fossi in
te, Taylor.
Io la fissai. Dov'era andato a finire il nostro momento di intimit
con l'annusata dei capelli?
Un altro lican mi ha detto che suo padre  il capo del Consiglio.
Sentii diversi mormorii a quell'affermazione, e alcune delle ragazze
pi grandi mi lanciarono un'occhiataccia. Quelle pi piccole invece
avevano l'aria per lo pi confusa.
Cavolo.
 stato suo padre a decidere di ammettere i vampiri alla Hex,
disse Beth. Poi mi guard e io vidi lo scintillio delle sue zanne che
emergevano dalle gengive.  ovvio che dica che Jenna  innocente.
Altrimenti il suo paparino avrebbe problemi al lavoro.
Non avevo tempo da perdere per quelle cavolate. Io non ho mai
incontrato mio padre e di certo non sono qui per agevolare la sua
carriera politica o roba simile. Ho infranto le regole e sono finita
alla Hex. Come tutti.
Taylor socchiuse gli occhi. Tuo padre  il capo del Consiglio?.
Prima che potessi rispondere, Mrs Casnoff comparve di nuovo in
cima alle scale. Indossava ancora la vestaglia bagnata e sembrava
davvero esausta, ma non era pi pallida come prima e io lo presi
per un buon segno.
Ragazze, attenzione, disse riuscendo ad assumere un tono autorevole
senza bisogno di gridare. Grazie all'intervento di Cal,
la signorina Burnett ha ripreso conoscenza ed  gi sulla via della
guarigione.
Il sospiro di sollievo collettivo e i mormorii che seguirono coprirono
la mia voce che sussurrava ad Anna: Che voleva dire riguardo
a Cal?.
Mi aspettai una risposta altezzosa che sottolineasse quanto ero
stupida, ma forse Anna era troppo sollevata per Chaston per fare
la stronza. Lui  uno stregone bianco, rispose. Uno molto potente.
Riesce a guarire ferite per le quali altre streghe o stregoni non
possono fare nulla.
Perch non ha guarito Holly, allora?, chiesi, guadagnandomi
questa volta un'occhiata altezzosa. Era bello vedere che Anna era
tornata normale. Holly era gi morta quando l'hanno trovata, grazie
alla tua piccola amica. Cal pu guarire le ferite, ma non pu resuscitare
i morti. Nessuno pu farlo.
Oh, dissi un po' imbarazzata, ma Anna si era gi messa a parlare
con Elodie.
I suoi genitori arriveranno domani a prenderla, prosegu Mrs
Casnoff, e spero che potr tornare tra noi dopo le vacanze di Natale.
Ha detto qualcosa?, chiese subito Elodie. Ha detto chi 
stato?.
Mrs Casnoff aggrott leggermente le sopracciglia. Non ancora.
Esorto ognuno di voi a riflettere bene prima di andare in giro
a spargere voci su questo incidente. Naturalmente  un episodio
molto grave, e l'ultima cosa di cui abbiamo bisogno  che si diffonda
il panico.
Elodie apr la bocca, ma uno sguardo di Mrs Casnoff blocc qualsiasi
cattiveria lei stesse per dire.
Molto bene, disse Mrs Casnoff battendo le mani. Adesso tutti
a letto. Riprenderemo il discorso domani mattina.


CAPITOLO 17

Quando tornai in camera trovai Jenna seduta sul cassettone accanto
alla finestra. Aveva la fronte poggiata sulle ginocchia.
Jenna?.
Non mi guard nemmeno. Sta succedendo di nuovo, disse con
voce impastata. Proprio come con Holly.
Prese un profondo respiro, un po' tremante, e disse: Quando li ho
visti portare via Chaston... era proprio come l'altra volta. Gli stessi
fori nel collo, le ferite sui polsi. L'unica differenza era che Chaston
era bianca. Holly invece e-era quasi... quasi grigia quando l'hanno
tirata fuori.... La voce le si spezz.
Mi sedetti sul letto e le posai una mano su un ginocchio. Ehi,
dissi con dolcezza, non  stata colpa tua.
Lei alz lo sguardo, gli occhi rossi per la rabbia. S, ma non 
quello che pensano tutti gli altri, vero? Pensano tutti che io sia un
mostro succhiasangue o, com' che hanno detto?.
Balz gi dal cassettone. Come se fosse una mia scelta, borbott
a voce bassa, mentre tirava fuori i vestiti dall'armadio e li gettava
sul letto. Come se fossi stata io a voler venire in questa maledetta
scuola.
Jen, cominciai a dire, ma lei si volt di scatto verso di me. Odio
stare qui!, grid. Odio... quelle stupide lezioni come Storia delle
streghe nel XIX secolo. Cavolo, mi piacerebbe studiare algebra
o qualche altra cosa semplice. Vorrei pranzare - fare un pranzo vero
- a mensa e poi avere un lavoretto dopo la scuola, e andare al
ballo di fine anno.
Singhiozz e si sedette sul letto, come se tutta la rabbia che era in
lei fosse di colpo evaporata. Non voglio essere un vampiro, sospir.
Poi scoppi a piangere, seppellendo il viso nella maglietta
nera che aveva in mano.
Lanciai uno sguardo alla stanza e per la prima volta tutto quel rosa
non mi parve per niente allegro. Era una cosa triste, era come
se Jenna cercasse di conservare qualcosa della sua vita di prima. Ci
sono momenti in cui non dire nulla  decisamente la cosa migliore
da fare, e mi sembrava che quello fosse uno di quei momenti. Perci
attraversai tutta la stanza, mi sedetti sul letto di Jenna e le accarezzai
i capelli, come aveva fatto mia mamma con me la sera in cui
avevo scoperto di dover andare alla Hecate.
Dopo un po', Jenna si distese sui cuscini e cominci a parlare.
Lei era cos gentile con me, disse piano. Amanda.
Non ebbi bisogno di chiedere chi fosse Amanda. Avevo capito che
finalmente Jenna mi stava raccontando la storia di come era diventata
un vampiro.
Era questa la cosa importante. Non il fatto che fosse carina, o
intelligente, o divertente. Era anche tutte queste cose, ma  stata la
sua gentilezza a catturarmi. Nessuno aveva mai fatto molto caso a
me prima. Quando mi disse che cos'era, e che voleva stare con me
per sempre, non le credetti per davvero. Finch non sentii i suoi
denti affondare nel mio collo.
Si ferm e nella stanza non si ud alcun rumore, se non il lieve fruscio
del vento tra le querce all'esterno.
Quando il Cambiamento fu completo fu... fantastico. Mi sentivo
pi forte e semplicemente migliore, capisci? Come se fino ad
allora la mia vita fosse stata un sogno. Le prime due notti insieme
a lei sono state le pi belle della mia vita. E poi quelli l'hanno
uccisa.
Quelli?.
I suoi occhi incrociarono i miei. Il minuscolo riflesso della mia immagine
nelle sue pupille era pallidissimo. L'Occhio, rispose, e io
sentii un brivido involontario attraversarmi tutto il corpo.
Erano in due. Fecero irruzione nel motel dove ci nascondevamo
e la impalettarono mentre dormiva. Lei per si svegli e cominci...
cominci a urlare e dovettero tenerla ferma entrambi. Per questo io
ebbi tempo di alzarmi e uscire di corsa. E poi continuai semplicemente
a correre. Per tre giorni mi nascosi in un capanno nel giardino
di qualcuno. Me ne andai di l solo perch stavo morendo di fame.
Rubai del cibo in un negozio di alimentari. Addentai un Twinkie e
mi sentii morire. Lo masticai almeno due volte prima di essere costretta
a sputarlo. Il.... Chiuse gli occhi e fece un bel respiro. Il
direttore del negozio usc e mi trov in ginocchio nel parcheggio.
Vide la carta del Twinkie e cominci a gridare che avrebbe chiamato
la polizia, e io....
Si interruppe ed evit il mio sguardo. Le misi una mano sulla spalla,
volevo consolarla o farle capire che non mi importava se aveva
bevuto il sangue di qualcuno. Per non riuscivo a guardarla in
faccia.
Dopo... dopo mi sono sentita meglio. Tornai in citt in autobus
e rintracciai i genitori di Amanda. Anche loro erano vampiri. Il padre
di Amanda era stato morso anni prima e aveva trasformato tutti.
Loro contattarono il Consiglio e io fui spedita qui.
Mi guard di nuovo. Non dovevo diventare cos, disse malinconica.
Non voglio essere cos, senza Amanda. L'unico motivo per
cui volevo essere un vampiro era stare con lei per sempre. Me l'aveva
promesso. I suoi occhi brillavano di lacrime.
Accidenti, dissi. Chi avrebbe mai immaginato che anche le ragazze
potessero fare schifo come i ragazzi.
Jenna sospir e gett indietro il capo appoggiandolo alla testiera
del letto. Mi butteranno fuori.
Perch?.
Mi guard incredula. Ehm... ci sei? Mi accolleranno tutta la faccenda
di Chaston. Holly era un conto, ma due ragazze in sei mesi?.
Scosse la testa. Qualcuno deve fare da capro espiatorio, e scommetto
che sar io.
Perch?, ripetei. Jenna era l'unica persona alla Hecate che consideravo
davvero mia amica. Be', forse anche io e Archer adesso eravamo
amici, ma c'era sempre quella faccenda del potrei-essere-follemente-innamorata-di-te-forse-un-po'-lo-sono,
che andava oltre i
confini dell'amicizia. Se Jenna se ne fosse andata sarei rimasta in
bala di Anna ed Elodie.
Non doveva succedere.
Come fai a sapere che ti butteranno fuori? Magari Chaston
ricorder cosa le  successo. Aspetta di parlarne con Mrs Casnoff,
no? Magari gi domani tutti quanti si saranno calmati un po'.
Dal suo grugnito ironico compresi quanto poco lo ritenesse probabile.
Ma un attimo dopo cominci a rimettere i vestiti nell'armadio.
Mi alzai e la aiutai.
E la punizione in cantina, com' stata?
Tremenda.
E la tua stupenda e frivola cotta per Archer Cross?
Sempre stupenda. Sempre frivola.
Jenna annu mentre appendeva una delle sue numerose giacche
della Hecate.
Ci demmo da fare insieme mantenendo un silenzio complice.
Che intendevi quando hai detto che Elodie e la sua congrega stavano
tentando di evocare un demone?
Holly mi ha detto che ci stavano lavorando, disse mentre richiudeva
l'armadio. Mrs Casnoff continuava a insistere con la
sua solita propaganda su l'Occhio di Dio che ci uccider tutti,
e la loro congrega si  spaventata. Holly diceva che se avessero
evocato il demone avrebbero ottenuto pi potere e perci sarebbero
state pi al sicuro nel caso in cui le cose si fossero davvero
messe male.
E ce l'hanno fatta?.
Jenna scosse la testa. Non lo so.
Le luci si spensero, lasciandoci nell'oscurit. Sentii qualche gridolino
di paura provenire dal corridoio, poi risuon la voce di Mrs
Casnoff: Stasera  obbligatorio spegnere tutte le luci. Andate a
dormire, ragazze.
Jenna sospir. Come non amare Hex Hall?.
Sbattendo contro i mobili e sussurrando parolacce raggiungemmo
i nostri letti.
Mi accasciai sul mio con un brontolio sordo. Non avevo realizzato
quanto fossi esausta finch non percepii la morbidezza e la frescura
del cuscino sotto la testa. Perci mi ero gi quasi addormentata
quando sentii Jenna sussurrare: Grazie.
Per cosa?, mormorai.
Per essere mia amica.
Ehi!, risposi.  davvero la cosa pi patetica che qualcuno mi
abbia mai detto.
Lei emise un gridolino di finta offesa, e un istante pi tardi uno
dei suoi tanti cuscini mi piomb sulla faccia.
Stavo cercando di essere carina, insist, ma percepivo benissimo
l'ilarit nella sua voce.
Be', lascia stare, risposi. Preferisco avere amici malvagi e antipatici.
Si pu fare, rispose lei. Pochi minuti dopo dormivamo entrambe.
Fui svegliata dalle grida di Jenna e dall'odore di fumo.
Balzai a sedere, confusa. La luce del mattino penetrava dentro la
stanza, fino al letto di Jenna. Mi ci volle qualche istante per realizzare
da dove arrivava il fumo.
Il letto di Jenna. Jenna.
Stava tentando freneticamente di alzarsi, ma era impigliata nelle
lenzuola e impedita dal panico.
I miei piedi nudi toccarono a malapena il pavimento mentre saltavo
gi dal letto e le lanciavo addosso la mia trapunta. In quel momento
notai la sua mano. La pelle, normalmente pallida, era rosso
acceso e si stava riempiendo di bolle.
Senza riflettere la infilai nell'armadio.
Quando fu dentro, afferrai un lenzuolo e lo incastrai nella fessura
sotto l'anta. Jenna piangeva ancora, ma non era pi quel grido
acuto di dolore di prima.
Cos' successo?, le gridai attraverso il legno dell'armadio.
La mia pietra di sangue!, singhiozz.  sparita!.
Tornai al suo letto e mi chinai per guardarci sotto.
Magari era solo caduta, mi dissi. Forse la chiusura si era rotta, o si
era incastrata nel cuscino.
Speravo davvero che fosse cos.
Tolsi tutto quanto dal letto, spostai persino il materasso, ma la pietra
di sangue di Jenna non era da nessuna parte.
Dentro di me esplose la rabbia.
Aspettami qui, urlai rivolta a Jenna.
Certo, come se potessi andare da qualche parte!, rispose lei
quando io ormai ero gi praticamente fuori dalla stanza.
Nel corridoio c'erano poche ragazze. Ne riconobbi una, Laura
Harris, che seguiva Evoluzione magica con me. Spalanc gli occhi
quando mi vide.
Corsi alla stanza di Elodie e cominciai a tempestare la porta di pugni.
Quando lei apr, la oltrepassai ed entrai.
Dov'?
Dov' cosa?, chiese lei. Aveva delle occhiaie scure.
La pietra di sangue di Jenna. So che l'hai presa tu. Dov'?.
Un bagliore attravers gli occhi di Elodie. Non ho preso la sua
stupida pietra di sangue. E comunque se l'avessi fatto, ne avrei avuto
tutto il diritto dopo quello che lei ha fatto a Chaston ieri sera.
Non ha fatto nulla a Chaston e tu avresti potuto ucciderla!, le
gridai.
Ma se non  stata lei ad aggredire Chaston, allora chi  stato?,
chiese Elodie alzando la voce. Sotto la sua pelle si agitavano piccoli
fili luminosi e i suoi capelli stavano cominciando a crepitare. Anche
la mia magia pulsava come un battito del cuore parallelo.
Magari il demone che stavate cercando di evocare, replicai.
Elodie emise un verso di disgusto. Come ho detto ieri sera, se ci
fosse un demone qui, Mrs Casnoff lo saprebbe. Lo sapremmo tutti.
Che sta succedendo?.
Ci voltammo entrambe di scatto e vedemmo Anna in piedi sulla
soglia, con i capelli umidi e un asciugamano sul braccio.
Sophie crede che abbiamo rubato la stupida pietra di sangue del
vampiro, le rifer Elodie.
Cosa? Ma  ridicolo, disse Anna, ma in tono decisamente stringato.
Chiusi gli occhi e tentai di tenere sotto controllo sia il mio carattere
che la mia magia. Poi, raffigurandomi nella mente il ciondolo
di Jenna, mormorai: Pietra di sangue.
Elodie alz gli occhi al cielo, ma si sent distintamente un cigolio
quando uno dei cassetti della credenza di Anna si apr. La pietra di
sangue emerse da sotto una pila di vestiti, con il nucleo rosso che
scintillava.
Fluttu fino alla mia mano e io le chiusi il pugno intorno.
Per un attimo sul viso di Elodie balen un'espressione di sorpresa.
Poi svan immediatamente. Adesso hai quello che eri venuta a
cercare, perci fuori di qui.
Anna fissava il pavimento. Volevo dirle qualcosa di fulminante,
qualcosa che la facesse vergognare per quello che aveva fatto, ma
alla fine decisi che non ne valeva la pena.
Quando tornai in camera, i singhiozzi di Jenna si erano ridotti a un
lieve tirare su con il naso. Aprii uno spiraglio nell'anta dell'armadio
e le porsi la pietra di sangue. Dopo essersela rimessa al collo lei usc
dall'armadio e si sedette sul letto, stringendosi la mano ustionata.
Mi sedetti accanto a lei. Dovresti farci dare un'occhiata. Lei annu.
I suoi occhi erano ancora rossi e umidi.
Sono state Elodie e Anna?, chiese.
S. Be', Anna. Non credo che Elodie lo sapesse, anche se di certo
non avrebbe disapprovato.
Jenna emise un respiro tremante. Io tesi una mano e le scostai la
frangetta rosa dagli occhi. Devi dire a Mrs Casnoff cos' successo.
No, rispose lei. Non esiste.
Jenna, potevano ucciderti, insistei io.
Lei si alz in piedi e si avvolse nella mia trapunta. Peggiorerebbe
solo le cose, disse in tono stanco. Ricorderebbe a tutti quanti che i
vampiri sono diversi dal resto di voi. Che non c'entrano niente qui.
Jenna..., cominciai a dire.
Lascia perdere, Sophie!, replic lei brusca, continuando a darmi
le spalle.
Ma sei ferita....
Si volt di colpo, gli occhi rosso sangue e il viso deformato dalla
rabbia. Vidi le sue zanne emergere, mentre lei mi afferrava le spalle
con un sibilo. Non c'era nulla della mia amica in quel volto.
Era solo un mostro.
Emisi un urlo scioccato di dolore e paura, e lei mi lasci subito. Le
ginocchia mi cedettero e mi accasciai sul pavimento.
Lei mi si fece subito accanto: era di nuovo Jenna, e potevo leggere
un'espressione di scusa nei suoi occhi azzurro chiaro.
Oddio, Soph, mi dispiace!  tutto okay? Sai, a volte, quando sono
nervosa.... Le lacrime presero a rotolarle gi dalle guance. Non
ti farei mai del male, disse con voce implorante.
Non ero sicura di essere in grado di parlare, perci mi limitai ad
annuire.
Ragazze?  tutto a posto?.
Jenna si volt. Sulla soglia c'era Mrs Casnoff, con un'espressione
indecifrabile sul volto.
Tutto okay, dissi alzandomi. Sono scivolata e Jenna, ecco, mi
stava aiutando a rialzarmi.
Capisco, replic Mrs Casnoff. Spost ancora un paio di volte
lo sguardo tra me e Jenna, prima di aggiungere: Jenna, se non ti
dispiace dovrei parlarti un momento.
Certo, rispose lei, con voce tutt'altro che sicura.
Le guardai uscire, poi mi sedetti sul letto di Jenna. Le spalle mi facevano
male dove le dita di Jenna avevano lasciato il segno.
Rimasi seduta l, con la mente vuota, a massaggiarmele. L'odore
acre della sua pelle bruciata mi irritava ancora il naso.
Poi cominciai a riflettere.


CAPITOLO 18

Una settimana pi tardi, la situazione non era migliorata. Da Chaston
non si era saputo nulla, perci Jenna era ancora la sospettata
numero uno.
Dopo cena tornai in cantina con Archer. Era la quarta volta e avevamo
cominciato a sviluppare una certa routine. Per i primi venti
minuti circa ci concentravamo sugli scaffali. Met degli oggetti
che avevamo catalogato la volta precedente si era spostata, perci
perdevamo un po' di tempo a rintracciarli. Dopo averlo fatto, ci
prendevamo una pausa e parlavamo. Le nostre conversazioni non
si erano molto evolute dalle normali chiacchiere sulle nostre famiglie,
condite dagli occasionali insulti, e non me ne stupivo. A parte
essere entrambi figli unici, io e Archer non avevamo quasi nulla
in comune. Lui era cresciuto in una casa da ricconi sulla costa del
Maine. Io invece, insieme a mia madre, avevo vissuto in ogni sorta
di abitazione, dal cottage nel Vermont a una camera del Ramada
Inn per sei settimane. Ma comunque, ogni volta non vedevo l'ora
che arrivasse il momento della nostra chiacchierata. Stavo quasi cominciando
a odiare i giorni in cui non avevo la punizione in cantina,
una prospettiva veramente patetica.
Archer sedeva al suo solito posto sui gradini, io invece ero appollaiata
in uno spazio vuoto sullo scaffale M.
Lui indic una pila di barattoli vuoti e impolverati nell'angolo. Due
di essi si levarono in aria e presero a girare e contorcersi, finch non
divennero lattine di soda. Archer fece un gesto con la mano nella
mia direzione e una lattina fil diretta verso di me. La presi al volo
e rimasi sorpresa di quanto fosse fredda.
Sono davvero colpita. Lo ero sul serio, e lui annu per esprimere
la sua gratitudine.
Eh gi, trasformo barattoli vuoti in lattine di soda. Il mondo gi
trema di fronte ai miei poteri.
Be', almeno  una prova che i poteri ce li hai ancora.
Alz lo sguardo verso di me, con aria perplessa. Che vuoi dire?.
Oh, cavolo. Io, be',  solo che... in giro si diceva che l'estate scorsa
te ne eri andato perch volevi farti togliere i poteri.
Pensavo che sapesse delle voci, invece mi parve che fosse sinceramente
sorpreso. E cos  questo che pensano tutti. Bene.
Sanno che non l'hai fatto, mi affrettai ad aggiungere. Un sacco
di gente ti ha visto fermare Justin il primo giorno.
Un sorriso gli incurv gli angoli della bocca. Torn a guardarmi.
Cagnaccio.
Alzai gli occhi al cielo, ma non riuscii a evitare di ricambiare il suo
sorriso. Sta' zitto. Ma dove sei andato veramente?.
Lui scroll le spalle e appoggi i gomiti sulle ginocchia. Mi serviva
una pausa. Non  cos strano. Al Consiglio piace fingere di non
permettere a nessuno di lasciare la Hecate, ma se si fa richiesta si
ottiene una licenza. Immagino che abbiano capito che ne avevo bisogno,
specialmente dopo quello che era successo a Holly.
Giusto, dissi. Sentir nominare Holly mi aveva fatto ripensare a
Chaston. I suoi genitori erano arrivati il giorno dopo l'aggressione.
Erano rimasti nell'ufficio di Mrs Casnoff per pi di due ore prima
che lei venisse a prendere Jenna.
E quando Jenna era tornata, non aveva detto una parola, si era solo
sdraiata sul letto a fissare il soffitto.
Il mio repentino cambio di umore doveva essere trapelato dal mio
viso, perch Archer mi chiese: Jenna sta bene? Non l'ho vista a
cena stasera.
Sospirai e mi appoggiai all'indietro. No, non sta bene, gli risposi.
Non vuole andare a lezione o a mensa. A malapena scende
dal letto. Non so cosa le abbiano detto durante l'incontro, ma
il fatto che l'abbiano convocata l'ha fatta sembrare colpevole agli
occhi di tutti.
Lui annu. Gi. Elodie  arrabbiatissima.
Oh, che peccato. Spero che non le vengano le rughe.
Non fare cos.
Senti, mi dispiace che la tua ragazza sia agitata, ma l'unica amica
che ho qui dentro  stata accusata di qualcosa che non ha fatto, ed
 Elodie a guidare l'accusa. Proprio non riesco a essere triste per
lei adesso, okay?.
Aspettai una sua replica, ma a quanto pareva decise di lasciar perdere.
Si alz dai gradini e riprese la sua cartellina.
Hai per caso visto qualcosa che assomiglia a Strumento posseduto
da demone: J. Mompesson?
Forse. Saltai gi dallo scaffale e tornai nel punto in cui avevo
visto il tamburo qualche giorno prima, ma ovviamente era scomparso.
Quando lo trovammo (si era nascosto sotto una pila di libri
che si disintegrarono non appena li toccammo. Archer comment:
Spero davvero che non trattassero di nulla di importante), la nostra
ora era quasi finita.
Sentii il lucchetto sopra di noi aprirsi. La Vandy aveva smesso di
scendere gi per venirci a prendere, si limitava ad aprire la porta.
Posammo le cartelline e ci dirigemmo verso le scale.
Non appena cominciammo a salire, avrei potuto giurare di aver
notato un lampo di luce verde con la coda dell'occhio, ma quando
mi voltai non vidi nulla. Mi si rizzarono i peli alla base del collo e
automaticamente iniziai a massaggiarmi.
Tutto bene?, mi chiese Archer mentre apriva la porta.
S, risposi, ma ero parecchio agitata.  solo che... posso farti
una domanda un po' strana?
 il tipo di domande che preferisco.
Credi che qualcuno qui nella scuola sia in grado di evocare un
demone?.
Pensavo che avrebbe riso o che si sarebbe lanciato in un commento
sarcastico, invece si ferm sulla soglia della cantina e mi rivolse
uno dei suoi sguardi intensi. Perch me lo chiedi?
 una cosa che Jenna ha detto l'altra sera. Lei pensa che Holly
potrebbe essere stata uccisa perch, be', certe persone hanno evocato
un demone.
Archer elabor quell'informazione per un attimo, poi scosse la testa
e disse: No,  impossibile. Mrs Casnoff lo saprebbe se ci fosse
un demone nel campus. Sono esseri piuttosto appariscenti.
Cio? Sono verdi e cornuti?. Cercai disperatamente di non arrossire.
Cio, nel senso che hanno le corna, non che....
Non necessariamente. Possono anche assumere un aspetto umano,
come me e te. Alcuni di loro erano umani una volta.
Ne hai mai visto uno?.
Mi fiss con aria incredula. Be', no. Grazie a Dio. Non ho tutta
questa voglia di farmi divorare la faccia.
Gi, dissi mentre raggiungevamo la scalinata. Per sei uno stregone.
Saresti in grado di sconfiggere un demone?
No, a meno che non abbia quella, disse indicando l'angelo sulla
vetrata in cima alle scale. Vedi quella spada?  fatta di vetro demoniaco.
 l'unica cosa che pu uccidere i demoni.
E ha un nome davvero originale, commentai facendolo ridere.
Non prenderlo in giro, disse,  roba forte. C' un solo posto
dove puoi trovarlo: l'inferno. Quindi  un materiale un po' difficile
da procurare.
Wow, feci, guardando la vetrata con rinnovata ammirazione.
Archer!, sentii trillare Elodie da qualche parte di sopra. Lo superai.
Be', grazie. Ci vediamo.
Mercer.
Mi voltai.
Lui era in piedi in fondo alle scale e, illuminato dalla luce soffusa
dei lampadari, era cos bello da farmi dolere il petto. Era facile
dimenticare quanto potesse essere irritante quando aveva quell'aspetto.
Che c'?, chiesi con il tono di voce pi annoiato che riuscii
a emettere.
Arch!.
Elodie mi super trotterellando e gli occhi di Archer si spostarono
da me a lei.
Mi voltai e corsi su per le scale per evitare di vederla finire tra le
sue braccia.


CAPITOLO 19

All'inizio di ottobre Chaston invi una testimonianza scritta al
Consiglio, in cui affermava di non ricordare nulla dell'aggressione,
perci a Jenna fu permesso di restare. Pensavo che quella notizia le
avrebbe risollevato un po' il morale, ma non fu cos. Non parlava
praticamente con nessuno, a parte me, e anche con me sorrideva
appena, e non rideva mai.
Da parte mia, mi sembrava di cominciare finalmente ad ambientarmi
alla Hecate. A lezione non avevo problemi. Per circa due
settimane dopo la faccenda di Chaston, Elodie e Anna erano state
un po' scosse e avevano momentaneamente messo da parte il loro
gusto sadico nel tormentarmi. Si limitavano a ignorarmi. A met
ottobre erano tornate alla normalit, ovvero ai commenti acidi e a
parlare di vestiti.
Riuscii a evitare grossi problemi con la Vandy, anche se lei aveva
deciso che Archer doveva essere il mio partner abituale durante
le lezioni di Difesa. Probabilmente sperava che mi uccidesse per
sbaglio. Ma non andava troppo male, anche se essere costretta
a trascorrere dell'altro tempo a cos stretto contatto con lui era
comunque una specie di tortura. In effetti, pi tempo passavamo
a catalogare oggetti in cantina o a bloccare i reciproci colpi
durante l'ora di Difesa, pi sospettavo che la mia cotta stesse diventando
qualcos'altro, qualcosa a cui non volevo davvero dare
un nome. Non era solo il fatto che fosse cos figo, anche se dovete
credermi, era un particolare da non trascurare. Era anche il
modo in cui si passava le dita tra i capelli. E quando mi guardava
come se stessi dicendo cose davvero interessanti. E i suoi occhi
che si accendevano alle mie battute. Oddio, e il fatto che rideva
alle mie battute!
E pi lo conoscevo, pi mi sembrava sbagliato che stesse con Elodie.
Aveva giurato che in lei c'era pi di quanto sembrasse, ma nei
due mesi che avevo trascorso alla Hecate gli unici argomenti di cui
l'avevo sentita discutere erano incantesimi per rendere i capelli pi
lucenti o per far sparire le lentiggini. Persino il saggio che aveva
scritto per Lord Byron trattava di come la bellezza fisica possa aumentare
i poteri di una strega, apparentemente perch le permette
di avvicinarsi con pi facilit agli umani. Era ridicolo. Adesso,
seduta accanto a lei a lezione di Evoluzione magica con la signora
East, non riuscivo a evitare di alzare gli occhi al cielo mentre lei
cianciava con Anna dell'abito che voleva realizzare con la magia per
il ballo annuale organizzato dalla scuola alla vigilia di Ognissanti,
di l a due settimane.
La maggior parte della gente crede che chi ha i capelli rossi non
possa vestirsi di rosa, stava dicendo, ma dipende tutto dalla sfumatura
di rosa. Rosa chiarissimo o molto scuro vanno pi che bene.
E il rosa acceso comunque  volgare.
Pronunci l'ultima frase a voce pi alta, a uso e consumo di Jenna.
Lei era seduta accanto a me, e anche se fece finta di ignorarla,
pochi secondi dopo la vidi passare le dita sulla ciocca colorata della
sua frangetta.
Le pizzicai un braccio. Non le ascoltare. Sono delle megere.
Come ha detto, signorina Mercer?.
Alzai lo sguardo e vidi la signora East in piedi dietro al mio banco,
con la mano su un fianco. La signora East si atteggiava a insegnante
pi fashion della Hecate. In privato io e Jenna scherzavamo sul fatto
che aveva il look di una mangiauomini di gran classe. Era magrissima
e portava i capelli castano scuro sempre legati in uno chignon stretto.
Con i suoi abiti esclusivamente neri e i tacchi vertiginosi pareva
pronta per una sfilata di moda a Parigi. Ma come tutti gli insegnanti
della Hecate, anche la signora East sembrava essere nata priva di
qualsivoglia senso dell'umorismo.
Le rivolsi un flebile sorriso e dissi: Ehm... mi chiedevo se ci fossero
delle... fattucchiere! Qui, a lezione.
Tutta la classe scoppi a ridere, tranne Elodie e Anna, che probabilmente
avevano capito cosa avevo detto davvero, e presero
a fissarmi.
La signora East incurv di una frazione di millimetro gli angoli
della bocca: era la cosa pi vicina a un'espressione accigliata che
fosse in grado di produrre. Credo che avesse paura di far raggrinzire
la pelle del viso perfettamente liscia.
Che osservazione acuta, signorina Mercer. In ogni caso, lei sa bene
che non tollero interruzioni durante le mie lezioni....
Non l'ho interrotta, la interruppi in quell'istante, e la bocca della
signora East precipit ancora pi gi, segnalandomi che avevo
raggiunto il punto in cui ero irrimediabilmente fregata.
Visto che ha cos tante cose da dire, magari avr piacere di scriverle
in un tema. L'argomento  la classificazione delle streghe. Facciamo
duemila parole? Lo aspetto per domani.
Come al solito aprii la bocca prima che il mio cervello riuscisse a
impedirmelo ed esclamai: Cosa? Ma non  giusto!.
E adesso pu anche uscire dall'aula. Quando torner, la invito a
farlo presentando il suo tema e le sue scuse.
Mi trattenni dal rispondere e raccolsi le mie cose sotto lo sguardo
comprensivo di Jenna e quello divertito di Elodie e Anna. Mi ci
volle molto autocontrollo, ma riuscii a non sbattere la porta mentre
uscivo.
Guardai l'orologio e vidi che avevo quaranta minuti liberi prima
della lezione successiva, perci corsi di sopra a lasciare i libri e uscii
per prendere un po' di aria fresca.
Era una di quelle giornate incredibilmente belle che capitano solo
a ottobre. Il cielo era di un blu terso. Gli alberi erano ancora quasi
tutti verdi, con qualche foglia arancione e dorata che spuntava
qua e l. C'era anche una piacevole brezza dal lieve odore fumoso,
fresca a sufficienza perch mi rallegrassi di avere indosso la giacca.
Nonostante una parte di me fosse ancora irritata per l'ingiustizia
di essere stata buttata fuori dalla lezione, ero piuttosto contenta di
quella inaspettata mezz'ora libera, anche se in realt avrei dovuto
impiegarla per scrivere quello stupido tema.
Prima che potessi fare qualcosa di davvero patetico, tipo allargare
le braccia e intonare il ritornello di I colori del vento, sentii una
voce dietro di me: Perch non sei a lezione?.
Mi voltai e vidi il custode, Cal, in piedi alle mie spalle. Come sempre
aveva il suo solito look da boscaiolo, tutto jeans e flanella. E
questa volta c'era un gadget extra: un'enorme ascia che reggeva
nella mano sinistra. La lama letale scintillava leggermente vicino
al suo stivale.
Non so bene che espressione feci alla vista dell'ascia, ma credo che
assomigliasse a quella di Taddeo di fronte a Bugs Bunny vestito da
donna: occhi spalancati e mascella che precipita a terra.
Doveva essere qualcosa del genere, perch Cal parve soffocare una
risata, mentre sollevava l'ascia e se la posava sulla spalla.
Tranquilla, non sono uno psicopatico.
Lo so, replicai. Sei l'inserviente guaritore.
Custode.
Non  come un inserviente?
No,  pi come un custode.
Sulla base delle nostre uniche due interazioni fino a quel momento,
stabilii che Cal dovesse essere una specie di cavernicolo amante
dello sport. Tanto per cominciare, era superpalestrato e aveva i capelli
biondo scuro, caratteristiche che lo rendevano la copia esatta
del perfetto capitano della squadra di football di qualsiasi liceo.
Inoltre, non l'avevo mai sentito pronunciare pi di tre parole per
volta. Per forse c'era qualcosa di pi in lui.
Ma se sei capace di guarire le persone semplicemente toccandole,
come mai sei finito qui a fare l'Hagrid della situazione?.
Cal sorrise e io notai i suoi denti bianchissimi e dritti. Ma che aveva
quel posto? Persino il personale di servizio sembrava composto
da ex modelli di Abercrombie & Fitch.
Cio, non dovresti essere da qualche altra parte a guarire gente
importante, invece di startene qui a falciare l'erba e a rattoppare
adolescenti di tanto in tanto?.
Lui scroll le spalle. Quando sono uscito dalla Hecate, l'anno
scorso, ho offerto i miei servigi al Consiglio. Loro hanno stabilito
che il luogo pi utile dove impiegare il mio talento fosse qui, a protezione
del loro tesoro pi prezioso. Te.
Pronunci quella frase con un tono... come dire, intimo, che mi
fece sentire come sul punto di gongolare e arrossire. Poi mi ripresi.
Mi ero gi presa una cotta da idiota. Decisamente non era il caso di
cominciare a sbavare dietro al custode, santo cielo.
Forse anche lui realizz di aver detto qualcosa di strano, perch si
schiar subito la voce. Cio, volevo dire quelli come te. Tutti quanti.
Gli studenti.
Capito.
Comunque, forse ora  meglio che torni a studiare Ritratti di
fate nella Francia del XVIII secolo, o comunque si chiami l'inutile
lezione che stai saltando.
Incrociai le braccia, un po' perch mi stavo irritando e un po' perch
la brezza che arrivava dal lago si era fatta pi fresca. A dire la
verit, la signora East mi ha buttata fuori da Evoluzione magica.
Lui grugn. Punizione in cantina per un semestre, buttata fuori
dalla classe... Complimenti.
Tu che ne dici?, replicai. A quanto pare devo avere qualcosa
che fa arrabbiare ogni singolo insegnante di questa scuola.
Con mia grande sorpresa, Cal scosse la testa. Non credo.
In lontananza sentii la campanella che annunciava il cambio di lezione.
Sapevo di dovermi affrettare verso l'aula di Lord Byron, ma
volevo sentire cosa aveva da dire Cal.
Che intendi?
Vedila dal loro punto di vista, Sophie. Tuo padre  a capo del
Consiglio. Tutti quanti alla Hecate sono impegnati a non dare l'impressione
di fare dei favoritismi nei tuoi confronti. Ecco, forse stanno
un po' esagerando all'opposto, non trovi?.
Mi limitai ad annuire. Perch non ero sorpresa che anche questo
fosse colpa di mio padre?
Tutto okay?, disse Cal inclinando leggermente il capo.
Certo, risposi con un po' troppo entusiasmo. Sembravo una cheerleader
ubriaca di Coca-Cola. Certo, ripetei in tono pi normale.
Devo andare. Non voglio arrivare in ritardo!.
Lo oltrepassai di corsa, andando quasi a sbattere contro la sua
spalla.
Santo cielo, quel ragazzo sembrava intagliato nella quercia, pensai
mentre acceleravo il passo.
Alla fine arrivai comunque in ritardo da Lord Byron. Per cui non
solo lui mi url contro - e nientedimeno che in pentametri giambici
- ma mi assegn anche cinque pagine di tema sull'argomento: I
miei cronici e madornali ritardi.
Credo che avr bisogno di un incantesimo che mi faccia i compiti,
sussurrai a Jenna mentre prendevo posto.
Lei si limit a scrollare le spalle con indifferenza e ricominci a
disegnare volti sul quaderno degli appunti.
Volti che, non potei fare a meno di notarlo, assomigliavano molto
a quelli di Holly e di Chaston.


CAPITOLO 20

Pi tardi, quella sera, lavorai al tema per la signora East mentre
Archer andava avanti a catalogare. Avevo gi scritto quello per
Lord Byron durante l'ultima lezione della giornata, Classificazione
dei mutaforma. Il nostro insegnante, Mr Ferguson, era innamorato
del suono della propria voce, perci non si curava quasi mai di cosa
facessimo noi. Jenna e io di solito ci scambiavamo bigliettini per
tutto il tempo, ma in quei giorni lei preferiva trascorrere le lezioni
a scarabocchiare sul quaderno e a ritirarsi in se stessa.
Archer e io ormai riuscivamo a catalogare meno di dieci oggetti
durante la nostra ora in cantina. La Vandy non aveva commentato,
il che confermava il mio sospetto che il vero senso della punizione
fosse semplicemente quello di essere rinchiusi l sotto per un'ora
tre volte a settimana. In fondo quel lavoro era completamente inutile,
visto che la volta successiva tutto quello che avevamo catalogato
aveva cambiato posto. Passavamo la maggior parte del tempo
a chiacchierare. Da quando Jenna aveva deciso di risiedere in pianta
stabile nel suo abisso di tristezza, Archer era diventato praticamente
il mio unico amico. Elodie e Anna avevano lasciato perdere
la faccenda del mio ingresso nella congrega e, stando a quanto avevo
sentito, adesso cercavano una strega bianca, il che testimoniava
quanto fossi caduta in basso nella loro opinione. Tentavo di dire a
me stessa che non mi importava, ma la verit era che la mia vita alla
Hecate era piuttosto solitaria.
Credi che gli insegnanti ce l'abbiano con me per via di mio padre?,
chiesi ad Archer alzando gli occhi dal libro che tenevo in
grembo.
 probabile. Si appollai su uno scaffale vuoto. I Prodigium
hanno un ego smisurato. Molti non sono esattamente dei fan di tuo
padre, e la Casnoff non vorrebbe mai dare l'idea che tu riceva un
trattamento speciale solo perch lui  praticamente il re. Inarc
un sopracciglio. Il che ti renderebbe una specie di principessa.
Alzai gli occhi al cielo. Ah, certo. Finisco di lucidare il mio diadema
e sono pronta.
Avanti, Mercer. Secondo me saresti brava come regina. L'aria altezzosa
gi ce l'hai.
Non ho affatto un'aria altezzosa!, esclamai.
Lui si appoggi sui gomiti, con un sorriso perfido disegnato sul
viso. Ma per favore. Il primo giorno che ti ho incontrata ti comportavi
come la regina delle nevi.
Solo perch tu ti comportavi da idiota, replicai. Mi hai detto
che facevo schifo come strega.
Be', era vero, disse lui scoppiando a ridere.
Poi esclamammo all'unisono: Cagnaccio!, e ci scambiammo un
sorriso. Ormai era diventato una specie di scherzo tra noi.
 solo che tu non sei abituato ad avere a che fare con ragazze che
non cadono ai tuoi piedi come se fossi il cantante di una boyband,
dissi quando riuscimmo a smettere di ridere.
Tornai al mio tema, poi per alzai di nuovo gli occhi quando mi
resi conto che lui non mi aveva risposto.
Mi fissava con un sorrisetto e una strana luce negli occhi. E perch
a te non  successo?
Come, scusa?
Be', secondo te qualsiasi ragazza finisce per cadere ai miei piedi.
Perch tu no? Non sono il tuo tipo?.
Presi un profondo respiro, sperando che lui non se ne accorgesse.
Momenti strani e imbarazzanti come quello stavano diventando un
po' troppo frequenti tra me e Archer. Forse era per colpa di tutto
il tempo che passavamo da soli in cantina, o della familiarit che si
era instaurata tra i nostri corpi mentre ce le davamo di santa ragione
a Difesa, comunque stavo cominciando a notare alcuni cambiamenti
nella nostra relazione. Non ero cos ingenua da pensare di
piacergli o roba del genere, ma in qualche strano modo avevamo
cominciato a flirtare un po'. In momenti come quello mi sentivo a
disagio e perdevo qualsiasi sicurezza in me stessa.
Eh, no, dissi infine, tentando di mantenere un tono leggero. Mi
sono sempre piaciuti i tipi un po' nerd. I ragazzini carini e arroganti
non sono roba per me.
Quindi mi trovi carino?
Oh, sta' zitto.
Dovevo assolutamente cambiare argomento. E la tua famiglia?,
chiesi.
Lui alz lo sguardo, perplesso. Che cosa?
La tua famiglia. A loro piace mio padre?.
Distolse lo sguardo in fretta e scroll leggermente le spalle. Intuii
che qualcosa non andava. La mia famiglia per lo pi si tiene alla
larga dalle faccende politiche, disse. Poi riprese in mano la sua
lista. Hai visto per caso una Zanna di vampiro: D. Frocelli?.
Scossi la testa.
Mentre mi concentravo di nuovo sul tema, mi chiesi cosa mai potessi
aver detto per turbare Archer cos tanto. Mi resi conto che
nelle sei settimane in cui avevamo lavorato insieme non aveva mai
parlato molto della sua famiglia. Non ci avevo fatto caso prima, ma
ovviamente adesso che sapevo che non voleva parlarne ero divorata
dalla curiosit.
Mi domandai se Jenna potesse sapere qualcosa del passato di Archer,
ma poi lasciai perdere. Jenna parlava a malapena ed era evidente
che stava attraversando un periodo orribile. L'ultima cosa di
cui aveva bisogno era che la tormentassi con la mia cotta.
Quando la Vandy venne ad aprirci avevo quasi finito il tema e decisi
di scrivere il resto la mattina dopo, prima della lezione.
Mentre tornavo in camera passai davanti alla porta aperta della
stanza di Elodie e udii Anna dire con voce gentile ma vivace: Be',
se fosse il mio ragazzo qualche sospetto ce l'avrei.
Mi fermai davanti alla porta e sentii Elodie rispondere: Anche
io, se lei non fosse cos strana. Credimi, se Archer doveva proprio
farsi incastrare in cantina con una ragazza di questa scuola, sono
contenta che si tratti di Sophie Mercer. Archer non l'avr degnata
di uno sguardo.
Fu stranissimo. Sapevo di non interessare ad Archer, ma sentirlo
dire da un'altra persona non era piacevole.
Per ha delle gran belle tette, scherz Anna.
Elodie si limit a sbuffare. Per favore, Anna. Avere le tette grandi
non  abbastanza per compensare il fatto di essere anonima e bassina.
Per non parlare di quei capelli!. Anche se non potevo vederla,
immaginai Elodie che rabbrividiva di orrore mentre parlava di me.
Io intanto cominciavo a essere un po' disgustata. Sapevo che avrei
fatto meglio ad andarmene, ma non riuscivo a impormi di smettere
di ascoltare. Chiss perch vogliamo sempre sentire cosa dice la
gente di noi, anche se sono cose orribili. Inoltre Elodie non stava
dicendo nulla che non sapessi gi. Ero anonima e bassina e avevo
i capelli da pazza. Me l'ero detta da sola un sacco di volte. Perci,
per quale motivo adesso avevo le lacrime agli occhi?
Hai ragione, ma Archer  un tipo strano, disse Anna. Ricordi
quanto era perfido con te il primo anno? Non ti chiamava stupida
oca, o roba del genere? Tipo scema qualcosa....
Ormai  acqua passata, Anna, la interruppe bruscamente Elodie,
mentre io reprimevo una risata. Quindi Archer una volta possedeva
davvero l'uso della ragione. Che cosa era cambiato? Elodie
aveva davvero un lato profondo, come aveva detto? Mah, per il
momento tutto quello che le avevo sentito dire aveva la profondit
di un cucchiaino.
E comunque, anche se Archer fosse cos pazzo da provare qualcosa
per Sophie, dopo il ballo di Ognissanti non potr pi pensare
neanche lontanamente a un'altra ragazza.
E perch?
Ho deciso di concedermi a lui.
Che schifo. Ma chi  che parla cos? Adesso si sarebbe messa a
parlare del suo delicato fiore o del tesoro della sua purezza, o
di qualcosa di altrettanto stupido?
Anna ovviamente prese a squittire. Oh, mio Dio, ma  cos romantico!.
Elodie ridacchi, e fu un suono strano. Le ragazze come lei in genere
sghignazzavano come galline. Lo so.
Avevo decisamente ascoltato abbastanza, perci mi allontanai in
punta di piedi e aprii piano la porta della mia camera.
Come al solito Jenna era rannicchiata a letto, nascosta sotto una
delle sue coperte rosa shocking. Lo faceva spesso ultimamente, fingeva
di dormire per non parlare con me. Di solito la lasciavo fare
e non tentavo nemmeno di avviare una conversazione. Ma quella
sera mi sedetti sul bordo del suo letto, abbastanza bruscamente da
darle una scrollatina. Indovina cosa ho appena sentito?, trillai.
Lei scost un angolo della coperta e mi guard con aria serissima.
Cosa?.
Le riportai la conversazione tra Anna ed Elodie, concludendo con:
Ma ti rendi conto? Mi conceder a lui?? Bleah. Insomma, che
c' di male a dire far sesso?.
Fui ricompensata da un lieve sorriso. In effetti, suona davvero
stupido, disse Jenna.
Parecchio stupido, rilanciai.
Hanno detto nulla su Chaston?.
Colta di sorpresa risposi: Uh... no. O almeno, non mentre c'ero
io. Ma hai sentito cosa ha detto Mrs Casnoff a cena qualche sera fa.
Chaston sta bene e si sta rimettendo sulla Riviera, o in qualche altro
posto di superlusso con i suoi genitori. Torner all'inizio dell'anno.
 che non riesco a credere che quelle due se ne stiano a chiacchierare
di ragazzi quando una strega della loro congrega  morta
e l'altra  stata quasi uccisa neanche tre settimane fa.
Gi. Be', sono due idiote. Non  una novit.
Gi.
Mi svestii e indossai una canottiera blu della Hecate e i nuovi pantaloncini
del pigiama che mia mamma mi aveva spedito la settimana
precedente. Erano di cotone bianco con delle minuscole streghe
azzurre a cavallo delle loro scope. Credo che fosse il suo modo
per dirmi che le dispiaceva per il nostro litigio. Dispiaceva anche a
me e le avevo gi telefonato per dirglielo. Era bello essere tornate
in buoni rapporti.
Oddio, ti ho lasciato dei bei lividi sulle spalle, disse Jenna mettendosi
a sedere.
Abbassai lo sguardo. Oh... gi. In realt non  niente di che. Non
mi fanno neanche male.
In verit un po' me ne facevano ancora.
Jenna aveva gli occhi lucidi e credo stesse tentando di non piangere.
Mi dispiace tanto, Soph. Ero spaventata e ferita e... a volte
perdo il controllo.
Sentii un brivido di paura scendermi lungo la schiena, ma mi sforzai
di ignorarlo. Jenna era mia amica. Okay, una volta era stata sul
punto di divorarmi, ma si era tirata subito indietro.
Tu per sei sua amica. Chaston non lo era. E Holly? Chiss.
Basta. Non dovevo pensarci.
Invece risposi, un po' vaga: Perdi il controllo di cosa? Della
vescica? Perch se  cos  meglio se ti fai vedere da qualcuno. Non
ho alcuna intenzione di prestarti le mie lenzuola, sappilo.
Sei proprio strana, ridacchi lei.
Senti chi parla!.
Passammo le due ore successive a chiacchierare e a tentare di studiare
Evoluzione magica. Quando arriv l'ora di andare a dormire,
Jenna sembrava quasi tornata a essere se stessa.
Buonanotte, Jenna, dissi mentre le luci si spegnevano.
Buonanotte, Soph.
Rimasi a fissare la volta del soffitto, con la testa piena di pensieri:
Archer, Elodie, Anna, Jenna, la conversazione con Cal vicino al
laghetto. Mi addormentai chiedendomi se Archer fosse al corrente
che stava per diventare l'orgoglioso vincitore della verginit di
Elodie.
Non so che ora fosse quando mi svegliai e vidi la ragazza vestita
di verde ai piedi del mio letto. Avevo il cuore in gola ed ero sicura
si trattasse di un sogno. Non poteva essere reale.
Poi lei emise un sospiro sconsolato e disse, con forte accento inglese:
Sophie Mercer. Sei davvero il mio tormento.


CAPITOLO 21

Balzai a sedere sul letto, sbattendo le palpebre.
Era la ragazza che mi era comparsa qua e l fin dai miei primi giorni
alla Hecate, ma non aveva l'aspetto di un fantasma, pareva fatta
di carne e ossa.
Be'?, mi chiese inarcando un sopracciglio perfetto. Vieni o
no?.
Lanciai un'occhiata a Jenna, ma vidi solo una forma scura. Dal
ritmo stabile del suo respiro dedussi che stesse ancora dormendo.
La ragazza segu il mio sguardo. Oh, non preoccuparti per lei,
disse con un gesto di noncuranza. Non si sveglier. Nessuno lo
far, ci ho pensato io.
Prima che potessi chiederle cosa intendesse, si volt e usc.
Rimasi seduta, immobile, finch lei non ricomparve sulla soglia e
disse: Per l'amor del cielo, Sophie, andiamo!.
Bene, sapevo che seguire un fantasma non era una grande idea.
Ogni fibra del mio corpo me lo ribadiva. Avevo la pelle umidiccia
e lo stomaco annodato. Ma scostai comunque le coperte, afferrai
la giacca della Hecate dalla sedia e rincorsi la ragazza fino in cima
alle scale, dove la raggiunsi.
Ottimo, disse lei. Abbiamo molto da fare e pochissimo
tempo.
Chi sei?, sussurrai.
Lei mi fulmin di nuovo con un'occhiata irritata. Te l'ho detto,
non c' alcun bisogno di bisbigliare. Non possono sentirci.
Si ferm nel mezzo delle scale e url con il capo reclinato all'indietro:
Casnoff! Vandy! Sophie Mercer  in giro a fare casino con
un fantasmaaaaaa!.
Mi accovacciai istintivamente. Shhh!.
Ma come aveva detto lei, nessuno pareva aver sentito. Gli unici
rumori erano il ticchettio attutito dell'orologio a pendolo nell'atrio
e il mio respiro affannoso.
Visto?, disse la ragazza voltandosi verso di me con un sorriso
allegro. Ci ho pensato io. Adesso vieni.
Scese gli ultimi gradini e, prima che me ne rendessi conto, eravamo
gi fuori nel giardino di fronte all'ingresso. Era una notte fresca e
umida e l'erba sgusciava viscida fra i miei piedi. Abbassai lo sguardo
per assicurarmi che fosse solo erba e notai che i piedi avevano
assunto una strana sfumatura di verde. Poi mi accorsi di riuscire a
vedere la mia ombra, anche se non c'era luna.
Mi voltai verso l'edificio della Hecate e trasalii. Era avvolto in
un'enorme bolla opalescente che scintillava di una pallida luce verde.
Tutta la bolla si muoveva, ondeggiando e sprizzando di tanto in
tanto scintille verdognole. Non avevo mai visto nulla del genere e
neanche mai letto di un incantesimo come quello.
Impressionante, vero?, disse la ragazza in tono compiaciuto.
 un incantesimo del sonno base, che isola completamente le vittime
dal resto del mondo per almeno quattro ore. Io l'ho solo un
po'... espanso.
Non mi piacque il modo in cui aveva detto vittime.
Ma stanno... stanno bene?
Sono perfettamente al sicuro, rispose. Stanno solo dormendo.
Come in una fiaba.
Ma... Mrs Casnoff ha riempito questo posto di magia.  impossibile
fare un incantesimo cos grande su due piedi.
Io posso, disse lei. Poi mi prese per mano. Le sue dita erano
concrete e reali quanto le mie. Ero sicura che Mrs Casnoff avesse
detto che i fantasmi non potevano toccarci. Ma prima che potessi
farle qualche domanda, la ragazza prese a trascinarmi lontano
dall'edificio.
Aspetta. Non verr da nessuna parte finch non mi dici chi sei e
che ci fai qui. E perch mi seguivi?.
Lei sospir. Oh, Sophie, speravo che tu fossi un po' pi perspicace.
Non  ovvio chi io sia?.
Osservai il suo vestito a fiori lungo fino al ginocchio e il cardigan
verde. I capelli ricci le arrivavano fino alle spalle e lei li teneva lontano
dal viso con dei fermagli. Abbassai lo sguardo e vidi che indossava
delle orribili scarpe marroni. Mi dispiacque un po' per lei:
fantasma o no, nessuno dovrebbe trascorrere l'eternit con delle
brutte scarpe ai piedi.
Poi la guardai negli occhi. Erano grandi e spalancati e, anche se
riflettevano la luce verde, intuivo che erano azzurri.
Come i miei.
Inglese, degli anni Quaranta, con i miei stessi occhi.
Alice?, chiesi con il cuore in gola.
Lei fece un ampio sorriso. Bravissima! Ora vieni con me e....
Aspetta, aspetta, aspetta, dissi portandomi una mano alla fronte.
Stai dicendo che sei il fantasma della mia bisnonna?.
Di nuovo quello sguardo irritato. S.
E che ci fai qui? Perch mi seguivi?
Non ti stavo seguendo, rispose accalorandosi. Ti apparivo davanti.
Prima non eri pronta, adesso lo sei. Mi ci  voluto un sacco
per raggiungerti, Sophie. Adesso, per favore, possiamo smetterla
di perderci in chiacchiere e metterci al lavoro?.
Lasciai che mi trascinasse via, perch avevo paura che mi lanciasse
qualche incantesimo se gliel'avessi impedito, ma anche perch
ero curiosa. A quanta gente capita di essere svegliata nel cuore della
notte dal fantasma della propria bisnonna?
Ci allontanammo dalla Hecate dirigendoci verso la ripida collinetta
che portava alla serra. Mi domandai se non mi stesse portando
l per allenarmi, ma quando arrivammo lei svolt a sinistra e mi
guid tra gli alberi.
Non ero mai stata nella foresta che circondava la Hecate, e per
una buona ragione: era un posto spettrale. E ovviamente di notte
lo era ancora di pi. Sbattei il piede nudo contro una roccia e feci
una smorfia di dolore. Poi qualcosa di morbido mi sfior una guancia
ed emisi un gridolino.
Sentii Alice mormorare qualche parola e di colpo di fronte a noi
apparve un globo di luce, luminoso al punto da costringermi a coprirmi
gli occhi. Alice continu a borbottare e il globo scatt verso
l'alto, come se qualcuno l'avesse tirato con un filo. Fluttu su
fino a fermarsi circa tre metri sopra di noi, proiettando la sua luce
in tutte le direzioni.
Pensavo che la luce avrebbe reso la foresta meno spaventosa,
invece fu peggio. Adesso vedevo le ombre muoversi sul terreno
e di tanto in tanto incrociavo lo scintillio degli occhi di qualche
animale. Ci imbattemmo nel letto disseccato di un ruscello
e, con mia grande sorpresa, Alice ci salt agilmente dentro. La
seguii, con molta meno grazia, scivolando sul terreno instabile
e imprecando.
Avevo creduto che la foresta fosse spettrale, ma non era nulla in
confronto a quel ruscello inaridito. Sentivo le rocce acuminate sotto
i piedi nudi e, ovunque guardassi, vedevo cavit scure e radici
esposte che assomigliavano alle viscere di qualche enorme bestia.
Alla fine decisi di tenere stretta la mano di Alice e camminai a occhi
chiusi finch non ci fermammo di colpo.
Aprii gli occhi e desiderai immediatamente non averlo fatto.
Di fronte a me c'era una piccola recinzione in ferro battuto incrostata
di ruggine. Dall'altra parte c'erano sei tombe. Quattro erano
un po' sghembe e ricoperte di muschio, mentre le altre due erano
ben dritte e bianche come ossa.
Le tombe erano gi inquietanti da sole, ma un'altra cosa in quel
piccolo cimitero mi diede una stretta allo stomaco facendomi sentire
in bocca il sapore metallico della paura.
La statua era alta circa due metri e mezzo, forse un po' di pi. Era
un angelo scolpito nella pietra grigia, con le ali spalancate. Erano
intagliate cos finemente che si poteva distinguere ogni singola
piuma. Anche la veste dell'angelo pareva svolazzare, sferzata da
una brezza che non c'era. In una mano reggeva una spada. L'elsa
era scolpita nella stessa pietra del resto della statua, ma la lama era
di una specie di vetro scuro, che scintillava vivace illuminato dal
globo di luce. L'angelo teneva l'altra mano dritta davanti a s, con
il palmo rivolto verso l'esterno, come a intimare di stare indietro.
L'espressione sul suo viso era cos severa e autoritaria da far impallidire
persino Mrs Casnoff.
Quell'angelo mi era familiare e di colpo intuii che era lo stesso
raffigurato sulla vetrata alla Hecate. L'angelo che aveva cacciato
via i Prodigium.
Ma che..., cominciai a dire. Poi mi schiarii la gola: Cos' questo
posto?.
Alice fissava l'angelo con un lieve sorriso dipinto sul volto.  un
segreto, rispose.
Rabbrividii e mi strinsi meglio la giacca intorno al corpo. Volevo
chiederle cosa intendesse dire, ma lo sguardo impassibile sul suo
viso mi suggeriva che probabilmente non avrei ricevuto risposta.
La brochure della Hecate non diceva che una delle regole fondamentali
era non andare mai nella foresta? Avevo sempre pensato
che fosse perch era pericoloso, o roba simile.
Forse per c'era qualche altro motivo.
Si alz il vento e cominci a far stormire le foglie e a farmi battere
i denti. Ma perch non mi sono messa le scarpe?, mi chiesi mentre
strofinavo i piedi l'uno sull'altro.
Ci penso io, disse Alice puntando il dito verso il basso. Sentii un
lieve formicolio e poi, mentre li fissavo, i miei piedi furono avvolti
prima da calze bianche di lana e poi dalle mie pantofole rosse pelose
preferite. Che per quanto ne sapevo avrebbero dovuto essere
chiuse nel mio armadio nel Vermont.
Come hai fatto?.
Alice si limit a sorridere con aria misteriosa.
Poi, senza avvisarmi, agit una mano in aria.
Un colpo fortissimo mi raggiunse in pieno petto e mi butt a terra.
Atterrai gridando un perplesso: Eeeehi!.
Poi mi misi a sedere e la fissai. E questo cos'era?
Questo, disse lei bruscamente, era un semplicissimo attacco
magico che avresti dovuto essere in grado di bloccare.
La fissai scioccata. Un conto era essere messa al tappeto da Archer
durante le lezioni di Difesa, essere attaccata dalla mia bisnonna era
decisamente imbarazzante.
Come facevo a bloccarti se non sapevo che avevi intenzione di
colpirmi?, ribattei.
Alice si avvicin e mi offr la mano per rimettermi in piedi. Non
l'accettai, un po' perch ero arrabbiata e un po' perch Alice pareva
pesare a occhio e croce una quarantina di chili ed era pi probabile
che la trascinassi io a terra con me.
Avresti dovuto percepire quello che stavo per fare, Sophie. Con
i poteri che hai dovresti essere sempre in grado di anticipare un attacco.
Ma che vuol dire?, chiesi mentre scrollavo via terriccio e aghi
di pino dal mio sedere dolorante.  una roba tipo Guerre stellari?
Dovevo sentire un turbamento nella Forza?.
Adesso fu Alice a guardarmi perplessa.
Lascia perdere, borbottai. Comunque, se mi hai spiata nelle
ultime sei settimane, avrai notato che non ho tutti questi grandi
poteri. Sono praticamente la strega meno potente qui. A quanto
pare, nel mio caso i fantastici superpoteri di famiglia hanno deciso
di saltare un turno.
Alice scosse la testa. No. Riesco a percepirli. I tuoi poteri sono
esattamente come i miei.  solo che non sai ancora come usarli.
Ecco perch sono qui. Per aiutarti ad affinarli e a controllarli. Per
prepararti al ruolo che dovrai ricoprire.
Alzai lo sguardo e la fissai. Una specie di maestro Miyagi personale?
Non capisco.
Scusami. Devo smetterla con i riferimenti alla cultura pop. Che
vuol dire il ruolo che devo ricoprire?.
Alice mi fiss come se fossi scema. E in effetti, un po' mi ci sentivo.
Il capo del Consiglio.


CAPITOLO 22

S, come no, e perch mai dovrei volerlo?, chiesi con una risatina.
Non so nulla dei Prodigium e come strega faccio pena.
Il vento mi scompigli i capelli, facendomeli finire in bocca e sugli
occhi. Attraverso le ciocche che mi coprivano il viso vidi Alice
agitare la mano verso di me. I capelli si tirarono via dalla mia faccia
e mi si raccolsero in uno chignon in cima alla testa. Era cos stretto
che mi si inumidirono gli occhi.
Sophie, disse Alice con il tono di voce con cui si placa un bambino
che fa i capricci. Sei solo tu che pensi di fare pena.
L'espressione fare pena suonava curiosamente elegante pronunciata
con l'accento nitido di Alice, e non riuscii a evitare di sorridere.
Lei dovette prenderlo per un buon segno, perch mi afferr
una mano. La sua pelle era morbida e gelida.
Sophie, continu con voce pi gentile, tu sei incredibilmente
potente. Sei solo svantaggiata dal fatto di essere stata cresciuta da
un'umana. Con l'allenamento e la guida giusta potresti mettere al
loro posto quelle ragazze... come le avete chiamate tu e la tua amica
meticcia? Le streghe della Clinique?.
Jenna non  una meticcia, dissi immediatamente, ma lei mi
ignor.
Potresti diventare molto, molto pi potente di chiunque di loro.
E io posso mostrarti in che modo.
Ma perch?, chiesi.
Lei mi rivolse di nuovo quel suo sorriso enigmatico, aggiungendo
un colpetto sul braccio. Sapevo che Alice era morta a diciott'anni,
quindi aveva solo un paio d'anni pi di me, ma c'era qualcosa
di davvero nonnesco nel suo tocco. E dopo una vita passata con
una famiglia composta solo da me e mia mamma, era una bella
sensazione.
Perch sei sangue del mio sangue, rispose. Perch ti meriti di
meglio. Ti meriti di diventare ci che sei destinata a essere.
Non sapevo cosa rispondere. Ero destinata a essere il capo del
Consiglio? Ripensai a quando avevo fantasticato di aprire una libreria
new age, nella quale leggere la mano e indossare un'ampia
tunica viola. Sembrava accaduto molto tempo prima e, a dir la verit,
adesso sembrava anche un po' una sciocchezza.
Poi mi tornarono in mente Elodie, Chaston e Anna che rilucevano
e levitavano nel mezzo della biblioteca. Mi erano sembrate delle
dee e, anche se mi avevano spaventata, le avevo invidiate. Davvero
ero in grado di diventare pi potente di loro?
Alice scoppi a ridere. Oh, diventerai molto, molto pi potente
di quelle ragazze.
Fantastico, mi leggeva nel pensiero.
Vieni, non ci  rimasto molto tempo.
Oltrepassammo il cimitero e raggiungemmo una radura racchiusa
da un cerchio di alberi di quercia. Ci incontreremo qui, disse
Alice. Qui ti insegner a essere la strega che dovresti essere.
Lo sai che ho le lezioni, vero? Non posso restare in piedi tutta
la notte.
Alice si chin e si tolse una catenina dal collo. Le sue mani rilucevano
anche pi del globo splendente che ancora fluttuava
sopra di noi. Poi la luce spar di colpo e lei mi porse la catenina.
Era quasi troppo calda per tenerla in mano. Era una semplice
catena d'argento, con un ciondolo quadrato pi o meno delle
dimensioni di un francobollo. Al centro c'era una pietra nera a
forma di goccia.
Ecco qua. Un cimelio di famiglia, disse. Finch lo indosserai
non sarai mai troppo stanca.
Osservai ammirata la catenina. E imparer a fare anche quest'incantesimo?.
Per la prima volta vidi Alice sorridere veramente, un sorriso ampio
che le illumin tutto il viso rendendo bellissimi i suoi tratti leggermente
anonimi.
Si avvicin, mi prese entrambe le mani tra le sue e mi tir a s, finch
i nostri volti non furono a pochi centimetri di distanza. Questo
e molto di pi, sussurr. Poi cominci a ridacchiare e io mi
ritrovai a ridere con lei.
Diverse ore dopo, non ridevo pi. E nemmeno sorridevo.
Di nuovo!, mi ringhi contro Alice. Come faceva una ragazza
cos minuta ad avere una voce cos forte? Sospirai e roteai le spalle.
Mi concentrai pi che potevo sullo spazio vuoto davanti a me, desiderando
con tutta me stessa di far apparire una matita. Per tutta
la prima ora avevamo lavorato solo sugli incantesimi bloccanti. Ero
diventata abbastanza brava a bloccare gli attacchi magici di Alice,
anche se ancora non riuscivo ad anticiparli. Nell'ultima ora, invece,
avevamo provato a far apparire qualcosa dal nulla. Avevamo deciso
di cominciare con un oggetto piccolo, la matita, appunto, e Alice
sosteneva che fosse tutta questione di concentrazione.
Io per mi stavo concentrando cos tanto che avevo paura che da
quel momento in avanti avrei visto matite gialle numero 2 ogni volta
che avessi chiuso gli occhi. Feci vibrare un po' l'erba e, in un momento
in cui mi sentivo particolarmente frustrata, spedii un sasso
in direzione di Alice, ma niente matite.
Proviamo con qualcosa di ancora pi piccolo?, mi chiese Alice.
Una graffetta magari? Una formica?.
Le lanciai un'occhiataccia e presi un altro profondo respiro.
Matita, matita, matita, pensai. Una bella matita gialla, con la
gomma rosa, di quelle per fare i test, forza, forza....
Poi la sentii. Quella sensazione di acqua che risaliva dai miei piedi
fino alla punta delle dita. Stavolta per non era un rivolo d'acqua.
Era un fiume intero. Sentivo vibrare tutto il corpo. E anche
un bruciore dietro gli occhi, ma era un calore piacevole, come
poggiare la schiena sul sedile di una macchina scaldato dal sole
in una giornata fredda. La faccia mi tirava, ma era perch stavo
sorridendo.
La matita si materializz lentamente, all'inizio simile a un fantasma,
poi sempre pi solida. Tenni le mani tese, con la magia che
ancora fluiva dentro di me, e mi voltai per apostrofare Alice con
un commento scherzoso.
Lei per non mi stava guardando. Fissava il punto dietro di me
dove era apparsa la matita. Mi voltai di nuovo e sussultai.
Non c'era pi solo una matita. Ce n'erano almeno trenta accatastate
l'una sull'altra, e ne stavano comparendo delle altre.
Riabbassai le mani e l'incantesimo si blocc immediatamente, come
se qualcuno avesse staccato la spina.
Oh, cavolo!, dissi piano.
Accidenti, fu l'unico commento di Alice.
Io.... Fissai la pila di matite. Ce l'ho fatta, dissi infine, mentre
mi davo mentalmente dell'idiota per essermene uscita con quell'espressione
cos stupida.
S, direi di s, replic Alice scuotendo un po' il capo. Poi sorrise.
Te l'avevo detto.
Scoppiai a ridere, poi mi venne in mente una cosa.
Aspetta un attimo. Hai detto che il tuo incantesimo del sonno
dura solo quattro ore. Guardai l'orologio. Sono quasi passate e
ci vorr almeno mezz'ora per rientrare. Come facciamo a tornare
in tempo?.
Alice sorrise, schiocc le dita e accanto a lei si materializzarono
subito due scope.
Stai scherzando?, dissi.
Il suo sorriso si allarg mentre inforcava la scopa e sfrecciava su
verso il cielo. Poi ridiscese e si ferm pochi metri sopra la mia testa.
La sua risata riecheggi per tutta la foresta. Avanti, Sophie!, mi
chiam. Sii un po' tradizionalista, per una volta!.
Mi allungai per afferrare il manico sottile della scopa. Sicura che
questo affare mi regga?, le gridai. Non siamo mica tutte modelle
di Vogue!.
Lei neanche si prese il disturbo di chiedermi cosa intendessi questa
volta. Si limit a ridere e disse: Mi darei una mossa, se fossi in
te. Ci sono soltanto quindici minuti tra te e una punizione in cantina
per un anno.
Inforcai anche io la scopa. Decisamente non ero aggraziata come
Alice, ma quando di colpo mi librai nell'aria non mi import pi
molto di avere un aspetto dignitoso.
Strinsi ancora pi forte il manico e lanciai un gridolino nervoso
mentre l'aria della notte mi frusciava accanto. E poi mi levai in alto
nel cielo.
Avevo immaginato che la scopa schizzasse via e che io avrei dovuto
stringerla forte se ci tenevo alla pelle, invece quell'affare scivolava
e io mi sentii mozzare il respiro, non tanto per la paura, quanto per
una sensazione di pura e semplice ilarit. L'aria intorno a me era
fresca ma non pungente e, mentre seguivo Alice in direzione della
scuola, ebbi persino il coraggio di guardare gi verso gli alberi sotto
di me. Alice aveva spento il globo di luce, perci in realt vidi
soltanto delle macchie scure, ma non mi importava. Stavo volando,
voglio dire, sul serio, volando.
Le stelle sopra di me mi sembravano cos vicine da poterle toccare
ed era come se il cuore mi galleggiasse libero nel petto. Da lontano
intravedevo la luce verde della bolla che circondava la Hecate
e speravo di non arrivarci mai, di poter semplicemente continuare
a sentirmi cos leggera, cos libera, per sempre.
Ma fin troppo presto atterrammo di fronte al portico. Avevo le
guance screpolate e le mani insensibili, ma sorridevo come una
pazza.
Questa, dichiarai,  la cosa pi incredibile del mondo. Perch
non lo fanno tutte le streghe?.
Alice rise e smont dalla scopa. Credo che lo considerino un po'
un clich.
Be', chi se ne frega, dissi. Quando sar il capo del Consiglio,
questo diventer l'unico modo di viaggiare.
Alice rise di nuovo. Felice di sentirtelo dire.
La bolla intorno alla Hecate cominci ad assottigliarsi sotto i nostri
occhi.
Credo di dover andare, dissi. Stesso posto, stessa ora, domani?.
Alice annu, poi infil una mano nella tasca del vestito ed estrasse
un piccolo sacchetto. Tienilo con te.
Il sacchetto aveva una consistenza soffice e conteneva qualcosa di
cedevole. Che cos'?
Terriccio della mia tomba. Se dovesse servirti del potere extra
per qualche incantesimo, versane un po' sulle mani.
Okay. Be', grazie. Non era male avere un trucchetto magico di
scorta, ma in realt non riuscivo a pensare ad altro che: Terriccio
di una tomba? Che schifo!.
Un'altra cosa, Sophie, aggiunse Alice mentre mi voltavo per
andarmene.
S?.
Si avvicin e mi prese per le spalle, accostando la mia testa alla sua
bocca. Per un attimo pensai che volesse darmi un bacio sulla guancia,
invece sussurr: Stai attenta. L'Occhio ti osserva, persino qui.
Mi ritrassi di scatto, con il cuore che galoppava e la bocca asciutta,
ma prima che potessi rispondere qualcosa, Alice mi rivolse un
sorriso triste e scomparve.


CAPITOLO 23

Allora, chiesi senza fiato ad Archer una settimana pi tardi,
hai gi scelto la sfumatura di rosa giusta per il tuo smoking?.
Eravamo a Difesa ed ero senza fiato perch avevo appena sferrato
ad Archer un colpo che l'aveva mandato a gambe all'aria sul tappe-
tone per la quinta volta quel giorno. La mia mancanza di ossigeno
non aveva nulla a che vedere con il fatto che la sua maglietta aderente
gli stava benissimo. Non riuscivo a credere di averlo buttato
a terra cos tante volte. O lui stava peggiorando, o io ero migliorata
davvero molto. Cio, non che ora fossi pronta per partecipare ad
American Gladiators, ma non ero poi cos male. E in pi ero stata
fuori tutta la notte.
La catenina mi rimbalz sul petto mentre mi chinavo per offrire
una mano ad Archer. L'incantesimo di Alice funzionava alla grande.
Le prime tre notti avevo dormito solo un paio d'ore, ma quando
mi svegliavo mi sentivo comunque bene. La prima mattina ero
terrorizzata all'idea che Mrs Casnoff mi convocasse nel suo ufficio
per chiedermi se sapessi qualcosa di un incantesimo del sonno che
qualcuno aveva lanciato su tutta la scuola, ma non era accaduto
niente del genere e io mi ero tranquillizzata. Adesso non mi prendevo
neanche il disturbo di andare a dormire. Me ne stavo distesa
al buio, ansiosa come un bambino la vigilia di Natale, finch non
vedevo la luce verde pallido penetrare dalla finestra. A quel punto
correvo fuori, saltavo sulla mia scopa e sfrecciavo nel cielo notturno
fino a raggiungere il cimitero.
Sapevo che quel che facevo era pericoloso e forse anche un po' stupido.
Ma era difficile ricordarlo mentre volavo nel cielo o lanciavo
incantesimi cos potenti che non avrei mai immaginato esistessero.
Archer sogghign mentre lo aiutavo a rimettersi in piedi.
No, sul serio, dissi. Elodie prima diceva che dovete essere coordinati.
Perci che sfumatura hai scelto? Rosa antico? Rosa confetto,
magari? Oooh, aspetta, lo so! Rosa vergine!.
Mancava una settimana al ballo di Ognissanti e pareva che nessuno
parlasse d'altro. Persino Lord Byron ci diede da comporre un sonetto
sul vestito che avremmo indossato. Io non avevo ancora idea di
cosa mi sarei messa. La signora East aveva il compito di insegnarci
l'incantesimo di trasformazione con cui creare abiti e smoking. Solo
il giorno prima aveva consegnato a ciascuno di noi un manichino
con indosso una specie di federa con i buchi, Non capivo perch
non potessimo trasformare i vestiti che gi avevamo, ma immaginai
che fosse un'altra delle stupide regole della Hecate.
I mutaforma e le fate invece gli abiti dovevano comprarseli, per cui
negli ultimi giorni stava arrivando un fiume ininterrotto di pacchi.
E poi c'era Jenna. Mi ero offerta di farle un vestito, ma lei mi aveva
guardata come se fossi completamente idiota e aveva detto che
non esisteva che lei andasse a quel ballo di deficienti.
Ogni giorno a lezione con la signora East ci esercitavamo con l'incantesimo,
ma per il momento tutti i miei tentativi avevano dato
come risultato abiti un po' troppo pieni di sbuffi. La signora East
diceva che succedeva perch ero troppo eccitata, ma io di certo non
me la bevevo. Il ballo per me non aveva proprio nulla di eccitante.
Non mi sarei concessa a nessuno.
Oh, sta' zitta, disse Archer in tono scherzoso, stiracchiando le
braccia verso l'alto. Per tua informazione, avr solo il cravattino
rosa, e ho una mezza intenzione di strapparmelo via a un certo punto,
grazie mille.
Tentai di ricambiare il suo sorriso, ma allo stesso tempo anche di
non guardare la striscia di pelle che fece capolino da sotto la sua
maglietta quando si chin.
Come al solito mi sentii la bocca un po' asciutta e il respiro accelerato,
insieme a quella sensazione strana e un po' triste allo
stomaco.
Non avrei mai pensato che un giorno sarei stata contenta di sentire
la voce stridula della Vandy, ma quando lei grid: Bene! Per
oggi  tutto!, avrei quasi potuto baciarla.
Be', magari, ripensandoci, no. Meglio una bella stretta di mano,
ecco.
Oh, porca miseria, ma che..., mi ritrovai a mormorare circa
un'ora pi tardi.
Stavo fissando il mio ultimo tentativo di abito per il ballo. Almeno
questa volta avevo evitato la solita eccedenza di sbuffi, ma il vestito
era di un color giallo-verdastro dall'aria tossica, qualcosa di simile
al contenuto dei pannolini di un neonato, o alla zona di contenimento
di un disastro nucleare.
Be', signorina Mercer.  comunque... un miglioramento, immagino,
disse la signora East. Teneva le labbra cos serrate che era un
miracolo che qualche parola riuscisse a uscirne.
Vero, disse Jenna. Era seduta al banco accanto al mio. Passava
la maggior parte delle lezioni a leggere quei manga che le piacevano
tanto. Stai migliorando, disse in tono incoraggiante, anche se
poi si accigli osservando meglio la mia ultima creazione.
Gi, almeno questo non ha fatto rovesciare tre banchi, comment
acida Elodie alle mie spalle.
Ovviamente il suo abito era stupendo.
Avevo creduto che il ballo fosse la versione per mostri di un normale
ballo scolastico, e quindi che gli abiti sarebbero stati simili a
quelli che si vedono in queste occasioni in qualsiasi liceo. Be', non
era esattamente cos. La maggior parte delle ragazze stava creando
abiti da fiaba.
E quello di Elodie era di gran lunga il pi bello. Aveva la vita alta,
delicate maniche a sbuffo e sottogonne vaporose. Sarebbe stato
perfetto da indossare in un libro di Jane Austen. Avevo preso in giro
Archer per il rosa, ma dovevo ammettere che quella sfumatura
era adorabile. Neanche lontanamente simile al lampone elettrico,
assomigliava a quel rosa pallido che ogni tanto si vede all'interno
delle conchiglie. E scintillava come una perla. Elodie sarebbe stata
magnifica con indosso quell'abito.
Maledizione.
Ritornai con frustrazione al mio vestito. Posai le mani su entrambi
i fianchi del manichino e pensai pi intensamente che potei: Abito
bellissimo, abito bellissimo, blu. Era davvero fastidioso sapere
che adesso riuscivo a far apparire anche oggetti grandi, come una
sedia, ma non ero ancora in grado di creare un vestito che non fosse
orribile. Okay, la sedia che avevo fatto apparire la notte prima
era per bambini, ma comunque...
Percepii la materia che mutava e scivolava sotto le mie mani. Per
favore, pensai tenendo gli occhi chiusi.
Poi sentii Elodie e Anna scoppiare a ridere.
Cavolo.
Aprii gli occhi e mi ritrovai a fissare un mostro di tulle blu, con
una gonna lunga fino a met coscia. Con quello indosso sarei somigliata
alla Sposa Cadavere.
Borbottai una parolaccia bella grossa, che mi fece guadagnare
un'occhiataccia da parte della signora East, ma sorprendentemente
nessuna punizione. Immagino che non volesse infierire dopo
aver visto il vestito.
Wow, Sophie, che roba, disse Elodie trotterellando verso di
me, con una mano sul fianco. Hai davvero un futuro nella moda.
Ha-ha, borbottai. Una risposta che nella scala del sarcasmo equivaleva
pi o meno a: Eh gi.
Non posso credere di averti davvero invitata a entrare nella mia
congrega, disse fissandomi con i suoi luminosi occhi verdi.
Mi agitai. Gli occhi di Elodie splendevano in quel modo solo quando
lei era sul punto di assestare un colpo bello grosso. L'ultima volta
che l'avevo vista cos era stata la sera in cui aveva chiamato Jenna
mostro succhiasangue, dopo che avevano trovato Chaston.
Eccoti qua, sei la figlia del capo del Consiglio e non riesci nemmeno
a fare un vestito. Patetico.
Senti, Elodie, non ho voglia di litigare. Perci... perch non mi
lasci in pace a lavorare sul mio abito?.
Ma lei non aveva neanche lontanamente finito con me.
Perch poi ti affanni tanto per avere un vestito per il ballo? Per
chi devi farti carina? Per Archer?.
Dovetti davvero impegnarmi per mantenere la calma. Strinsi le
mani intorno al tessuto davanti a me.
Elodie si avvicin ancora di pi e probabilmente solo io la sentii
sussurrare: Credi che non mi sia accorta di come lo guardi?.
Tenni gli occhi fissi sul manichino e dissi con voce pi calma e bassa
possibile: Basta cos, Elodie.
Insomma, la tua cotta per lui  cos dolce. Dolce nel senso di
tragica, ovviamente, prosegu lei. Con la coda dell'occhio vidi
che quasi tutti avevano smesso di lavorare e ci stavano guardando.
La signora East fingeva di ignorarci, lasciandomi praticamente
in pasto ai lupi.
Presi un bel respiro e mi voltai per fronteggiare Elodie, che sogghignava
con aria trionfante.
Oh, Elodie, dissi con voce cos dolce da sembrare intinta nella
melassa, non dovresti preoccuparti per me e Archer. Dopotutto,
non sono io che progetto di farci sesso al ballo.
Tutta la classe cominci a sghignazzare, ed Elodie fece qualcosa
che non le avevo mai visto fare prima: divenne paonazza in volto e
prese letteralmente a farfugliare nel tentativo di rispondere a tono.
La signora East scelse proprio quel momento per gridare: Signorina
Mercer! Signorina Parris! Tornate al lavoro!.
Sorridendo, mi voltai di nuovo verso il mio vestito. La sensazione
di trionfo fu immediatamente mitigata dal disastro color blu acceso
che avevo davanti.
La tua magia  un po' gi di tono, o cosa?, mi chiese Jenna con
gentilezza.
No, la sento sempre uguale. La sensazione di acqua che scorre
dai piedi verso l'alto e tutto il resto.
Che cosa?, si intromise Anna con tono beffardo, portandosi una
mano sul fianco. Com' che senti la tua magia?
Be'... come qualcosa che arriva da sotto di me, risposi quasi
mangiandomi le parole.
La magia non fa cos, disse Anna.
Mi guardai intorno e vidi altre streghe che mi fissavano, l'aria confusa.
La magia viene dall'alto, continu Anna.  come qualcosa che
ti cade addosso, come....
La neve, concluse Elodie.
Percepii un forte calore in viso e mi voltai verso il mio manichino.
La mia dev'essere diversa.
Ci fu qualche sussurro, che ignorai.
Ce la farai, disse Jenna lanciando un'occhiataccia ad Anna.
Oh, s, avr un abito molto pi bello, risposi passando le mani
sul sellino di tulle che ornava la parte posteriore dell'abito. (Sul serio,
un sellino? Stupidi poteri del cavolo!). Questo qui lo sto facendo
per te.
Davvero?, chiese lei con un ampio sorriso.
Gi, anche se credo che dovremo fargli l'orlo. Non vorrai strusciarlo
sul pavimento?.
Jenna mi diede un colpetto scherzoso sul braccio con il dorso della
mano, e prima che me ne accorgessi stavamo gi ridendo a crepapelle.
Trascorsi il resto della lezione a tentare di creare il peggior vestito
possibile, tanto per divertirmi un po' con Jenna. Persi il conto di
quante volte la signora East minacci di buttarmi fuori dalla classe,
ed Elodie alz gli occhi al cielo talmente tanto spesso che Jenna
alla fine le chiese se per caso non stesse avendo un infarto. Scoppiammo
a ridere cos ad alta voce che finalmente la signora East ci
butt fuori e ci assegn un tema di sette pagine sulla storia degli
incantesimi per creare abiti.
Ma non mi importava. Avrei scritto anche cento pagine di tema se
serviva a far ridere Jenna di nuovo.
Non capisco cosa sia cambiato, dissi ad Alice pi tardi, quella
notte, mentre attraversavamo la foresta in cerca di foglie di menta
per un incantesimo per rallentare il tempo. Un attimo prima  la
stessa Jenna depressa degli ultimi mesi, un attimo dopo siamo di
nuovo amiche.
Alice non disse nulla, perci continuai: Non  stupendo?
Immagino di s.
Immagini?, dissi imitando il suo accento per scherzo.
Lei raddrizz la schiena e mi fiss.  solo che non approvo che
tu abbia una migliore amica vampiro. Non  alla tua altezza.
Scoppiai a ridere. Oh mio Dio, alla mia altezza? Ma di!.
Alice sospir mentre infilava un altro mucchietto di foglie nel sacchetto
di cuoio che aveva fatto apparire. I tuoi amici sono affari
tuoi, Sophie. Questo lo rispetto. Adesso dimmi un po' di questa
festa a cui devi andare.
Mi chinai a raccogliere un altro po' di menta.  un ballo, a dire
la verit. Per Halloween. A quanto pare, sar davvero epico. Penso
soprattutto perch non sono capace di creare un vestito che non
faccia schifo. Ah, e anche perch dovr sorbirmi lo spettacolo di
una ragazza odiosa che sar bellissima e star tutto il tempo appiccicata
al ragazzo che mi piace. Sar divertente.
Elodie?.
Annuii.
Alice si accigli. Quella ragazza  insignificante. Ed  stata perfida
con te. Di sicuro perch i tuoi poteri sono superiori. Ci sono
poche cose che detesto tanto quanto una strega debole.
Ehi, la pensi davvero cos?.
Alice ammicc. Te l'ho appena detto.
Comunque lascia perdere. Non  giusto che lei sia una persona
cos antipatica, ma ha creato un vestito bellissimo. Sar meravigliosa.
E far sesso con Archer, aggiunsi tra me e me.
Avevo dimenticato che Alice poteva leggermi nel pensiero. Oh.
 Archer il ragazzo che ti piace?.
Non aveva senso negare, perci annuii.
Mmm, rispose Alice. Perch non usi un incantesimo d'amore?
Sono semplicissimi.
Infilai altra menta nella borsa. Perch... Senti, lo so che suona
stupido, ma lui mi piace davvero e non voglio piacergli solo per via
di un incantesimo.
Pensai che Alice avrebbe obiettato qualcosa, invece si limit a
scrollare le spalle e a dire: A modo suo, anche l'attrazione  una
magia, immagino.
Gi. Ma non credo ci sia alcuna possibilit che lui sia attratto da
me. Pensavo che magari al ballo... ma non riesco neanche a creare
un abito decente.
Mi voltai verso Alice. Perch quando sono qui con te riesco a fare
dei superincantesimi e quando sono a scuola invece non mi riesce
nulla?
Autostima?, sugger lei. A scuola non ti senti sicura di te e questo
si riflette sulla tua magia.
Forse  cos.
Continuammo a raccogliere foglie per un po', poi Alice disse: Dicevi
che il vestito di quella ragazza  bellissimo?.
Sospirai.  perfetto.
Alice sorrise, illuminata dal globo, e potrei giurare di aver visto i
suoi denti scintillare sotto quella luce.
Ti andrebbe di cambiare le cose?.


CAPITOLO 24

Il giorno del ballo le lezioni furono cancellate, e visto che era un'altra
di quelle bellissime e limpide giornate di ottobre, quasi tutti decisero
di trascorrerla fuori. Tranne me. Be', tranne me e Jenna. Nonostante
la pietra di sangue, non era una grande fan delle attivit
all'aperto. Se ne stava raggomitolata al suo solito posto, sul letto,
avvolta nel piumone, con un manga tra le mani.
Anche io ero seduta sul mio letto e fissavo il mio stupido manichino
che indossava ancora quella specie di federa. Avevo passato
quasi tutta la mattina a tentare di trasformarlo in qualcosa di vagamente
presentabile, ma senza successo. Non capivo. Sapevo di non
essere la strega migliore del mondo, ma un incantesimo di trasformazione
non avrebbe dovuto essere cos difficile. Okay, non avevo
mai tentato nulla di molto elaborato prima d'ora, ma avrei almeno
dovuto essere in grado di creare un normale vestito nero. Anche
quello invece era venuto fuori senza forma e con l'orlo penzoloni.
Sospirai, e Jenna esclam: Avanti, Sophie, sono io quella depressa.
Tu che problema hai?
Il maledetto vestito. Indicai quell'affare orribile. Non funziona
niente di quello che faccio.
Jenna scroll le spalle. E allora non ci andare.
Le lanciai un'occhiataccia. Jenna non sarebbe andata al ballo, perci
non capiva perch io ci tenessi cos tanto. Non lo capivo bene
nemmeno io, anche se probabilmente molto aveva a che fare con
l'idea di vedere Archer in smoking.
Ma non era un dettaglio che volevo rivelare a Jenna. Non  il ballo
in s.  una questione di principio. Dovrei essere capace di fare
questo incantesimo. Non  cos complicato.
Magari qualcuno ha lanciato una maledizione sul tuo manichino,
scherz lei tornando al suo manga.
Infilai la mano in tasca e chiusi le dita intorno a un piccolo oggetto
che sembrava quasi bruciare all'interno.
Quando Alice mi aveva suggerito di lanciare un incantesimo sull'abito
di Elodie, all'inizio avevo risposto che non esisteva. Possono
buttarmi fuori per aver usato la magia su un altro studente, le
avevo detto.
Ma non saresti tu, aveva ribattuto Alice. Sarei io a farlo. Tu saresti
solo il tramite.
Aveva senso, e dovevo ammettere di essermi sentita un po' su di
giri quando Alice aveva tirato fuori dalla sua tasca un piccolo ossicino,
probabilmente di un uccello. Il fatto che tenesse delle ossa in
tasca una volta mi avrebbe un po' inquietata, ma mi stavo abituando
alle sue stranezze. Proprio come la catenina che mi aveva dato
la prima notte, anche l'ossicino riluceva nella sua mano. Me l'aveva
consegnato sorridendo. Fallo scivolare nell'orlo del suo vestito.
Devo anche pronunciare qualche formula magica o roba del genere?
No, l'osso sapr da solo cosa fare.
Ricordai quelle parole mentre lo stringevo tra le dita. Ce l'avevo
da una settimana e ancora non l'avevo usato. Alice mi aveva promesso
che l'osso avrebbe soltanto cambiato il colore dell'abito di
Elodie in uno orribile quando l'avesse indossato. Niente di cos grave.
Per ero preoccupata. Ogni volta che avevo provato a fare un
incantesimo su qualcuno era andata in maniera disastrosa, e anche
se Elodie non mi piaceva non volevo rischiare di farle del male per
sbaglio. Ecco perch l'osso era ancora nella mia tasca.
Ma se non volevo usarlo, perch non lo gettavo?
Sospirai di nuovo, mi alzai dal letto e mi avvicinai al manichino.
Anche se non aveva la testa, sembrava che con la sua postura mi
stesse prendendo in giro. Allora, sfigata?, immaginai che mi dicesse.
Preferisco tenermi la federa piuttosto che uno dei tuoi modelli
dell'orrore.
Chiudi il becco, borbottai mentre ci poggiavo sopra le mani e
mi concentravo. Blu, carino, per favore..., mormorai.
Il tessuto si incresp e in un attimo la federa si trasform in un
paio di pantaloncini blu acceso ricoperti di paillettes. Una specie
di uniforme da majorette.
Cavolo, cavolo, cavolo!, gridai, colpendo il manichino cos forte
da farlo roteare sulla sua base.
Jenna alz gli occhi dal manga. Adesso s che  carino.
Non mi aiuti cos, ringhiai. Mio Dio, ma cosa c'era di sbagliato
in me? Avevo provato incantesimi pi difficili di quello e non mi
erano mai venuti cos male.
Te lo ripeto, disse Jenna, secondo me hai un manichino fallato.
Nessuno ha avuto i problemi che hai tu.
Lo so, dissi appoggiando la testa sul manichino. Persino Sarah
Williams, ovvero la peggiore strega del mondo, ha fatto un vestito
rosso abbastanza carino. Non bello come quello di Elodie, ma comunque....
Mi interruppi e sentii un grosso peso allo stomaco.
Non c'era ragione per cui dovessi avere tutti quei problemi con
l'abito. Forse Jenna ci aveva visto giusto: il mio manichino era maledetto.
Premetti di nuovo le mani sulla federa, ma questa volta non pensai
a un vestito. Dissi solo: Confessa.
Per un attimo non accadde nulla. Non sapevo se essere sollevata
o delusa.
Poi, molto lentamente, sulla parte anteriore del vestito comparvero
le impronte color vinaccia sbiadita di due mani.
Provai subito un profondo sollievo, sostituito immediatamente da
un'ondata di rabbia furibonda.
Come hai fatto?, chiese Jenna alle mie spalle. Si chin a fissare
le impronte.
Incantesimo rivelatore, dissi a denti stretti. Serve a capire se
un oggetto  stato contaminato con la magia.
Be', almeno sai di non fare schifo come strega.
Annuii, ma stavo praticamente tremando per la rabbia. Avevo passato
tutto quel tempo a pensare di essere un'idiota, e invece era tutta
colpa di Elodie. Doveva essere stata lei. Chi altro avrebbe potuto
volere che io non andassi al ballo? Mio Dio, sembrava una di quelle
cose che accadono nelle fiabe.
E la cosa che mi infastidiva di pi era che io non avevo usato la mia
maledizione sul suo vestito, per non sentirmi in colpa.
Be', chi se ne frega.
Sai dov' Elodie?, chiesi a Jenna. Lei spalanc gli occhi: immaginai
di aver assunto un'espressione un po' spaventosa.
Be', ho sentito Anna dire che stavano andando gi alla spiaggia
con qualche amico.
Perfetto.
Mi diressi verso la porta. Jenna mi chiese: Che hai intenzione di
fare?, ma io la ignorai.
Corsi verso la stanza di Elodie e mi infilai dentro. Nel corridoio
non c'era nessuno che potesse vedermi.
Il cuore mi batteva forte per la paura e per la rabbia mentre mi avvicinavo
alla finestra davanti alla quale stavano i manichini di Anna
e di Elodie. Il vestito di Anna era nero con le cuciture viola e un
piccolo strascico. Le sarebbe stato benissimo, ma non era nulla in
paragone con quello di Elodie.
Per un istante esitai ancora.
Poi ripensai a Elodie che rideva durante ogni lezione in cui avevo
tentato con tutte le mie forze di creare un maledetto vestito, e mi
infuriai di nuovo.
Mi chinai e passai le dita tra i soffici strati delle sottogonne finch
non scoprii un piccolo interstizio nell'orlo. Ci feci scivolare dentro
l'ossicino e gli diedi un colpetto. L'osso cominci a risplendere
dentro il vestito, emanando una luce rossa soffusa sotto tutti quegli
strati di rosa. Trattenni il respiro finch non si spense, poi mi precipitai
fuori dalla porta.
Il corridoio era ancora vuoto, perci riuscii a ritornare in camera
senza essere vista.
Jenna era ancora seduta sul letto quando entrai. Che hai fatto?.
Andai al mio letto e tirai fuori il sacchetto di terriccio che avevo
nascosto l sotto. Diciamo che chi la fa l'aspetti.
Jenna apr la bocca, ma poi la richiuse e mi osserv versarmi il
terriccio sulle mani. Probabilmente pens che fossi completamente
fuori di testa quando mi vide avanzare verso il manichino con le
mani sporche di terra, afferrarlo alla vita e chiudere gli occhi.
Questa volta non pensai a nulla di specifico. Abito, mi limitai
a dire.
Come al solito sentii il tessuto scivolare e incresparsi sotto le mie
dita, ma questa volta era diverso. Avevo le mani calde ed era come
se dentro di me scorresse della corrente elettrica.
Jenna rimase a bocca aperta, e quando mi feci indietro e riaprii gli
occhi, restai a bocca aperta anche io.
Quell'abito non era solo bello, era meraviglioso.
Era di satin blu pavone, con riflessi verdi che sembravano danzare
dentro il tessuto. La parte superiore era una specie di corsetto, ma
senza spalline e sostenuto sul davanti. Quando voltai il manichino
per guardare il retro, vidi che era legato da un lucente fiocco verde.
La gonna si allargava a partire dalla vita stretta, e come tocco finale
c'era tutta una fila di vere piume di pavone che partivano da
sotto il corsetto e scendevano allargandosi fino a raggiungere l'orlo
inferiore, come in un triangolo rovesciato.
Wow, mormor Jenna. Questo s che  un vestito. Sophie, sarai
splendida.
Aveva ragione, pensai sentendomi quasi stordita. Sarei stata splendida.
Cos'era quella roba che ci hai messo sopra?.
Non ero pronta per raccontare a Jenna di Alice, e avevo idea che
non avrebbe preso molto bene le parole terriccio di una tomba,
perci scrollai le spalle. Polvere magica.
Jenna mi guard perplessa, ma prima che potesse chiedermi altro
le sorrisi e le chiesi: Posso farne uno anche per te?.
Lei emise un risolino un po' confuso. Sul serio vuoi farmi un vestito?.
Annuii. Perch no? Sar divertente, possiamo andare al ballo
insieme.
Non mi pare una buona idea, Soph, protest lei debolmente,
ma io avevo gi tirato fuori una sua camicia da notte dall'armadio.
Ci posai sopra le mie mani ancora sporche di terra e pensai solo:
Jenna.
Qualsiasi protesta avesse ancora in serbo Jenna, le mor sulle labbra
quando vide l'abito: rosa shocking, con spalline sottili e intorno
alla vita una cintura scintillante che forse era fatta di veri diamanti.
Era il vestito perfetto per lei. Lo afferr immediatamente e
lo fece roteare.
Non so cosa sia questa tua polvere magica, ma non mi interessa,
disse ridendo.  l'abito pi bello che abbia mai visto!.
Trascorremmo il resto del pomeriggio a trasformare le scarpe, finch
non ottenemmo entrambe quelle perfette per noi. Quando arriv
la sera eravamo entrambe vestite, e, se posso aggiungere, eravamo
fantastiche.
Jenna aveva legato in alto i suoi capelli biondo chiarissimo, lasciando
ricadere la frangetta rosa su un occhio. I miei capelli per
una volta avevano deciso di collaborare e mi feci fare da Jenna
uno chignon basso, con qualche ciocca libera a incorniciarmi il
viso.
Scendemmo al piano di sotto a braccetto, ridacchiando. Lungo lo
stretto corridoio che conduceva alla sala da ballo si era radunata
una piccola folla. Allungai il collo cercando di avvistare Archer ed
Elodie, sperando di scoprire di quale orrendo colore fosse diventato
il suo vestito, ma non li vidi.
Quando eravamo ancora in camera, il mio abito e quello di Jenna
mi erano sembrati parecchio appariscenti, ma adesso mi accorgevo
che ce n'erano altri ancora pi spettacolari. Una fata alta e
bionda mi urt, e il suo vestito, fatto di scintille verde ghiaccio,
tintinn lievemente come un mucchietto di campanelle. Notai
anche una mutaforma con un abito fatto completamente di pelliccia
bianca.
I ragazzi erano un po' pi sobri. La maggior parte era in smoking,
anche se qualcuno era stato un po' pi ardito e indossava giacca
lunga e calzoni al ginocchio.
Stavamo per entrare nella sala da ballo, quando sentii qualcosa di
caldo contro la schiena. Pensai che si trattasse di qualcuno che si
accalcava, ma poi una voce bassa e morbida mi sussurr all'orecchio:
Sapevo che eri tu.


CAPITOLO 25

Provai a voltarmi di scatto, ma  un'operazione abbastanza difficile
quando sei schiacciata in mezzo a un sacco di persone che indossano
vestiti ingombranti. Per sbaglio diedi una gomitata a Jenna,
che si lasci sfuggire un piccolo strillo, poi riuscii finalmente a
girarmi e vidi Archer.
Spalancammo entrambi gli occhi mentre esclamavamo all'unisono:
Wow!.
Io arrossii immediatamente. Mio Dio, avevo appena detto Wow!
in faccia ad Archer?
Per... un momento. Archer mi aveva guardata e aveva detto
Wow!?
Restammo l a fissarci. Archer si meritava davvero il suo Wow!.
Stava gi benissimo con l'uniforme della scuola, fargli indossare un
abito elegante avrebbe dovuto essere illegale. Aveva mentito riguardo
al cravattino rosa. Non ce l'aveva nemmeno il cravattino, solo
una cravatta normale, nera come tutto il resto.
Ma la cosa pi bella non era il suo aspetto. Era il modo in cui mi
guardava.
Il tuo vestito, disse alla fine, con gli occhi che indugiavano ancora
su di me. ...  bellissimo.
Repressi l'istinto di mettere in evidenza la scollatura profonda e
sorrisi. Grazie. Be',  uscito fuori cos.
Lui annu, ma aveva ancora l'aria un po' scioccata, mentre io tentavo
disperatamente di non farmi comparire in faccia un sorriso
idiota.
Poi mi torn in mente quello che aveva detto. In che senso sapevi
che ero io?.
Lui scosse leggermente la testa, come se stesse tentando di venire
a capo di qualcosa. Ah, gi. Elodie.
Il mio cuore perse un battito e percepii letteralmente il mio viso
che impallidiva.
Ti ho vista da dietro e ho detto che mi sembravi tu. Ed Elodie ha
detto che era impossibile.
Oh. Guardai alle sue spalle e vidi Elodie raggiungerci. Mi lanci
un'occhiataccia e io fui sorpresa di vedere che il suo abito era
perfetto.
Col cavolo che l'osso sa da solo cosa fare, pensai, ma in realt
ero sollevata. Tutta la mia rabbia era sparita nel momento in cui
ero riuscita a realizzare quel supervestito. Mi pareva una vendetta
migliore che limitarmi a rovinare quello di Elodie.
Come diavolo hai fatto?, chiese lei. Stava tentando di mantenere
un tono gentile, ma i suoi occhi erano freddi e furiosi.
Le sorrisi e scrollai le spalle.  una faccenda strana. A quanto pare
ho ricevuto un manichino maledetto.
Lei spalanc leggermente gli occhi prima di distogliere lo sguardo.
Strano, borbott.
Gi, strano. Per fortuna sono riuscita ad annullare la maledizione
e voil!. Mostrai la gonna con un ampio sorriso stampato in faccia
e fui premiata dall'espressione corrucciata di Elodie.
Non credi che sia un po'... eccessivo?, chiese.
Ma prima che potessi rispondere con qualcosa di sarcastico, Archer
si volt verso di lei. Avanti, El. Sta benissimo e tu lo sai.
Ecco fatto. Non riuscii pi a trattenere il sorriso idiota. Anche Archer
sorrise e mi fece l'occhiolino mentre lui ed Elodie ci passavano
davanti, diretti verso la sala.
Mi voltai a guardare Jenna, che rideva e alzava gli occhi al cielo.
Ragazza mia, ci sei andata gi pesante.
Quando facemmo il nostro ingresso in sala stava ancora sghignazzando,
e io sorridevo ancora come una pazza. Non so bene
cosa mi aspettassi, ma la location mi entusiasm. Non c'erano
striscioni di carta n palloncini. La stanza era illuminata da
delicate luci fatate, versioni pi piccole e pi chiare del globo che
Alice creava sempre per noi. Tutte le luci erano posate su delle
specie di fiori viola che fluttuavano in aria, ondeggiando leggermente
come se fossero sospinti dalla brezza. I lampadari non
erano accesi, ma i loro cristalli erano stati colorati di viola per
l'occasione, e le luci fatate li facevano risplendere come pietre
di ametista. Anche gli specchi erano stati scoperti. Pensai che
potesse dare fastidio a Jenna, ma quando vedemmo soltanto il
mio riflesso lei si limit a indicarmi e a dire: Guarda un po'. A
Specchiolandia sei una meraviglia senza accompagnatore. Scoppiammo
a ridere entrambe.
Per terra non c'era pi il solito parquet lucido, il pavimento era
di un nero splendente. Scossi la testa per lo stupore.  davvero...
accidenti!.
Lo so, disse Jenna. Mi afferr una mano e la strinse. Sono felice
che tu mi abbia convinta a venire.
Restammo in disparte per un po' e guardammo gli altri ballare. Mi
torn in mente il ballo a cui ero andata con Ryan, dove tutti danzavano
come se stessero facendo un provino per un video hip hop.
Qui non poteva essere pi diverso. Streghe e mutaforma ballavano
tutti il valzer, il che mi spaventava un po'. Nessuno mi aveva avvertito
che uno dei requisiti di ammissione alla Hecate, a quanto pareva,
era un diploma in ballo da sala. Le fate se ne stavano da una
parte tutte quante insieme a creare elaborate coreografie che parevano
uscite dall'Inghilterra elisabettiana.
Vidi Archer ed Elodie ballare e mi si mozz il respiro per quanto
erano belli: Archer alto e scuro, Elodie con i capelli che scintillavano
sotto le luci e il vestito che le fluttuava intorno. Poi per vidi le
loro facce. Stavano decisamente litigando. Archer aveva le sopracciglia
aggrottate e fissava un punto alle spalle di Elodie, che gli stava
parlando alla velocit di una mitragliatrice.
Poi lei liber una mano dalla stretta di Archer e si afferr il fianco.
Fui colta da una lieve sensazione di terrore mentre guardavo Archer
che la accompagnava fuori dalla pista da ballo. Lei tentava di
sorridere, ma la sua era pi una smorfia. Vidi che gli rivolgeva un
gesto spazientito e lessi sulle sue labbra le parole: Sto bene. Poi
per boccheggi e si port di nuovo la mano al fianco. Notai Anna
che si apriva un varco tra la folla, seguita da Mrs Casnoff. A quel
punto Elodie era praticamente piegata in due.
Ma che succede?, disse Jenna.
Forse le  finito uno spillo nel fianco.
Gi. Forse.
Alzai lo sguardo e vidi che Jenna mi stava fissando con aria preoccupata.
Che c'?
Cosa hai fatto al vestito di Elodie oggi pomeriggio?
Niente!, ribattei, ma sono una pessima bugiarda e sapevo di
aver scritto in faccia che stavo mentendo.
Jenna scosse il capo e torn a guardare Elodie. Anna e Mrs Casnoff
la stavano accompagnando fuori. Archer fece per seguirle,
ma Elodie si volt e gli disse qualcosa. Ovviamente non potevamo
sentirla, ma dalla sua espressione era chiaro quanto fosse arrabbiata.
Qualsiasi cosa gli avesse detto, Archer indietreggi di un paio
di passi e alz le mani. Elodie si volt di nuovo verso Mrs Casnoff
e usc insieme a lei, con Anna e Archer al seguito.
Archer ritorn una ventina di minuti pi tardi, con un'aria abbattuta
e arrabbiata.
Mi diressi verso di lui con gli occhi di Jenna incollati alla schiena.
Ma cos' successo?, gli chiesi.
Stava ancora fissando la porta da cui era uscita Elodie. Non lo
so. Stava bene, poi ha cominciato a dire che il vestito le stava troppo
stretto, come se si stesse rimpicciolendo o qualcosa del genere.
Diceva che continuava a stringersi e che non riusciva a respirare.
Mrs Casnoff pensa che sia stato maledetto.
Fui contenta che non mi stesse guardando negli occhi, o mi avrebbe
vista sussultare.
L'osso sapr da solo cosa fare.
Alice sapeva cosa sarebbe successo o avevo sbagliato io qualcosa?
Forse dovevo usarlo subito, forse la magia dell'osso era, non
so, andata a male o roba del genere durante la settimana in cui l'avevo
tenuto.
Forse per lei lo sapeva, continuava a sussurrarmi una vocina
nel cervello. Non voleva semplicemente cambiare colore all'abito.
Voleva fare del male a Elodie fin dall'inizio.
Ma perch mai Alice avrebbe dovuto farlo? Sapevo che Elodie
non le stava simpatica, ma questo era un po' troppo. No, probabilmente
avevo sbagliato qualcosa io, come con l'incantesimo d'amore
su Kevin.
Ehi, disse Archer.
Ehi, risposi a bassa voce. Poi sorrisi e tentai di apparire un po'
pi entusiasta. Ehi, tutto okay.  solo... sai, un po' strano. Questa
faccenda di Elodie.
Gi, annu lui tornando a fissare la porta.
Ma lei ce l'ha con te?, azzardai.
Lui si pass una mano tra i capelli, sospir e disse: Credo di s.
Mi ha detto che ora finalmente avrei potuto passare il tempo con
la persona con cui volevo davvero andare al ballo.
Abbass gli occhi su di me. Credo intendesse te.
C'era altra gente intorno a noi, ma di colpo mi sentii come se fossimo
completamente soli. E in quell'istante avrei potuto giurare di
aver percepito qualcosa cambiare tra noi. Una specie di scintilla
che si accendeva e che prima non c'era, almeno non da parte sua.
Distolse di nuovo lo sguardo e mi sorrise. Be',  un peccato non
esibire un po' quel vestito. Vuoi ballare?.
Certo, dissi con il tono di voce pi neutro possibile, anche se
il mio cuore batteva cos forte da farmi temere che lui potesse vederlo.
Del resto, buona parte del mio petto era gi in bella mostra.
Mi guid sulla pista da ballo e lui mi pos una mano calda sul
fianco, mentre con l'altra strinse la mia e la sollev all'altezza
delle spalle. Avevo il terrore di inciampare nell'abito o di pestargli
i piedi, ma grazie ad Archer scivolammo semplicemente
sulla pista.
Dove hai imparato a ballare?, chiesi.
Lui mi guard e sorrise. Un paio di anni fa la Casnoff istitu un
corso di ballo da sala. Frequenza obbligatoria.
Mi sarebbe stato utile.
Nah, te la cavi anche cos. Basta che ti stringi a me.
Mai stata cos felice di eseguire delle istruzioni. Non vedevo n
una band n un impianto stereo, ma la musica sembrava aleggiare
ovunque e da nessuna parte. Posai le dita sulla spalla di Archer
mentre volteggiavamo per tutta la sala. Passammo vicino al punto
dove avevo lasciato Jenna, ma non la vidi. Mi chiesi se fosse tornata
in camera e mi sentii un po' in colpa. Poi per Archer strinse le
mani intorno alla mia vita e Jenna spar dalla mia mente.
Alzai lo sguardo e vidi che mi scrutava intensamente, con un'espressione
che non gli avevo mai visto prima. Be', almeno non diretta
a me.
Aveva ragione, mormor.
Ragione su cosa?, dissi con una voce che non sembrava neanche
la mia. Era roca e affannata.
Era con te che volevo venire al ballo.
Mi sentii come se dentro di me fossero improvvisamente esplosi
migliaia di fuochi d'artificio. Il sorriso che cominci ad allargarsi
sulla mia faccia mi faceva quasi male, ma per la prima volta non mi
importava che lui se ne accorgesse.
Non avevo pi una cotta per Archer.
Mi ero innamorata di lui.
Si chin verso di me e il mio cuore si ferm. Sophie....
Ma prima che potesse finire un urlo lacer l'aria.
La musica si ferm di colpo. Tutti quanti ci voltammo a guardare
Elodie che rientrava di corsa nella sala, con una vestaglia di seta
verde che le sbatteva sulle gambe pallide e un'espressione di orrore
dipinta in volto.
 Anna!, stava urlando.  successo di nuovo! Io... Dio mio,
credo che sia morta.


CAPITOLO 26

Grazie al cielo Anna non era morta. La trovarono riversa a terra
nel corridoio, proprio davanti alla sua stanza. Elodie disse che Anna
era andata a prenderle del t in cucina. Non vedendola tornare,
si era preoccupata ed era andata a cercarla.
E l'aveva trovata a faccia in gi nel corridoio, circondata da una
pozza di t e di sangue che stava lentamente impregnando lo spesso
tappeto color crema. Esattamente come Holly e Chaston, aveva
due piccoli fori nel collo, ma niente tagli sui polsi.
Cal aveva fatto in tempo a intervenire, e quando Mrs Casnoff
arriv di corsa dalle scale trov Anna seduta con la testa reclinata
e appoggiata alla spalla del custode.
Come Chaston, non era in grado di dire chi l'avesse aggredita.
Jenna era tornata in camera e pareva totalmente all'oscuro di ci
che era successo ad Anna.
Nonostante fosse stata l, a due passi.
Intorno a mezzanotte Mrs Casnoff era venuta a prenderla. Non
erano pi tornate.
Io ero nel mio letto, sveglia, ancora con il vestito indosso in piena
notte. Fortunatamente io e Alice avevamo stabilito di non vederci
quella notte, perci non dovevo preoccuparmi del suo incantesimo
del sonno.
Verso le tre finalmente mi addormentai, ma trascorsi il resto della
nottata a rigirarmi nel letto in preda agli incubi. Vidi Jenna con la
bocca sporca di sangue e Anna ai suoi piedi. Vidi Archer ed Elodie
ballare, solo che Elodie era pallida in viso, con le labbra blu e
gli occhi fissi sul vestito che la stritolava come un serpente. E poi,
ancora pi strano, vidi Alice al cimitero che stringeva le sbarre di
ferro della cancellata mentre tre uomini vestiti di nero le saltavano
addosso levando in alto coltelli d'argento.
Mi svegliai quando i primi raggi del sole colpirono il pavimento.
Ero disorientata. Avevo la bocca asciutta e impastata, come se avessi
passato tutta la notte a mangiare lenticchie. E sentivo un suono
basso e cupo. All'inizio pensai che fosse solo nella mia testa, poi
capii che era la campana in cima all'edificio, quella che in genere
segnava l'inizio delle lezioni. Perch stava suonando cos presto?
In un baleno mi torn in mente tutto quello che era successo la
notte prima. Mi voltai verso il letto di Jenna, ma era ancora vuoto.
Mi costrinsi ad alzarmi e sbirciai fuori dalla porta. Diverse ragazze
erano gi vestite e si dirigevano verso le scale. Vidi Nausicaa e la
chiamai: Ehi! Che succede?
Assemblea, rispose. Meglio se ti sbrighi a vestirti.
Richiusi la porta e mi liberai dell'abito. Non appena tocc il pavimento
torn a essere una semplice federa. Stabilii una specie di
record di vestizione rapida e decisi di lasciare i capelli raccolti nello
chignon della sera prima. Non era pi molto ordinato e met dei
capelli mi ricadevano intorno al viso, ma immaginai che a nessuno
sarebbe importato.
Ci riunimmo nella sala del ballo, che era tornata al suo solito aspetto,
compresi i tavoli spaiati. Mi sedetti a un tavolino in fondo, alzai
lo sguardo e notai una singola luce fatata in alto, vicino al soffitto.
Se ne stava l a rimbalzare contro un angolo, come se cercasse una
via d'uscita.
Sulla piattaforma rialzata a un capo della sala c'erano tutti gli insegnanti,
tranne Lord Byron. Mrs Casnoff aveva l'aspetto stanco e
invecchiato. Con grande stupore mi accorsi che i suoi capelli non
erano intrecciati nella solita complicatissima acconciatura, me semplicemente
legati alla bell'e meglio in uno chignon basso.
Archer ed Elodie erano seduti davanti, sulla sinistra rispetto a
me. Elodie era pallida e aveva ancora le lacrime agli occhi. Archer
l'abbracciava e le mormorava qualcosa tra i capelli, vicino
alla tempia. Poi, come se avesse percepito il mio sguardo, si volt
e mi fiss. Abbassai gli occhi e strinsi la mano a pugno tra le pieghe
della gonna.
Tra Anna e Jenna, avevo quasi dimenticato quello che era successo
tra me e Archer. Ora per il nostro breve momento insieme della
sera prima mi ritorn di colpo in mente e mi si schiant sul cuore.
Per fortuna Mrs Casnoff si alz in piedi e sollev una mano per
avere silenzio, perci potei concentrarmi su di lei e non su Archer.
Studenti, cominci a dire la preside, come saprete, la notte
scorsa c' stata un'altra aggressione. La signorina Gilroy star bene,
me si tratta del terzo attacco in meno di un anno, perci ovviamente
dobbiamo prendere delle misure drastiche. Come avrete notato,
Lord Byron non  qui e neanche la signorina Talbot. Finch il Consiglio
non andr in fondo a questa vicenda, i vampiri non saranno
pi ammessi alla Hecate.
Sentii il mio cuore fermarsi mentre tutto intorno a me scoppiava
un applauso collettivo. Pensai a Jenna, a quanto era stata felice la
sera prima con il suo vestito rosa, e le lacrime presero a pizzicarmi
gli occhi. Dove l'avevano portata?
Mrs Casnoff disse qualche altra cosa a proposito di fare attenzione
e guardarsi intorno, e anche che non era il caso di abbassare la
guardia finch non si fosse saputo cosa era successo veramente,
ma io la ascoltai a malapena. Era vero che Jenna era gi rientrata
in camera quando Anna era stata aggredita, ma io avevo visto diverse
volte la mia compagna di stanza tornare dall'infermeria dopo
essersi nutrita. Era sempre stanchissima, sembrava quasi drogata.
Mentre la notte scorsa, quando Mrs Casnoff era venuta a prenderla,
pareva solo spaventata.
Mi resi conto che l'assemblea era finita solo quando un ragazzo
mutaforma mi pest un piede alzandosi.
Mi alzai in piedi ancora intontita, ma Mrs Casnoff disse: Sophie,
Elodie, aspettate un momento, per favore.
Mi voltai. Elodie pareva confusa quanto me.
Potreste essere cos gentili da venire nel mio ufficio?.
Archer strinse lievemente il braccio di Elodie prima di andarsene.
I suoi occhi incontrarono i miei mentre mi passava davanti. Mi sorrise,
e io tentai di ricambiare. Qualsiasi cosa fosse accaduta tra me e
lui la notte scorsa era stata una specie di strano incidente, e sapevo
che sarebbe stato pi semplice per tutti quanti fare finta che non
fosse mai successo nulla. Era evidente che lui era tornato da Elodie,
e non potevo biasimarlo per questo. Lei era bellissima e adesso era
rimasta senza amiche. Chi avrebbe mai avuto il coraggio di rompere
con la propria ragazza il giorno dopo che la sua migliore amica
era quasi morta dissanguata?
Certo, non che una cosa del genere accada molto spesso.
Elodie e io ci incamminammo verso l'ufficio della Casnoff, le nostre
spalle che si sfioravano nell'angusto corridoio.
Mi dispiace davvero, cominciai a dire, ma Elodie mi interruppe
con un'occhiata gelida.
E di cosa? Che la tua migliore amica abbia quasi ammazzato di
nuovo una delle mie amiche, o di aver tentato di uccidermi con il
mio abito?.
Ero troppo stanca persino per tentare di dare una chance alle mie
scarse abilit di bugiarda. L'incantesimo non doveva farti del male.
Doveva solo cambiare il colore del vestito quando l'avessi indossato.
Elodie rimase in silenzio e quando le lanciai un'occhiata vidi che
mi stava fissando con uno sguardo ammirato.  magia bella potente,
disse. E bench non abbia affatto apprezzato essere quasi soffocata
da un abito,  un incantesimo che mi piacerebbe imparare.
Posso insegnartelo, se tu mi insegni la maledizione che hai usato
sul mio manichino, proposi.
Prima che lei potesse rispondere, Mrs Casnoff ci fece entrare nel
suo modesto ufficio. Prego, ragazze.
Quando io ed Elodie ci fummo accomodate sulle minuscole sedie,
Mrs Casnoff si spost dietro la scrivania. Sono certa che sappiate
gi di cosa voglio parlarvi.
Si sedette sospirando. Se si fosse trattato di chiunque altro, avrei
detto che si era stravaccata sulla poltrona, ma Mrs Casnoff era
troppo elegante per compiere un gesto del genere. Il suo era pi
un aggraziato accasciarsi.
Sicuramente avrete notato che le aggressioni hanno riguardato
esclusivamente membri della vostra congrega.
Io dissi, confusa: Oh, ma io non faccio parte della loro congrega.
Fu il turno di Mrs Casnoff di rimanere perplessa. Lanci un'occhiata
a Elodie, che, lo notai solo in quel momento, rivolgeva lo
sguardo ovunque tranne che su di noi.
Avete aggiunto Sophie alla vostra congrega senza che lei lo sapesse?,
chiese Mrs Casnoff.
Che cosa?, esclamai. Com' possibile?.
Elodie emise un lungo sospiro che le arruff la frangetta. Senta,
non avevamo scelta, spieg continuando a tenere lo sguardo fisso
sul proprio grembo. Era strano vederla cos sottomessa. In una situazione
normale avrebbe alzato gli occhi al cielo un paio di volte
per poi uscirsene con qualche commento che trasudava disprezzo.
Ora invece aveva un'aria colpevole e teneva gli occhi bassi.
Avevamo bisogno di lei, disse a Mrs Casnoff in tono supplichevole.
E lei non voleva unirsi a noi, perci abbiamo fatto il rituale
di ingresso senza di lei.
Mrs Casnoff fissava Elodie con uno sguardo di rimprovero. E
cosa avete usato al posto del suo sangue?
Sono entrata di nascosto in camera sua e ho preso dei capelli dalla
spazzola, mormor Elodie. Ma non credevamo che avesse funzionato.
Quando abbiamo gettato i capelli nel fuoco c' stato solo un
grosso sbuffo di fumo nero. Non  quello che dovrebbe succedere.
Oh, mio Dio, esplosi. Ma come avete potuto fare una cosa del
genere? Non posso credere di essermi sentita in colpa solo per aver
messo quello stupido osso nel tuo vestito!.
Lo sguardo accigliato di Mrs Casnoff si spost immediatamente
su di me. Hai messo cosa?, chiese con voce cos glaciale che ero
certa mi avrebbe congelata all'istante, come una specie di mammut
incastonato tra i ghiacci.
Elodie colse al volo l'occasione. Infatti!  lei quella che mi ha
quasi uccisa la notte scorsa mettendo un osso stregato nel mio abito!.
Solo perch tu avevi maledetto il mio!, replicai.
Perch tu stavi tentando di fregarmi il fidanzato!.
Quella fu l'ultima goccia per Mrs Casnoff.
Ragazze!, esclam alzandosi in piedi e sbattendo entrambe le
mani sulla scrivania. Non c' tempo per litigare di vestiti e ragazzi.
Due delle vostre sorelle sono state gravemente ferite e una  morta.
Ma... adesso avete risolto, disse a bassa voce Elodie. Avete
cacciato i vampiri.
Mrs Casnoff torn a sedersi e si massaggi gli occhi. Non siamo
sicuri che i colpevoli siano Jenna o Lord Byron. Entrambi si sono
dichiarati innocenti e ieri notte nessuno dei due sembrava essersi
nutrito di recente.
Ripensai all'illustrazione del libro sull'Occhio di Dio, quello con la
strega che veniva dissanguata, e ad Alice che aveva detto che l'Occhio
mi osservava, persino l.
Mrs Casnoff, azzardai, crede che... crede che sia possibile che
l'Occhio di Dio si sia infiltrato nella scuola?
Come ti viene in mente una cosa del genere?, disse Elodie, ma
Mrs Casnoff alz una mano.
 che ho visto questa illustrazione di una strega che avevano ucciso
e aveva due fori nel collo e niente pi sangue, proprio come
Holly, Chaston e Anna. Insomma, magari  possibile che....
Mrs Casnoff mi interruppe. Ho visto anche io quell'illustrazione,
Sophie, ma non c' modo per cui l'Occhio di Dio possa essere
penetrato alla Hecate. Ci sono troppe protezioni magiche. E anche
se fossero riusciti a superarle, cosa potrebbero mai fare? Nascondersi
per mesi su questa minuscola isola aspettando l'occasione per
sgattaiolare nella scuola?. Scosse la testa. Non avrebbe senso.
A meno che non fossero gi nella scuola, dissi.
Mrs Casnoff inarc un sopracciglio. In che modo? Un insegnante?
O uno studente? Impossibile.
Ma....
La voce di Mrs Casnoff si addolc e i suoi occhi si velarono di tristezza
mentre diceva: Sophie, lo so che non vuoi credere che la
colpevole sia Jenna. Nessuno di noi lo vuole. Ma temo che ora come
ora sia la spiegazione pi plausibile. Jenna  stata trasferita al
quartier generale del Consiglio, dove potr perorare la sua causa.
Ma devi prendere in considerazione l'ipotesi che sia stata lei.
Mi sentii stringere il petto al pensiero di Jenna, sola e impaurita,
in viaggio per Londra, dove probabilmente sarebbe stata impalettata.
Magari proprio da mio padre.
Mrs Casnoff si allung sulla scrivania e pos una mano sulla mia
mentre diceva: Mi dispiace. Poi guard Elodie. Mi dispiace per
tutte e due. Ma forse ora avrete l'opportunit di mettere da parte
le vostre divergenze. Dopotutto, siete gli unici membri rimasti della
congrega. Torn a guardarmi con un sorriso ironico. Che ti
piaccia o meno. Per oggi siete esonerate dalle lezioni. E finch non
sapremo il verdetto del Consiglio, voglio che vi teniate d'occhio a
vicenda. Capito?.
Borbottammo entrambe un s e uscimmo a testa bassa dall'ufficio
di Mrs Casnoff.
Passai il resto della giornata in camera mia. Mi sembrava enorme
e vuota senza Jenna, e riuscii a stento a trattenere le lacrime guardando
il suo leone di peluche, che avevamo chiamato Bram, e tutti
i suoi libri. Non le avevano permesso di portare nulla con s.
Rimasi a letto anche all'ora di cena. Una volta calato il buio sentii
un lieve bussare alla porta e Archer che diceva: Sophie? Ci sei?.
Non risposi e dopo un po' lo sentii andare via.
Rimasi sdraiata e sveglia fino a mezzanotte, quando vidi il bagliore
verde dell'incantesimo di Alice penetrare dalle finestre.
Gettai di lato le coperte e balzai in piedi: non vedevo l'ora di uscire
da quella casa e librarmi nel cielo, e poi volevo raccontare ad Alice
tutto quello che era successo.
Non mi scomodai nemmeno a non far rumore per le scale e mi
avviai verso la porta d'ingresso. Le mie dita si erano appena chiuse
sul pomello quando sentii una voce sibilare: Beccata!.
Mi voltai con il cuore in gola e vidi Elodie in piedi davanti alle scale,
con le braccia conserte e un ghigno dipinto sul viso.


CAPITOLO 27

Lo sapevo, disse a voce pi alta. Sapevo che stavi tramando
qualcosa. Quando Mrs Casnoff scoprir che hai lanciato un incantesimo
su tutta la scuola ti spedir a raggiungere la tua piccola amica
sanguisuga a Londra.
Ero ancora bloccata sulla porta, il pomello girato a met tra le mani.
Tra tutte le persone che avrebbero potuto sorprendermi mentre
me la svignavo, perch doveva essere proprio quella che mi odiava
di pi? Rimasi ferma a pensare a qualcosa da dire per impedirle di
correre all'istante da Mrs Casnoff.
Poi mi torn in mente la sua espressione quando mi aveva chiesto
della magia dell'osso ed ebbi un'idea. Speravo che Alice non
avrebbe fatto obiezioni.
Okay, mi hai beccata. Tentai di produrre un sorriso imbarazzato,
ma dovetti sembrare un po' squilibrata perch Elodie indietreggi
mentre io mi avvicinavo.
Visto che la mia magia era un po' scarsa, e non per colpa tua, ho cominciato
a prendere lezioni private, chiamiamole cos, da uno dei fantasmi.
Elodie alz gli occhi al cielo. Ma per favore, disse. Una specie
di tutor magico? Che  anche un fantasma? Pensi che io sia una
deficiente totale?.
Socchiuse gli occhi. Chi devi incontrare? Un ragazzo? Perch se
si tratta di Archer....
Non c' niente tra me e Archer, dissi. Il che tecnicamente era
una bugia, perch credo proprio che mi avrebbe baciata al ballo se
Elodie non fosse piombata nella sala. In ogni caso, per, di certo
non ci davamo appuntamenti romantici di nascosto nel bosco. Per
quanto avrei davvero voluto che fosse cos.
Sorrisi a Elodie e le porsi la mano. Vuoi imparare qualche magia
super? Vieni con me.
Proprio come avevo sperato, il pensiero di imparare nuovi incantesimi
era troppo allettante perch Elodie rifiutasse.
E va bene, disse. Ma se  una specie di trappola in cui alla fine
io finisco morta ammazzata, ti perseguiter a vita.
Alice doveva aver capito che c'era anche Elodie, perch trovammo
due scope ad attenderci fuori.
Elodie spalanc gli occhi come un bambino la mattina di Natale.
Cavalchi una scopa?.
Mi limitai a sorridere e a inforcare il mio manico. Avanti, le dissi
ripetendo quello che Alice aveva detto a me. Sii tradizionalista,
per una volta.
E poi volammo nella notte, con l'aria fredda e limpida che bruciava
nei polmoni. Sopra di noi le stelle risplendevano nel cielo blu
inchiostro. Sentii Elodie ridere accanto a me e la guardai: i nostri
occhi si incrociarono e ci sorridemmo veramente per la prima volta.
Quando atterrammo nel cimitero, presentai Elodie ad Alice, omettendo
di dirle che Alice era la mia bisnonna e presentando Elodie
come un membro della mia congrega.
Alice mi lanci un'occhiata perplessa, ma non disse nulla.
Okay, che genere di magie fate voi due qui a Horrorville?, chiese
Elodie.
Un sacco di cose, rispose Alice. Alla luce della luna la sua pelle
sembrava di porcellana e le sue guance avevano un colorito rosaceo.
Persino i suoi occhi parevano ancora pi splendenti. Mi chiesi
se non si trattasse di qualche incantesimo di bellezza. Se era cos,
speravo proprio che me lo insegnasse.
Sophie ora riesce a evocare gli oggetti, continu Alice, adesso
stiamo lavorando a un incantesimo di trasporto.
Elodie si volt verso di me con aria sorpresa. Sai far apparire oggetti
dal nulla?
S, dissi come se ormai per me fosse ordinaria amministrazione.
In realt ancora non riuscivo a evocare nulla di pi grande di una
lampada e anche quello mi richiedeva uno sforzo sovrumano. Mi
concentrai su qualcosa di piccolo che non mi avrebbe lasciata senza
fiato per la fatica, agitai una mano e una spilla di smeraldo comparve
in aria proprio sotto gli occhi di Elodie. Lei rimase a bocca
aperta e io sorrisi ad Alice.
Elodie afferr la spilla e se la rigir fra le mani. Insegnamelo.
Imparava in fretta, molto pi di me, e nel giro di un'ora aveva fatto
apparire una penna e una piccola farfalla gialla. Ero un po' gelosa,
io avevo sempre evocato solo oggetti inanimati. D'altra parte, Alice
non pareva essere granch impressionata e non le rivolse neanche
la met delle lodi che riservava a me.
Mentre loro lavoravano insieme, io mi esercitai a trasportarmi da
un punto all'altro: era un incantesimo che ancora non padroneggiavo
bene. Alice mi aveva detto che le streghe pi brave attraversavano
gli oceani con quell'incantesimo, ma io per il momento non
riuscivo a spostarmi neanche di un centimetro alla mia sinistra.
Alla fine io ed Elodie eravamo entrambe esauste e praticamente
ubriache di magia. Ci sedemmo sull'erba appoggiando la schiena
alla cancellata del cimitero, mentre Alice si accost a un albero e
rimase l a fissare il vuoto.
Spero non ti dispiaccia che ci sia anche io, le disse Elodie.
Come mai hai accompagnato Sophie, stanotte?, chiese Alice.
Non parl in tono arrabbiato, solo curioso, perci risposi: Elodie
mi ha sorpresa mentre uscivo, cos l'ho invitata. Ho pensato che le
sarebbe piaciuto imparare nuove magie.
Mrs Casnoff ha detto di tenerti d'occhio, mi disse Elodie sorridendo.
Non ero sicura che fosse per via della magia o perch era
sinceramente contenta di essere l.
Perch?, chiese Alice, al che io ed Elodie ci facemmo subito
pi serie. Raccontai brevemente ad Alice quello che era successo
ad Anna, e che Jenna e Byron erano stati mandati via.
Sono sicuri che sia stato un vampiro?
No, ma non hanno idea di chi altro potrebbe essere stato, rispose
Elodie.
L'Occhio, disse Alice e io sentii Elodie irrigidirsi accanto a
me.
Gliel'ho chiesto, feci io. Ma Mrs Casnoff dice che  impossibile.
Ci sono troppi incantesimi di protezione.
Alice scoppi in una risata cupa che mi fece venire i brividi. S,
questo doveva valere anche per me. Ma il mio incantesimo del sonno
ha superato le loro patetiche difese senza nessun problema. Credi
davvero che l'Occhio non possa fare lo stesso?
Be', loro non hanno la magia, ribattei, ma non ero molto convinta.
Elodie si fece un po' pi vicina a me.
Ah no?, chiese Alice. Si avvicin a noi e si chin di fronte a me.
Port le sue lunghe dita bianche sui bottoni del cardigan verde, e
quando se lo fu tolto sbotton anche l'abito.
Rimasi seduta, paralizzata dall'orrore, mentre lei tirava fuori il
braccio sinistro e scostava i lembi del vestito.
Dove avrebbe dovuto esserci il cuore c'era soltanto una ferita aperta
e cava.
Ecco cosa mi ha fatto l'Occhio, Sophie. Si sono messi sulle mie
tracce e mi hanno inseguita finch non ho pi avuto un posto dove
fuggire, e allora mi hanno strappato il cuore. Qui. Alla Hecate.
Non riuscivo a fare altro che fissare la ferita e scuotere la testa.
Sentivo Elodie tremare accanto a me.
S, Sophie, disse Alice con calma. Alzai lo sguardo e vidi che mi
guardava con aria compassionevole, come se le dispiacesse di dovermi
rivelare quelle cose.
Fu il capo del Consiglio in persona a metterli sulle mie tracce.
Mi ingann facendomi credere che sarei stata al sicuro qui, e poi
mi offr a loro come un agnello sacrificale.
Ma perch?, chiesi, la voce ridotta a poco pi che un sussurro.
Perch avevano paura del mio potere. Perch era pi grande del
loro.
Mi girava la testa e avevo la nausea. In qualche modo, tutti gli orrori
che ci avevano fatto vedere il primo giorno alla Hecate non erano
nulla paragonati a quella ferita e a quella storia.
Tuo padre credeva che saresti stata al sicuro qui perch non sapeva
la verit su come sono morta. Ma Sophie, devi credermi. Sei
in grave pericolo.
Lanci uno sguardo a Elodie. Lo siete entrambe. Qualcuno ha
preso di mira le streghe potenti, e voi due siete le uniche rimaste.
Fu il turno di Elodie di scuotere la testa. No, non  possibile. 
stata Jenna.  stato un vampiro. ... deve essere cos.
Il viso di Alice si fece serissimo, come se su di esso fosse improvvisamente
calata una maschera, e i suoi occhi parvero guardarci attraverso.
Forse hai ragione. Lo spero davvero, per tutte e due.
Con una mano afferr la mia, e con l'altra quella di Elodie. Ma
nel caso non fosse cos....
All'improvviso la mia mano si fece bollente nella sua. Anche troppo,
e io feci una smorfia tentando di liberarla. Elodie cercava di fare
lo stesso, ma Alice ci trattenne finch entrambe non cominciammo
a piagnucolare. Finalmente il calore svan e lei ci lasci andare. Osservai
la mano che tenevo in grembo, pensando di trovarla rossa, o
piena di vesciche, invece aveva un aspetto normalissimo.
Che cos'era?, chiese Elodie con voce tremante.
Un incantesimo di protezione. Vi aiuter a riconoscere i vostri
nemici, se dovesse arrivare il momento.
Io ed Elodie restammo in silenzio mentre tutte e tre tornavamo
volando alla scuola. Questa volta non ci furono n risate di gioia,
n quella sensazione di leggerezza e libert.
Quando atterrammo, Alice si sfil la collana che indossava. Era
identica a quella che aveva dato a me. Elodie non la indoss subito.
Si limit a osservarla, con un'espressione accigliata, prima di
stringerla in mano.
Grazie per la lezione, disse ad Alice. Poi mi guard con aria ancora
preoccupata e disse: Ci vediamo domani, Sophie.
Credi davvero che l'Occhio sia qui alla Hecate?, chiesi ad Alice
una volta che Elodie fu rientrata.
Alice lanci un'occhiata alla scuola alle mie spalle. L'enorme edificio
immerso nell'oscurit assomigliava a un mostro con mille occhi
addormentato nelle tenebre.
C' qualcosa qui, disse infine Alice. Ma non so che cosa. Non
ancora.
Tornai a guardare la casa e seppi che Alice aveva ragione. Sulla
scuola era calata un'ombra che pareva strisciare sempre pi nella
mia direzione. Sopra di me le nuvole si addensavano intorno alla
falce di luna crescente e la notte si fece ancora pi scura. Il pensiero
di incamminarmi da sola nei corridoi verso la mia stanza vuota
mi metteva un po' di paura.
Credi..., cominciai a dire ad Alice, ma quando mi voltai lei se
ne era andata, lasciandomi da sola a rabbrividire nella notte.


CAPITOLO 28

Avevo pensato che Elodie non avrebbe voluto tornare con me da
Alice dopo quella faccenda di ehi ti faccio vedere il buco che ho
nel petto, invece lei mi sorprese aspettandomi sulle scale la notte
successiva.
Quando hai conosciuto Alice?, mi chiese mentre scendevamo.
Pi o meno a met ottobre, risposi. Elodie annu, come se si fosse
aspettata quella risposta. Dopo l'aggressione a Chaston quindi.
S, dissi. Ma che c'entra?.
Non rispose.
Elodie venne con me per tutte le due settimane successive. Ad Alice
non pareva importare molto e io fui un po' scioccata nello scoprire
che non trovavo la sua presenza del tutto ripugnante. In effetti,
cominciai a sospettare che Elodie potesse addirittura piacermi.
Non che avesse subito un cambio di personalit o roba del genere,
ma era diventata molto pi simpatica e gentile. Forse mi stava solo
usando per arrivare ad Alice. Insomma, dopo un paio di notti di
allenamento Elodie era gi riuscita a far apparire un piccolo divano
ed era passata all'incantesimo di trasporto. Anche se a nessuna
delle due era ancora riuscito.
Per non credevo che fosse solo per la magia, penso che si sentisse
sola. Anna e Chaston non c'erano pi e io non mi ero resa conto
che loro erano le uniche persone con cui parlasse, a parte Archer.
E anche loro due passavano sempre meno tempo insieme. Elodie
affermava di essere troppo occupata in altre faccende per avere
tempo per il suo ragazzo, e Archer diceva che le stava lasciando un
po' di spazio.
Anche tra me e Archer le cose erano strane. Dopo il ballo era
cambiato qualcosa tra noi, e la sintonia spontanea che si era creata
durante le ore di punizione in cantina era svanita. Adesso di solito
passavamo tutta l'ora a catalogare per davvero, invece che a ridere
e scherzare. A volte, quando lo guardavo senza che lui se ne accorgesse,
notavo che aveva uno strano sguardo lontano e assente. Non
sapevo se stesse pensando a Elodie o se, come me, fosse un po' deluso
dalla spiacevole distanza che si era creata tra noi.
Novembre alla Hecate era grigio e piovoso, e si accordava perfettamente
al mio umore. Anche se ero contenta che io ed Elodie
stessimo diventando un po' amiche, lei non era Jenna, e la mia migliore
amica mi mancava. Circa una settimana dopo l'aggressione
ad Anna, a cena Mrs Casnoff aveva annunciato che il Consiglio aveva
cancellato Lord Byron dalla lista dei sospettati. A quanto pareva
aveva un alibi solidissimo, quella sera era in contatto telepatico
con un membro del Consiglio. Invece, e non importava quante volte
lo chiedessi, Mrs Casnoff non rispondeva mai alle mie domande
su dove fosse Jenna o su cosa stesse succedendo, e io ero sempre
preoccupatissima per lei.
Grazie ai suoi superpoteri di mamma, al telefono mia madre aveva
capito che qualcosa non andava, ma le avevo detto che ero incasinata
con le lezioni. Non le avevo detto nulla di Chaston, di Anna o
di Jenna per non spaventarla, perch sapevo che era gi preoccupata
a sufficienza per me.
Odiavo stare da sola in camera la sera, perci cominciai a passare
in biblioteca le serate in cui non avevo la punizione, leggendo libri
sulle usanze dei Prodigium nella speranza di trovare qualcosa che
scagionasse Jenna. Per il momento le uniche creature a me note che
dissanguassero le proprie vittime erano i vampiri e i demoni. Oltre
all'Occhio di Dio, se il libro che avevo letto diceva il vero. Visto che
Mrs Casnoff aveva demolito la mia teoria sull'Occhio, tentai con
i libri sui demoni. Ma a quanto pareva tutti i libri della biblioteca
sui demoni erano scritti in latino. Provai a posare una mano sulle
pagine e a dire: Parla, ma i libri sembravano a prova di magia.
Le uniche parti che riuscii a decifrare dicevano cose che gi sapevo,
come il fatto che per ucciderli ci volesse del vetro demoniaco.
Speravo con tutto il cuore che non ci fossero demoni alla Hecate,
perch avevo idea che per procurarsene un po' non bastasse fare
un salto alla propria vetreria di fiducia.
Una sera piovigginosa di fine novembre, subito dopo cena e prima
dell'orario di inizio della punizione in cantina, portai qualche
libro da Mrs Casnoff. Lei era nel suo ufficio a compilare un librone
nero. Le lampade illuminavano la stanza di una luce calda e c'era
della musica classica in sottofondo. Come la sera del ballo, era impossibile
individuare da dove provenissero quelle note.
Mrs Casnoff alz lo sguardo quando entrai. S?.
Le mostrai i libri. Avrei qualche domanda su questi.
Lei si accigli leggermente, poi chiuse il suo librone e mi fece cenno
di sedermi.
C' una ragione particolare per cui fai ricerche sui demoni,
Sophie?
Be', ho letto che a volte bevono il sangue delle loro vittime e ho
pensato che, ecco, magari  questo che  successo a Chaston e ad
Anna.
Mrs Casnoff mi studi per un lungo momento. Mi accorsi che la
musica si era spenta.
Soph, disse. Era la prima volta che mi chiamava cos. La sua
voce suonava stanca. So quanto vorresti poter scagionare Jenna.
Sapevo cosa stava per dirmi: la stessa cosa che mi aveva detto
quando le avevo parlato dell'Occhio. Mi affrettai ad aggiungere:
Non sono in grado di leggere nessuno di questi libri perch sono
tutti in latino, ma ci sono delle figure in cui si vedono demoni con
sembianze umane.
 vero. Ma  anche vero che se ci fosse qualcosa del genere entro
i confini della scuola, noi lo sapremmo.
Mi alzai in piedi e sbattei uno dei libri sopra la sua scrivania. 
stata proprio lei a dire che la magia non risolve tutti i problemi!
Magari la vostra magia non funziona abbastanza. Magari qualche
essere pi potente di voi  riuscito a entrare.
Mrs Casnoff si alz dalla scrivania e tir indietro le spalle. L'aria si
riemp subito di tensione e all'improvviso fui dolorosamente consapevole
che lei era molto pi di una preside. Era una strega molto potente.
Non alzare la voce con me, signorina. Bench sia vero
che la magia non  infallibile, ci che suggerisci semplicemente non
 possibile. Mi dispiace molto per te, ma devi convenire che nelle
tre settimane da quando Jenna se ne  andata nessun altro studente
della scuola  stato aggredito. Sei stata sfortunata nella scelta delle
tue amicizie, ma non ci si pu far nulla.
La fissai mente inspiravo ed espiravo affannosamente, come se
avessi appena corso i cento metri.
Mrs Casnoff si pass una mano tra i capelli e mi accorsi che la sua
mano tremava. Scusami se ti sembro brusca, ma devi capire che i
vampiri non sono come noi. Sono dei mostri e sarebbe da stupidi
dimenticarsene.
Il suo viso si distese leggermente. Dispiace molto anche a me,
Sophie. Avevo appoggiato la decisione di tuo padre di aprire la
scuola ai vampiri. Adesso per una studentessa  morta, due potrebbero
decidere di non tornare, e diverse persone influenti sono
molto arrabbiate con me. Sarei pi che felice di poter credere che
Jenna non ha nulla a che vedere con tutto questo, ma le prove suggeriscono
il contrario.
Prese un profondo respiro e mi spinse di nuovo in mano i libri.
Il tuo tentativo di trovare qualcosa che la scagioni dimostra che
sei un'amica leale, ma in questo caso temo che sia tempo sprecato.
Voglio che tu la smetta di fare ricerche sui demoni, capito?.
Non annuii, ma fu come se l'avessi fatto. Ora credo che tu sia in
ritardo per la tua punizione in cantina, perci ti suggerisco di sbrigarti
prima che la signora Vanderlyden venga a cercarti.
Attraverso un velo di lacrime la guardai sedersi di nuovo alla scrivania
e riaprire il suo librone. Ero arrabbiata con lei perch si rifiutava
di ammettere che alla Hecate potesse avvenire qualcosa a sua
insaputa. Provavo anche una profonda tristezza. Non importava
cosa avessi scoperto, o quali teorie tentassi di costruire. La spiegazione
pi semplice era che Jenna avesse ucciso Holly e tentato di
uccidere le altre due, perci tutti avrebbero creduto che fosse andata
cos. Qualsiasi alternativa avrebbe significato ammettere che si
erano sbagliati e che, ancora peggio, non erano onnipotenti.
Quando arrivai in cantina le lacrime erano sparite, sostituite da un
bruciore costante dietro gli occhi. La Vandy mi aspettava sulla porta.
Pensavo che mi avrebbe staccato la testa a morsi - forse anche
letteralmente - ma dovette intuire qualcosa dalla mia faccia perch
si limit a brontolare: Sei in ritardo, e a spingermi verso le scale.
Non appena ebbe richiuso la porta alle mie spalle, la testa di
Archer spunt da dietro uno scaffale. Eccoti. La Vandy ha spedito i
mastini infernali a cercarti?
No. Presi la cartellina e mi diressi verso l'angolo opposto della
cantina.
Be', niente risposte sarcastiche? Nessuna battuta in tipico stile
Sophie Mercer?
Non mi sento molto spiritosa in questo momento, Cross, dissi
mentre osservavo gli scaffali senza davvero vederli.
Be', disse lui in tono gentile. Che ti succede?
Vediamo un po'. L'unica amica che avevo se ne  andata e probabilmente
non torner pi. Tutti pensano che lei sia un mostro
e nessuno  disposto a prendere in considerazione altre opzioni.
Quali altre opzioni?, chiese lui. Sophie,  un vampiro.  questo
che fanno i vampiri.
Perci lo credi anche tu?.
Lui gett a terra i suoi fogli. S, lo credo. So che era tua amica, e
mi dispiace, ma non era l'unica amica che hai qui.
Quasi tremavo per la rabbia. Stai dicendo che sei mio amico,
Cross? Perch mi  parso che tu mi abbia a malapena rivolto la parola
dopo la sera del ballo.
Distolse lo sguardo e vidi la sua mascella irrigidirsi.
Sei tu che sei diventata strana dopo quella notte.
Io?.
Torn a fissare lo sguardo su di me.
Sei tu quella che nemmeno mi guarda. E tra l'altro, scusa se mi
pare un po' sospetto che Elodie abbia cominciato ad allontanarsi
da me da quando ha iniziato a frequentarti.
Scossi la testa, perplessa, finch non capii cosa intendeva. Cosa?
Credi che io abbia riferito a Elodie che tu hai detto di voler venire
al ballo con me? Cos ti avrebbe scaricato e io ti avrei avuto tutto
per me?.
Non rispose e io gli diedi una leggera spinta. Ma piantala di crederti
chiss chi, dissi praticamente ringhiando. Tentai di oltrepassarlo
ma lui mi afferr per un braccio e mi tir a s, finch quasi
non sbattemmo l'uno contro l'altra.
Per pochi intensissimi secondi restammo immobili a fissarci, ansimando.
Vidi i suoi occhi scurirsi leggermente, come quelli di Jenna
il giorno in cui aveva visto il mio sangue. Ma stavolta era una fame
diversa, una fame che provavo anche io.
Non mi concessi il tempo di pensare. Mi chinai in avanti e posai
le labbra sulle sue.
Gli ci volle una frazione di secondo per reagire, poi lui emise una
specie di rauco brontolio gutturale e di colpo mi ritrovai circondata
dalle sue braccia, che mi stringevano cos forte da non lasciarmi
neanche respirare. Non che mi importasse. Tutto ci di cui mi importava
era Archer, la sua bocca sulla mia e il suo corpo premuto
contro il mio.
Ero stata gi baciata altre volte, ma mai cos. Mi sentivo elettrizzata
dalla testa ai piedi, e in un angolino della mia mente ripensai
a quando Alice aveva detto che anche l'amore a suo modo  una
magia. Aveva ragione.
Ci separammo per riprendere fiato. Mi chiesi se avessi anche io la
sua stessa aria confusa, ma poi lui mi baci di nuovo e barcollammo
contro uno scaffale. Sentii qualcosa cadere sul pavimento e andare
in frantumi, e poi del vetro scricchiolare sotto i piedi mentre
Archer mi spingeva contro una parete.
Da qualche parte dentro di me qualcosa si indign e obiett che
giocarmi la verginit in una cantina non era proprio il massimo, ma
quando le mani di Archer scivolarono sotto la mia maglietta e mi
accarezzarono la pelle della schiena, pensai che in fondo una cantina
era un posto come un altro.
Come se non mi appartenessero, le mie mani si sollevarono a
sbottonargli i bottoni della camicia. Volevo toccare la sua pelle
come lui stava toccando la mia. Lui probabilmente provava la stessa
urgenza, perch si tir un po' indietro per facilitarmi. Le sue
labbra si spostarono dalle mie e scesero lungo il collo, io chiusi
gli occhi e reclinai la testa contro la parete mentre infilavo le mani
sotto la sua camicia.
La sensazione della sua bocca sul mio collo era cos bella che mi ci
volle un po' prima di accorgermi che la mano destra mi bruciava.
Mi sentivo la testa incredibilmente pesante mentre la sollevavo per
guardare la mia mano posata sul suo petto, sopra il cuore.
I fumi del desiderio che mi avevano annebbiato il cervello lasciarono
il posto a un'ondata di choc quando tra le mie dita vidi comparire
un tatuaggio. Un occhio nero con l'iride dorata.


CAPITOLO 29

All'inizio mi rifiutai di credere a quello che avevo visto. Poi Archer
si accorse che mi ero bloccata, si tir indietro e abbass lo sguardo.
Quando rialz la testa per guardarmi in faccia, era pallido e i
suoi occhi erano colmi di paura. Fu allora che capii che quello
che avevo visto era reale: era il marchio dell'Occhio di Dio. Archer
faceva parte dell'Occhio. Ripetei quelle parole nella mia
mente, ma era come se non riuscissi a dar loro un senso. Sapevo
di dover gridare o correre via o qualcosa del genere, ma non riuscivo
a muovermi.
Poi Archer parl. Sophie.
Sentir pronunciare il mio nome ebbe l'effetto di una specie di parola
d'ordine per sbloccarmi dalla mia paralisi. Puntai le mani contro
il suo petto e spinsi. Lo colsi di sorpresa, altrimenti non sarei
mai stata in grado di buttarlo a terra. Invece lui cadde all'indietro e
sbatt contro uno scaffale, rovesciandone il contenuto sul pavimento.
Un liquido giallo e vischioso col fuori da un barattolo rotto. Ci
scivolai sopra mentre mi voltavo per scappare.
Ma Archer si stava gi rialzando e mi afferr per un braccio. Credetti
di sentirlo pronunciare di nuovo il mio nome, ma non ero sicura.
Mi voltai di scatto, facendogli perdere di nuovo l'equilibrio.
Mentre lui scivolava sulla melma gialla, io lo colpii con il gomito
sul petto, pi forte che potevo. Lui si pieg mentre tutta l'aria gli
sfuggiva dai polmoni, e io colsi l'occasione per assestargli un manrovescio
sulla mandibola.
Abilit numero Tre, pensai.
Come se fossimo a Difesa.
Archer si port le mani alla bocca e del sangue rosso vivo cominci
a gocciolargli tra le dita. Provai l'impulso folle di scoppiare
a ridere. Avevo appena baciato quella bocca, e ora sanguinava a
causa mia.
Tent di afferrarmi, ma i suoi movimenti erano lenti e riuscii a
sfuggirgli.
Quante volte avevamo lottato l'uno contro l'altra a Difesa? Ci stavamo
preparando per questo momento? Archer mi aveva osservata
mentre mi sforzavo di deviare i suoi colpi e aveva riso, pensando a
quanto sarebbe stato facile uccidermi?
Schivai di nuovo la sua presa e corsi verso le scale. Era come se la
mia mente stesse precipitando gi per uno di quegli scivoli a spirale.
Tutto ci a cui riuscivo a pensare era che Archer mi aveva baciata,
e che era stato Archer a uccidere Holly ed era stato Archer a ferire
Chaston ed era stato Archer ad aggredire Anna. Non mi voltai
a guardare, ma mi parve di sentire le sue dita sfiorarmi la caviglia.
Raggiunsi la porta e mi ricordai che era chiusa a chiave... Oh, mio
Dio, chiusa a chiave.
Mi accasciai contro il legno urlando: Vandy! Mrs Casnoff! Qualcuno!.
Colpii la porta il pi forte possibile con i pugni, poi mi voltai e
vidi Archer che stava sollevando il bordo dei suoi pantaloni. Mi ci
volle un minuto per capire che aveva qualcosa attaccato alla gamba.
Un coltello. Un coltello d'argento, come quello con cui avevano
strappato il cuore ad Alice.
Le mie urla si fecero pi deboli e fioche per la paura, come quando
si grida in un incubo.
Ma Archer non si avvicin a me. Corse alla finestra in fondo alla
stanza e pass la lama sul vecchio lucchetto.
Dall'altra parte della porta c'era qualcuno... sentivo dei passi e,
mi parve, anche il tintinnio di un mazzo di chiavi.
Il lucchetto della porta e quello della finestra cedettero nello stesso
istante.
Archer mi guard un'ultima volta mentre io restavo appiccicata
alla porta. Non riuscii a decifrare l'espressione sul suo viso, ma rimasi
scioccata quando mi accorsi che aveva le lacrime agli occhi.
Poi si volt di nuovo e scapp dalla finestra, proprio mentre la
porta si apriva alle mie spalle e io crollavo tremante tra le braccia
della Vandy.
Ero seduta sul divano nell'ufficio di Mrs Casnoff, con una tazza di
t bollente tra le mani. A giudicare dall'odore, nella tazza non c'era
soltanto t, ma ancora non ne avevo bevuto neanche un sorso. Non
riuscivo a smettere di battere i denti abbastanza a lungo per bere,
anche se Mrs Casnoff mi aveva avvolta in una pesante coperta. Non
sapevo se avrei mai smesso di tremare.
Mrs Casnoff era seduta accanto a me e mi accarezzava i capelli.
Era un gesto materno molto strano da parte sua, ed era pi inquietante
che confortante. La Vandy era in piedi, appoggiata alla porta,
e si massaggiava la base del collo. Per un bel po' di tempo nessuno
parl.
Poi Mrs Casnoff disse: Sei sicura che fosse il marchio dell'Occhio?.
Era la terza volta che me lo chiedeva. Io annuii e tentai di portare
alle labbra la tazza di t con le mani tremanti.
La Casnoff emise un sospiro che la fece sembrare un centinaio di
anni pi vecchia. Ma come  possibile?, chiese per la terza volta.
Come pu uno di noi fare parte dell'Occhio di Dio?.
Chiusi gli occhi e finalmente riuscii a bere. Avevo ragione: il t era
rinforzato con un po' di alcol. Nello stomaco mi si diffuse un'ondata
di calore, ma non ebbe alcun effetto sul mio tremore.
Come?, pensai. Come?.
Tentai di trovare da sola una risposta, mi chiesi se fosse stato lui a
cercare quelli dell'Occhio l'anno precedente, quando aveva lasciato
la Hecate per un periodo. Ma era una domanda che richiedeva
della logica, e il mio cervello semplicemente non ne era capace, in
quel momento.
Archer era uno dell'Occhio. Archer aveva tentato di uccidermi.
Continuavo a ripetermelo nella testa. Quasi con distacco, mi chiesi
se Archer fosse diventato mio amico e avesse fatto finta che gli
piacessi solo per avere l'opportunit di avvicinarsi a me. Usciva con
Elodie per lo stesso motivo?
Mi massaggiai il petto con la mano, proprio sopra il cuore. Mrs
Casnoff mi guard con aria preoccupata. Ti ha ferita?
No, dissi. Non mi ha ferita.
Almeno non dove si pu vedere.
A quanto pare per gli hai dato il fatto suo, si intromise la
Vandy, indicando con il capo la mia mano destra, che stava diventando
rossa e gonfia dopo il suo incontro con la mascella di
Archer.
Alzai gli occhi verso di lei. Gi, dissi in tono piatto. La ringrazio
per le sue lezioni di Difesa di alto livello. Mi sono state
molto utili.
Non riesco a capire, disse Mrs Casnoff con aria stupita. Avremmo
dovuto saperlo. Avremmo dovuto percepirlo. Qualcuno avrebbe
dovuto notare il marchio.
Scossi la testa. Era nascosto.  comparso solo perch.... Per via
dell'incantesimo di protezione di Alice, pensai, ma non volevo raccontare
di lei. Ho fatto un incantesimo di protezione su me stessa,
mentii. Come al solito facevo schifo come bugiarda, ma loro erano
troppo sconvolte per notarlo. Quando ho toccato il marchio, l'ho
fatto comparire.
Mrs Casnoff mi guard. L'hai toccato?.
Sentii la faccia andarmi a fuoco per l'imbarazzo. Non bastava che
il ragazzo di cui mi ero innamorata si fosse rivelato un assassino,
stavo anche per essere punita per aver pomiciato in cantina.
Per fortuna entr Mr Ferguson, l'insegnante mutaforma, scrollando
via la pioggia dal suo pesante giaccone di pelle. Al suo fianco
c'erano un enorme cane da caccia irlandese e un puma dorato.
Il cane da caccia si alz in piedi sotto i miei occhi e si trasform
in Gregory Davidson, uno dei ragazzi pi grandi del campus. Il
puma era Taylor. Per la prima volta da quando Beth le aveva detto
chi fosse mio padre, Taylor non mi stava guardando male. In
effetti, fui abbastanza certa di riconoscere della compassione nel
suo sguardo.
Non c' traccia di lui, Mrs C., disse Mr Ferguson. Abbiamo
cercato in tutta l'isola.
Mrs Casnoff sospir. Neanche i miei incantesimi cercatracce hanno
dato alcun risultato.  come se fosse svanito nel nulla. Si massaggi
le tempie e aggiunse: La priorit adesso  informare il Consiglio
che c'era un infiltrato tra noi. Tuo padre vorr di sicuro sapere
tutto di questa faccenda, e poi ovviamente i nostri incantesimi di
sicurezza devono essere rafforzati e bisogna dire agli altri studenti
cosa  successo.
La voce le si spezz e con mio sommo orrore la vidi portarsi le mani
al viso con quello che mi parve una specie di singhiozzo.
Mi scrollai di dosso la coperta e la posai sulle sue spalle.
Andr tutto bene.
Lei alz lo sguardo, i suoi occhi erano velati di lacrime trattenute.
Mi dispiace cos tanto, Sophie. Avrei dovuto darti ascolto.
Solo qualche ora prima, sentire quelle parole pronunciate da Mrs
Casnoff mi avrebbe fatta impazzire di gioia. Adesso invece le rivolsi
un sorriso triste e dissi: Non si preoccupi. Ero felice che tutto
questo almeno avrebbe permesso a Jenna di tornare, ma quell'unico
frammento di felicit era sepolto sotto un mucchio di dolore,
tristezza e rabbia. Avevo sempre voluto dimostrare di aver ragione,
ma non cos.
Lasciai la Casnoff, Ferguson e la Vandy a stabilire l'orario dell'assemblea
del mattino successivo e mi diressi in camera mia. Jenna
mi mancava sempre, ma quella sera non vedevo l'ora di restare
da sola.
Cal mi venne incontro ai piedi delle scale.
Sto bene, gli dissi sollevando una mano. Guarir.
Non  per quello. Mrs Casnoff non vuole che te ne vada in giro
da sola. Almeno non finch non ritroviamo Archer.
Sospirai. E quindi? Mi seguirai fino in camera mia?.
Lui annu.
Bene. Posai le dita sul legno levigato del corrimano e tentai di
trascinare le mie stanche membra su per le scale. Finalmente capivo
in pieno il significato del termine affranta. Mi sentivo esattamente
cos. Era come se avessi la febbre, ma nell'animo e non nel
corpo. Ero stanchissima e mi faceva male tutto. Proprio mentre
stavo riconsiderando la mia ferma decisione di non usare mai e poi
mai una di quelle vasche da bagno dell'orrore, sentii Elodie chiamare:
Sophie?.
Mi voltai e la vidi nell'atrio. Era pallida in volto ed era la prima
volta che il suo aspetto era leggermente sotto il suo normale standard
di bellezza perfetta.
Che succede?, chiese. Tutti quanti raccontano storie su Archer
che ti ha aggredita in cantina, o una roba simile, e non riesco a trovarlo
da nessuna parte.
Proprio quando pensavo che non potesse andare peggio di cos,
il dolore che provavo nel petto parve sbocciare di nuovo come un
intricato cespuglio di spine.
Aspetta qui, dissi a Cal.
Presi Elodie per mano e la guidai fino al divanetto pi vicino. Mi
sedetti accanto a lei e le spiegai cos'era successo, tralasciando la
parte in cui io e Archer ci baciavamo e saltando direttamente alla
nostra lotta e al marchio sul suo cuore.
A met del racconto lei cominci a scuotere la testa. Le salirono
le lacrime agli occhi. Continuai a parlare e le vidi rotolare gi lungo
le sue guance e poi in grembo, dove punteggiarono la sua gonna
blu di macchie scure.
 impossibile, disse quando ebbi finito. Archer... non farebbe
mi del male a nessuno. Lui....
Poi scoppi a piangere con una tale violenza da non riuscire pi a
parlare e io mi chinai su di lei per abbracciarla, solo per farmi spingere
via bruscamente. Aspetta un attimo, disse mentre un pizzico
della vecchia Elodie faceva capolino. Come hai fatto a vedere
il marchio?
Te l'ho detto, dissi, ma non riuscivo a guardarla negli occhi. Presi
a fissare la lampada, tenendo gli occhi puntati sul viso inespressivo
della pastorella che faceva da base.  stato l'incantesimo di
protezione di Alice.
Ho capito, disse Elodie scostandosi da me. Ma perch gli stavi
toccando il petto?.
Alzai lo sguardo su di lei e tentai di escogitare una bugia plausibile.
Ma ero stanca e triste e non mi venne in mente nulla. Riabbassai
lo sguardo con aria colpevole.
Mi aspettavo che Elodie cominciasse a gridare o riattaccasse a
piangere, o mi colpisse, ma non fece nessuna di queste cose. Invece
si asciug le lacrime dal viso con il dorso della mano, si alz e
se ne and.


CAPITOLO 30

Credevo che tutti quanti si sarebbero agitati da morire una volta
saputo di Archer, ma accadde esattamente il contrario. Invece
di andare fuori di testa perch l'Occhio di Dio si era infiltrato nella
scuola, tutti parvero sollevati che il mistero delle aggressioni si
fosse risolto e che la vita potesse finalmente tornare alla normalit.
Be', alla normalit di una scuola come la Hecate, in cui i mutaforma
potevano di nuovo uscire la notte e le fate girare per la foresta
all'alba e al tramonto.
Qualche giorno pi tardi la Casnoff mi prese da parte e mi disse
che Jenna sarebbe tornata presto, e che mio padre l'avrebbe seguita
pi o meno a una settimana di distanza.
Avrei dovuto essere eccitata all'idea di incontrarlo, finalmente, ma
ero solo nervosa. Veniva alla Hecate in veste ufficiale o perch sua
figlia era scampata per un pelo a un'aggressione? Di cosa avremmo
parlato?
Una sera telefonai alla mamma per discuterne con lei. Non le
avevo raccontato di Archer. L'avrei soltanto spaventata. Le dissi
che c'erano stati dei problemi e che pap stava venendo a risolverli.
Ti piacer, disse mamma.  molto affascinante e intelligente.
Sar di certo entusiasta di vederti.
E allora perch non ha provato a incontrarmi prima? Insomma,
capisco che quando ero piccola tu non volessi che lo frequentassi.
Ma dopo che avevo acquisito i miei poteri? Avrebbe anche potuto
fare un salto.
Mamma rimase in silenzio per un po' e infine disse: Sophie, tuo
padre aveva le sue ragioni, ma  lui a dovertene parlare, non io.
Per ti vuole molto bene. Dopo un'altra pausa mi chiese:  successo
qualcos'altro?
Sono solo parecchio incasinata con la scuola, mentii.
Tentavo di essere felice alla prospettiva di incontrare mio padre,
ma mi era difficile entusiasmarmi in quel momento. Mi sentivo come
se vivessi sott'acqua, e tutto ci che mi dicevano gli altri era attutito
e distante.
D'altra parte, di colpo ero diventata popolare. Immagino che essere
quasi ammazzata in cantina da un cacciatore di demoni in incognito
sia una di quelle cose che fanno venire voglia alla gente di
essere tua amica. Chi l'avrebbe mai detto?
Lo dissi a Taylor una sera, a cena. Da quella notte nello studio
di Mrs Casnoff era diventata molto pi gentile e si era finalmente
convinta che non fossi una spia per conto di mio padre. Scoppi a
ridere: Non sapevo che fossi cos divertente!.
Eh gi, ero davvero uno spasso. Forse era perch fare battute era
l'unica cosa che mi impediva di scoppiare a piangere.
Osservavo la gente riunirsi intorno a Elodie per esprimerle la propria
vicinanza, bofonchiando di quanto dovesse essere triste e con
il cuore spezzato. Lei non mi parlava pi, e mi mancava. Pu sembrare
strano, ma avrei tanto voluto parlare con lei di Archer. Era
l'unica persona che provava quello che provavo io.
Avevo smesso di incontrare Alice nella foresta. Mrs Casnoff aveva
tenuto fede alla propria parola e aveva aggiunto circa una dozzina
di incantesimi di protezione sulla casa, perci adesso nemmeno il
potentissimo incantesimo del sonno di Alice funzionava pi. Avrei
potuto comunque sgattaiolare fuori, ma avevo la sensazione che lo
stesse gi facendo Elodie, perci le lasciai campo libero. Insomma,
le avevo pur sempre rubato il ragazzo, anche se per pochissimo
tempo. In cambio poteva avere la mia bisnonna. Non era esattamente
uno scambio alla pari, ma era il meglio che potessi fare per
rimediare.
E poi non mi fidavo pi al cento per cento di Alice.
Ripensandoci, una piccola parte di me si era entusiasmata quando
l'incantesimo sul vestito di Elodie aveva cominciato a funzionare.
Non avevo mai voluto farle del male - almeno credo - ma mi ero
sentita elettrizzata nel constatare che ero in grado di lanciare un incantesimo
come quello.
Ma dove mi avrebbe portata quella sensazione?
La mia attrazione per il lato oscuro non era l'unica preoccupazione
che avevo. Continuavo a ripensare a quella sera in cantina.
E ad Archer che tirava fuori il coltello. Avrebbe avuto tutto
il tempo necessario per colpirmi e scappare. Perch non l'aveva
fatto? Continuavo a rigirarmi quella domanda nel cervello, ma
non riuscivo a elaborare la risposta che avrei voluto. Ovvero che
Archer in realt non faceva parte dell'Occhio, che era stato tutto
un orribile equivoco.
Una settimana dopo la sua scomparsa, ero appollaiata sulla mia
poltrona vicino alla finestra e sfogliavo il manuale di Letteratura
magica. Sebbene fosse stato scagionato dalle accuse, Lord Byron
non sarebbe tornato alla Hecate. Probabilmente aveva risposto in
maniera molto sgarbata alla richiesta di Mrs Casnoff di tornare,
perch lei arricci parecchio le labbra mentre ci annunciava che
avremmo avuto una nuova insegnante.
Alla fine si tratt della Vandy. Pensavo che sarebbe stata un po'
pi gentile con me dopo che mi aveva salvata da un assassino, ma
a parte cancellare quel che restava della mia punizione in cantina
(ben tre settimane, davvero carino da parte sua), non mostr in
alcun modo di essersi ammorbidita. Ci aveva gi assegnato due
temi per venerd, ed era per questo che stavo sfogliando il manuale
nel tentativo di trovare qualcosa che mi interessasse almeno
un po'.
Avevo appena cominciato a leggere un paragrafo sul Mercato dei
folletti di Christina Rossetti, quando con la coda dell'occhio percepii
un movimento sul prato. Era Elodie che camminava decisa
verso la foresta. Immagino che lei e Alice avessero convenuto che
le scope attiravano un po' troppo l'attenzione.
Mi dissi che non ero gelosa e che mi stava bene che Alice non
avesse tentato in alcun modo di contattarmi nelle ultime settimane.
E in ogni caso Elodie era un'allieva decisamente migliore.
Lanciai un'occhiata all'armadio dove avevo infilato Bram, il leone
di Jenna.
Pochi giorni dopo la sua partenza avevo dovuto nasconderlo, era
troppo doloroso guardarlo. Per la stessa ragione, una settimana
prima avevo appeso al collo di Bram la catenina che mi aveva dato
Alice. Non avevo pi bisogno di restare sveglia.
Stavo ancora fissando l'armadio quando la porta si apr.
Ti sono mancata?, mi chiese Jenna con un gran sorriso. Non
so chi di noi due rimase pi scioccata quando io scoppiai a piangere.
Lei attravers la stanza in un baleno, mi abbracci e mi fece sedere
sul letto. Poi mi tenne stretta mentre piangevo.
Infine allung un braccio e prese una scatola di fazzoletti dalla mia
scrivania. Tieni, disse porgendomeli.
Grazie. Mi soffiai il naso. Poi cacciai fuori un gran sospiro.
Wow. Mi sento meglio.
Due settimane un po' dure eh?.
La guardai. Aveva un aspetto fantastico. La sua pelle era sempre
pallida, ma sulle guance c'era una leggera ombra rosata. Persino la
sua frangetta rosa aveva un colore pi vivace.
Ti hanno aggiornata?.
Jenna annu. S, ma non riesco a crederci. Archer non mi  mai
sembrato il tipo che in segreto fa il cacciatore di demoni.
Grugnii e mi soffiai di nuovo il naso. N a te, n a nessun altro.
Tu eri con il Consiglio. Si sono spaventati?
Parecchio. Da quanto ho sentito, sia Archer che la sua famiglia
sono scomparsi dalla faccia della Terra. Nessuno sa bene come sia
stato possibile, ma a quanto pare erano tutti coinvolti. Jenna si
pass una mano tra i capelli.  assurdo che sia riuscito a tenerlo
nascosto per tutto questo tempo.
Gi, dissi guardandomi le mani. Ma mi fa incazzare perch....
Sospirai.
Perch lo odi per quello che ha fatto, ma ti manca, concluse
Jenna.
La guardai, sorpresa. Esatto.
Lei si scost i capelli di lato, rivelando i segni di due fori sul collo,
proprio sotto l'orecchio. Ne so qualcosa a proposito di innamorarsi
del cattivo.
Lasci ricadere i capelli con un sorriso triste.
Le feci un po' pi di spazio sul mio letto e ci sdraiammo entrambe
sui miei cuscini.
Raccontami di Londra.
Jenna alz gli occhi al cielo e si sfil le scarpe. Non ci sono neanche
arrivata a Londra. Il Consiglio ha un palazzo a Savannah, lo
usano quando hanno qualche problema alla Hecate. Sono stata
l tutto il tempo, mentre loro mi chiedevano un sacco di cose sul
vampiro che mi aveva creata e su quanto spesso mi nutrissi. Non
ti racconter balle: a volte ho avuto paura. Ero sicura che prima
o poi avrebbero chiamato Buffy l'Ammazzavampiri col paletto
maledetto.
Trattenni una risata. Con cosa?.
Jenna arross e prese a sfregare i piedi. Oh,  una cosa che diceva
sempre una ragazza che era l.
Una ragazza carina?, chiesi dandole un colpetto con la spalla.
Forse, rispose lei, ma sorrideva da un orecchio all'altro. Tutto
quello che riuscii a cavarle di bocca fu che la ragazza si chiamava
Victoria, lavorava per il Consiglio ed era un vampiro anche lei.
Ci sono dei vampiri che lavorano al Consiglio?
Gi, disse Jenna, vivace come non l'avevo mai vista prima.
Fanno un sacco di lavori fichissimi, tipo i tutor per i giovani
vampiri e gli agenti di sicurezza per le personalit pi importanti
del Consiglio.
A proposito, non  che per caso hai incontrato mio padre?.
Jenna scosse la testa. No, mi dispiace. Ma ho sentito Vix dire che
lui sarebbe venuto qui tra qualche giorno.
Vix?, chiesi facendo quella cosa strana con il sopracciglio.
Jenna arross di nuovo e io scoppiai a ridere. Per! Ma Bram lo
sa che  a rischio di doverti condividere con qualcun altro?
Oh, sta' zitta, disse Jenna mentre ancora sorrideva. Ehi, Bram
dov'?
Te l'ho tenuto al sicuro, dissi saltando gi dal letto e andando
all'armadio. Ripescai Bram da sotto la biancheria da lavare e lo lanciai
a Jenna. Lei lo prese al volo con un sorriso. Ah, Bram, quanto
mi sei man....
La sua espressione cambi e vidi il rossore sparire dalle sue guance
mentre fissava il leone di peluche.
O meglio, la catenina che aveva al collo.
Dove l'hai presa?
La catenina? Era un regalo.
Da parte di chi?. Quando alz gli occhi su di me, vidi che erano
colmi di terrore. Cominciai a sentire un sudore freddo misto a
pizzicore alla base del collo.
Perch? Che cos'?.
Jenna rabbrivid e allontan da s Bram.  una pietra di sangue.
Raggiunsi l'altro capo della stanza, raccolsi Bram e gli tolsi la catenina.
La pietra appesa era piatta e larga e non assomigliava per niente a
una pietra di sangue. Non era neanche rossa.
Ma  nera, dissi a Jenna mostrandogliela. Lei si ritrasse schiacciandosi
contro la testiera del letto.
Perch  sangue di demone.
All'improvviso fu come se ogni cosa dentro di me si fosse immobilizzata.
Che cosa?.
Jenna infil una mano nella maglietta e tir fuori la sua pietra
di sangue. Il liquido all'interno roteava e si agitava, come se dentro
la capsula fosse in corso una tempesta. Vedi?, disse.
Nella mia pietra c' della magia bianca. Reagisce in questo modo solo
in presenza di magia nera. E quella  roba veramente oscura,
Sophie.
Stringeva la catenina cos forte che le sue nocche erano bianche.
Ha fatto la stessa cosa il giorno del ballo, disse con gli occhi fissi
sul pendente che avevo tra le mani. Quando hai tirato fuori quel
terriccio avrei dovuto dirti qualcosa, ma eri cos contenta per il vestito
e poi ho pensato che una cosa cos bella non poteva essere stata
creata dalla magia nera.
Io l'ascoltavo a malapena. Stavo ripensando a quando Mrs Casnoff
aveva detto che nessuno sapeva esattamente in che modo Alice fosse
diventata una strega. E poi al fatto che lei aveva cominciato a parlarmi
solo dopo che Chaston era stata aggredita, e a quanto mi era
parsa pi vivace e piena di vita dopo l'incidente di Anna.
E l'espressione di Elodie quando Alice le aveva dato la catenina.
Elodie era con lei adesso.
Lasciai cadere il ciondolo e la pietra si scheggi sbattendo sull'angolo
della mia scrivania. Dalla crepa scatur una goccia di liquido
nero che prese a friggere sul pavimento, lasciando una piccola macchia
di bruciato.
Ero sbalordita da quanto fossi stata stupida. E ingenua.
Jenna, va' a chiamare Mrs Casnoff e Cal. Digli di andare nella foresta,
alle tombe di Alice e di Lucy. Loro sanno dove.
E tu dove vai?, chiese lei, ma io non risposi. Cominciai a correre,
proprio come la notte in cui avevo trovato Chaston. Mi inoltrai
nel folto della foresta, i rami degli alberi mi graffiavano il viso e il
collo e le rocce mi ferivano i piedi. Indossavo solo una maglietta e
i pantaloncini del pigiama, ma sentivo a malapena il freddo. Correvo
e basta.
Adesso capivo come faceva Alice ad avere una dimensione corporea
e come mai avesse tutto quel potere anche se era morta. Il rituale
magico in cui Alice era stata coinvolta non l'aveva fatta diventare
una strega. L'aveva trasformata in un demone.
E anche tu, mi sussurr una voce nella mia testa. Se lo  lei, lo
sei anche tu.


CAPITOLO 31

Quando arrivai al cimitero ero sicura che avrei trovato Elodie riversa
a terra in una pozza di sangue, o magari persino morta. Perci
rimasi scioccata quando la vidi in piedi e sorridente accanto ad Alice,
mentre svaniva lentamente per poi riapparire un secondo dopo
qualche metro pi in l.
Aveva imparato l'incantesimo di trasporto.
Fu Alice a vedermi per prima e sollev una mano in segno di saluto.
La fissai, chiedendomi come avessi potuto credere che fosse
soltanto un fantasma. Nessuno dei fantasmi della Hecate sembrava
cos reale, cos vero. Irradiava forza vitale. Mi sentii una stupida a
non averlo notato prima.
Mi avvicinai mentre la paura mi attanagliava. Elodie smise di sorridere
nell'istante in cui mi vide e alz lo sguardo verso l'alto.
Elodie, dissi con quello che speravo fosse un tono tranquillo,
anche se sapevo che la mia voce suonava tesa e spaventata. Penso
che dovremmo tornare a scuola. Mrs Casnoff ti sta cercando.
No, non  vero, rispose Elodie. Infil una mano sotto la maglia e
tir fuori la sua catenina. Questa brilla quando qualcuno mi cerca
e mi dice chi . Vedi?. Il pendente stava brillando e riuscii a leggere
il mio nome inciso sopra in sbiadite lettere dorate.
Cimeli di famiglia, eh?, chiesi ad Alice.
Lei sorrise, ma notai una scintilla strana nei suoi occhi. Di,
Sophie, non essere gelosa.
Non sono gelosa, dissi anche troppo in fretta.  solo che credo
che io ed Elodie dovremmo tornare alla scuola, adesso.
Nel frattempo tentavo di calcolare quanto tempo ci avrebbe messo
Mrs Casnoff, e speravo anche Cal, per arrivare. Se Jenna li aveva
trovati poco dopo che me ne ero andata dovevano essere a pochi
minuti da l.
Alice si accigli, alz la testa e annus l'aria. Non c'era nulla di
umano in quel gesto. Sentii che stavo cominciando a tremare.
Sei spaventata, Sophie, disse. Perch mai dovresti avere paura
di me?
Non ho paura, risposi, ma la mia voce mi trad di nuovo.
Il vento soffi tra gli alberi, facendoli stridere l'uno sull'altro e
creando strane ombre sul terreno. Alice si volt e trasse un profondo
respiro. Ora la sua espressione si era fatta pi severa. Hai
condotto qui degli intrusi. Perch l'hai fatto, Sophie?.
Tese le mani in direzione della foresta e si sent riecheggiare un
brontolio sordo, come se gli alberi stessero scalzando le proprie
radici per muoversi. Voleva rallentare la Casnoff e Cal, capii con
orrore.
Hai portato qui la Casnoff?, chiese Elodie, ma i miei occhi rimasero
fissi su Alice.
So cosa sei, dissi, la voce ridotta a non pi di un sussurro. Mi
aspettavo che Alice rimanesse sorpresa, o che si arrabbiasse, invece
sorrise di nuovo. In un certo senso quella reazione faceva ancora
pi paura.
Davvero?, mi chiese.
Sei un demone.
Lei scoppi a ridere, un suono basso e rauco, e nei suoi occhi balen
una luce violaceo-rossastra.
Mi voltai verso Elodie. Aveva un'aria colpevole, ma non distolse
lo sguardo.
Alla fine eravate davvero riuscite a evocare un demone, dissi, e
lei annu, come se l'avessi appena accusata di essersi tinta i capelli
o qualcos'altro di altrettanto innocuo.
Non abbiamo avuto scelta, insist. Hai sentito cosa ha detto
Mrs Casnoff: pi passa il tempo, pi i nostri nemici diventano forti.
Insomma, Sophie, hanno persino convinto uno di noi a passare
dalla loro parte. Dobbiamo essere preparate.
Mi parlava con il tono di un'insegnante dell'asilo.
E quindi?, chiesi con voce tremante. Avete lasciato che uccidesse
Holly?.
Questa volta abbass lo sguardo mentre rispondeva. Un sacrificio
di sangue  l'unico modo per legare a s un demone.
Volevo avventarmi contro di lei, colpirla e urlarle in faccia, ma ero
come paralizzata.
Elodie mi guardava con gli occhi spalancati e supplichevoli.
Non volevamo uccidere Holly. Sapevamo che servivano quattro
streghe per trattenere il demone e piegarlo al nostro volere.
Ma ci serviva il sangue. Perci la colpii con un incantesimo del
sonno e Chaston la fer sul collo con un pugnale. Pensavamo di
riuscire a fermare l'emorragia prima che fosse tardi, ma lei sanguinava
troppo.
Sentivo il sapore acido della bile in fondo alla gola. Potevate
prendere il sangue da qualsiasi altra parte, dissi. L'avete preso
dalla gola per poter dare la colpa a Jenna. Due piccioni con una
fava, no?.
Continuai. Sapevi che eravate state voi a uccidere Holly, ma hai
lasciato che tutti pensassero che la colpevole fosse Jenna. Persino
io ho avuto dei dubbi.
Pensavo davvero che fosse stata lei ad aggredire Chaston e Anna,
disse Elodie mentre una lacrima le scendeva lungo la guancia.
E credevamo che il rituale non avesse funzionato. Non avevo mai
visto Alice prima di quella notte con te, lo giuro.
A quel punto rivolsi lo sguardo su Alice. Perch non sei apparsa
a loro?.
Alice scroll le spalle. Non valeva la pena. Mi avevano tirata fuori
dall'inferno, ma non vedevo perch avrei dovuto mettermi a servire
tre ragazzine.
Sollev una mano ed Elodie sussult.
Mi chiedo perch tu ci abbia messo cos tanto a capire, disse Alice
continuando a guardarmi. Dovresti essere una sveglia, Sophie,
eppure non sei riuscita a notare la differenza tra un fantasma e un
demone. O c'era qualche altro motivo dietro?.
Ruot leggermente la mano verso sinistra, ed Elodie url mentre veniva
scagliata di lato e atterrava su un cumulo di terra accanto alla cancellata
del cimitero. Rimase l immobile, ma non riuscivo a capire se
fosse svenuta o se Alice le stesse impedendo di muoversi con la magia.
Sai cosa penso, Sophie? Penso che tu sapessi benissimo cosa sono,
ma non volessi vederlo. Perch se io sono un demone, tu allora
cosa sei?.
Adesso tremavo in tutto il corpo. Provavo l'istinto di tapparmi le
orecchie per non sentire pi le sue parole. Perch aveva ragione.
Avevo sempre saputo che c'era qualcosa di sbagliato in Alice, ma
avevo sempre evitato di indagare perch lei mi piaceva. Mi piaceva
il potere che mi dava.
Ti ho aspettata per cos tanto tempo, Sophie, disse Alice. Adesso
era tornata al suo aspetto normale, quello di una semplice ragazza
della mia et. Quando quelle patetiche imitazioni di streghe oscure
hanno fatto il loro incantesimo di evocazione, mi sono aperta la
strada con le unghie e con i denti in mezzo a un'orda di demoni per
riuscire a uscire. Perch speravo di incontrare te.
Sentivo il sangue pulsare nelle orecchie e nelle tempie.
Ma perch?, sussurrai tra i denti che battevano.
Il suo sorriso fu bellissimo e terribile. I suoi occhi ardevano come
le fiamme vivide di una fornace. Perch sei la mia famiglia.
Poi fui scagliata all'indietro e sbattei dolorosamente la schiena contro
un albero. La corteccia mi graffi attraverso la maglia.
Tentai di muovermi, ma sentivo le membra pesanti e incapaci di
muoversi.
Mentre me ne stavo l, inerme e paralizzata, Alice si inginocchi
accanto a Elodie. Con un gesto dolce, quasi materno, le sollev la
testa e se la pos in grembo. Elodie gir la testa di lato, gli occhi
semichiusi e fuori fuoco, mentre Alice le accarezzava una tempia.
Poi spost una mano all'altezza del suo collo. Dalla punta
delle sue dita emersero due artigli sottili, illuminati dalla luce del
globo.
Elodie sussult appena quando gli artigli le penetrarono nel collo,
io invece gridai. Quando Alice abbass la bocca per bere, chiusi
gli occhi.
Non sapevo quanto tempo fosse passato, ma all'improvviso riuscii
di nuovo a muovermi, e quando finalmente mi alzai, Alice era in
piedi di fronte a me ed Elodie era sdraiata accanto all'ingresso del
cimitero, pallidissima e immobile.
Corsi da lei e Alice non tent di fermarmi.
Mi inginocchiai accanto a Elodie e sentii la terra umida sotto di
me. Il suo viso era freddo, ma aveva gli occhi ancora aperti e riuscii
a sentire il suo respiro fioco.
Le ferite sul collo erano crude e rosse, mentre il resto della sua pelle
era bianco come il latte. Quando incroci il mio sguardo mosse
le labbra, come se tentasse di parlare.
Mi dispiace, sussurrai. Mi dispiace per tutto.
Lei sbatt le palpebre una volta e mosse di nuovo le labbra.
Mano.
Forse voleva che le tenessi la mano, perci le strinsi la sinistra nella
mia.
Lei trasse un profondo sospiro e io sentii una vibrazione sorda,
come una scarica di corrente a basso voltaggio.
Percepii la sua magia posarsi su di me, proprio come me l'aveva
descritto lei. Era soffice e fredda, come la neve. Poi la sua mano
scivol dalla mia e lei rest immobile.
Sentii Alice ridere. Mi voltai e la vidi volteggiare in cerchio, con i
lembi della gonna tesi su entrambi i fianchi. Devo dire che tra tutti
i regali che potevi farmi, questo era il migliore.
Mi alzai lentamente in piedi. Regali?.
Alice smise di volteggiare, ma stava ancora sogghignando. La
notte in cui l'hai portata con te ero sicura che avessi capito chi ero
davvero.  stato gentile da parte tua portarmela e risparmiarmi il
rischio di essere sorpresa in quell'orribile scuola.
La magia che Elodie mi aveva passato mi scorreva ancora nelle
vene, ma non avevo idea di cosa dovessi farci. Sapevo di non poter
tenere testa ad Alice, anche se condividevamo lo stesso tipo di potere.
Lei lo usava da molto pi tempo di me, inoltre immaginai che
avesse imparato diversi trucchetti durante il suo soggiorno all'inferno.
I miei unici appigli erano i pochi paragrafi che ricordavo dei
libri sui demoni e la pura e semplice rabbia.
Alice stava ridendo di nuovo, ubriaca del sangue di Elodie. Adesso
che ho recuperato la mia forza originaria noi due saremo inarrestabili,
Sophie. Niente sar fuori dalla nostra portata.
Ma io non la stavo ascoltando. Fissavo la statua dell'angelo e la
spada nera che teneva tra le mani. Roccia nera.
Vetro demoniaco.
A Difesa la Vandy ripeteva sempre che tutti avevano un punto debole,
e io sapevo qual era quello di Alice.
Io.
Spezzati, mormorai, e con un sordo crac, la spada si ruppe
in due met. La pietra affilata cadde nell'erba proprio davanti a
me. La raccolsi anche se era ancora bollente e mi ferii la mano
sul bordo. Era pi pesante di quanto pensassi e sperai di essere
in grado di brandirla abbastanza in alto per fare quello che
avevo in mente.
Alice si volt e mi vide con il frammento di spada in mano,
ma non sembr spaventata, solo confusa. Che stai facendo,
Sophie?.
Era a circa tre metri di distanza da me. Sapevo che se le fossi corsa
incontro mi avrebbe scagliata contro un albero come un insetto.
Ma era ancora troppo stordita e non credeva che le avrei mai fatto
del male. In fin dei conti, ero la sua famiglia.
Chiusi gli occhi e mi concentrai, richiamando a me il mio potere
insieme a quello che mi aveva dato Elodie. Un vento fortissimo
prese a sferzarmi, cos freddo da togliermi il respiro. Il sangue nelle
mie vene rallent, nonostante il cuore andasse al galoppo. Aprii
gli occhi e mi ritrovai esattamente di fronte ad Alice.
Lei dilat le pupille, ma non per la paura o per la sorpresa. Era
compiaciuta.
Ce l'hai fatta!, disse eccitata, come se stesse assistendo a una
mia performance di danza classica.
S. Ce l'ho fatta.
Poi sollevai il frammento di vetro demoniaco e l'affondai nel suo
collo.


CAPITOLO 32

E quindi a quanto pare sono un demone, raccontai a Jenna il
pomeriggio del giorno dopo.
Eravamo sedute in camera, o per meglio dire, lei era seduta. Io
ero ancora a letto. Praticamente non mi ero mossa da l da quando
Cal e Mrs Casnoff mi avevano riportata alla Hecate. Cal era riuscito
a guarire quasi tutte le ferite che mi ero procurata ai piedi durante
la mia folle corsa scalza nella foresta, ma la mia mano era tutta
un'altra storia.
Abbassai lo sguardo. La mano sinistra era a posto, ma sulla destra
c'erano tre lunghi tagli che mi attraversavano le dita e il palmo, fino
al polso. Erano irregolari e slabbrati, con i lembi di un vivido color
viola-rossastro. Cal aveva fatto tutto il possibile per guarirli, ma il
vetro demoniaco mi aveva inflitto danni troppo profondi. Probabilmente
mi sarebbero rimaste le cicatrici.
O forse a Cal non era rimasta sufficiente magia dopo il suo tentativo
di rianimare Elodie. Lui e Mrs Casnoff erano piombati nel bel
mezzo della radura qualche istante dopo che avevo tagliato la testa
ad Alice, e avevano potuto vedere il suo corpo dissolversi nel terriccio.
Cal era corso subito da Elodie, ma sapevamo tutti che era
troppo tardi. Anna mi aveva detto che Cal non poteva resuscitare
i morti, per quella notte ci aveva provato. Solo quando era ormai
evidente che non ci fosse pi nulla da fare per Elodie, Cal era venuto
da me e mi aveva estratto la lama dalla mano.
Mentre tornavamo alla scuola io non ero del tutto in me, ma ricordavo
che Mrs Casnoff mi aveva detto che il corpo di Alice era stato
sepolto nel cimitero insieme ad altri demoni. Era per quello che
l'angelo brandiva una spada di vetro demoniaco, nel caso qualcuno
di loro fosse riuscito a tornare.
Siete pronti a ogni evenienza voi, come gli scout, avevo bofonchiato.
Poi ero svenuta.
Ho sempre pensato che tu fossi un po' malvagia. Ma non volevo
dirtelo, scherz Jenna. La sua voce era allegra, ma i suoi occhi si
intristivano ogni volta che guardava la mia mano.
Quella sera Mrs Casnoff mi aveva raccontato buona parte della
storia. Non mi aveva mentito quando aveva detto che Alice era stata
trasformata tramite un rituale di magia nera. Aveva solo omesso di
dirmi che il rituale in questione consisteva nell'evocare un demone
e piegarlo al proprio volere.
Non avevo idea del perch a qualcuno potesse mai servire un demone.
Per fare delle commissioni? O malvagit varie ed eventuali
che richiedevano troppa fatica?
Ma i demoni sono imprevedibili, perci invece di diventare il
facchino di Alice, la creatura che aveva evocato le aveva rubato
l'anima e l'aveva trasformata in un mostro. Visto che all'epoca
era incinta, anche sua figlia era nata demone. Lucy aveva sposato
un umano, perci mio padre era solo mezzo demone, e io
soltanto un quarto.
Tuttavia, mi aveva detto Mrs Casnoff mentre Cal tentava di guarire
la mia mano, anche un piccolo quantitativo diluito di sangue
di demone produce un potere enorme.
Fantastico, avevo risposto con la mano in fiamme per via della
magia bianca di Cal che le scorreva attraverso.
Mrs Casnoff aveva sempre saputo cos'ero realmente. Per questo
non si era accorta di Alice, pensava che quelle che percepiva fossero
le mie vibrazioni demoniache.
E adesso?, mi chiese Jenna alzandosi dal suo letto e mettendosi
a sedere con cautela su un angolo del mio. Come andranno a finire
le cose con Archer e tuo padre?.
Cambiai posizione e feci una smorfia quando sbattei la mano contro
la gamba. Non so niente di Archer, se non quello che mi hai
raccontato tu sul fatto che lui e la sua famiglia sono scomparsi. A
quanto pare c' un bel gruppo di stregoni sulle sue tracce.
E cosa gli faranno se lo prendono...?. Non volevo pensarci.
Cal pensa che probabilmente lui e la sua famiglia siano fuggiti
in Italia, continuai tentando di ignorare il dolore che sentivo nel
cuore. Dovrebbe essere un porto sicuro, visto che il quartier generale
dell'Occhio  l.
Con mia grande sorpresa, Jenna scosse la testa. Non lo so. Ho
origliato qualcosa quando ero a Savannah. Alcune streghe parlavano
del contingente dell'Occhio a Londra. Pare che qualcuno si
sia appena aggiunto a loro. Capelli scuri, giovane. Potrebbe essere
lui.
Mi sentii stringere il petto.
Ma perch andare l? Sarebbe proprio sotto il naso del Consiglio.
Jenna scroll le spalle. Per nascondersi dove non se lo aspettano?
Spero solo che lo prendano. Spero che li prendano tutti. C'era
un'espressione fredda nei suoi occhi mentre lo diceva e io fui
attraversata da un brivido.
Per quanto riguarda mio padre, non ne ho idea. Il Consiglio ha
sempre saputo che era per met demone, ma immagino che visto
che non ha mai tentato di divorare nessuno e che  superpotentis-
simo, abbiano deciso che la cosa migliore fosse averlo come capo,
almeno finch nessun altro Prodigium avesse saputo cos' realmente.
Anche Mrs Casnoff lo sapeva?
Tutti gli insegnanti lo sanno. Lavorano per il Consiglio.
Jenna sollev una mano e prese a giocherellare con la frangetta
rosa. Quindi non sei una strega, disse. Non era una domanda.
Feci un'altra smorfia, ma stavolta la mano non c'entrava nulla. Non
ero una strega, non lo ero mai stata. Mrs Casnoff mi aveva spiegato
che i poteri demoniaci sono cos simili a quelli delle streghe oscure
che  molto facile per un demone passare per una strega, a meno
che non faccia qualcosa di strano, tipo... bere il sangue di altre
streghe per rafforzarsi.
Mi piaceva pensare di essere una strega. Era molto meglio che essere
un demone. Demone per me voleva dire mostro.
All'improvviso Jenna allung una mano e cominci a raspare con
le dita sulla mia testa. Ma che fai?
Controllavo se hai delle corna sotto tutti quei capelli, disse sghignazzando.
Le spinsi via la mano, ma non riuscii a trattenere un sorriso. Sono
felice che la mia mostruosit ti diverta, Jenna.
Lei smise di giocherellare con i miei capelli e mi mise un braccio
intorno alle spalle. Ehi, parlando da mostro a mostro, posso assicurarti
che non  cos male. E comunque almeno siamo in due.
Mi voltai e le posai la testa sulla spalla. Grazie, le dissi a bassa
voce. Lei ricambi stringendomi un altro po'.
Qualcuno buss lievemente alla porta ed entrambe alzammo lo
sguardo. Probabilmente  la Casnoff, dissi. Oggi  venuta a controllarmi
gi cinque volte.
Non dissi a Jenna che l'ultima volta avevo chiesto a Mrs Casnoff
che cosa significasse tutto questo per me.
Significa che sarai sempre incredibilmente potente, aveva risposto.
Significa che, come nel caso di tuo padre, ci aspettiamo che tu
metta i tuoi poteri al servizio del Consiglio.
Quindi sono predestinata, avevo detto. Cavolo.
Mrs Casnoff aveva sorriso e mi aveva accarezzato una mano. Il
tuo  un destino magnifico, Sophie. La maggior parte delle streghe
ucciderebbe per avere i tuoi poteri. Alcune lo hanno fatto.
Mi ero limitata ad annuire perch non riuscivo a dirle come mi
sentivo veramente: io non volevo essere Sophie la Grande e Terribile.
Quella era roba per ragazze belle e ambiziose come Elodie. Io
ero io: spiritosa, non c'era dubbio, e intelligente, ma di certo non
una leader.
Quella notte, mentre ero seduta vicino a Mrs Casnoff, con Cal che
mi stringeva ancora la mano anche se non gli era rimasto pi neanche
un briciolo di magia, avevo fatto una domanda che continuava
a ronzarmi nel cervello.
Sono un essere pericoloso? Come Alice?.
Mrs Casnoff mi aveva guardata negli occhi e aveva detto: S,
Sophie, lo sei. Lo sarai sempre. Alcuni ibridi demoniaci, come tuo
padre, riescono a non causare incidenti per anni e anni, anche se
lui  comunque sempre accompagnato da un membro del Consiglio,
come precauzione. Altri, come tua nonna Lucy, non sono cos
fortunati.
Cosa le  successo?.
Mrs Casnoff aveva distolto lo sguardo e poi aveva detto in tono
calmo: Tua nonna fu davvero uccisa dall'Occhio di Dio, Sophie,
ma per ottime ragioni. Aveva vissuto per trent'anni senza far del
male ad anima viva, poi per, una notte... le accadde qualcosa, e la
sua vera natura prese il sopravvento.
La preside si era fermata per prendere un profondo respiro e poi
aveva aggiunto: Uccise tuo nonno.
Per un bel po' nessuno aveva emesso neanche il pi piccolo
suono, poi io avevo chiesto: Quindi potrebbe accadere anche
a me? Un giorno qualcosa potrebbe scattare e io potrei scatenare
la mia furia demoniaca su chiunque si trovi con me in quel
momento?.
Appena pronunciate quelle parole, non ero riuscita a vedere altro
che l'immagine di mia mamma distesa ai miei piedi e coperta
di sangue. Mi si era rivoltato lo stomaco e avevo sentito il sapore
acre della bile.
 una possibilit, aveva risposto Mrs Casnoff.
Le avevo chiesto se esistesse un modo per smettere di essere un
demone, se avrei mai potuto tornare a essere normale.
Lei mi aveva osservata per un bel po' prima di dire: C' la Rimozione.
Ma quasi sicuramente ti ucciderebbe.
La sua risposta era ancora dentro di me, come un macigno posato
sul cuore. La Rimozione poteva uccidermi.
Probabilmente mi avrebbe uccisa.
Ma se avessi vissuto il resto della mia vita come demone, avrei rischiato
di uccidere qualcuno. Qualcuno che amavo.
La porta si apr, ma in piedi sulla soglia non c'era Mrs Casnoff.
C'era mia madre.
Mamma!, gridai balzando fuori dal letto e gettandole le braccia
al collo. Sentii l'umido delle sue lacrime mentre lei seppelliva il viso
tra i miei capelli. L'abbracciai ancora pi stretta e inspirai il suo
profumo cos familiare.
Quando ci separammo mamma tent di sorridermi e mi prese le
mani tra le sue. Non riuscii a trattenere un gridolino di dolore e lei
abbass lo sguardo.
Pensavo che sarebbe scoppiata di nuovo a piangere vedendo la
mia mano, invece se la port alle labbra e baci il palmo, come se
avessi tre anni e mi fossi sbucciata un ginocchio.
Sophie, disse scostandomi i capelli dalla faccia, sono venuta a
riportarti a casa, okay, tesoro?.
Mi voltai a guardare Jenna, impegnatissima a tentare di ignorarci,
e vidi un lampo di tristezza attraversarle il viso. Se me ne fossi
andata, Jenna sarebbe rimasta sola. E tanti saluti alla faccenda dei
due mostri che si facevano compagnia.
Presi un profondo respiro e mi voltai di nuovo verso la mamma.
Non ero sicura di avere la forza di dirle ci che dovevo, ci che sapevo
di doverle dire fin da quando Mrs Casnoff aveva risposto alle mie domande.
Poi, prima che potessi aprire bocca, vidi Elodie passare davanti alla mia stanza.
Mi precipitai fuori, con il cuore in gola, chiedendomi se Cal alla
fine non fosse riuscito a salvarla, dopotutto. Forse per tutto quel
tempo anche lei era stata l nella scuola a riprendersi, e nessuno me
l'aveva detto.
Il corridoio era vuoto, a parte lei che mi dava le spalle. Elodie,
gridai correndo verso di lei. Ma lei non si volt e io mi accorsi che potevo guardarle attraverso.
Continu a camminare, fermandosi davanti a ogni stanza come se
stesse cercando qualcuno. Un altro fantasma della Hecate bloccato
l per l'eternit. Sapevo che in qualche modo se lo meritava. Lei
e le sue amiche avevano evocato un demone e ne avevano pagato il prezzo.
Rimasi a guardarla per un bel po', finch finalmente non svan nella
luce del tardo pomeriggio. Non eravamo mai state davvero amiche,
ma lei mi aveva dato l'ultimo briciolo di magia che le era rimasto
perch potessi sconfiggere Alice, e io non l'avrei dimenticato.
Alla fine fu proprio l'immagine di Elodie a darmi la forza di voltarmi
verso mia mamma e dire: Non torno a casa. Andr a Londra e mi sottoporr alla Rimozione.
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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C' chi dice che scrivere un libro sia un po' come attraversare l'oceano
Atlantico dentro una vasca da bagno. Se  cos, sono davvero grata per la
presenza di alcune persone nel mio equipaggio!
Prima di tutto un enorme grazie alla mia agente, l'incredibile Holly Root, la
prima persona non imparentata con me a innamorarsi di Sophie & Co. Il tuo
entusiasmo e il tuo feroce senso dell'umorismo ti rendono davvero l'agente
che tutti sognano di avere! Grazie anche a Jennifer Besser, a Emily Schultz
e a tutto lo staff della Disney-Hyperion Books. Siete tutti dei dannatissimi
geni e avete reso questo libro molto migliore di quanto sognassi io stessa.
Un mucchio di abbracci nevrotici alle mie amiche scrittrici Tenners, ovvero
Kay Cassidy, Becca Fitzpatrick e Lindsey Leavitt. Scrivere a volte 
una faccenda un po' solitaria e voi mi avete sempre regalato una spalla su
cui piangere (o a cui scrivere).
Un grazie anche a Sally Kalkofen e Tiffany Wenzler, le mie prime lettrici.
Le vostre domande, i commenti e gli incoraggiamenti mi hanno aiutata a
far diventare Incantesimo qualcosa che assomigliasse almeno lontanamente
a un libro. E grazie a Felicia LaFrance, i tuoi cupcake mi hanno aiutata
a scrivere le ultime cento pagine. Sei grande, amica mia!
Poche persone hanno la fortuna di avere la stessa migliore amica da pi
di vent'anni, perci sono estremamente grata a Katie Rudder Mattli, che
legge le mie storie dal 1987 e probabilmente sta continuando a pensare a
un modo per venderle su eBay. Grazie per la tua fiducia incrollabile e per
avermi sempre dato la tua benedizione!
Avevo promesso che l'avrei fatto se mai fossi riuscita a pubblicare qualcosa,
perci: Ciao Dallas!
Grazie a Crys Hodgens, Alison Madison, Debbie McMickin e Amber
Williams. Siete fenomenali come insegnanti e ancora di pi come amici.
Ho avuto la fortuna di avere anche io degli insegnanti fenomenali. Alicia
Carroll, Alexander Dunlop, James Hammersmith, Louis Garrett, Jim
Ryan, Judy Troy e Jake York sono stati sia mentori che amici, e sono loro
davvero grata per avermi guidata fin qui.
Un ringraziamento speciale a Nancy Wingo, che mi ha spinta a partecipare
ai concorsi letterari, alle competizioni d'inglese e alle conferenze sulla
letteratura degli Stati del Sud...
Sei la migliore e questo libro non esisterebbe senza di te.
Incantesimo parla soprattutto del potere delle donne, e io conosco un po'
di donne ancora pi potenti delle famose streghe di Salem: Tammi
Holman, Kara Johnson, Nancy Wingo e mia mamma, Kathie Moore. Signore,
siete state di grande ispirazione in tantissimi sensi!
E poi i miei genitori, William e Kathie Moore. Dovrei praticamente scrivere
un altro libro solo per esprimere un briciolo della mia gratitudine per
voi. Mi avete sostenuta anche nelle scelte pi strane ed  impossibile descrivere
a parole quanto vi voglia bene.
John e Will, voi siete la luce che illumina le mie giornate. Senza voi due
niente di tutto questo sarebbe mai stato possibile. Voglio a entrambi un
bene infinito!
Ultimi, ma non meno importanti, i miei studenti dal 2004 al 2007. Siete
stati la ragione che mi ha spinta ad andare al lavoro ogni singolo giorno
e sono davvero felice di aver fatto parte delle vostre vite. Questo libro 
per tutti voi.
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FINE.